Archivi del giorno: 10 ottobre 2015

Sul perché 

Sul perché per un intero mese non abbia niente da dire e zero voglia di scrivere, e perché poi in poche ore partorisca una mezza dozzina di post di fila la risposta è: boh. Dico, se qualcuno me lo chiedesse, il che non è.

Ma me lo chiedo io. Sono sempre stata discontinua e incostante nelle mie prestazioni, umorale, tranne che nelle prestazione lavorative in Multipaesana, ma perché lì non sono io ma un’automa. Questa sarebbe la risposta.

Sempre stata così, sin da piccola.

E adesso che quasi tutti buttano la pasta vado a decidere del mio futuro alimentare e della mia salute per i prossimi tot. anni: vaporiera, microonde combinato, niente del tutto.

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Pensiero pre e post insomnia

Dico in sincerità, senza stare tanto a tergiversare, come stanno le cose.

Allo stato dell’arte, ancora in pieno possesso delle mie facoltà mentali, io per ora non ho nessunissima voglia di riprendere in mano i libri, di ritornare a fare compiti la sera e la domenica pomeriggio e di mettermi nuovamente a litigare con la grammatica russa. Preferirei mettermi a zappare e a dissodare il prato, per dire.

Mi ero posta un obiettivo lasciato interrotto anni fa, e con forse più incredulità che gioia l’ho conseguito ai primi di luglio. Potrei e dovrei essere a posto così, sono a posto con la coscienza, porto sempre a termine le cose che comincio.

D’altro canto quando ho deciso di rispolverare questi libri credo ci fosse un obiettivo di ancor più lungo termine da conquistare, e cioè se non una perfetta padronanza formale della lingua, almeno la capacità di comprendere e potere esprimere e commentare di tutto, dalle ricette alla politica, da un film a un giornale, in modo quantomeno dignitoso.

Solo che da quei roventi e sudaticci primi giorni di luglio (LOVE LOVE LOVE, mi mancano già) mi sono sempre tenuta alla larga da quella pila di carta che gronda lacrime e sangue e, pur avendo ripreso i contatti con la Professorina, continuo a procrastinare l’inizio delle lezioni del venerdì pomeriggio con la scusa del bel tempo e altri motivi da pusillanime.

Per i primi tempi mi sono sparata quantità industriali di film e blog su YouTube con risultati nella comprensione da scarsi a soddisfacenti, poi sono rimasti solo i vlog di una bellissima ed enigmatica Sanpietroburghese  dagli occhi di ghiaccio affilati come lame di coltello, poi più niente. 

Proprio niente di niente, manco più sdilinquimenti pensando a quel viaggio che non farò mai nella sconfinata e gelida Siberia, solo un occhio distratto alle vicende della politica, il fastidio di dover andare a ritirare di persona la mia sudatissima certificazione perché i russi mica lo spediscono a casa, ti dicono di mandare un corriere a spese tue.

Poi qualche giorno fa ho letto un libro, ma in italiano, di colei che poco dopo avrebbe vinto il premio Nobel per la letteratura. Che poi in realtà è bielorussa e mezza Ucraina, ma insomma, sempre di quello stiamo parlando, di mondo slavo russofilo.

Poi mi sono reiscritta quasi di soppiatto al canale della Sanpietroburghese e sono rimasta sorpresa di quanto ancora riuscissi a capire del discorso generale, non certo di tutti i dettagli, sia che parlasse di acquisti modaioli che di fitness, sia delle differenze tra la vita a NYC dove ha vissuto e lavorato per qualche anno, e quella della sua città natale dove ha scelto di tornate ad abitare.

Potrebbe questo essere il riscaldamento o prove generali? E se no, se dicessi basta, sono destinata  a portarmi addosso per sempre la già strisciante sensazione di aver fallito e di aver lasciato un Incompiuto?

