Archivi categoria: Ci salvi chi puo’

Alternative al Festival, qualche spunto

Bring on the night, The Police
Enjoy the silence, Depeche Mode
Fantasy, Earth Wind and Fire
Reasons, Earth Wind and Fire
Cantaloop, US3
Dancing barefoot, Patti Smith
Spooky, Dusty Springfield
The look of love, Dusty Springfield
One, solo versione U2
Magnificent, U2
One tree hill, U2
Running to stand still, U2
In God’s country, U2
Scar tissue, Red Hot Chili Pepper
Californication, Red Hot Chili Pepper
Other side, Red Hot Chili Pepper
Under the bridge, Red Hot Chili Pepper
Heroes, David Bowie
An occasional dream, David Bowie
Starman, David Bowie
Diamante, Zucchero
Se telefonando, Mina
E ti vengo a cercare, Franco Battiato
Amandoti, Gianna Nannini
Quanno chiove, Pino Daniele
For an unfinished woman, Chet Baker Gerry Mulligan
My funny Valentine, Chet Baker Gerry Mulligan
Summertime, Louis Armstrong
It’s my life, Talk Talk
Such a shame, Talk Talk
Living in another world, Talk Talk
Holding back the years, Simply Red
Say you love me, Simply Red
Never never love, Simply Red
I’m on fire, Bruce Springsteen
Born to run, Bruce Springsteen
Adam raised a Cain, Bruce Springsteen
Badlands, Bruce Springsteen
Something in the night, Bruce Springsteen
Racing in the streets, Bruce Springsteen
Streets of fire, Bruce Springsteen
Be still my beating heart, Sting
The Lazarus heart, Sting
They dance alone (Cueca solo), Sting
Fragile, Sting
Fields of barley, Sting
Miss Sarajevo, versione George Michael
Time after time, Cindy Lauper
End of the night, The Doors
Riders on the storm, The Doors
Break on through (to the other side), The Doors
Mandela day, Simple Minds
Someone, somewhere in summer time, Simple Minds
New gold dream, Simple Minds
Wicked game, Chris Isaak
Nothing as it seems, Pearl Jam
Of the girl, Pearl Jam
Parting ways, Pearl Jam
Walking on the Chinese Wall, Philip Bailey
Hurricane, Bob Dylan
Duchess, Genesis
Behind the lines, Genesis
Nefertiti, Miles Davis
Long nights, Eddie Vedder
Guaranteed, Eddie Vedder
Song for you, Alexi Murdoch
All my days, Alexi Murdoch
Stairway to heaven, Led Zeppelin
I’ve been loving you too long, Otis Redding
The dock of the bay, Otis Redding
Do you know the way to San Jose, Dionne Warwick
I say a little prayer, Dionne Warwick
Walk on by, Dionne Warwick
Let’s get it on, Marvin Gaye
Sexual healing, Marvin Gaye
Mercy mercy me, Marvin Gaye
Juegos prohibidos, Andrés Segovia Torres
подмосковные вечера (canzone popolare russa)

очи чёрные (canzone popolare russa)

Калинка (canzone popolare russa)

Try me, I know we can make it, Donna Summer
MacArthur park, Donna Summer
Could it be magic, Donna Summer

Goodbye yellow brick road, Elton John
Crocodile rock, Elton John
Ray of light, Madonna
Água de beber, Antonio Carlos Jobim

One day I’ll fly away, Randy Crawford
Rainy night in Georgia, Randy Crawford
Rio de Janeiro blues, Randy Crawford
99, Toto
La femme d’argent, Air
Once in a lifetime, Talking Heads
Psycho killer, Talking Heads
Follow the sun, Xavier Rudd
Shine on you crazy diamond, Pink Floyd
Wish you were here, Pink Floyd
Comfortably numb, Pink Floyd
Eclipse, Pink Floyd
Us and them, Pink Floyd
Don’t stop the dance, Bryan Ferry
Avalon, Bryan Ferry
It hurts, Lotus Eaters
The sound of silence, Simon & Garfunkel
Scarborough Fair, Simon & Garfunkel
Diferente, Gotan Project
Triptico, Gotan Project
Época, Gotan Project
You can’t always get what you want, The Rolling Stones
Miss you, The Rolling Stones

Annunci

8 commenti

Archiviato in Ci salvi chi puo', Craps, Ho un'opinione su quasi tutto (ed accetto possa non essere condivisa, con garbo)

Expo 2015

In uno slancio patriottico che non sapevo di avere ma non dimentica della sfiducia che nutro per qualsiasi medio grande evento partorito da menti italiane, dalla politica italiana e su suolo italiano più in su della Sagra del Vino Novello ieri mi sono accaparrata un biglietto di ingresso per Expo 2015 che comincerà il primo di maggio in terra padana.
Confindustria locale, ma credo e spero anche quelle delle altre regioni, mettono a disposizione dei biglietti d’ingresso scontati per i dipendenti delle superstiti aziende del territorio alla modica cifra di venti euri, che mi sembra un prezzo accettabile.

All’inizio, e parlo oramai di diversi anni fa, avevo seguito con interesse tutte le vicende che avevano portato al nascere di questa manifestazione poi, alla seconda o terza lotta di poltrone, all’ennesima diatriba sui terreni da acquisire eccetera eccetera mi sono persa per strada.
Non so quindi a che punto siano con i lavori dell’area Expo, con il padiglione Italia e quelli dei vari paesi, non so fino a che punto siano state rinnovate, migliorate, potenziate le infrastrutture per accogliere, e lo spero davvero, milioni di persone.
So che da queste parti negli ultimi tempi ci sono stati dei lavori abbastanza frenetici sulla rete stradale.
Con uno stop brusco di qualche mese per il fallimento di un’azienda appaltante, ovvio. Poi una mattina sono ricomparse deviazioni, tute arancioni, camion che portano ghiaia, adesso dal terreno sbucano piloni come margherite.
Ignoro i dettagli ma colleghi mi dicono che tra poco mi sarà più comodo e facile raggiungere Multipaesana, sai la gioia.

Ho capito che già da tempo é stato cassato un progetto iniziale che a me pareva interessante, quello delle Vie d’Acqua: il progetto intendeva recuperare al loro ruolo originario, la navigabilità, i canali di Milano e delle aree circostanti.
Il motivo di questo abbandono penso sia stato la mancanza di soldi, ma va, e poi il fatto che molti comuni del circondario opponessero forti resistenze, questo per farla breve.
E questo è tutto quello che so di Expo 2015: niente.

Ci andrò quindi, se poi ci andrò davvero, praticamente ad occhi chiusi non sapendo affatto cosa aspettarmi e cosa trovarmi a un evento del genere.
Ma questo questo anche se si fosse tenuto a Stoccolma o a Brisbane: nella fattispecie, essendo nato e cresciuto tra molte polemiche in Italia, terra di ogni ladrocinio e sconcio e non avendo più seguito informazioni ed aggiornamenti al riguardo, per me sarà un quasi totale salto nel buio.
Non voglio essere pessimista e nemmeno menare gramo, voglio tenere aperta la mente alla possibilità che, anche solo per leggi probabilistiche, ogni tanto si possa a produrre qualcosa di positivo.
Sono curiosa, sono possibilista, non mi spingo oltre: intanto mancano solo tre mesi.
Unica mia certezza che, dato il tema, di sicuro qualcosa si mangia, ed è già un buon inizio.
Incrociamo le dita e speriamo di non fare una figura di merda.

