Archivi del mese: ottobre 2015

i ❤️ fall

A queste condizioni, a Vorkuta si gira in felpetta e c’è un sole come in Costiera Amalfitana a luglio, me (mi) piace persino l’autunno con tutto il foliage e i suoi colori preziosi. Anche se sono insofferente a  Halloween, zombies, streghette, zucche col faccione  e tutto il cucuzzaro.

Per fare lunner, modestamente l’equivalente pomeridiano del brunch di mezza mattina, alle diciassette e trenta con una padellata di funghi trifolati sfrigolanti aglio e prezzemolo e un bicchierone di Ripasso della Valpolicella. Meglio l’Amarone però.

(Ri)Scoprire  i biscotti allo zenzero già in odore natalizio, e ingollarli come ciliegie.

Ma per gli amanti del giardinaggio non c’è riposo, é già tempo di pensare alla primavera: interrati bulbi di gladioli, crocus, tulipani. Se tutto va bene li rivedrò a marzo. 

Una vivaista mi ha convinta che non è mai sbagliato o piantare vuole cornute (!), che resistono alla neve, al freddo, al gelo, alle intemperie, crescono anche nel cemento vivo. Mi ha vinta ma non mi ha convinta.

Colonna sonora Californication, ma non c’entrava molto.

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Nostalgia canaglia

La sfiga é quando i Duran Duran suonano gratis sabato sera in piazza Duomo a Milano e io vengo a saperlo solo il lunedì mattina. Ma sfiga ancor peggiore è che se anche l’avessi saputo prima non avrei potuto esserci perché molto influenzata e imbottita di paracetemolo, molecola che mi rende recettiva e interattiva come un sacco di patate.

Proprio ieri, ancora all’oscuro dell’evento tenutosi il giorno prima, annoiata e in un mood parecchio musicale mi sono messa ad aggiornare playlist e i miei album preferiti su Spotify. Ho composto e ricostruito la colonna sonora della mia vita.

C’erano naturalmente anche i Duran Duran che hanno segnato in modo indelebile gli anni 80′, la mia generazione e la sottoscritta, riportando alla memoria ricordi rimossi di una giovinezza inconsapevole, anche crudele, e sempre più lontana.

É stato un tuffo un po’ masochistico nel passato, un luogo dove non bazzicavo da diverso tempo e dal quale ho preso e dovuto prendere le necessarie distanze. 

E con queste qui ci è scappata la lacrimuccia, che non capitava dal secolo scorso.

In qualche occasione sarebbe stato bello poter fermare il tempo, non perdere mai quella freschezza ed entusiasmo, e continuare a credere nei sogni.

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Bella tra le belle

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Intolleranza acquisita, no lattosio no glutine

Da oggi ho fatto mia ed assorbito fino in fondo  l’idea null’affatto peregrina  che molta della mia misantropia di questi ultimissimi anni sia dovuta e da ricondurre anche all’ambiente lavorativo, cioè a quegli n. metri quadri dove trascorro molta della mia vita, e a come questi mq siano organizzati e disposti. 

Da quando l’ufficio ha subito l’ultima geniale trasformazione spazio-logistica-organizzativa la mia vita sociale é praticamente collassata, ridotta al lumicino. E ti credo.

Non saprei davvero stimare la metratura di quel luogo di perdizione, non ho davvero occhio per queste cose, ma direi non più di una trentina di metri quadrati.

30 metri quadrati organizzati e disposti alla cacchio ed arredati come gli uffici della stazione Termini negli anni 80, mancano solo il ritratto di Pertini, quello di un Papa a scelta, e il ramoscello d’olivo.

In questa superficie che un qualsiasi immobiliarista definirebbe “luminosa”, cosa che non posso assolutamente negare, e “bene esposta”, cosa che invece nego con risolutezza – oggigiorno ci si farebbe saltare fuori  comodamente un bilocale, solo che a contenderci l’ossigeno e gli spazi vitali là dentro ogni giorno siamo in sei. Sei.

Sei fissi, esclusi ferie, infortuni, malattie. Più un tipo consulente che vi appoggia le chiappe di tanto intanto, sette.

Più quelli di passaggio per motivi di lavoro, o che amano intrattenersi per il gossip, o prima, dopo o durante la pausa caffè. E siamo a otto-dieci come niente.

Più quelli di passaggio per la sala server, interni (facce note) ed esterni (con cartellino di identificazione), ed è sempre un bel viavai e codazzo di gente perché il nostro Hal 9000, un baraccone che non ho mai visto, ne ha sempre una.

