Breve studio antropologico senza pretese di scientificità su fauna italica e BBC

Come ho già avuto modo di scrivere io adoro viaggiare con BlaBlacar. Adoro BlaBlacar anche quando, per diversi motivi, non è sempre il modo più comodo e veloce di spostarsi, oggettivamente. A volte nemmeno il più economico. 

Un esempio concreto: un Milano Roma (o viceversa) con BBC vuol dire, ammesso che conducente e tutti i viandanti raccattati per la strada siano perfettamente puntuali, cosa che dei miei connazionali purtroppo non sempre si può dire, un sei ore sulla strada ma come minimo, e un quaranta sacchi a passaggio. 

Un Freccia Rossa prenotato in congruo anticipo ce la fa in due ore e cinquanta e si trova anche a trenta euri a tratta, ma non è questo il punto. Il punto è: vuoi mettere BlaBlacar. 

Se non si ha fretta, se si è curiosi, aperti, non prevenuti, tolleranti, se piace il fatto di non avere troppe certezze, se il viaggio é almeno tanto importante quanto la meta, se ci si sente un po’ viaggiatori sentimentali e decadenti da fine secolo allora mille molte meglio BlaBlacar di un arido treno da imbustati vivi sotto vuoto spinto e che non si guardano nemmeno in faccia.

Io in genere non sono molto tollerante, però per periodi di tempi limitati che riesco ancora a gestire mi piace mettermi alla prova e sfidarmi, e poi non sempre c’é bisogno di fare ricorso a tolleranza, pazienza, sopportazione.

Statisticamente e per qualche scherzo del destino la mia tolleranza é sempre messa alla prova sul viaggio di ritorno, mentre all’andata li ho sempre amati tutti, e li ricordo ancora uno per uno. I conducenti comunque sempre belli, bravi e buoni, andata e ritorno, i viandanti del ritorno dipende.

Adoro BlaBlacar per l’esperienza in se, perché offre sempre-sempre uno spaccato di varia umanità che nella vita di tutti i giorni me la sogno, e mi fa un sacco piacere sapere che lá fuori esista ancora tanto colore e diversità, tanta bellezza. 

Io sto al gabbio troppo tempo e da tanto tempo, sempre lo stesso gabbio, e sono diventata un mostro: non riesco a cogliere nemmeno la più lontana sfumatura di umana bellezza là dentro, o di umanità. Nemmeno mi interessa, ammesso che esista.

Amo BlaBlacar anche perché poi i conducenti, sempre maschi nei miei viaggi, lasciano dei feedback sulla sottoscritta che nemmeno lascerebbe colei che mi ha partorita tra lacrime e sangue, e se va avanti così finirà che prima o poi io grazie a BlaBlacar a novant’anni mi fidanzo anche, ed è una bella botta di autostima ogni volta.

Insomma, anche quando qualche viandante lo vorrei prendere a randellate io mi diverto come una matta. Ma vengo al sodo.

Andata

A) Maschio caucasico sui venticinque anni. Parte dalla mia stessa città pur non essendo un autoctono ma un isolano, un’isola bellissima inondata dal sole. 

Sorridente e gentile trascina arrancando una valigia più grande e pesante di lui. Con quel sorriso e il suo modo di fare, e anche perché si scusa educatamente ed in modo sincero, si fa perdonare in un nanosecondo il fatto di essere arrivato in ritardo al ritrovo. 

Si scoprirà strada facendo che in quella valigia c’è la sua vita e la sua casa. É in giro da un mese per fare colloqui e prove di lavoro. Si reca in altra città ed altra regione per fare l’ultima prova di una settimana, giusto per essere sicuro di fare la scelta giusta, ma nell’infernale Vorkuta ha già trovato un discreto lavoro a condizioni umane.

In tutto ciò la cosa più incredibile è che la prova glie l’abbiano anche pagata, tutti in macchina annuiscono increduli, lui è molto felice e soddisfatto di come gli stiano andando bene le cose. Quando ci fermiamo in un bar per la colazione la offrirà a tutti, a sorpresa. Un amore di ragazzo, adorabile: la zia gli augura ogni bene, ogni felicità. Dimenticavo: già expat di breve periodo, Germania e Spagna.