***************************************************************

di ritorno da breve visita al sito ufficiale, che non è male: lingue in cui è disponibile, italiano, inglese, francese.
Come nel 1972. No spagnolo, no cinese, no russo, no tedesco, no portoghese.
Senza parole.
Perciò la stiamo già facendo una gran figura di merda, ecchici.
***************************************************************

11 commenti

Archiviato in Ci salvi chi puo', Craps

Senza titolo

Non voglio assolutamente buttarla in politica, cioè in vacca, me ne guardo bene, anche perché credo che questo o quel Piripicchio al governo non avrebbe potuto, nel contingente, fare molto di più o di diverso, che non potevano mica partire lui ed i suoi con la bettolina.
Anche perché non c’è nessun Piripicchio italiano che mi fa battere il cuore o al quale mi sentirei di dare sessanta euro in tutta fiducia per andare a pagarmi una bolletta in posta.
Leggiucchio, cerco di tenermi informata: su certe proposte, idee o persone ho delle mie idee, ma a volte a distanza di tempo rivedo anche qualcuna delle mie opinioni e non me ne vergogno.
So solo che sarà un bel casino andare a votare però, se e quando ci saranno le prossime elezioni, ma il senso vero era ed é che non sono né mi sento schierata da nessuna parte, ed era precisazione necessaria.

Però consiglierei a questo ed altri Piripicchi di riflettere prima di aprire la bocca, di accertare le fonti prima di fare certe dichiarazioni in mondovisione, piuttosto tenersi un po’ sul vago e precisare meglio in seguito, che in genere è quello che fanno le persone serie quando una situazione é complessa e confusa e non si sono potute ancora accertare un sacco di cose.

Poi in genere, ma è il parere di una che d’italiana non ha nemmeno la faccia, se uno vuol fare una bella figura é sempre meglio dare prima la versione peggiore, quella possibilmente più tragica considerato lo scenario, e poi eventualmente restringere i danni, limitarsi a quelli effettivi. Perché adesso salta fuori che all’appello forse mancherebbero 179 persone, 179!
Quando ieri sera sono andata a dormire le vittime erano sette, per modo di dire ovviamente solo sette, e la faccenda sembrava “conclusa”, nulla faceva presagire da quello che sentivo e leggevo, quello che si apprende oggi.

Sebbene generalmente spesso incavolata nera, e disgustata, per come vanno le cose in questo stivaletto ammaccato e consunto penso che tra gli italiani, specie nei ranghi medi e bassi, insieme ai furbetti ci sia ancora della brava gente, gente capace, gente come quelli che in situazioni di emergenza con la testa bassa e la bocca chiusa riescono a tirare fuori dai guai un sacco di persone.
Peccato che siano quelli che, perlopiù, non contano un casso, e che continuano a stare zitti, perché noi italiani siam fatti così, ci piace star tranquilli.

Anche se son pagati per fare quello, che non è che tutti il lavoro se lo vanno a scegliere, o che ci sia scritto nel loro contratto che debbano crepare al posto mio e pagare loro per una serie di inefficienze del sistema, non solo italiano, inefficienze o leggerezze madornali che si ritengono, a torto, impensabili alle soglie del 2015.

L’astronauta Cristoforetti, con tutto il dovuto rispetto, ci saluta con la manina dallo spazio e un traghetto partito dalla Grecia non riesce ad arrivare in Italia?
Sí, Nonostante tutta la preparazione e la prevenzione possibile, indispensabili, le tragedie succedono e continueranno a succedere.
Succede agli italiani, agli svedesi, agli americani, ai malesi, ai montenegrini, a quelli messi peggio e a quelli messi peggio di noi.
Probabilmente si poteva fare di meglio, ma vero anche il contrario.
Non sono una di quelli che ritiene sia possibile avere il controllo di tutto nella vita, tantomeno di tegole, cirrocumuli, correnti ascensionali o discensionali, marosi, faglie geologiche e tutta la tettonica a zolle, malfunzionamenti ed avarie, e meno che mai ritengo sia possibile eliminare del tutto errori e leggerezze umane.
Non ci arriveremo mai.

Invece per quello che esce dalla bocca si potrebbe usare una certa prudenza, si dovrebbe, specialmente in certi ruoli istituzionali e con gente pagata, non so se fior di soldi, negli uffici stampa.
Non solo per il rispetto della verità e delle persone coinvolte, che non penso nemmeno Piripicchio volesse o sapesse di mentire, ma perché ci rimanga almeno un briciolo di credibilità e di autorevolezza, dentro e fuori i confini.
Insomma, una leggerezza non da poco, a prescindere da come vada a finire.
A seguire anche un bel pastrocchio internazionale di cui già non si capisce più niente ma, principalmente, una tragedia alla quale non riesco a smettere di pensare.

8 commenti

Archiviato in Ci salvi chi puo', Outlet valve

Auguri e tecnologie

Ho finalmente realizzato che non sopporto questa becera usanza, oramai già diventata tradizione da anni e come tale consolidatasi, di fare gli auguri, di Natale, di Buon Anno, di Pasqua, per Hanukkah, per il Ramadan, per la Festa dei Ciliegi in Fiore, la nascita di Mao, la morte di Stalin, per un esame, per un intervento, per qualsiasi evento piacevole o spiacevole che si reputi importante o significativo per la persona destinataria (o il più delle volte per se stessi), a mezzo sms o equivalente social tipo Whatsup.
Twitter non so perché, me li farebbe girare ancor di più, primo perché tanto lo sopporto che ho chiuso il mio account dopo due giorni, secondo nel caso in cui nell’augurare qualcosa di bello a qualcuno, che si suppone mi sia in qualche modo caro, o per stargli vicino in un momento così così, mi servissero cento cinquantuno lettere, invece di quelle previste/consentite.

Lo trovo davvero impersonale, gretto, sgradevole, e non voglio cascarci più, nemmeno io, anche se é tanto più scomodo, meno veloce, emozionalmente ed umanamente più impegnativo, anche se bisogna lambiccarsi un po’ il cervello, personalizzare, magari ciucciarsi anche il racconto delle coliche gassose dell’infante, del coniuge che ha perso il lavoro, del papà anziano che se lo sta mangiando vivo l’Alzheimer.
Perché si sta diventando così, 1008 followers su Twitter e 863 amici su Facebook, ma nessuno con cui andare al cinema o a mangiarsi un gelato.
Su Pinterest io stessa raccolgo gli entusiasmi di molta più gente di quanta ne verrebbe ad un mio compleanno o al mio funerale.

