Bulimia libresca

Da meno di ventiquattr’ore sono in preda di un attacco di fame compulsiva da lettrice con troppi-troppi arretrati che mi ha portato a divorare già tre libri. Sono come un cane rabbioso che non vuole mollare l’osso, finché dura.

Del secondo libro ne ho giá parlato, del primo non valeva la pena che ne parlassi perché la cosa migliore che ho riscontrato è il titolo mangereccio piuttosto accattivante, che é poi il motivo che mi ha spinta a leggerlo. 

Non so come sia potuta arrivata alla fine, ma penso solo per arrivare a scoprire il colpevole di un intreccio narrativo secondo me alquanto sgangherato e tirato per i capelli, e con pallidi personaggi visti e stravisti e anche poco convincenti. 

Da analfabeta di ritorno mi sono posta anche parecchi interrogativi su un uso abbastanza disinvolto della punteggiatura. Certo non sono in grado di dare lezioni a nessuno visto il tempo che mi separa dalle scuole dell’obbligo, ma mi pare di ricordare tra soggetto e predicato verbale non ci dovrebbe stare nessuna virgola. Magari mi sbaglio, ma il libro resta comunque una discreta ciofeca.

C’è da dire che quando si trova un filone, o meglio, degli autori che generano un nuovo filone che poi riscuote un grande successo come quello del giallo e del detective all’italiana dei vari Camilleri, Carofiglio e Vitali, li ho letti e mi piacciono tutti e tre per motivi diversi, poi a ruota libera compaiono una miriade di nuovi emuli. Questi si riproducono come conigli cambiando solo nomi ed ambientazioni, preferenze e gusti in fatto alimentare (se siamo in Italia) e il livello medio non si eleva di certo. Pecunia non olet.

Ma é così anche per il giallo thriller scandinavo, assai più prolifico di quello italiano, altro genere che non ho disdegnato negli ultimi mesi anche in virtù del grande feeling che ho con quei posti e con una cultura meno barocca e arzigogolata della nostra.

Il terzo é un libro che, da quanto ho potuto vedere in Google, é molto poco conosciuto in Italia: appartiene sempre al  filone noir investigativo, solo che colei che indaga su un caso di sparizione di una ragazzina non è una professionista ma una tranquilla signora ex archivista in pensione. 

Il libro si chiama Sangue kosher, di Maria Ines Krimer. L’ho scaricato al volo perché da sempre nutro un grande interesse per la cultura ebraica. Come suggerisce il titolo siamo proprio nel bel mezzo di una comunità ebraica, quella di Buenos Aires, città che da sempre scatena in me fantasie e desideri di viaggi magari senza ritorno, due valide ragioni per non farselo scappare.

L’improvvisata detective si muove tra l’omertà e reticenze della stessa comunità e la corruzione e connivenza dell’autorità e degli inquirenti su un’organizzazione criminale realmente esistita chiamata Zwi Migdal, un tempo dedita a reclutare con l’inganno nei poveri villaggi ebrei della campagna polacca e russa giovani ragazze da fare prostituire. Ora invece le ragazze le trovano direttamente in loco, sul Rio de la Plata, come la bella e giovanissima ragazza della quale si sono perse le tracce. 

Probabilmente non lo rileggerò ma non mi sono per niente pentita del tempo speso, una lettura piacevole e interessante per i due motivi già detti. Il finale lascia intuire che la detective per caso avrà presto un nuovo mistero di cui occuparsi, quindi mi aspetto presto un secondo libro, che potrei voler leggere.

E adesso, se non mi si incrociano gli occhi, dovrei passare al quarto, un grande classico della cultura ebraica.

Purtroppo i dispositivi per la lettura digitali non sono stati ancora perfezionati al punto da consentire un’ agevole lettura sotto il sole, grosso grosso problema d’estate per chi, anche se magari solo per un paio di giorni, può definirsi un’avida lettrice.

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5 commenti

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5 risposte a “Bulimia libresca

  1. Comunque sia mi hai dato l-energia per mettere in carica il kindle. XD

  2. laformicascalza

    ciao! ma poi hai mai letto “Tre sorelle”, il libro che ti avevo consigliato?

    • Ciao! Eccome, e ti avevo anche risposto….mi viene il dubbio che non ti sia arrivato il mio commento? Ho enormi difficoltà a “comunicare” con i blogghe che non siano wordpress….
      Tu sei su blogger o Iobloggo immagino?

      Mo’ vado a cercarlo, il commento ….

      Cmq il mio giudizio era stato buono 🙂 non eccelso ma buono, soprattutto la prima parte. Non avevo mai letto nulla di autori cinesi pertanto è stato anche culturalmente interessante

      • Anonimo

        il tuo commento me l’ero perso. Probabilmente è colpa di blogger, ma di sicuro non mi metto ora a spostare il blog da un’altra parte visto che giá sto pensando di chiudere del tutto per mancanza di idee e voglia di scrivere.
        sono contenta che il libro ti sia piaciuto, almeno un po`. Anche per me era la prima volta con un autore cinese e credo sia l’elemento culturale ad avermi affascinato tanto nel libro, più che la trama o la scrittura in se.

      • Infatti l’elemento cinese era stato determinante anche se ho pochissima dimestichezza (e in verità interesse) per il mondo cinese, a parte la cinematografia. Però il libro è scritto anche bene onestamente, quindi nel complesso era stato un 8+.

        Perché chiudere il blogghe, che fastidio ti da? Lascialo lì che poi un giorno ti ritorna la voglia.
        Io credo che tutti abbiamo qualcosa da dire e di cui scrivere, ma che siamo molto inibiti, rigidi, io per prima, soprattutto quando vogliamo dobbiamo parlare dei ns insuccessi, della ns parte buia.

        Io sto al largo da cose troppo personali ma in un certo senso ammiro chi riesce a lasciarsi andare: il bello qui é che ognuno trova una sua dimensione e nessuno ti rompe le scatole.

        Secondo me, ma sottolineo secondo me, siamo troppo condizionati dall’imperante diktat sociale morale di essere sempre felici e a mille giri, per cui scrivere di rogne, ansie, delusioni, noie, preoccupazioni, grattacapi, incazzature, problemi, cioè di esistenze normali e comuni, sa di sfigatelli.

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