Se si considera che l’italiano medio, come tutti i popoli latini, é in generale piuttosto rumoroso – per non dire molesto – quando parla, telefona, ride, chiede, commenta, esterna, si confronta, e parecchio teatrale nelle sue manifestazioni e anche un po’ logorroico, ecco che quei trenta metri quadri scarsi di fottutissimo open space senza nemmeno i cubicoli e divisori che si vedono nei film americani diventano l’inferno in terra.

Con effetti deleteri sul rendimento e la produttività individuale e di gruppo, e non ci vuole molto a capirlo, ma anche sullo stato psico-fisico dell’individuo ben oltre l’orario lavorativo, punto che sinceramente mi interessa e preme di più. 

Così ci sono dei giorni in cui io credo di detestare l’umanità tutta, indistintamente, ma con un occhio di riguardo per quella ammassata nei famosi trenta mq scarsi. 

E se per qualcuno di loro è pure vero a prescindere da Stazione Termini, cubicoli e divisori, e in un mondo perfetto con costoro non potrei nemmeno condividere lo stesso emisfero, per altri non è così. Non dico ci uscirei a cena, ma insomma bravi cristi, nulla di personale. 

È quella vicinanza quotidiana imposta e costante, giorno dopo giorno, quella mancanza di intimità, raccoglimento, concentrazione, silenzio, quella forzata promiscuità di corpi, voci, risate, colori, odori. Riesco ad arrivare a detestare persino la loro prossemica, una maglia dai colori troppo sgargianti, un cellulare lasciato in modalità vibrazione.

Oggi a un certo punto mi sono vista salire sul tavolo, portare le mani intorno alla bocca e gridare a tutti quanti come una pescivendola “chiudete un po’ quel cazzo di bocca”. Che le cose che dicevano in venti minuti effettivamente avrebbero potuto dirle in due, specie se non attinenti al lavoro, e magari anche a voce bassa. 

Per fortuna non l’ho fatto, lo yoga aiuta, e domani è un altro giorno.

Per fortuna quando arrivò così é sempre giovedì o venerdì.

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Se son rose fioriranno

17 ottobre 2015, sfaccendando in giardino per prepararlo al lungo riposo invernale, nel bel mezzo di una delicata operazione di trapianto di fiori più adatti alla stagione in corso, ops …

 

Un bocciolo di rosa, spavaldo come fossimo ai primi di maggio, ed uno ancora più piccolo nascosto tra le fresche frasche.

  

E poiché non c’è rosa senza spine oggi chiudono i cancelli anche i (pregiati) Bagni Mariuccia. Tristezza.

Tristezza e malinconia.

Si ripone la sdraia Leroy Merlin: detta anche the Mousetrap è stato il peggiore acquisto del 2015 (ma io con questa catena ho oramai un lungo contenzioso). Si ripongono le creme solari e l’indispensabile spruzzino.

Si conta di riaprire, meteo permettendo, a metà aprile.

Per ora le uniche cose che mi piacciono dell’autunno sono i colori, le castagne e gli sciarponi. E che sono magicamente ritornata a vedere Netflix americano.

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Che io ricordi

In vita mia, che io ricordi, solo sei mesi continuativi di costante assunzione di Seroxtat gocce sotto stretto controllo medico specialistico* mi hanno dato  la stessa carica, il benessere fisico psichico, la vitalità, l’energia, la positività che mi ritrovo addosso dopo la mia lezione di yoga di 1:30 H del martedì sera.

É sempre più amore.

Una mezza bottiglia di vino ci assomiglia come sensazione, ma ottunde ed infiacchisce. Il mio martedì sera tutt’altro, potrei fare un trenino carioca per strada.

* peraltro senza nessun dei numerosi e potenzialmente terrificanti spiacevoli effetti collaterali menzionati nel bugiardino, se non il costante ed efficace dimagrimento dovuto anche alle 1365 attività ginnico sportive iniziate nell’euforia e frenesia del “sotto doping”. Poi interrotto per mia scelta perché organismo geneticamente modificato, senza paturnie e saudade non mi riconoscevo più. 

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Sul perché 

Sul perché per un intero mese non abbia niente da dire e zero voglia di scrivere, e perché poi in poche ore partorisca una mezza dozzina di post di fila la risposta è: boh. Dico, se qualcuno me lo chiedesse, il che non è.

Ma me lo chiedo io. Sono sempre stata discontinua e incostante nelle mie prestazioni, umorale, tranne che nelle prestazione lavorative in Multipaesana, ma perché lì non sono io ma un’automa. Questa sarebbe la risposta.

Sempre stata così, sin da piccola.