Avevo già espresso in un post il mio sbigottimento per delle condoglianze fatte via sms alle quali mi era capitato di far da testimone, quando anche alla socialmente autarchica che è in me era parso si stesse raschiando il fondo del barile, che si stesse andando oltre.
Inutile, pertanto, ritornare sull’argomento, dico solo che io una persona che mi mandasse un sms alla morte di un genitore, del compagno, di un figlio, la manderei a cagare, ma non per SMS o via Whatsup.
Quando, tra brevissimo, (ne son certa) mi chiederanno di scrivere un libro sul bon ton e la netiquette per far fronte alle sfide del 21* secolo le condoglianze via SMS saranno uno dei più grandi NO-NO-MUST-NOT, ma ci sarebbe anche un breve paragrafo su auguri, in bocca al lupo, buoni compleanni e così via.
Il discorso ovviamente non vale se stasera esco a cena con un’amica per festeggiare il suo compleanno e poi domani, che é realmente il giorno del compleanno, la mattina o quando mi pare nel corso della giornata le rinnovo i miei auguri.

Tutto questo lo pensa una che la tecnologia la AMA e che ne fa un grande uso, una che aspetta solo di capire cosa diavolo siano anche i Google Glass, quanto costano e che magari arrivino presto alla Lidl, se solo ci trovasse un’utilità, la possibilità di farci cose nuove, una che nemmeno vorrebbe tornare a penna e calamaio, alla bella grafia e agli svolazzi.
Però un pó di Umanità si, dai.

Capisco se tra augurante e l’augurato ci sono 12.000 km di distanza e otto o nove fusi orari, caso in cui una telefonata magari a ruota libera e non combinata su Skype o FaceTime verrebbe a costare più della cessione del quinto, e sarebbe anche difficile trovare l’orario idoneo, ma con gente che abita dietro l’angolo, o nella tua stessa città, come a Mondovì o a Barletta, ci si potrebbe anche sprecare, e alzare quel telefono.

Invece abbiamo tutti voglia, é la mia impressione, di farla corta e di ritornare ai nostri fattacci il prima possibile, però con la sensazione-illusione di essere stati splendidi, amabili, proprio delle personcine tanto care, di essersi già scavati una nicchietta più comoda e dotata di ogni comfort nel nostro personale paradiso che ci aspetta a porte spalancate.

Io l’ho fatto, non voglio farlo più, é troppo brutto, é troppo triste.

(Intanto, qui, continua a nevicare).

14 commenti

Archiviato in Ci salvi chi puo', Craps, Outlet valve

E poi Cin Cin

Adesso manca solo il discorso di fine anno a reti unificate del PdR, insieme ai petardi di qualche idiota che faranno solo morire di paura i “miei” ed altrui cani, e magari infastidiranno anche qualche neonato, tutti i malati o un nonnetto un po’ rimba, per dichiarare ufficialmente, e finalmente, chiuso quest’anno.
Per tutti gli stronzi che ci perderanno un occhio o la mano dovrebbero prevedere cure a carico loro, e non del SSN, e la galera a vita qualora ci andasse di mezzo qualcun altro che non c’entra niente.

Se posso dire, lo dico, un altro anno di mmerda, ma già qualche passettino avanti rispetto al precedente, anche se non so bene avanti verso dove.
Un anno comunque meno melmoso e statico del 2013, e velocissimo.
Pochissimi eventi significativi che hanno però sbloccato, in qualche modo, situazioni stagnanti, poi si vedrà.
Fino ad adesso, e per mia grande fortuna, come l’anno scorso un autunno-inverno non particolarmente freddi.
Potrebbe però nevicare, dicono, nei prossimi giorni.

Mi ero detta proprio oggi “potrei inaugurare il nuovo anno con un gesto plateale, quasi cinematografico, cioè buttando via un sacco di fotografie (cartacee) di eventi e persone lontane nello spazio e nel tempo”, ma già adesso, poche ore più tardi, non so se lo farò.
Sarebbe solo un gesto di stizza, inutile, infantile, patetica ritorsione contro chi nemmeno sa.
Forse lascerò perdere e mi farò un piatto di bene auguranti lenticchie, e dal tre p.v. andrò per saldi a cercare un maglione nero a V, che il mio me l’han fatto fuori le tarme quest’estate.
Non lo chiamo nemmeno shopping, devo semplicemente sostituire un capo essenziale nel mio guardaroba, non ho voglia ed intenzione di spendere soldi in cose frivole e non necessarie.
In questi ultimi mesi sono stata bravissima nel non farmi corrompere, proprio la formichina delle favole di La Fontaine.

Oggi mi sembra che il polpaccio stia meglio, ancora un paio di giorni di fermo, e poi gradatamente ricomincio col fitness plan.
Ne ho proprio voglia, mi sembra già di imbolsire, e nemmeno voglio perdere i risultati che ho raggiunto in due mesi di costante allenamento.
Così, con un po’ di endorfine in corpo dovrebbe anche finire la storia della Siberia che mi sta giusto-giusto rincitrullendo da quando cerco di muovermi il meno possibile e non so cosa fare della mia vita.

Ho scaricato gratis, e cominciato a leggere, ben due pagine, l’ebook di Guerra e Pace, ma quando ho visto il numero delle pagine e dei capitoli a seguire mi è venuto un colpo e son crollata.
Per ora soprassiedo, magari mi cerco ancora un giallozzo scandinavo che, onestamente, é molto più alla mia portata, o un altro libro di viaggi di Colin Thubron, che é una specie di Mito Vivente per me, insieme al ben più ridanciano Bill Bryson.
Ce ne sono altri di suoi libri, oltre a in Siberia, di là sullo scaffale, sezione Viaggi, ed anche di Bill Bryson.
Sono i più letti in assoluto.

Se sapessi pregare e avessi una qualsiasi fede pregherei per il futuro dell’Italia e del mondo.
Anche se andando per i novanta mi accorgo che, in generale, non si diventa più ottimisti, mi sembra che adesso siamo proprio ad un passo dall’Apocalisse.
Ieri nella mia siesta pomeridiana pagana leggevo sulla prima pagina di un quotidiano del numero impressionante di gente che perde il lavoro e, già a partire dai 35/40 anni, di quanto poi sia difficile ricollocarsi (e tirare a campare in un paese che ti da due dita nell’occhio nel momento del bisogno).
Magari il giorno di Natale potevano anche evitarselo, e lasciarci ingozzare in pace, ma mi è venuto un brivido per la schiena e da verme quale sono ho pensato “speriamo non tocchi mai a me”.

5 commenti

Archiviato in Ci salvi chi puo', Craps, Outlet valve

Filosofia da 5 centesimi

Oggi e ieri due di quei giorni nei quali se avessi potuto avrei spento tutto, tranne le funzioni vitali, per risvegliarmi tra un po’, magari già col sole e senza panettoni e Babbi Natale nella vita più liscia, piena e spumeggiante di qualcun altro.
O anche nella mia se solo le cose si mettessero un po’ a posto, e non che non ci stia lavorando, santiddio.
Magari, però, anche una salutare botta di culo ogni tanto non sarebbe male.
Perché le botte di culo e la fortuna esistono, come la sfiga.

Il pensiero occidentale e la nostra cultura attribuiscono un’importanza eccessiva alla razionalità e alle effettive possibilità di indirizzare le nostre vite nelle direzioni che vogliamo, nelle piccole e grandi cose.
Io ci credo sì e no, e cioè solo fino ad un certo punto, che volere é potere, e molto più per le questioni minori, quasi mai per quelle fondamentali.