Qualcuno ha un’idea di quanto sia faticoso e frustrante iniziare lo studio di una lingua ostica come il russo dopo i 40 anni, e di quante a volte mi senta stupida, ma proprio poco intelligente, e quanto tutto ciò sia frustante?

Non dovrei invece io, il sabato pomeriggio, pensare a messa in piega e manicure?

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Un dato di fatto 

Opinione personale: la connessione internet Infostrada, che ho da quando mi sono trasferita nella nuova magione, cioè da 1,5 anni circa, lascia molto a desiderare. Anzi è un fatto incontestabile più che una mia opinione o impressione. Non riesco a vedere quasi nessun vlog/video senza rallentamenti, interruzioni, lunghi caricamenti del buffer etc etc.

E pensare che prima mi sbeffeggiatano per essere un’abbonata TeleTu (in fondo in fondo = Vodafone) che solo 1,5 anni fa sembrava essere prerogativa dei falliti e dei morti di fame, o di chi di internet non ci capiva una fava.

 Il passaggio ad Infostrada, avvenuto quasi esclusivamente nell’illusione di far perdere le mie tracce all’ inarrestabile –insaziabile-impietoso-aggressivo marketing TeleTu/Vodafone che mi scassava le gonadi anche cinque volte al giorno tra telefono fisso e cellulare con le sue offerte inutili e promozioni non richieste*, é avvenuto solo per una bieca questione di pecunia. 

Se mantenevo la ricaricabile Wind/Infostrada per il cellulare mi offrivano internet e telefonate da casa senza limiti per 19 euro e rotti al mese contro i 34 e rotti euro di TeleTu. Anche se i 19 euri e rotti silenziosamente e misteriosamente nel frattempo sono già lievitati.

Passaggio di operatore che comunque, nonostante la legge Bersani, una delle poche saggie cose fatte dai governi degli ultimi venti anni, mi è costata oltre 70 euro per dire adieu al precedente operatore, perché siamo in Italia e basta chiamare la gabella con un altro nome, poi tutto rimane come prima.

E adesso che faccio, non volendo spendere una vagonata di soldi per la mia connettività 24h/24h che già di mobile mi costa altri dieci e più euro al mese? Anzi, in realtà ogni quattro settimane, come hanno giustamente evidenziato le varie associazioni di consumatori. 

Ripasso a Vodafone che nel frattempo magari è diventato anche lui Internet a manovella? Altre grane, scocciature e cartacce e altri ottanta euro di furto legalizzato per la richiesta di interruzione del servizio e passaggio a nuovo operatore?

* e tuttora continua, vedasi numerosi esaurienti post sullo stalking commerciale in questo stesso blog, e altrove

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Pensieri post insomnia

Dopo poche e per me insufficienti ore di sonno comunque profondo son da poco da poco ritornata in questo mondo, assai provata.

Avendo davanti una lunga e tiepida giornata soleggiata credo che, pur essendo il fine settimana, tra le altre cose mi sparerò un raid informativo su forni a microonde. Questa volta di persona, non googlando in rete tra Trovaprezzi e Ciao.it.

Da giorni, da quando ho scoperto che esistono microonde multifunzione, e che tra le diverse funzioni esiste anche la cottura a vapore, mi domando di quanto potrebbe migliorare la qualità e varietà della mia alimentazione se avessi uno di questi forni che, tutto sommato, se non si va sul top di gamma, oramai hanno anche prezzi ragionevoli.

In realtà, mosca bianca, non ho mai avuto e nemmeno voluto possedere un forno a microonde “tradizionale”: questo elettrodomestico non mi ha mai convinta del tutto, e ne ho sempre compreso l’utilità tutt’al più per scongelare gli alimenti. 

Vero che da quel dí della loro prima comparsa, una ventina e più d’anni fa, la tecnologia ha fatto passi da e gigante e sicuramente, con miliardi di utilizzatori sparsi per il globo, queste scatole di metallo non possono certo essere delle piccole Fukushima o Chernobyl. So di gente che cuoce e cucina di tutto solo con il microonde e che ha archiviato il forno tradizionale.