B) Femmina caucasica sulla trentacinquina, me la trovo già a bordo. 

Abbigliamento vagamente alternativo e da centro sociale e piercing al naso mi urlano “yoga ed insegnante di qualcosa, ambito umanistico”. Ci azzecco in entrambi i casi, oramai ho fiuto.  

Con lei si discuterà dei poteri salvifici e benefici della yoga sia sul fisico che sulla mente, di villaggi eco solidali, vegetarianesimo e stili di vita alternativi. Approvata, anche se sto ancora aspettando il nominativo di un maestro di yoga della mia città: verrá classificata alla voce “segno del destino” vista la mia intenzione di cominciare a dedicarmi a questa pratica. Anche lei expat per cinque anni, nella città che io preferisco al mondo.

C) Conducente. Maschio caucasico sulla quarantina, in carriera senza esserne troppo convinto e forse senza aver nemmeno scelto di esserlo, più che altro amante della montagna e della vita all’aria aperta, dei climi freddi e di Nordeuropa. Inquieto ma rassicurante.

Ha vissuto per lavoro in diversi paesi tra cui la Germania e, brevemente, anche in Russia, per cui tra lui e me attacca la banda. 

Ritorno

A) Conducente, maschio caucasico sulla quarantina. 

In macchina, sul retro e su apposito seggiolino, c’è un marmocchietto biondo: mio figlio ***, dice il conducente. Marmocchietto che starà zitto e muto per buona parte del viaggio smanettando su un simil tablet. Per tenerlo buono, dice il padre. Solo in prossimità di Vorkuta il bimbo ritroverà l’uso della parola e si scoprirà la sua tendenziale logorrea, il papà mi aveva messa in guardia. 

Padre dolcissimo, attento e tenero nei confronti del bambino, da farci un film. Meritevole di un serio studio sulla condizione dei padri separati, e su questi nuovi padri che sono più materni di certe mamme isteriche. Perlomeno così pare a me. 

Una o due volte al mese si scorrazza avanti ed indietro da Vorkuta il bambino per portarlo dai nonni, nella sua città d’origine. Si parla di più e del meno ma soprattutto di lavoro: lui ne fa uno simile al mio, stesse frustrazioni, stesse seccature, anche qui attacca la banda.

B) Viandanti, due, maschio e femmina probabilmente in coppia, raccattati in città intermedia, puntualissimi, verranno sbarcati poco prima di Vorkuta. 

Definiti a posteriori da conducente e sottoscritta “il Gatto e la Volpe”, e chi ha letto e si ricorda la favola di Pinocchio può già capire, a pelle immediata la sensazione di non potersi fidare, di qualcosa di falso, di stonato. 

Non di dover tenere sotto controllo il portafogli, non in quel senso, ma di raccontaballe, fanfaroni, millantatori. Più di tutti degni di uno studio, di carattere sociologico più che antropologico, e magari anche di uno studio da parte della Guardia di Finanza.

Nulla da eccepire come modo di fare, se non forse il fatto che parlassero a voce un po’ troppo alta. Sedicenti guru di una certa disciplina, apparentemente dediti alla bella vita, la ostentano con non malcelato disprezzo nei confronti dei comuni mortali che si arrabattano ogni giorno con il solito cazzutissimo lavoro da dipendente 9-17. A conducente e a me piaciuti poco, sicuramente ricambiati, classificati “pitocchi rifatti e contapalle”.

Fine, e al prossimo giro, prossima corsa, che sará presto.

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2 commenti

Archiviato in Craps, Ho un'opinione su quasi tutto (ed accetto possa non essere condivisa, con garbo)

2 risposte a “Breve studio antropologico senza pretese di scientificità su fauna italica e BBC

  1. C’è una fetta di umani per i quali vale la pena vivere (divertimento e complimenti assicurati)

    • Sicuramente. Dalle mie rilevazioni ed osservazioni di assoluta scientificità e comprovabilità però difficilmente lavorano in un bullonificio lombardoveneto del каццо, e difficilmente sono a lungo troppo stanziali.

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