Tipo, ci credo sì che se voglio posso perdere ancora due chili, ed imparare il russo per benino, ma se fossi nata nella Corea sbagliata e nel 99% sbagliato della sua popolazione starei succhiando radici amare dopo aver sgobbato diciotto ore in un campo di lavoro, altro che perdere due chili ed i podcasts di Russianpodcast101.com.
Anzi, in un campo di lavoro io sarei già seccata dopo una settimana.

E se fossi nata in qualche altra zona rurale del nostro bel pianeta avrei sgravato diciotto figli, mi resterebbero due denti in bocca e mio marito-padrone mi prenderebbe a legnate, un giorno sì e quell’altro pure, da quando avevo undici anni.
Prima, infatti, ci avrebbe pensato mio padre.
Anche qui, forse sarei già seccata ad anni ventuno, al sesto marmocchio.

Non escludo peraltro che anche così, con due denti in bocca e diciotto marmocchi scalzi, sporchi, discretamente affamati e per nulla istruiti si possa essere felici, o trovare un equilibrio nel compromesso, come siamo costretti a fare tutti.

E poi, anche se l’avessi voluto con tutta me stessa impegnandomi dodici ore al giorno ogni giorno, fino a farmi sanguinare i piedi e a lacerarmi ogni giuntura e muscolo, non sarei mai potuta diventare prima ballerina alla Scala.
Dio solo sa quanto mi sarebbe piaciuto.
Infatti sono stata concepita in legno massello, nemmeno in truciolato, elastica e flessibile come una corda di violino anziché un giunco.
Non sarei mai potuta nemmeno diventare una mediocre majorette da ultime fila alla Sagra dell’Uva, se é per questo.
Quindi: ma di che stiamo parlando?

Comunque, nel caso esistesse una seconda vita, vorrei sceglierla io l’esistenza nella quale infilarmi anche solo per qualche giorno.
Prima vorrei leggere per benino e studiarmi le clausole del contratto, visionare una preview su YouTube, che mi hanno già incastrata e fregata una volta, senza che nessuno mi chiedesse niente di quello che avrei preferito.
Tipo nascere con una pelle che si abbronza, e flessibile come un giunco come una Carla Fracci, e molto altro anche di più importante.
Se no tanto vale tenermi la mia, piena di pezze e tutta rabberciata.

So, so che la fuori c’è della gente alla quale gira tutto, o parecchio, per il verso giusto. Non moltissima gente in verità.
Sicuramente sono stati meritevoli ma, anche, ove io possa giudicare e fare delle valutazioni conoscendo la situazione ed i retroscena, hanno avuto culo.
Quasi sempre più culo.
Sanno anche, c’è da dire, sapersi vendere molto bene, facendo sembrare sempre tutto una meraviglia, un letto di petali di rose senza spine.
È questa forse una qualità?

Ieri avevo anche addosso un sonno quasi letargico, eppure avevo dormito e non c’erano arretrati da scontare, in più un’ indolenza da gattastra da divano e, se avessi potuto, non avrei fatto niente, nemmeno il più piccolo movimento, se non stare sdraiata ad ascoltare il mio respiro e vedere scorrere le ore di un’altra giornata cupa e fradicia, inutile.
Allegria.
Cosa che ho comunque potuto fare dal tardo pomeriggio visto che sono parecchio fuori zona rispetto al 38* parallelo e nessuno, ancora, mi aspetta a casa per riempirmi di botte.
Quindi, che fortunata che sono!

Ah, per la mia iscrizione ad una delle associazioni di consumatori esistenti sul patrio suolo: no, non ne valeva proprio la pena, sessanta euri gettati.
Quello che hanno fatto è quello che avrei fatto e stavo già facendo da sola.
Però, magari, mettere allo sportello qualcuno con un minimo di preparazione e competenze anche giuridiche, no eh?
Magari qualcosa di più, anche solo di vagamente più professionale di un’alzata di braccia al cielo per i miei problemi di stalking telefonico (due chiamate in due ore sul cellulare proprio ieri mattina) l’avrei rimediato.

8 commenti

Archiviato in Ci salvi chi puo', Craps, Outlet valve

Ciccia russa

Per una volta, forse, con le idee chiare.
A differenza di numerosi altri “rientri”, dove per rientro non intendo necessariamente il ritorno da una vacanza in un altrove ma la fine delle vacanze estive e il lento declino dell’estate, quest’anno mi sembra di avere le idee un pochino più chiare.
Visto che quei pochi giorni liberi che ho avuto li ho trascorsi a casa, come peraltro l’anno scorso, e in entrambi i casi non è stata una scelta del tutto slegata dal timore di possibili ristrettezze economiche, che ovviamente avrei preferito e mi avrebbe fatto bene anche cambiare un po’ aria, e poi un po’ anche complice la pioggia continua, ho avuto modo di pensare e di vedermi dal di fuori.

Quello che ho visto dal di fuori in quella settimana e manciatina di giorni di riposo, e mi limito per ora solo all’esterno, ha cominciato a farmi paura.
Mi ero accorta in realtà già da tempo che negli ultimi mesi, forse dalla primavera, avevo cominciato a metter su chili, e non c’era bisogno di controllare la bilancia (che fino a qualche settimana fa non possedevo nemmeno) perchè tutte le mattine nell’infilarmi non tutti ma alcuni delle paia di pantaloni che possiedo vedevo giorno dopo giorno lievitare un preoccupante miscuglio di panza e maniglie dell’amore fino al raggiungimento di uno dei più sgradevoli (secondo me) effetti estetici, il cosiddetto muffin top.

Cioè, diverse paia di pantaloni mi vestono ancora normalmente o mi sono addirittura larghi, ma solo perché in passato ho spesso sbagliato taglia nel comprarli, soprattutto quelli che hanno una componente di fibre elastiche. Oggettivamente, pur non avendo misure fuori dalla norma o così anomale, faccio sempre difficoltà a trovare pantaloni che mi vestano decentemente, e non dico nemmeno a pennello, anzi è proprio una mission impossible.
Penso che sia in parte per via della mia costituzione fisica e dell’odiatissima moda, per fortuna adesso esaurita, di fare pantaloni a vita da bassa a bassissima.
Mentre i secondi li ho sempre evitati come la peste bubbonica, con qualche chilo in meno anche il pantalone con la vita un po’ più bassa dello standard, ovvero che “segna” due dita al disotto dell’ombelico, non stava male e anzi valorizzava la curva dei fianchi e la linea della vita.
Purtroppo per via della mia altrettanto odiatissima costituzione fisica verso la fine dell’inverno ho cominciato a perdere di vista il punto vita e somigliare sempre più al mio scaldabagno.