Tuttavia ancor ieri ho trovato in rete un articolo piuttosto allarmante e con un certo fondamento di scientificità sulla pericolosità delle radiazioni emesse in questo tipo di cottura, e su come le molecole dei cibi vengano trasformate e scomposte in modo non del tutto innocuo, ma anche a discapito del valore nutritivo dei vari cibi. 

Mi si obietterà che, essendo lo studio di cui sopra stato prodotto in Russia, conti come il due di picche a briscola quando la scala é ori. Io invece resto diffidente e non del tutto convinta della necessità dell’acquisto, o meglio assai oscillante. Praticità vs potenziale pericolosità?

Forse il pensiero dovrebbe più essere: vaporiera o microonde di nuova generazione? O anche, e meglio: ma anche nessuno dei due visto che per fare da vaporiera basta una retina in metallo da pochi euro di cui già dispongo, e una normalissima e capiente pentola.

Quello che mi attrae di questo fantomatico elettrodomestico sono però i brevissimi tempi di cottura, mentre il mio forno elettrico da Carlo V spesso mi dissuade dal mettermi a spadellare e infornare come Nonna Papera, anche solo pensando ai consumi. Prendere un normale forno elettrico nuovo qui in questa casa non avrebbe senso. Un piccolo microonde combinato e non da incasso invece me lo potrei portare ovunque.

Certo, di prima mattina sso’ probblemi.

Riferirò, qualora lo ritenessi interessante o istruttivo, inevitabili castronate che mi verranno raccontate dai più fantasiosi commessi che esistono, per esperienza quelli delle grandi catene dell’elettronica. Senza offesa, ma poche settimane fa hanno osato confondere il mio iPad 3 a retina per il quale cercavo una nuova custodia con uno di primissima generazione. Ed era un ventenne foruncoloso, non una signora di mezza età con i deliri da insonnia.

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Insomnia

Se c’è una cosa di cui non ho mai sofferto é l’insonnia, cioé fortunatamente e fino a stanotte non avevo mai incontrato difficoltà nel prendere sonno, nell’addormentarmi. Direi anzi il contrario.

In genere la sera dopo aver tassativamente leggiucchiato qualcosa non appena appoggio la testa sul cuscino sono tecnicamente “fatta” e, anche se negli ultimi anni – ahimè – qualche volta mi capita di svegliarmi per cambiare posizione, per bere, per fare pit-stop in bagno o perché mi si incricca la schiena, in genere le mie notti sono felici, appaganti, riposanti. Migliori delle mie giornate. Come diceva una vecchia pubblicità, come camminare in una valle verde.

Faccio quasi sempre sogni bellissimi e a tematica ricorrente, sogni dei quali non riesco a spiegarmi del tutto le origini e il significato, e non so cosa darei per poterli decifrare ed interpretare correttamente. Un po’ ci arrivo, un po’ no, un po’ mi fa paura investigare e riaprire certe porte oramai chiuse a tripla mandata e delle quali ho buttato via la chiave. O perlomeno così crede la mia parte lucida, vigile e razionale.

Di alcuni sogni mi restano memorie molto vivide, di altri a malapena il soggetto e la trama. Sono sempre infusi di una luce meravigliosa, come in un bel film con un’ottima regia e dei tecnici da Oscar, e anche se a volte sono tristi e mi pongono quasi sempre di fronte a un bivio, a una scelta cruciale, a una separazione lacerante, in genere rivivo anche attimi di vera e semplice felicità, di perfezione assoluta. Di giorno invece sono spesso un’anima in pena, piu tormentata che no, la mente attraversata da disfunzionali pensieri di natura prevalentemente catastrofica e funesta.

