Archivi del giorno: 5 dicembre 2015

Tiny, a story about living small

È il titolo di un documentario realizzato benissimo e che mi ha stregata, e che sta facendo deflagrare una bomba nella mia testa.

Credo che il titolo sia abbastanza eloquente: si parla di downsizing nella sua espressione massima, quella di vivere in case piccolissime riducendo al massimo tutti i consumi, non solo quelli energetici e l’impatto ambientale. 

Come molti altri fenomeni globali che cambiano o stravolgono le nostre vite credo sia nato negli USA, ma si sta diffondendo nei paesi anglosassoni, Canada, Australia, Nuova Zelanda. Non mi sembra esista ancora una letteratura ufficiale al riguardo, una voce ufficiale, una biografia… qui il link al documentario YouTube per farsi un’idea, se no disponibile anche su Netflix.

Per chi non ha voglia di vedersi il documentario o cercarsi video di persone che hanno scelto di vivere così: di solito queste casette lillipuziane sono anche costruite in proprio, spesso con materiali di scarto o di recupero, magari con la consulenza di qualche professionista o l’aiuto di amici esperti. 

In una scuola professionale neozelandese era il progetto di fine anno di una studentessa diciottenne che poi ha realizzato il suo nido, ovviamente, con l’aiuto del padre. Uguale uguale alle nostre scuole.

Comunque ci sono alcuni video YouTube che spiegano per filo e per segno come fare isolamento, impianti elettrici eccetera, perché si tratta di una comunità aperta e solidale.

Nel frattempo, si parla sempre dei paesi già detti, sono anche sorte aziende che forniscono Tiny Houses chiavi in mano sia standard che personalizzabili, o su disegno o commissione del cliente (parecchio più costose).

Una decisione di tale portata, andare a vivere in una Tiny House, è sempre causa o conseguenza di una revisione sostanziale del proprio stile di vita, sia per scelta che per necessità.  

Nel primo caso godendosela un sacco di più, magari viaggiando, magari lavorando di meno o per meno anni, magari vivendo in un bel posto immersi nella natura, magari per avere più tempo libero per gli hobbies, la famiglia, gli amici, lo sport, il cane. Cioè per tutto quello per cui ritengo valga la pena di vivere. 

Nel secondo scoprendo che ci si può comunque vivere benissimo. In entrambi i casi realizzando che si risparmiano quelle sostanziose somme che andrebbero in rate di mutuo o affitto, considerando che il costo medio di una di Tiny House equivale più o meno a quello di un’utilitaria. 

È un fenomeno relativamente recente, in lenta ma costante crescita in quelli che sono, per molti versi, i paesi più evoluti e aperti al nuovo del pianeta, e del quale non avevo proprio mai sentito parlare o trovato traccia nella stampa, nell’informazione italiana, sempre così attenta e proiettata verso il futuro, e nemmeno nelle conversazioni con conosciuti o sconosciuti, nelle chiacchiere da bar. 

Lo seguo con crescente interesse da qualche mese, anzi mi ci sono proprio appassionata. Sogno che arrivi un giorno anche in Italia e in Europa, anche se ho intercettato qualche timido segnale di interesse proveniente dal Nord Europa, Olanda essenzialmente, e dalla Spagna.

Non sono una persona con il mito assoluto o il sogno degli Stati Uniti, lo sono stata forse in passato. Ci sono troppe cose che non condivido di quel sistema e di quella politica ma, in quanto a laboratorio e fucina di idee, apporto di nuovi contributi, creatività nel senso più ampio del termine, libertà di fare e intraprendere, freschezza, energia e capacità continua di rigenerarsi, apertura al nuovo non li batte nessuno. 

Di questo immenso e contraddittorio paese, imperfetto come tutti, amo la sempiterna giovinezza e molte delle novità che produce, come questo interessantissimo Tiny House Movement  che ha suscitato in me il bisogno di approfondire un calderone di riflessioni, riflessioni alle quali stavo arrivando da sola, per conto mio, per mia esigenza personale.

Di certo non è un fenomeno nato, incoraggiato o supportato dall’alto, tutt’altro: come tutti i movimenti nati dal basso è sostanzialmente anche se assai pacificamente anti-sistema, quel sistema al quale è difficile sottrarsi e che ci vorrebbe tutti devoti instancabili lavoratori fini a che il cervello va in pappa, omologati in un solo ed unico stile di vita, voraci consumatori e frequentatori di centri commerciali, impantanati in mutui secolari per case quasi sempre vuote visto che non ci stiamo quasi mai e che probabilmente non sarà mai la stessa per cinquanta anni, come era invece per i nostri genitori.

Anti-sistema e in un certo qual modo anche ai margini della legalità, perché anche nel meno burocratico dei paesi al mondo pare che una casa per essere considerata abitazione debba avere un numero minimo di metri quadri, il che significa navigare in una sorta di limbo  che le considera come case mobili, alla stregua di un camper, per cui non possono nemmeno avere appoggio diretto al suolo, tantomeno fondamenta.

Immagino l’approccio del creativo legislatore burocrate italico di cenventanni quando gli si porrà il “problema”, penso all’ufficio anagrafe del mio comune per esempio, pur efficientissimo, e mi vien da sogghignare.

L’approccio americano è invece, come sempre, alquanto ortodosso:  si parla di case, quando va bene, grandi una ventina di metri quadri massimo, dove magari vive una coppia con un bambino e due cani. Quasi sempre off grid, ovvero senza allacciamenti vari il che significa, tra le altre cose molte delle quali facilmente risolvibili, la compost toilette, che non è difficile immaginare come funzioni. Diciamo che i gerani e le margherite dopo un anno circa fioriranno rigogliose nell’appezzamento di terreno prescelto.