Nemmeno so se sia corretto definirla una costituzione a mela, ma certo è molto più mela di quanto sia a pera visto le gambe lunghe e sottili e le spalle da muratore bergamasco (forse potrei essere triangolo invertito ?!?): sta di fatto che quando per sedentarietà o abuso di carboidrati accumulo grasso questo si deposita prevalentemente in zona addominale, ed il resto abbastanza uniformemente ma sempre nella parte superiore del corpo.
Non sono grassa, non lo sono mai stata, sono leggermente sovrappeso: un giorno però mi sorpresa nello specchio di un negozio e, d’acchitto, non mi sono nemmeno riconosciuta.
Lì ho capito che dovevo davvero fermare, se non invertire, e in modo forzato, questo trend.
Sì, perchè oscillazioni di peso anche di 4/5 chili = 1 taglia mi succedono spontaneamente, senza che nemmeno me ne accorga, solo perchè ci sono periodi in cui mangio di più, altri in cui il cibo è meno importante e consolatorio.
Questa volta invece la fase di accumulo grassi durava da troppo tempo, e si stava cronicizzando.
Oltre al fattore estetico l’altro fattore scatenante è stato il preoccupante mal di schiena che mi affligge ultimamente, e non che sia una novità dato che soffro di mal di schiena da tempo immemorabile.

Nonostante abbia ripreso a giocare a tennis due volte alla settimana (e continuerò così anche se costretta a giorni diversi), e nonostante siano la sedentarietà e la rigidità muscolare a causare questi dolori, praticare questo sport non è nè specifico nè sufficiente per contrastare i miei due problemi, ciccioli e mal di schiena, mal di schiena e ciccioli.
Era fine agosto ed è scattato qualcosa dentro di me, una molla.
Quando mi parte la molla devo solo sperare che continui e resti in carica per un po’.

Dal 1° settembre, cioè da poco, ho cominciato a prestare più attenzione alla mia alimentazione, ad eccezione di oggi, stra-abuso di deliziosi irresistibili baci di dama.
Non a seguire una vera e propria dieta, che conoscendomi so non riuscirei mai a seguire visto che richiede troppa organizzazione e mi sa di triste e poco fantasioso, ma a tagliare, evitare, ridurre qualche cosa qua e là, e ad ingozzarmi di megainsalate miste, e non è certo un sacrificio visto che le adoro.
Di tanto in tanto mi lancio in sessioni ginniche casalinghe (risparmio soldi, di tempo, benzina) seguendo uno dei tantissimi video e canali appositi disponibili su Youtube: basta avere un tappetino da yoga e un paio di bilancieri della Decathlon, magari anche dei pesi/cavigliere.
Mi sono anche presa, sempre da Decathlon, la corda per saltare.
Da piccola, cioè mille anni fa, ci saltavo come una cavalletta ma adesso saltare alla corda é un’attività estenuante, getto la spugna dopo tre minuti, con la faccia paonazza e la lingua di fuori.
E non potevo certo perdermi la gymball in vendita da LIDL (7,99€ qualche settimana fa) che però non ho ancora avuto modo di sperimentare, ma deve essere perfetta per il mal di schiena.

La triste conclusione, a me già nota da anni: purchè NON sia esercizio cardio dove entro in affanno in brevissimo tempo, per flessibilità, forza, resistenza ho la resistenza di un mulo e mi diverto pure.
Con gli esercizi cardio no, non posso proprio dire di divertirmi, è na’ fatica bestiale.
Il programma con il quale mi trovo meglio è quello iniziale per semischiappe “30 Days Shred livello 1” della celeberrima Jillian Michaels ma, cercando, ho trovato risorse infinite, validi programmi fitness per tutti i gusti e per tutte le necessità, e tutti gratuiti.
Avendo questa valida alternativa credo proprio che non ci sarà nessuna iscrizione alla mia vecchia costosa palestra nemmeno per quest’anno, anche perché quelle low-cost non mi convincono.

La seconda novità, e sono la prima io a stupirmi di questo ritorno di fiamma perché credevo di averci messo una pietra sopra a inizio 2008, è che mi è venuto il trip di riprendere lo studio del russo.
A che cosa mi serva e a che cosa mi servirà sapere il russo alla soglia dei novant’anni non è dato di saperlo, ma penso che qui la molla sia scattata perchè tendo sempre, prima o poi, a portare a termine le cose che inizio, magari senza guardare troppo alla tempistica, ma in corsi e ricorsi storici.
Infatti, se avessi continuato spedita e non avessi interrotto il mio studio, sarei adesso quantomeno fluente.

Non lo parlerei comunque con nessuno se non con le paciose badanti ucraine che si ritrovano ai giardinetti di Vorkuta, non lo parlerei per lavoro, non ho amici russi e non ho più alcun rapporto con la Russia da un sacco di tempo.
Non ultimo la Russia è troppo fredda climaticaticamente per i miei gusti per destare in me accesi entusiasmi, rimpianti o sogni a occhi aperti di improbabili svolte di vita e trasferimenti.
Io da qui le chiappe le sposto solo per andare a stare al sole, in un clima temperato, vicino al mare, e sempre in Europa, almeno questo mi è chiarissimo da tempo.
Vero però che mi piacerebbe molto fare un viaggio nella wilderness Siberiana, in zone remote e relativamente incontaminate e poco occidentalizzate, dove ancora regna assoluta e la fa da padrona la natura, maestosa.

Per finire, e certamente perchè oltre la ex Cortina di Ferro io non ci ho mai vissuto, preferivo la Russia del prima perestroika: almeno era un paese completamente diverso e non un quasi clone che rincorre sfacciatamente ed esasperandoli i peggiori vizi, valori, miti e costumi dell’Occidente.
Così, almeno, mi pare sia diventata la Mosca degli ultimi anni, ma è anche vero che Mosca non è la Russia, e che si tratta di un paese immenso, in grande parte ancora sconosciuto, e per questo non privo di un certo fascino.
E poi quanto mi aveva fatto sognare il Dr. Zivago, e quella musica melanconica, e Julie Christie con il colbacco e il maglione panna a collo alto, bellissima, e le distese sterminate di neve.
E i racconti di Cechov che mi piacevano tanto a vent’anni: insomma, se li cerco ne trovo di perché ho attaccato con il russo e non, ad esempio, con i balli latino americani.

Oltre al fatto che sembro più russa di molte russe, il russo è una lingua bellissima: mi piacciono i suoi suoni, mi piace il suo lessico sterminato, mi piace perché esprime e riflette alla perfezione ogni vibrazione del complicato, insondabile ed ipersensibile animo russo, apparentemente gelido ed inerte invece caldo, e passionale come pochi.

Ma è anche, ahimè, una lingua oggettivamente molto difficile, ed ogni giorno ci sbatto la faccia.
Anzi, quando ho mollato uno dei motivi era che mi ero proprio stufata di scontrarmi contro quegli ostacoli quasi insormontabili per noi Italiani, i FAMIGERATI aspetti dei verbi e l’uso dei verbi di moto.
Mi sono trovata una professorina madrelingua, giovane e poco esosa, dotata di tanta pazienza, di volontà granitica e dei tipici occhi di ghiaccio dei russi determinata, perchè si tratta di una sfida anche per lei, a riportarmi in breve tempo agli antichi fasti e splendori.
Dove per antichi splendori si intende un misero livello B1 del quadro linguistico europeo, in altre parole un basso intermedio.
Farei i salti di gioia se riuscissi a superare l’esame TORFL, fine febbraio 2015 o Luglio 2015, si vedrà la data per me più opportuna, se e quando sarò pronta.

