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Genesi e storia del mio programma di fitness casalingo

Da accanita e appassionata navigatrice della rete, di blogs e di Youtube quale sono avevo già scoperto quest’estate l’esistenza di questo “fenomeno”.
Sì, perché, dai, anche questa è una moda, ma una cosa positiva, uno dei risvolti positivi della depressione, stagnazione, crisi economica che dir si voglia.
É stata una scoperta casuale, mentre cercavo, curiosavo, ascoltavo, leggevo di altro, infatti avevo proseguito oltre 🙂 .
Perché con le mie due orette di tennis a settimana, irrinunciabili da un decennio, e le lunghe camminate che ero solita farmi nei fine settimana per i luoghi più verdi e meno desolanti di Vorkuta, non potevo nemmeno dire di essere fisicamente del tutto inattiva.

Purtroppo però nemmeno potevo dire di sentirmi totalmente in forma, perché lo vedevo: poca tonicitá, pochi muscoli, poca fibra.
Muscoli per costituzione lunghi e sottili e per niente inclini a sviluppare “massa”, quasi invisibili.
Eleganti se un po’ definiti e sodi, ma a novant’anni per diventare o rimanere tali necessitano di costante faticosa manutenzione.
Lo sentivo anche: picchi di insopportabile mal di schiena, e il mio solito problema di rigidità muscolare a livello lombare che risale a molti anni addietro e il cui nemico numero uno è la sedentarietà, e la postura scorretta che ne deriva.

Grazie a uno scoliosi combattuta alla cazzo secondo le direttive del più brillante primario ortopedico vorkutese e delle consuetudini del tempo: nuoto e ginnastica specifica fino allo stordimento.
Risultato farmi odiare ogni sport per una trentata d’anni.
Poi, come si usava in quegli anni bui, bustino in resina color cipria/nude con impalcatura di metallo agganciabile sul davanti con viti e cacciavite.
Alla metà fine degli anni 70 era un must: in una via di sei famiglie e con una dozzina di bambini tra i sei e i dodici anni eravamo in quattro a portarlo.
Improvvisamente, ad un certo punto, tutti i corsetti correttivi sono spariti dalla faccia della terra e i bambini affetti da scoliosi abbandonati al loro triste destino.
Era comunque davvero comune vedere deambulare dei poveri martiri di marmocchi come impalati dentro una gabbia di ferro e resina, un vero e proprio strumento di tortura.
Vai a capire il perché di quella fissa e sicumera, di tanta ostinazione, che facevano anche in fretta ad ingabbiarti se non eri a squadra quando ti misuravano a scuola.
Io, per sfiga, avevo l’età adatta nel pieno del trend, e nella vita mi sono beccata anche il corsetto, e secondo me mi ha rovinato del tutto la schiena.
Anche la Moderna Ortopedia credo lo confermerebbe (e mi sconsiglia il tennis), ma tant’è, a me é andata così.

Comunque, la felice combinata tennis camminate andava avanti già da un po’ di anni tra alti e bassi e nella consapevolezza dei miei limiti estetici e fisici, di sottofondo sempre arrovellata dal tarlo dell’iscrizione in palestra che rimando per l’esattezza solo dal 2010, primavera credo.
Poi arriva il 2013 con la chiusura di importanti capitoli di vita durati troppo a lungo e notevoli livelli di stress e di ansia.
Verso l’inverno 2013 e la primavera di quest’anno mi accorgo che devo perdere dei chili, mi trovo da troppo tempo nella “zona alta” della fase fisarmonica, cioè quei quattro cinque chili che perdo e riprendo senza pensarci, senza volerlo a seconda dei momenti, delle stagioni.
Quei quattro ma anche facciamo sei chili sono lì tutti assieme da almeno un anno, e non si muovono.
Siamo a primavera inoltrata e per motivi vari, non ultimo che a me le cose che piacciono sono tante e sempre le stesse ma mi piace cambiare, variare, alternare perché se no perdo motivazione e mi annoio, con le camminate comincio a rallentare.
Smetto definitivamente proprio quest’estate che, é arcinoto, è stata assai più gradevole e mite in Scandinavia.
A quel punto mi si ripropone il quesito palestra sì palestra no.
Cosa diavolo faccio, mollo il tennis?
E poi, visto che mi sono rimessa sotto con il russo, che per poco che paghi sono sempre soldini che se ne vanno, e le bollette in questa casa sono un salasso, ma davvero mi va e mi posso permettere di tirare fuori un’altra millata di euri ?