Devo dire che il pensiero di dovermi arrampicare su un soppalco per andare a dormire e di dover strisciare per raggiungere l’umile pagliericcio non mi  trova per nulla entusiasta, come il  tenere le mie “trainers” in parte al cuscino, ma sono certa che qualora questo fenomeno arrivasse qui in questo Vecchio Continente mollaccione si ridimensionerebbe un bel po’, parlando in termini di metrature intendo. E di compost toilette 🙂

Io penso che in una casa molto ben progettata ed organizzata potrei vivere tranquillamente in una trentina di metri quadrati, forse anche meno, certo rinunciando al possesso di molti oggetti, libri, abiti. Non vorrei strisciare, e vorrei un bagno normale, schiacciare un pulsante, tirare una catena.

Ma lo farei molto volentieri se quei venticinque o trenta mq fossero in assoluta indipendenza da amministratori condominiali e vicini, comodi, in un bel contesto e non al sesto piano a Caronno Pertusella con vista sul deposito degli autobus, e con altri obbiettivi di Vita ovvero di realizzazione personale da portare avanti in parallelo.

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Dilemma etico

Può una vegetariana convinta, idealmente aspirante vegana ma con pochissime realistiche possibilità di farcela in quanto troppo amante della mozzarella fior di latte e degli yogurt Mila all’avena e noci, comunque totalmente solidale con la causa, considerare anche solo lontanamente l’acquisto di una borsa in crosta?

Perché io l’ho vista, prezzo equo e la certezza che, per me, 1) non passerà mai di moda, 2) corrisponderà in toto ai miei canoni estetici per vent’anni almeno, 3) la userò tantissimo in ogni occasione (anche se probabilmente sarà sfranta prima), ma è, appunto, in crosta?

Perché io non sapevo bene cosa fosse sta’ crosta, se un’imitazione della pelle o uno sfacciato sinteticone, che per una borsa non mi disturba, ma ho scoperto che 

la “crosta” è la pelle dal lato della carne mentre il “fiore” è la pelle dal lato del pelo dell’animale.

e a me a leggere lato pelo dell’animale scricchiolano i denti.

Lei è bellissima, 49 euri e 99 cent, shopping bag di Mango (anche online ma eviterei per non dover creare un’altra password), blu. Sì blu, tipo che blu la cercavo da almeno tre lustri e tutte le commesse mi guardavano sempre stranite. “Blu d’inverno?” A me piace, sempre piaciuto, sempre piacerà, estate, autunno, inverno, primavera, mari, monti, pianure, paesi, città.

Che poi è un blu scuro ma un po’ anticato, sfatto, sbiadito, che ci azzecca anche col nero e difatti ha i manici neri. La perfezione, il top. È lei la mia borsa.

  
Vero che un bel regalo pre-natalizio l’ho già ricevuto, ma volevo premiarmi per essere quasi sopravvissuta a questo 2015.

Può, dicevasi, una vegetariana convinta aspirante vegana etc etc etc…. può?

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Una vita complicata

La password dell’ID Apple

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La password dell’ID Google

La password della rete Wi-Fi 

La password di accesso a Mac notebook 

La password di accesso al cellulare

La password di accesso a IPad

La password della banca online

La password di Mywind

La password di MyEnel

La password per i servizi online della società che eroga gas metano

La password dei Servizi Bibliotecari Provinciali 

La password di Disqus

La password di Amazon per gli acquisti online, vari

La password di Spotify

La password di Pinterest

La password di WordPress

La password per EccoVerde, acquisti di cosmetici e detergenza varia

La password per Sonnen Apotheke, come sopra, acquisti di cosmetici

La password dell’ID Adobe per scaricare i plugin mancanti

La password del portale INPS, che cambia in automatico ogni sei mesi

La password di Facebook

La password per l’account mail secondario

La password di Netflix 

La password di IBS libri

La password delle librerie Feltrinelli

La password di Hoepli, grande fornitissima libreria fisica e non in Milano

La password di Immobiliare.it

La password di Yoox

La password di Zalando

Altre password per cose e servizi non così importanti, ce ne saranno sicuramente altri che in questo momento non mi vengono in mente. Ho lasciato sospeso da tempo immemore la “pratica” per l’assegnazione della posta certificata governativa. Obbiettivo: portarla a casa entro la fine dell’anno.

Le fondamentali, quelle di accesso ai tre dispositivi, non sono mai state dimenticate: varrebbe forse la pena considerare se unificarle, ma per ragioni di sicurezza contro terzi estranei ritengo di no.

Tutte le altre sono più volte state modificate e/o riconfermate, per mia scelta ma anche no: spessissimo dimenticate di bbestia, sempre nei momenti critici, anche quando da pochissimo reimpostate. Per ragioni di sicurezza contro me medesima varrebbe la pena di considerare se unificarle tutte.

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Confusa e felice

Mi sono svegliata presto dopo un sonno di molte ore e un lungo sogno molto confuso. 

Ricordo benissimo solo il finale: mentre aprivo la portiera della macchina la mattina per andare al lavoro un cucciolo di cane, un meticcetto nero simil pastore tedesco, si intrufolava nell’abitacolo, mi saltava in grembo, mi riempiva di effusioni e mi leccava la faccia.

Ricambiavo entusiasta, ed in un secondo decidevo che saremmo stati insieme per sempre.

Sapevo anche che era femmina, e che non era di nessuno.

Così felice che mi sono svegliata sorridendo.

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