La Marie, riflessioni purtroppo senza conclusioni

Il libro della Marie Kondo sul magico potere del riordino alla fine l’ho preso pure io, ultima tra gli ultimi, anche se non posso dire di averlo letto (per gli ignari link giù sotto).

L’ho prenotato in biblioteca ed atteso per oltre tre mesi, ritirato con mani tremanti un pomeriggio dopo il lavoro, ne ho letto una decina di pagine una domenica di inizio inverno senza rimanerne impressionata ed avere rivelazioni di alcun tipo.

Poi me lo sono dimenticata sul comodino per tre mesi abbondanti, l’ho riportato di fretta e furia in biblioteca un altro pomeriggio dopo il lavoro, quindi ben oltre la scadenza del prestito, che è il motivo per il quale sono adesso nella lista dei cattivi (stronzi, una mail di richiamo no?)

Quindi non sono un’esperta né una seguace del metodo Konmari, però ho visto diversi video su YouTube su questo tema, anche oltre la Marie, e penso che un bel po’ di cose molto simili, magari più sul generale, me le avessero già dette la mia mamma prussiana e la signora C.  

Questi elementari saggi insegnamenti li ho sistematicamente disattesi per tutta la mia vita dai 21 anni in poi, non perché non ne riconoscessi e ne riconosca efficacia, validità e benefici influssi sulla vita quotidiana ma perché sono una pasticciona disorganizzata, scostante. E pigra, e tendente all’anarchia, forse perché patisco talmente quelle otto ore di lavoro che nel tempo libero non tollero altre regole e di fare cose che non mi va di fare, e voglio tempo per la vita, per me al netto dei doveri.

Il disordine c’è l’ho nella testa, dovrei partire da qui, ma la Marie sostiene, mi pare, proprio il contrario.

Non posso però nemmeno dire di non avere mai declutterato alla grande, in discarica mi danno del tu, però si é sempre trattato di fuffa realmente inservibile e inguardabile, di nessuna utilità: faccio invece una fatica bestiale, me ne accorgo ora che ne scrivo, ad approcciare il campo delle cose mie, cioè quelle che ho scelto, comprato e pagato nel corso della mia vita adulta e indipendente.

Vestiti, scarpe ed accessori, libri, oggetti per la casa e la cucina a meno che non cadano a pezzi e che mi stiano proprio male nel primo caso.

Il minimalismo e la tendenza a volere semplificare e ridurre ai minimi termini tutto, che mi viene benissimo e senza fatica nelle relazioni sociali, é una precisa e reale esigenza nata negli ultimi due tre anni, al di là di tutte le mode del momento, e si sta acuendo sempre più.  Fortunatamente mi porta ad essere abbastanza consapevole e considerata nel fare nuovi acquisti, ma è quello che è già qui, in questa casa, che non se ne va. Forse perché attualmente non ho problemi di spazio?

Forse perché non mi sono mai perdonata di essermi liberata, anni fa, di un meraviglioso simil-trench verde scuro che sí, mi aveva stufato ma che poi mi è mancato come un primogenito e che passata quella fase avrei indossato ancora per gli anni a venire? E così per diversi altri capi di abbigliamento che dovevano solo riposare ?

Forse perché non riesco a dare un taglio definitivo al passato e c’entrano emozioni, sentimenti? Forse perché mi sembra di dilapidare un piccolo patrimonio ottenuto con il sudore della fronte? Poi, come si fa a campare con solo sei T-shirt per l’estate quando solo di scarpe da ginnastica ne ho una decina e forse più e tutte hanno un perché ?

Eppure, quando penso alla mia vita futura come la vorrei vedo una casa piccola, colori chiari, pochi oggetti a vista, essenziale, ridotta ai minimi termini, molto funzionale, poco spazio ma sapientemente sfruttato (ehm, toh, l’esatto contrario di dove sono adesso). In quella casetta nonsodovenonsoquando tutta la mia roba ed io non ci stiamo, un dato di fatto, e manco ce la vedo.

La Marie è stata comunque un genio ad intercettare o cavalcare l’onda, mi sta simpatica e la rispetto come rispetto ed ammiro persone che riescano a trasformare un interesse o una passione personale in un lavoro o in una lucrosa attività. Figlia del suo tempo, chiaro che negli anni ottanta e per buona parte dei novanta non se la sarebbe filata nessuno. 

Non terminerò il suo libro però, in futuro magari.

Vorrei solo capire perché tutta questa fatica a lasciare andare dei beni materiali, questo attaccamento, questi ancoraggi, le mie resistenze, ma non credo sia lei a potermi aiutare. Sento che ha che fare con qualcosa di più profondo, forse di doloroso.

La Marie dice di tenere solo le cose che fanno star bene, che dan gioia. Allora forse tutta questa roba serve davvero, mi fa stare bene, non è superflua, è solo male riposta, distribuita ed organizzata. Probabile.

Oppure ostacola se non impedisce il cambiamento, di uscire dal bozzolo, di diventare quella farfalla leggera che da piccola pensavo sarei diventata. Perché non è che mi rimangano altri cinquant’anni.

Certo è che è una fatica immane gestirla, pulirla, tenerla in condizioni decenti, tutta questa roba.

Vorrei davvero solo capire.

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Marie_Kondo

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2 commenti

Archiviato in Craps, Ho un'opinione su quasi tutto (ed accetto possa non essere condivisa, con garbo)

2 risposte a “La Marie, riflessioni purtroppo senza conclusioni

  1. post lungo che si fa leggere piacevolmente. appena diventi farfalla facci un fischio. ma le farfalle fischiano?

  2. A me sembra di poter fare a meno di tutto. Non c’è oggetto che ritengo indispensabile. E neppure mi sembra di sentire la mancanza di qualcosa.

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