Primi di settembre: con un ritardo di tre mesi arriva quella breve ma intensa estate che ci siamo goduti e, nel caldo infernale che durerà fino a metà ottobre circa, comincio timidamente ad approcciare il workout di cui forse ho sentito parlare per primo sul Tubo, il 30 Days Shred di Jillian Michaels.
Me mi stende in pochi minuti, che io ho sempre avuto dei problemi con l’attività aerobica anche non particolarmente intensa, e ce li ho tuttora, e cominciare con il caldo non aiuta.
Proseguo svogliatamente e disordinatamente con Jillian, qualcosa comunque faccio.
Nel frattempo mi doto di due pesi da 1,5 kg cadauno, di una corda per saltare (accertato: troppo troppo faticoso per me), di gym ball, recupero dal fondo dell’armadio due cavigliere stinte con pesi incorporati ricordo californiano.
Non c’è un piano, un progetto, e poca convinzione, poca gioia.
È un dovere e non un piacere e quando è così io non ho mai combinato nulla di buono.

Dopo un silenzio di un paio d’anni verso la fine di settembre si riapre il capitolo Merda Umana, non posso dire inaspettatamente, però il suo pop up mi coglie di sorpresa, e io sorprendo me stessa perché la differenza questa volta è che decido, o meglio acconsento di vederlo, di rincontrarlo.
È passato qualche annetto dall’ultima volta che ci siamo visti.
Ricostruzioni storiche abbastanza accurate fatte da parte mia a posteriori mi permettono di stabilire che sono passati 22,5 anni da quel dì, mica robetta.
Perché io sono una che non se la lega al dito e sa perdonare, é il mio lato migliore :-).
Sacramento con me stessa perché se avessi perseguito con costanza il programma di Jillian Michaels avrei almeno alle spalle una ventina di giorni di fitness e benessere, e qualche minimo risultato e beneficio estetico sarebbe già visibile.
Un capitolo penoso quello della Merda Umana, breve ma assai denso ed intenso, probabilmente anche patetico: mi mette sottosopra per un mesetto abbondante.
Adesso mi sembra di esserne fuori, sono riuscita a inquadrare la faccenda, ma mai dirlo, che sta’ cosa é né più né meno come la malaria, e quell’uomo è il Demonio.

Masochisticamente decido quindi di rivedere la Merda Umana in un periodo così così, a parte il fatto che sono passati quasi ventitré anni, e ventitré anni azzo, non sono bruscolini nemmeno per Angelina Jolie.
Dopo il primo incontro con la Merda Umana, boh, sono tranquillissima, serena, quasi indifferente, e la forma fisica non mi pare nemmeno più un problema.
Ma é il secondo e sinora ultimo incontro con la Merda Umana che mi fa perdere l’equilibrio, il senso della misura, delle cose, il senso della Realtà :-(.
Forse perché a momenti rivedo e rivivo quel fuoco che mi mangiava viva, e torno a ridere a crepapelle dopo tanto tempo, e a parlare di musica, di politica, di posti e cose che ci piacciono, e a infervorarmi, e abbiamo sempre qualcosa da dire, qualcosa di cui sorridere insieme.
Si, c’era qualcosa, c’era, c’era. Mi sento sciolta, leggera, felice.
Ritorno alla mia vita agitata e turbata ma decisa a fare qualcosa per me stessa: é il 14 di ottobre e prende il via il programma di fitness ufficiale.

Ciò significa che solo un mese e mezzo fa, pensavo, sapevo, credevo, (desideravo) che avrei rivisto la Merda Umana dopo poco tempo, e che quella volta lì sarebbe stata diversa.
Mi avrebbe cioè trovata al meglio di me stessa, e per quell’obbiettivo ero pronta a sudare copiosamente e a stringere i denti.
È quindi evidente che la miccia che mi ha fatto tornare a muovere le chiappe con più convinzione é stata lui, la Merda Umana, ma la M.U. era già circondata da materiale infiammabile, stavo già andando in quella direzione, mettiamola così.