Il secondo motivo per cui mi sono ributtata in quest’ impresa è che avendo assolutamente bisogno per mia natura di sfide, stimoli, curiosità e gratificazioni di tipo intellettuale che Multipaesana è assodato non possa darmi, mi sembrava un’ottima attività per far fare un po’ di esercizio a quel mononeurone che mi è rimasto nel cervello, che è poi il motivo per il quale iniziai nell’ottobre del 2004.
Null’altro che questo, non credo che la conoscenza del russo possa aggiungere più di tanto al mio cv, alle mie quotazioni sul mercato, lo fo’ per me e perché mi diverte, ci trovo gusto.
Non essendo particolarmente social, non offrendo Vorkuta niente di che, odiando il lungo inverno lombardo veneto ecco come sopravviverò per i prossimi cinque o sei mesi.
Comunque, se mi pagassero per studiare quello che mi piace potrei tranquillamente farlo per otto dieci ore al giorno, e sarei la persona più felice della terra.

До свидания

2 commenti

Archiviato in Ci salvi chi puo', Craps

Una logica inoppugnabile, succede a Vorkuta

Succede a Vorkuta, cioè, è successo ieri.

Dopo quattro anni ininterrotti durante i quali la mia compagna di racchetta ed io abbiamo giocato a tennis insieme due volte la settimana, il martedì e il giovedì, dalle 19:00 alle 20:00, tranne piccoli stop per suo lutto in famiglia, mia distorsione ad una caviglia e brevi malattie di entrambe, ieri il Dio del Tennis ha deciso che non potevamo continuare con questa che era diventata una piacevole e salutare abitudine.
Una specie di rito antropologico anche, visto che si conclude(va) sempre con il fumarsi insieme una non tanto salutare sigaretta e due chiacchiere del più o del meno sedute su una panchina nella bella stagione, o in macchina con la pioggia o con il freddo.
Non abbiamo mai creato problemi, pagamento anticipato su base mensile, sempre puntuali come una cartella di Equitalia sia nell’entrare che nel lasciare il campo.

Per un qualche non ben precisato motivo che comunque non mi è difficile subdorare, si veda più avanti, ieri l’illuminata “direzione” del centro sportivo ci ha comunicato che per noi non sarebbero più state disponibili due ore alla settimana, ma solo una, probabilmente quella del giovedì.
La cosa ci ha molto sorpreso anche perché, come sempre, avevamo già espresso l’intenzione di rinnovare anche quest’anno per tutto l’anno e, anche se ovviamente non c’è mai stato un contratto o un impegno scritto, pensavamo che nessuno ci avrebbe mai potuto “rubare” un’ora.
Insomma in un mondo di gente perbene e di galantuomini noi avremmo una sorta di diritto di prelazione, o simile: siamo arrivate prima, nel settembre 2010, chi viene dopo si becca le ore e i giorni rimasti.

Scrivo la “direzione” tra virgolette perché si tratta di un umilissimo centro sportivo comunale con campi in un usurato stinto linoleum, con vecchietti sputacchianti che giocano a briscola o a biliardo nel baretto accanto, marmocchi che girano ovunque con monopattini e roller, mamme che pascolano infanti, e così via.
La direzione consta di un simpatico tizio in ciabatte e maglietta che gira ogni tanto a controllare che non succeda nulla di strano.
Il prezzo è, lo riconosco, politico: per altri campi, seppure in nobile terra rossa o comunque assai meglio tenuti, ci chiederebbero un po’ più del doppio.
Quindi non un blasonato patinato circolo del tennis che ci costerebbe cinque mesi di stipendio cadauna ma un posto molto, molto informale dove peraltro ci siamo sempre sentite a nostro agio e, inoltre, è comodissimo per entrambe.
In zona c’è solo un altro centro sportivo dove si può giocare a tennis, ma ci sto arrivando.

Ora, é evidente che la direzione può dare il campo a chi vuole, e non più a noi perché siamo diventate brutte e cattive anche se, magari, sarebbe stato meglio, per correttezza, se ce l’avessero detto quando la stagione è ricominciata tre settimane fa.
Però, dopo quattro anni in cui siamo state loro fedeli ed affezionate clienti assegnare la nostra ora a uno stronzo di maestro comparso nella loro vita almeno tre anni dopo di noi, stronzo di maestro che ci aveva già chiesto se potevamo cedergli quell’ora e al quale era stato risposto che no, non potevamo, ci é parsa davvero una grossa ingiustizia, una bastardata, un tradimento.
Anche perché ci sono stati dei periodi, specie in inverno, in cui noi eravamo gli unici esseri viventi a frequentare quel posto che adesso, invece, pare stia proprio diventando più popolare, nel senso di conosciuto, perché popolare tale e quale é rimasto, per fortuna.
Probabilmente garantendo loro più ore alla settimana e magari pagandole anche di più di noi, tanto incasserà tutto come si sa, mai visto un maestro di tennis staccare una ricevuta, il maestro avrà avuto più potere contrattuale di noi.
Però che schifo.
Io sarei tentata di mollare del tutto, e di trovare un altro centro dove giocare, solo che a Vorkuta c’è una tale penuria di campi da tennis che praticamente è una lotta per arrivare primi, specie se si vuole giocare con regolarità.

Pensando come venire a capo di questa cosa, ci dispiace troppo perdere la seconda ora e poi é una questione di principio e di dignità, oggi mi sono ricordata che, non lontano dal nostro amico in ciabatte e dal baretto dove giocano a briscola, esiste un altro centro sportivo dove ho giocato qualche volta una decina d’anni fa.
Non ho mai capito se fosse comunale o privato, ricordo solo che era difficilissimo trovare ore disponibili, come peraltro in tutta la provincia di Vorkuta, a meno che non ci si iscriva a costosi e spocchiosi club privati.

Oggi li ho chiamati e, nella tipica tradizione italica per la quale il cliente o utente che sia é uno stronzo a prescindere, per un paio di ore non mi ha risposto nessuno, nemmeno uno straccio di segreteria telefonica, e volge l’anno 2014.
Deduco quindi che non si tratti, o non si tratti più, di campi privati, ma che in una delle tante inspiegabili occulte ed oscure metamorfosi che hanno sempre a che fare con la res publica, questi siano diventati più che altro comunali, magari anche solo di proprietà pubblica e poi gestiti da privati.

Quando, ore più tardi, qualcuno si degna di rispondere una squillante voce di donna mi dice che é il CSI, che io non so per quale strano meccanismo interpreto come Centro Sportivo Italiano, qualcosa che mi sa tanto di Primo Ventennio, di …. gioventù gioconda e bella sei la vivida fiammella…, e di mens sana in corpore sano e di memento audere semper.
La signora mi spiega che “i campi, che si trovano ad un palmo dal mio naso, sono della Provincia”.
Benissimo, le dico, vorrei sapere come fare per prenotare un campo, di suo nonno, della Provincia, quei campi lí insomma, di via Wwzzyy in Vorkuta.
La signora perde tutta la sua giovialità e si spazientisce, anzi, già contrariata aggiunge sibillina che i campi della Provincia, e come fare a non saperlo é il fumetto che vedo, non si possono prenotare.
Incredula e confusa chiedo allora ingenuamente come si possa giocare a tennis lì che sarebbe quello il motivo per cui essenzialmente chiamo, e mi viene risposto tale quale che “uno viene qui, se c’é un campo libero gioca, se no non gioca”.
Una logica davvero inoppugnabile, e cosa poter obiettare di fronte a tanta saggezza?
Ovvio che la signora sia solo ambasciatrice che non porta pena e che una tale pensata non può che essere stata partorita negli Alti Quartieri Generali, Ufficio Sport, di Vorkuta.
Congratulazioni vivissime.
Però sono gratis, neee.
Io non li voglio gratis, vorrei pagare, pagarli il giusto, ma sapere che stasera giocherò a tennis, non che stasera forse giocherò a tennis, e cioè probabilmentemente quasi mai.
A meno di non essere un pensionato baby che ci prova di lunedì mattina ore 8:30 a febbraio, perché già d’estate alle 8:30 AM la vedo dura, oppure un bambino in età prescolare non accompagnato.