Posso vantare clamorose penniche a cui ho ceduto senza alcuna vergogna e senza nemmeno rendermene conto nei più svariati contesti: a scuola in quegli ultimi banchi, in ufficio (a mia giustificazione in un periodo molto, molto fiacco), in palestra durante gli esercizi di rilassamento, su autobus e treni anche su percorsi molto brevi, anche in compagnia: persino  a teatro dove sono riusciti ad essermi fatali sia “Il giardino dei ciliegi” sia che, molto più comprensibilmente, “Aspettando Godot”. E poi a un festival pianistico, e anche ospite a casa di amici guardando la televisione la sera dopocena.

Insomma un cv niente male: piuttosto che insonne mi definirei una nave scuola del sonno pacifico e ristoratore, una virtuosa del cuscino e della pennica facile. L’ho sempre considerata una grande fortuna.

Vero é che in alcuni periodi della mia vita più stressanti o emotivamente intensi mi è anche capitato di dormire poco e male, ma si è sempre trattato di episodi non molto frequenti e di breve durata. E poi non è che facessi fatica a cedere alle forti e solide braccia di Morfeo, si trattava piuttosto di sonno disturbato o interrotto.

Stanotte, oramai stamattina, per la prima volta in vita mia ho sperimentato quella sensazione terribile che mi è stata solo descritta e raccontata da altri che convivono da molti anni con questa orrida cosa -l’incapacità di lasciarsi andare a se stessi e di prendere sonno. Povere anime tormentate e senza pace.

Statisticamente credo mi dovesse capitare prima o poi, anche in considerazione del numero di candeline spente che  mi lascio alle spalle ogni anno. Non consola sapere che questo vano rigirarsi e scorticarsi la pelle tra le lenzuola succeda e sia la norma per un’infinità di gente, dalle isole Tonga a Helsinki, da Timbuctu a Peshawar. A me sta’ cosa terrorizza.

É come un’inquietudine diffusa, non solo fisica, uno sfarfallio dell’anima. So di avere raggiunto e trattenuto livelli di ansia piuttosti elevati in questi giorni/settimane. L’ho potuto realizzare anche da neofita durante le poche lezioni di yoga che ho fatto sinora quando, invece di rilassarmi come ci viene richiesto, a me parte in quarta un respiro affannoso quasi incontrollabile. Iper ventilazione allo stato puro, terreno fertilissimo per attacchi di panico e altre amenità. 

L’unico vantaggio di quest’irrequietezza e del non volere forzare una calma e una pace che non ci sono è stata la necessità  di dovermi trovare qualcosa da fare di fisico e distraente, un imbuto nel quale convogliare energie. 

Cosa fare in casa intorno alle tre del mattino? Ho pensato bene di avviare una lavatrice, poi passato il mitico swiffer in camera, bagno e corridoio, lo straccio in bagno. Ho rifatto il letto dopo aver rinfrescato lenzuola e trapunta dalla finestra spalancata su una nottata scura e mite dopo giorni di freddo precoce. Pensavo potesse aiutare, no.

Poi ho googlato cose, per curiosità personale. Tipo con chi è sposato Hugh Jackman e che fine ha fatto una strappona di soubrette famosa nella metà degli anni 90. This was my lowest.

Poi mi sono complimentata con me stessa per non essermi mai liberata in questi anni di oblio da parte della redattrici mondiali di moda di solide scarpe di oramai quasi introvabile buona fattura e materiali indistruttibili come “college” o penny loafers, borse boho e anni ’70, lunghi e casti gonnelloni da vergine Albionica, giubbini scamosciati e camicie in renna che adesso nemmeno comprerei più in quanto pelle, tutta roba ritornata prepotentemente alla ribalta insieme a tessuti scozzesi e altre cose che sonnecchiavano nei miei armadi. 

Sono in circolazione da troppo tempo per non sapere che dentro gli armadi quello che è stato “in” prima o poi ritorna, sempre, e che quello che stanca dopo un utilizzo intenso pochi anni dopo lo si riscopre, come fosse nuovo. Le blogger/vlogger d’oltreoceano chiamano questo fenomeno “shopping in your wardrobe”.

E adesso sono qui, con gli occhi spalancati.

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