Conoscendomi riprendo il fitness con una routine meno ambiziosa e più leggera, anche i workout di Jillian Michaels che sembravano fatti a mia misura erano e sono ancora troppo pesanti, ne faccio solo dei pezzi.
Non rinuncio all’idea di allenamenti più intensi e di livello avanzato, ma ci devo arrivare con i miei tempi e con i miei ritmi.
Lavoro muscolare, lavoro isometrico, posso morire senza un lamento, fatemi fare cento jumping jacks di fila e mi accascio al suolo.
Con un approccio più light anche la mia disposizione mentale si modifica, sono serena e senza ansia, mi spingo dove posso arrivare e l’asticella si sposta ogni giorno, ovviamente, sempre più avanti.
L’attenzione si sposta da un bisogno di benessere fisico a quello di benessere mentale, in perfetto equilibrio.

Nel volgere di brevissimo tempo comincio a trovare la cosa proprio piacevole: allenarmi, muovermi, far andare le chiappe mi fa stare proprio bene, aiuta a scaricare tensioni e stress da Multipaesana e non.
Il fattore Merda Umana non c’entra più col mio programma fitness, che è tutto mio, per me stessa.
Single indomita ed incallita apprezzo la compagnia che mi fa la voce di sottofondo, considero tutte le Jillian, Leslie, Rebecca-Louise, Susana, Denise e Mary Helen e i loro codazzi come delle amiche non giudicanti con le quali è bello ritrovarsi ogni giorno.
Ognuna ha il suo stile, carattere, personalità, convinzioni: molte si assomigliano, qualcuna meno, altre per niente.
Ambientazioni e riprese professionali o più casalinghe, età diverse, scuole di pensiero diverse, fisici tutti sani ed atletici ma anche loro molto differenti: alcuni eccessivi, troppo pompati, più culturismo che benessere.
Altri sodi e tonici ma più da donna “normale”, altri supersexy dalle curve paraboliche, qualche androgina, altre comunque troppo scolpite e muscolose per i miei gusti e per carità, di gusti a ciascuno i suoi.

Le guru americane sono bravissime a motivare, le migliori, non c’è nulla da dire, è nel DNA della nazione.
Il Yes we can non avrebbe mai potuto essere pensato in Italia, per esempio.
Qui sarebbe già diventato Mhhhhhh, maybe we can but.
Chapeau, anche se qualcuna a volte un filino esagera.
Sorrisoni sbiancati da trentasei a cinquantotto denti però ce li hanno davvero tutte tutte, qualcuna è più materna (adoro), altre si comportano in modo più marziale e godicchiano a far le carogne.
Ci sono tanti video lá nel Tubo, basta cercarli, basta andare su un qualsiasi motore di ricerca e si vede subito quanta roba salta fuori.
É anche divertente e curioso imbattersi in tutta quella varietà umana, come fare un piccolo studio antropologico (adoro).
Fino ad ora non ho mai trovato un uomo che facesse un allenamento che mi senta di voler seguire, tranne un tipetto sulla gym ball per fare mobilità e flessibilità della parte bassa della schiena, molto interessante.
Perché?

Nemmeno la musica orrenda, ripetitiva ed ossessiva, mi da fastidio.
Ho voglia di uscire dal lavoro, e io ho sempre voglia di uscire dal lavoro, per arrivare a casa, cambiarmi in fretta e cominciare a fare le mie cosette per un tempo che varia dai trenta quaranta minuti all’ora e mezza, tre o quattro volte alla settimana.
Sia chiaro che Io non sarò mai né una patita né una portata per il fitness estremo, cioè per quegli allenamenti ad alta intensità che fanno versare pozze di sudore e che spingono ad andare troppo oltre i propri limiti: non potrei nemmeno per via della schiena alla quale devo prestare massima attenzione.
Non ci arriverò mai, mi manca la testa, mi manca il fisico, ma non ne capisco nemmeno il senso.
Uno sforzo calibrato alle mie forze senza eccessive aspettative e pigiate di acceleratore, cioè ad intensità cardio medio bassa, anche se più prolungato nel tempo, è il mio allenamento ideale.
Mi viene anche meglio quando apporto delle modifiche per renderlo meno ripetitivo o più confacente ai miei bisogni = specifico per aree individuate in precedenza e che necessitano di intervento.
A questo faccio seguire una trentina di minuti con pesi e cavigliere per gambe e cosce, addominali, e qualcosa di specifico per le braccia.