Immagino la scena: uno esce di casa dopo aver preparato la sacca, messo nel baule racchetta e palline, o magari già vestito di tutto punto, io con i capelli legati e puntati come si deve, con il reggiseno antisismico della LIDL, poi si fa pochi chilometri in macchina (io) nel traffico infernale di Vorkuta / Calcutta, macinando un chilometro in dieci minuti quando va bene, in quaranta quando va male, spende dagli 1,65€ agli 1,70€ e più per un litro di benzina, che non tutti gli abitanti della nostra generosa e bella provincia abitano dietro l’angolo, rinuncia ad un film al cinema, a una serata con amici o alla depilazione casalinga solo per dire a parenti o amici, al proprio gatto o all’antifurto “vi saluto tutti perché stasera FORSE, se mi va di c..o, gioco a tennis?”, e questo non una volta all’anno ma una, due volte alla settimana?!
Per poi magari, assai probabile in orari serali, fare marcia indietro e ritornare a casina?
Ma io vorrei vederli, vorrei conoscerli quelli che sono riusciti a trovare libero un campo al primo colpo: immagino i residenti del quartiere, nessun altro.
Però pare di sí, é così che funziona, una lotteria del tennis, ritenta che sarai più fortunato.

Senza parole, davvero: solo a Vorkuta.

Lascia un commento

Archiviato in Ci salvi chi puo', Outlet valve

Lunedì

OK, me l’aspettavo, non ci avrei scommesso che potesse durare a lungo, del resto le cose che vedo io evidentemente le rilevano anche altri occhi, più giovani e freschi, lucidi e disincantati.
Insomma, l’Ultimo Acquisto Aziendale, il Rinforzo Puntello al nostro Ufficio al quale furono ingenuamente promessi mari e monti, dopo poco più di un mese se ne è andato, e qui siamo di nuovo in braghe di tela.
Persino questa vecchia Volpona che sapeva che sarebbe successo, e in tempi brevi, non si aspettava così presto.
Dimissioni immediate poi, come se fosse scoppiato un focolaio di ebola, ma senza neanche togliersi garbatamente qualche sassolino dalle scarpe, che almeno la ns Risorsa poteva permetterselo, anche se i segnali di insofferenza e incredulità per come vanno le cose, per chi voleva vederli, c’erano tutti già dopo pochi giorni.

Se da un lato umano mi dispiace per la sua “dipartita” perchè era una persona carina, simpatica, gentile, interessante e riservata il giusto, dall’altro la cosa biecamente rincuora perchè, se supponiamo che ci abbia lasciati perchè ha trovato qualcosa di meglio, ma in effetti non si sa, vuol dire che là fuori la situazione non è poi così male, o che si sta riprendendo, anche se questo faccio fatica a crederlo e non ne colgo i segnali.
Il che, comunque, potrebbe riaccendere vecchi sogni oramai quasi dimenticati ed ammuffiti, dare un’occhiata in giro, senza stress, senza fretta, anche solo per curiosità.

A dirla tutta siamo alla seconda Preziosa Risorsa che ci fa il gesto dell’ombrello, anzi la Terza, ma la Seconda non ha contato nulla e nemmeno ce la ricordiamo.
La prima era rimasta un paio di anni scarsi poi, in modo burrascoso e non privo di polemiche e di colpi di scena come in un triste feutillon, non le era stato più rinnovato il contratto, salvo poi essere richiamata dagli Stessi in ginocchio e con la lingua di fuori, all’annuncio improvviso di una maternità che avrebbe destabilizzato tutta la baracca.
All’improvviso il fu reietto era diventato importante ed è stato rivalutato, le sue quotazioni schizzate alle stelle a seguito dell’ urgenza e necessità.
Anche perchè tutti sapevano e davano per scontato, tranne quelli che avrebbero dovuto arrivarci, che la futura primipara avrebbe trovato il modo di starsene a casa esattamente il giorno dopo aver felicemente e a buon fine copulato, e che non sarebbe rimasta un giorno di più.

Se invece la Nuova Risorsa ci ha abbandonato in poche settimane non perché ha trovato un’alternativa migliore o che più le aggrada, ma perché talmente disgustata da non potere reggere otto ore di regolare manicomio in cambio di uno stipendio regolarmente puntualmente pagato, straordinari pure pagati e del buono mensa, “solo” perchè nutriva ben altri sogni e ambizioni (non importa se un giorno avrebbero potuto rivelarsi illusioni come lo è stato per un bel po’ di gente, l’importante è averci provato), beh allora beata la ns ex Risorsa che se ne torna da mamma e papà.

Beata lei che per un po’ starà a casa a grattarsi trovando tutto pronto, le bollette pagate, la casa pulita, beata lei che può scegliere cosa le va e cosa non le va di fare nella vita.
Non sono in molti a poterselo permettere, solo i fortunati, specialmente se non hai più ventitré anni, ma trenta e passa.

Quanto vorrei poter fare anche io il gesto dell’ombrello, una veloce stretta di mano a quasi tutti, e tanti saluti, e poi tornare a Casa.
Buttarmi su un divano, potere non pensare a niente se non a cose lievi, frivole, leggere e rassicuranti, come farsi il gel alle unghie o scegliere dove trascorrere la settimana di ferragosto.
Restare gettata lì per almeno tre settimane, senza avere in testa le bollette, l’idraulico, il filtro della lavatrice, l’indifferenziato da differenziare, la TASI a settembre, i soldi da tirare fuori questo mese per Questo e per Quello, e potere coltivare i miei sogni, accudita, rifocillata, protetta, sostenuta.
Ma anche nutrita, lavata, inamidata & stirata, sapendo di potere sempre contare su qualcuno che è li per me e pensa a tutto, ma proprio a tutto, anche al mio futuro.
Adesso come adesso vorrei tanto essere un peso morto, un carico al traino, non riesco ad immaginare una vita più felice e lieve di così, altro che orgoglio e indipendenza.