E adesso che quasi tutti buttano la pasta vado a decidere del mio futuro alimentare e della mia salute per i prossimi tot. anni: vaporiera, microonde combinato, niente del tutto.

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Pensiero pre e post insomnia

Dico in sincerità, senza stare tanto a tergiversare, come stanno le cose.

Allo stato dell’arte, ancora in pieno possesso delle mie facoltà mentali, io per ora non ho nessunissima voglia di riprendere in mano i libri, di ritornare a fare compiti la sera e la domenica pomeriggio e di mettermi nuovamente a litigare con la grammatica russa. Preferirei mettermi a zappare e a dissodare il prato, per dire.

Mi ero posta un obiettivo lasciato interrotto anni fa, e con forse più incredulità che gioia l’ho conseguito ai primi di luglio. Potrei e dovrei essere a posto così, sono a posto con la coscienza, porto sempre a termine le cose che comincio.

D’altro canto quando ho deciso di rispolverare questi libri credo ci fosse un obiettivo di ancor più lungo termine da conquistare, e cioè se non una perfetta padronanza formale della lingua, almeno la capacità di comprendere e potere esprimere e commentare di tutto, dalle ricette alla politica, da un film a un giornale, in modo quantomeno dignitoso.

Solo che da quei roventi e sudaticci primi giorni di luglio (LOVE LOVE LOVE, mi mancano già) mi sono sempre tenuta alla larga da quella pila di carta che gronda lacrime e sangue e, pur avendo ripreso i contatti con la Professorina, continuo a procrastinare l’inizio delle lezioni del venerdì pomeriggio con la scusa del bel tempo e altri motivi da pusillanime.

Per i primi tempi mi sono sparata quantità industriali di film e blog su YouTube con risultati nella comprensione da scarsi a soddisfacenti, poi sono rimasti solo i vlog di una bellissima ed enigmatica Sanpietroburghese  dagli occhi di ghiaccio affilati come lame di coltello, poi più niente. 

Proprio niente di niente, manco più sdilinquimenti pensando a quel viaggio che non farò mai nella sconfinata e gelida Siberia, solo un occhio distratto alle vicende della politica, il fastidio di dover andare a ritirare di persona la mia sudatissima certificazione perché i russi mica lo spediscono a casa, ti dicono di mandare un corriere a spese tue.

Poi qualche giorno fa ho letto un libro, ma in italiano, di colei che poco dopo avrebbe vinto il premio Nobel per la letteratura. Che poi in realtà è bielorussa e mezza Ucraina, ma insomma, sempre di quello stiamo parlando, di mondo slavo russofilo.

Poi mi sono reiscritta quasi di soppiatto al canale della Sanpietroburghese e sono rimasta sorpresa di quanto ancora riuscissi a capire del discorso generale, non certo di tutti i dettagli, sia che parlasse di acquisti modaioli che di fitness, sia delle differenze tra la vita a NYC dove ha vissuto e lavorato per qualche anno, e quella della sua città natale dove ha scelto di tornate ad abitare.

Potrebbe questo essere il riscaldamento o prove generali? E se no, se dicessi basta, sono destinata  a portarmi addosso per sempre la già strisciante sensazione di aver fallito e di aver lasciato un Incompiuto?

Qualcuno ha un’idea di quanto sia faticoso e frustrante iniziare lo studio di una lingua ostica come il russo dopo i 40 anni, e di quante a volte mi senta stupida, ma proprio poco intelligente, e quanto tutto ciò sia frustante?

Non dovrei invece io, il sabato pomeriggio, pensare a messa in piega e manicure?

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Un dato di fatto 

Opinione personale: la connessione internet Infostrada, che ho da quando mi sono trasferita nella nuova magione, cioè da 1,5 anni circa, lascia molto a desiderare. Anzi è un fatto incontestabile più che una mia opinione o impressione. Non riesco a vedere quasi nessun vlog/video senza rallentamenti, interruzioni, lunghi caricamenti del buffer etc etc.

E pensare che prima mi sbeffeggiatano per essere un’abbonata TeleTu (in fondo in fondo = Vodafone) che solo 1,5 anni fa sembrava essere prerogativa dei falliti e dei morti di fame, o di chi di internet non ci capiva una fava.

 Il passaggio ad Infostrada, avvenuto quasi esclusivamente nell’illusione di far perdere le mie tracce all’ inarrestabile –insaziabile-impietoso-aggressivo marketing TeleTu/Vodafone che mi scassava le gonadi anche cinque volte al giorno tra telefono fisso e cellulare con le sue offerte inutili e promozioni non richieste*, é avvenuto solo per una bieca questione di pecunia. 