È passato un mese e mezzo dall’osservazione scrupolosa del piano Benessere e Forma Fisica ed ora come ora non so se vorrei tornare in palestra.
Certo, per alcuni versi sarei più seguita, ma neanche tanto.
Ciò che apprezzo enormemente dell’home fitness é che faccio quello che scelgo e voglio io, che non è la stessa cosa che seguire un corso.
E poi che lo faccio in qualsiasi momento, per venti minuti o tre ore di fila, e smetto quando voglio.
Mi vesto come mi pare e piace, che in una palestra di Vorkuta devi pensare anche a quello se no i primi a scagarti sono la receptionist e gli istruttori, e poi non devo preparare e svuotare borsoni (odio).
Il fitness plan é anche gratuito, ovvio.
Posso dirottare queste risorse su altre cose, necessarie o superflue.

Mi manca l’aspetto socializzazione?
Of course not, primo perché siamo a Vorkuta, blerch, secondo perché lo spostamento in macchina da e per la palestra significa sempre e comunque code e tempo perso, traffico, smog, imprecazioni (odio).
Aggiungere stress allo stress per andare a rilassarsi? Assurdo, no?
E poi una volta arrivata tutta la gente che si trova nei classici orari impiegatizi, troppa (odio).
La mia palestra, una buona palestra non delle più economiche, dalle sei alle venti era pressoché impraticabile.
Poi non è che in anni di palestra abbia mai combinato chissà che, o chissà quale arricchimento umano, emotivo, culturale, proprio no.
Il massimo che mi sono portata a casa, probabilmente dalle docce comuni, è stato un bel fungo difficile da debellare, e uno stalker (accertato).

Ultimo, ed é l’unica cosa che potrà interessare il viandante.
Azzo, i risultati si vedono, ci sono.
Anche con un programma di sole sei settimane raffazzonato alla mia maniera e anarchico quanto basta ma pensato con un minimo di criterio e di obbiettivi —>
– le gambe sono già tutt’altra cosa, culotte de cheval o saddle bag vistosamente in remissione, come i ghiacciai alpini
– cosce più dure e sode, si apprezza il ritorno del muscolo femorale e di quello posteriore che non so come si chiami, ma in inglese lo chiamano harmstring
– sedere perennemente dolorante dalle contrazioni ma sollevato di qualche centimetro
– pannicello di grasso addominale pure in remissione, si comincia ad intravedere la possibilità che sotto ci siano le costole, anche se non le voglio tutte fuori, blerch
– sta ricomparendo anche il punto vita
– sporgenza addome ridotta

Sulle braccia non posso dire ancora niente perché ho cominciato da poco.
Per alcuni esercizi che faccio i pesi che ho mi sembrano leggeri, per altri troppo pesanti, perché ?

Sono proprio contenta di questi risultati forse impercettibili a terzi specie sotto i fagotti invernali, ma ci sono, perché mi guardo e conosco bene il mio corpo.
Spero di non perdermi per la strada.
No, non bastavano le mie lunghe camminate, anche venti chilometri, perché non è un lavoro specifico.
E no, non basta il tennis, specie il tennis che gioco io.
Con questo non voglio dire che le camminate facessero male: tutt’altro, se tornassi anche a camminare sarebbe un completamento ulteriore di ciò che già faccio.
Basta muoversi, cominciare a muoversi: far andare le chiappe fa sempre bene, qualsiasi attività fisica è meglio che stare seduti o sdraiati a ponzare.
Poi ognuno è diverso: per il mio corpo, per la mia struttura/costituzione io non potrò mai abbandonare il lavoro di potenziamento muscolare, e questo mese e mezzo ne é stata la dimostrazione.
Piacendomi un filino di più trovo più piacere nel vestirmi e ad usare le cose che ho già (adoro) senza fare acquisti inutili di tipo compensativo derivanti dalla frustrazione (odio).
Perché non ci sarà mai un paio di pantaloni che farà sparire le culotte de cheval (odio) se ce le ho, sono loro che devono sparire.