Ne ho incontrate altre di persone così fortunate, o iper protette e, a prescindere dal caso contingente, mi chiedo come mi sarei comportata io se avessi avuto dei figli, se li avrei appoggiati in una scelta di questo tipo.
Sulla base della mia esperienza il mondo là fuori non è che esattamente ti aspetta e ti reclama, a meno di non possedere particolari o speciali assi nella manica, o entrature di un certo tipo.
Io non me lo sono mai potuto permettere di fare ciao ciao senza avere sottomano un’alternativa, manco di pensarci, tanto più a quell’età quando era già totalmente indipendente in tutto e per tutto da un bel numero di anni e fare marcia indietro era impossibile.
Mi sono sempre tenuta e ho cercato di conservare quello che passava il convento, che mi piacesse o meno.

Io insomma sempre molto Realpolitik, e non per scelta, quindi non biasimo le scelte altrui, le scelte di persone che possono permettersi di rinunciare a un lavoro pulito, onesto, in regola, trasparente per rincorrere altre mete, più alti o diversi obbiettivi, e fare a meno di uno stipendio, anche se non esaltante.

Adesso ci toccherà ricominciare, avanti il prossimo: chi siamo, dove andiamo, cosa facciamo, io mi occupo di questo, Tizio fa questo, Caio fa quell’altro.
Zero voglia proprio, come di trovare e re-instaurare nuovi equilibri psico-social-lavorativi.

Totalmente su un altro piano: non mi vengano più a raccontare che la viscosa è una fibra naturale paragonabile al cotone, altrettanto fresca e altrettanto confortevole.
La viscosa è, come il poliestere e tutte le fibre sintetiche, l’Apoteosi del Male in campo tessile, specialmente d’estate, specialmente d’estate a Vorkuta / Mumbai sotto il monsone e con una percentuale di umidità terra-cielo del 99,99999%.
Mai più farsi fregare, mai più camere a gas, di lunedì poi.
Una giornata lunga lunga, e non all’insegna della freschezza.
In tutti i sensi.

2 commenti

Archiviato in Ci salvi chi puo', Ho un'opinione su quasi tutto (ed accetto possa non essere condivisa, con garbo), Outlet valve, Vita Multipaesana

Le persone fanno la differenza, parte 2

Cioè quando la fantomatica ed ovviamente immaginaria Multipaesana lombardo veneta che è forse la prima fonte di scazzo e noia della tua vita, non raramente perfino di disgusto, quella cosa che ti fa dire “basta, oggi imbocco l’autostrada etc. etc. … e chi si è visto si è visto” nel giro di pochi giorni ritorna il solito posto dove è pesante ed angosciante recarsi tutte le mattine per le otto ore di marchetta quotidiana cinque-giorni-su-sette.

Non basta essersi liberarati di uno scomodo, inutile, ingestibile, inetto e oltremodo dannoso Racc. de Luxe, etc. etc. etc., se nel giro di pochi giorni scopri che i nuovi arrivati, a tutti gli effetti una ventata di freschezza, comunque di indubbia novità, sono fissi di una famosa trasmissione Mediaset, un talent show.
Sono fissi nel senso che sanno molto o tutto di tutti i partecipanti, e pure chi è il vincitore, e quando si parla di film, o telefilm, il più gettonato è Throne of Spades, di cui qualcosa in effetti devi avere visto o sentito in giro, forse delle locandine (può essere?) o delle pubblicità sui giornali, ma che ignori esattamente cosa sia.
Film ? Telefilm ? Fantasy ? Serie Vampiri ? Spionaggio ? O forse genere avveniristico alla Matrix?
Non sapresti dire.

E non credi sia, o che sia solamente, una questione di gap generazionale, che intorno agli entacinque si diventa a tutti gli effetti una persona adulta, e non vuoi nemmeno dare un tuo approfondito giudizio su questi programmi/film.
Un paio di puntate delle primissime stagioni del talent Mediaset l’avevi pure vista anni fa, e ti era bastata per capire non ti piaceva, e non l’idea del “talent” in se stessa ma come l’avevano “sviluppata”, il modo di condurre, le tifoserie da curva da stadio.
Avevi invece apprezzato X-Factor degli esordi, anche se preferivi e di gran lunga Art Attack, di tutt’altro genere.
X-Factor l’hai seguito per ben tre stagioni poi, come è normale che sia, per te si è stracotto.
Però di Throne of Spades, davvero, tabula rasa: eppure di film ne vedi, ne hai visti, ne leggi, ti piace essere informata.

Insomma, tanto ti basta per intuire, capire, prevedere che poco o nulla, nonostante ti sia ripromessa di fare degli sforzi, sarà possibile al di fuori dell’ambito lavorativo, e qui ci sta, manco ti interessava, ma anche in ambito lavorativo se non per questioni strettamente inerenti il tuo e loro meretricio.
La sigaretta, la pausa pranzo, lo sfangare tre minuti alla macchinetta del caffè già stanno diventando cose impegnative per le quali devi risettare il cervello e metterti in modalità vacua-generalista-fintamente presente-cortesemente interessata, cioè in modalità non-te-stessa.
Forse questi indizi non sono sufficienti a trarre una tale conclusione?
Beh, per te in genere sì, l’esperienza ti ha insegnato che funziona così.

Tanto più che in ogni Multipaesana che si rispetti, come peraltro in ogni altro ambito lavorativo, dalla Casa Bianca alle miniere di carbone, secondo te è altamente consigliabile ed opportuno custodire gelosamente tutte le faccende private e personali, specie all’inizio.
La cosa più saggia è lasciare trapelare pochissimo, scarni dati personali biografici, qualche cenno vago delle cose che si fanno e che si amano al di fuori.
Selezionare le persone, appunto, sulla base di un comune sentire, e solo dopo anni di guadagnata meritata fiducia sul campo.

Qualcosa ti dice che il comune sentire-vedere-provare-opinare, quella piattaforma di base di valori, gusti, intenti, sensibilità, opinioni, le cosiddette affinità elettive, qui non ci stanno.
Ma ammetti che potresti anche sbagliarti eh, che se avessi azzeccato tutte le mosse nella vita non saresti finita e certo rimasta in Multipaesana, e altro ancora.
Più che altro lo speri, se no allo squallore si aggiunge disperazione, e l'appesantimento si ripercuote a cascata in altri ambiti della tua vita.

Poi certo ti domandi, ma è da scassapalle, da snob, e inoltre qui il gap generazionale ci sta tutto, come delle persone che abbiano fatto degli studi universitari anche sul genere vagamente umanistico, quindi disoccupate, sottoimpiegate, riciclate in ambiti più disparati, sfottute a vita ma per te con un quid in più almeno in fatto di estetica, senso critico etc. etc. possano seguire e arrivare vivi ed indenni alla tredicesima stagione (non so esattamente) di quella roba lì.
Tu, dura di comprendonio, emarginata dalla società e fuori tempo massimo, questo proprio non te lo sai spiegare.

Su Throne of Spades non puoi dire niente, perchè non sai cosa sia, ma immagini.

Postilla
Ecco cosa è, http://it.wikipedia.org/wiki/A_Game_of_Thrones, beh un telefilm della HBO, il canale di Sex and the City, genere fantasy.

Potrebbe non essere tanto male, per gli amanti del genere, noiosissimo e insignificante per tutti gli altri.

Lascia un commento

Archiviato in Ci salvi chi puo', Craps, Ho un'opinione su quasi tutto (ed accetto possa non essere condivisa, con garbo), Outlet valve