Archivi del giorno: 22 ottobre 2015

Intolleranza acquisita, no lattosio no glutine

Da oggi ho fatto mia ed assorbito fino in fondo  l’idea null’affatto peregrina  che molta della mia misantropia di questi ultimissimi anni sia dovuta e da ricondurre anche all’ambiente lavorativo, cioè a quegli n. metri quadri dove trascorro molta della mia vita, e a come questi mq siano organizzati e disposti. 

Da quando l’ufficio ha subito l’ultima geniale trasformazione spazio-logistica-organizzativa la mia vita sociale é praticamente collassata, ridotta al lumicino. E ti credo.

Non saprei davvero stimare la metratura di quel luogo di perdizione, non ho davvero occhio per queste cose, ma direi non più di una trentina di metri quadrati.

30 metri quadrati organizzati e disposti alla cacchio ed arredati come gli uffici della stazione Termini negli anni 80, mancano solo il ritratto di Pertini, quello di un Papa a scelta, e il ramoscello d’olivo.

In questa superficie che un qualsiasi immobiliarista definirebbe “luminosa”, cosa che non posso assolutamente negare, e “bene esposta”, cosa che invece nego con risolutezza – oggigiorno ci si farebbe saltare fuori  comodamente un bilocale, solo che a contenderci l’ossigeno e gli spazi vitali là dentro ogni giorno siamo in sei. Sei.

Sei fissi, esclusi ferie, infortuni, malattie. Più un tipo consulente che vi appoggia le chiappe di tanto intanto, sette.

Più quelli di passaggio per motivi di lavoro, o che amano intrattenersi per il gossip, o prima, dopo o durante la pausa caffè. E siamo a otto-dieci come niente.

Più quelli di passaggio per la sala server, interni (facce note) ed esterni (con cartellino di identificazione), ed è sempre un bel viavai e codazzo di gente perché il nostro Hal 9000, un baraccone che non ho mai visto, ne ha sempre una.

Se si considera che l’italiano medio, come tutti i popoli latini, é in generale piuttosto rumoroso – per non dire molesto – quando parla, telefona, ride, chiede, commenta, esterna, si confronta, e parecchio teatrale nelle sue manifestazioni e anche un po’ logorroico, ecco che quei trenta metri quadri scarsi di fottutissimo open space senza nemmeno i cubicoli e divisori che si vedono nei film americani diventano l’inferno in terra.

Con effetti deleteri sul rendimento e la produttività individuale e di gruppo, e non ci vuole molto a capirlo, ma anche sullo stato psico-fisico dell’individuo ben oltre l’orario lavorativo, punto che sinceramente mi interessa e preme di più. 

Così ci sono dei giorni in cui io credo di detestare l’umanità tutta, indistintamente, ma con un occhio di riguardo per quella ammassata nei famosi trenta mq scarsi. 

E se per qualcuno di loro è pure vero a prescindere da Stazione Termini, cubicoli e divisori, e in un mondo perfetto con costoro non potrei nemmeno condividere lo stesso emisfero, per altri non è così. Non dico ci uscirei a cena, ma insomma bravi cristi, nulla di personale. 

È quella vicinanza quotidiana imposta e costante, giorno dopo giorno, quella mancanza di intimità, raccoglimento, concentrazione, silenzio, quella forzata promiscuità di corpi, voci, risate, colori, odori. Riesco ad arrivare a detestare persino la loro prossemica, una maglia dai colori troppo sgargianti, un cellulare lasciato in modalità vibrazione.

Oggi a un certo punto mi sono vista salire sul tavolo, portare le mani intorno alla bocca e gridare a tutti quanti come una pescivendola “chiudete un po’ quel cazzo di bocca”. Che le cose che dicevano in venti minuti effettivamente avrebbero potuto dirle in due, specie se non attinenti al lavoro, e magari anche a voce bassa. 

Per fortuna non l’ho fatto, lo yoga aiuta, e domani è un altro giorno.

Per fortuna quando arrivò così é sempre giovedì o venerdì.

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