Calcolo che ci vorranno altri tre mesi così per essere a regime.
Merda Umana avvisata 🙂
Poi però dovrò continuare, non si può mollare per far tornare tutto come prima.
In primavera voglio assolutamente comperare una bicicletta e sfruttarla al massimo fino ad autunno inoltrato.
Dimenticavo, io non sto seguendo alcuna dieta o particolare restrizione alimentare e non mi peso e non mi interessa, vedo il corpo che cambia.
Può essere che magari stia mangiando di meno ma non perché l’abbia scelto o deciso.
È questo, che non era poco e il mondo non ne sentiva certo la mancanza :-), é tutto.

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Scoperte

Una bella rivelazione dell’autunno/inverno 2014 è stata ed è la scoperta quasi causale dell’universo del fitness da casa, una cosa che se me l’avessero detto solo ad agosto mi ci sarei fatta due risate.
La seconda invece è stata una ri-scoperta, la riscoperta della musicalità e della bellezza della lingua russa stupidamente abbandonata anni fa causa incompatibilità caratteriale didattica e pedagogica con una certa prof. che era riuscita a farmela detestare come nemmeno ho odiato la matematica alle elementari e medie.
Non sono solo io ad essermi data, Signora, un sacco di gente dei suoi corsi si perde molto prima del quarto anno al quale ero arrivata io, darebbe da pensare, no ?
E cosa c’è di peggio per chi insegna di riuscire nel nobile intento di far odiare la propria materia ?
Chissà se Lei ci ha mai riflettuto.

E’ cambiato tutto, e mi dispiace solo non averlo fatto parecchio prima, quando ho deciso che non ero più disposta ad accettare che il ricordo di quella donna inacidita, maldisposta e pure parecchio maleducata, soprattutto perchè la pagavo per insegnarmi qualcosa e lei ci riusciva male e poco, rovinasse per sempre quello che era stato interesse, Amore, Poesia.
Ma aveva significato anche tanto sbattimento, intere domeniche con la grammatica e il manuale in mano invece che a spasso o ballare la zumba.

Da qui la domanda: perchè gettare via tutto e non invece archiviare l’Acida ?
“Via gli stronzi e/o insulsi che mi rendono la vita più difficile quando non è proprio il caso” è forse la più importante scoperta del 2014 insieme a quella di non sprecare tempo ed energie per uomini e donne insinceri e ai quali non interessa realmente di me nonostante tutti i bla bla.
E si capisce quando è così, arriva sempre il momento che lo capisci, la prova del nove.
Io lo chiamo Decluttering Umano, razionalizzazione e riorganizzazione delle energie, dei sentimenti, scegliere e decidere chi e che cosa vale la pena di.
Di razionalizzazione e smaltimento c’è bisogno in casa come nella vita.
Domani, tra parentesi, farò un bel giro in discarica per mollare un sacco di fuffa inutile ed orrenda, perciò non regolabile o vendibile, che ancora è emersa in questa casa.

La mia professorina dagli occhi di ghiaccio è una ragazzetta in pace con se stessa ed il mondo e soprattutto senza problemi di stress malgestito e di aggressività e, nonostante sia relativamente più inesperta vista la giovane età, insegna comunque il russo per lavoro e in particolare a madrelingua italiani, mi risulta metodologicamente molto più organizzata e coerente, rigorosa, non dico più preparata.
E’, quindi, assai più efficace.
E poi ha una carnagione da urlo, tanto levigata e perfetta da sembrare di cera, ma questo moltissime slave, e non so come facciano, ma sto divagando.
Comunque, via la vecchia strega (mia coetanea :- ) e via il mal di pancia che ha cominciato a farmi venire dal terzo anno, stronza.