Se mantenevo la ricaricabile Wind/Infostrada per il cellulare mi offrivano internet e telefonate da casa senza limiti per 19 euro e rotti al mese contro i 34 e rotti euro di TeleTu. Anche se i 19 euri e rotti silenziosamente e misteriosamente nel frattempo sono già lievitati.

Passaggio di operatore che comunque, nonostante la legge Bersani, una delle poche saggie cose fatte dai governi degli ultimi venti anni, mi è costata oltre 70 euro per dire adieu al precedente operatore, perché siamo in Italia e basta chiamare la gabella con un altro nome, poi tutto rimane come prima.

E adesso che faccio, non volendo spendere una vagonata di soldi per la mia connettività 24h/24h che già di mobile mi costa altri dieci e più euro al mese? Anzi, in realtà ogni quattro settimane, come hanno giustamente evidenziato le varie associazioni di consumatori. 

Ripasso a Vodafone che nel frattempo magari è diventato anche lui Internet a manovella? Altre grane, scocciature e cartacce e altri ottanta euro di furto legalizzato per la richiesta di interruzione del servizio e passaggio a nuovo operatore?

* e tuttora continua, vedasi numerosi esaurienti post sullo stalking commerciale in questo stesso blog, e altrove

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Pensieri post insomnia

Dopo poche e per me insufficienti ore di sonno comunque profondo son da poco da poco ritornata in questo mondo, assai provata.

Avendo davanti una lunga e tiepida giornata soleggiata credo che, pur essendo il fine settimana, tra le altre cose mi sparerò un raid informativo su forni a microonde. Questa volta di persona, non googlando in rete tra Trovaprezzi e Ciao.it.

Da giorni, da quando ho scoperto che esistono microonde multifunzione, e che tra le diverse funzioni esiste anche la cottura a vapore, mi domando di quanto potrebbe migliorare la qualità e varietà della mia alimentazione se avessi uno di questi forni che, tutto sommato, se non si va sul top di gamma, oramai hanno anche prezzi ragionevoli.

In realtà, mosca bianca, non ho mai avuto e nemmeno voluto possedere un forno a microonde “tradizionale”: questo elettrodomestico non mi ha mai convinta del tutto, e ne ho sempre compreso l’utilità tutt’al più per scongelare gli alimenti. 

Vero che da quel dí della loro prima comparsa, una ventina e più d’anni fa, la tecnologia ha fatto passi da e gigante e sicuramente, con miliardi di utilizzatori sparsi per il globo, queste scatole di metallo non possono certo essere delle piccole Fukushima o Chernobyl. So di gente che cuoce e cucina di tutto solo con il microonde e che ha archiviato il forno tradizionale.

Tuttavia ancor ieri ho trovato in rete un articolo piuttosto allarmante e con un certo fondamento di scientificità sulla pericolosità delle radiazioni emesse in questo tipo di cottura, e su come le molecole dei cibi vengano trasformate e scomposte in modo non del tutto innocuo, ma anche a discapito del valore nutritivo dei vari cibi. 

Mi si obietterà che, essendo lo studio di cui sopra stato prodotto in Russia, conti come il due di picche a briscola quando la scala é ori. Io invece resto diffidente e non del tutto convinta della necessità dell’acquisto, o meglio assai oscillante. Praticità vs potenziale pericolosità?

Forse il pensiero dovrebbe più essere: vaporiera o microonde di nuova generazione? O anche, e meglio: ma anche nessuno dei due visto che per fare da vaporiera basta una retina in metallo da pochi euro di cui già dispongo, e una normalissima e capiente pentola.

Quello che mi attrae di questo fantomatico elettrodomestico sono però i brevissimi tempi di cottura, mentre il mio forno elettrico da Carlo V spesso mi dissuade dal mettermi a spadellare e infornare come Nonna Papera, anche solo pensando ai consumi. Prendere un normale forno elettrico nuovo qui in questa casa non avrebbe senso. Un piccolo microonde combinato e non da incasso invece me lo potrei portare ovunque.

Certo, di prima mattina sso’ probblemi.

Riferirò, qualora lo ritenessi interessante o istruttivo, inevitabili castronate che mi verranno raccontate dai più fantasiosi commessi che esistono, per esperienza quelli delle grandi catene dell’elettronica. Senza offesa, ma poche settimane fa hanno osato confondere il mio iPad 3 a retina per il quale cercavo una nuova custodia con uno di primissima generazione. Ed era un ventenne foruncoloso, non una signora di mezza età con i deliri da insonnia.

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