Certo, non basterebbero i 5 tomi del DSM http://it.m.wikipedia.org/wiki/Manuale_diagnostico_e_statistico_dei_disturbi_mentali per capire come ho potuto accettare tanta supponenza ed indisponenza e starmene zitta e muta senza fiatare per quattro anni, più di un tomo del DSM per ogni anno, senza neanche farle capire il mio disagio, ma questo è stato un problema Mio.
Il Suo era ed é che, nonostante i titoli accademici e la conoscenza perfetta della lingua, non dovrebbe insegnare.
La mia parte del problema invece temo abbia molto a che fare con una madre contemporaneamente prussiana ed integralista cattolica e con quegli anni di catechismo coatto tra le elementari e la prima media al quale ero obbligata ad andare, se pur recalcitrante più di un mulo.

Sul fitness da casa che voleva essere la parte spessa e densa di questo post ho un sacco da dire e lo dirò, presto.
Ma che bello, che bello, che bello che è, quanto mi piace.
Al punto che quello che credevo ne fosse il lato migliore, la gratuità, è diventato un fattore del tutto secondario, anche se non del tutto trascurabile.

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CC Cream Erbolario

Acquisto fatto il 27 aprile in un negozio monomarca, costo 22€, tubetto da 50 ml.
Si è trattato di un acquisto meditato, nel senso che volevo qualcosa di leggero e sempre dall’effetto molto naturale per la stagione calda, e anche di un colore leggermente più caldo e dorato dei prodotti che ho a casa.
A parte che l’unico prodotto vagamente paragonabile nel mio beauty case era una BB Cream della Garnier che avevo comprato non ricordo se uno o due anni fa, scontatissima, in un supermercato.
BB Cream Garnier che ho provato solo un paio di volte e ho trovato veramente pessima, forse il peggiore di tutti i prodotti viso che abbia mai testato in vita mia.
Innanzitutto il colore molto spento, una tonalità pallida grigiastra che non so a quale tipo di carnagione possa donare, ucciderebbe anche il colorito sano e luminoso di una seienne alla Heidi.
La seconda cosa che ricordo di questa BB Cream è la terribile soffocante sensazione di pesantezza e di pelle che non respira.
Solo un fondotinta di Kiko, lo Skin Evolution, è stato capace di darmi tanto.
Altra cosa, non mi piaceva per niente l’effetto finale: molto artificiale, pesante, pastoso, riusciva nello stesso tempo ad enfatizzare i pori dilatati (ODIO !!).

Può essere che la sensazione di pesantezza, di pelle che non respira come se ci fosse appiccicato sopra del Domopack derivi dal fatto che tranne l’eccezione rappresentata dal Face&Body Foundation di Mac di cui ho fatto un uso prettamente invernale e non continuativo, anzi, abbastanza saltuario, e che comunque è un fondotinta leggerissimo, come base io usi solo prodotti il più naturale possibile.
Il che vuol dire tutto e niente, comunque mi assicuro sempre che siano almeno senza siliconi.
La BB Cream Garnier quindi era cascata nel carrello più per curiosità, ne sentivo tanto parlare ed era scontata, avevo letto delle buone recensioni, e allora l’offerta era meno ampia di quella attuale, di CC Cream poi non se ne parlava ancora.

Posso dire che la scelta di non usare più fondotinta (ma anche shampoo e balsami) a base siliconica ha pagato moltissimo nel tempo.
Limitandoci alla pelle: la mia carnagione è molto più omogenea, pulita, fresca, sana, radiosa di cinque o dieci anni fa.
Nel corso della giornata non ho più quella sensazione di essere impastata, appesantita, soffocata, sensazione che adesso mi è diventata insopportabile.
A poco a poco si sono ridotti in numero e diametro i pori tra i lati del naso e le guance, i punti neri sono pressochè scomparsi, qualche brufolo sì, salta fuori, ma solo sporadicamente e sempre se c’è un perchè, 1) pessimo cibo, 2) quei giorni 3) fumo.

Faccio tre importanti premesse: non sono a conoscenza dell’esistenza in Vorkuta e provincia di negozi o erboristerie particolarmente fornite di cosmetici e make up naturali, quindi mi sarei dovuta cmq accontentare, e non mi andava di acquistare online, dove la scelta è enorme, per il semplice fatto che avrei dovuto aggiungere altri prodotti e non volevo (potevo) spendere altri soldi.
Non avevo la testa condizionata da recensioni della CC Cream Erbolario, solo a posteriori ne ho letta una, negativa, che non condivido.
Di recensioni ne ho lette invece diverse su BB Cream e CC Cream di altre marche anche più economiche, So’ Bio e Avril ad esempio, ma mi parevano discordanti e alla fine avevo in testa solo una gran confusione.
La curiosità per le creme colorate di queste marche bio dal prezzo molto buono restano comunque intatte.

Quindi, poichè quest’inverno avevo già preso una BB Cream Erbolario che non mi era parsa male, ma nemmeno degna di nota tale da tesserne le lodi, o da farci un post, sono andata abbastanza a colpo sicuro da Erbolario.
Mi sarei anche accontentata della stessa BB Cream solo di una tonalità più scura, quella che ho io è il colore mandorla, chiarissimo, ma parlando con la commessa sono stata tentata dalla CC Cream che rispetto ad una BB ha lo scopo di uniformare il colorito, ciò di cui ho maggiormente bisogno.

Sto usando la CC Cream Erbolario da un mese esatto, non tantissimo tempo ma sufficiente per dire cosa ne penso.
Innanzitutto il costo, non moltissimo ma nemmeno si può parlare di un prodotto economico.
Non ho approfondito la questione INCI, so che la marca Erbolario è spesso messa in discussione dalle puriste di ingredienti e formule, del naturale e bio, mentre io non sono ortodossa e tantomeno competente.
Mi sono fidata del fatto che non contenga siliconi che per me è la cosa principale, avendo sperimentato sulla mia pelle la differenza, poi mi suonava bene la descrizione “con acido ialuronico, estratto di fiori di porcellana, peptidi di farro”.
Motivo primario della scelta rispetto alla BB Cream: la CC Cream ha un fattore di protezione solare 20, la BB Cream no.
Devo dire che l’indossavo un giorno in cui ho preso tanto sole e non avevo voglia di struccarmi, e alla sera non ero per niente arrossata come invece mi succede senza protezione.
Altro motivo: nonostante la scelta di colori sia veramente limitata, due o tre solamente, ma questo vale per simili prodotti di altre marche, la tonalità miele si adatta perfettamente al mio colorito ora vagamente lontanamente dorato, da Wiener schnitzel sbiadita, mentre la colorazione intermedia della BB Cream era molto/troppo aranciata.
Il resto era tutto una scommessa.

Scommessa vinta perchè mi piace molto e mi trovo molto bene.
Il prodotto ha un buon odore, anche se sembra pastosa si stende facilmente con le mani, è leggera ma stratificabile, uniforma realmente il colorito e, cosa che nemmeno mi aspettavo, tiene molto bene durante il giorno nelle zone soggette a lucidità.
In estate per me questa è sempre stata una tragedia, avendo io la fortuna di riuscire ad avere contemporanemente pelle molto secca e un po’ grassa nella zona T.
Quindi non lucida, casomai il contrario.
Nonostante la commessa mi avesse detto che potevo farne a meno, la mattina preferisco mettere sempre una crema idratante (in questi giorni sto usando dei campioncini di VerdeSativa e me ne sono innamorata, la mia prossima crema viso sarà VerdeSativa) e la cosa non mi dipiace, meglio che quella glassa orribile sulla faccia.

Difetti non me ne vengono in mente, forse non indicata per chi ha la pelle molto secca?
Senza la crema a me sulle guancie qualche pellicina secca si formava.
E’ anche versatile: essendo troppo scura per una pelle che non vedeva un raggio di sole da settembre e non avendo ancora fatto la muta estiva i primi giorni l’ho usata mischiata alla BB Cream color mandorla, senza problemi.

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Turchese patacca ed altre cosette

Poichè gli unici due giorni di sole dell’ultimo semestre li ho passati a letto con la febbre, il moccio al naso ed un deturpante purulento herpes labiale (mediamente mi colpisce ogni venti anni) e poichè da che ho ripreso a deambulare su tutta o buona parte della penisola si sono abbattute piogge torrenziali di carattere tropicale, mi decido a pubblicare le foto dei miei acquistini Accessorize, se pur scattate in condizioni di luce per nulla ottimali.

Questo al fine di poter finalmente riporre gli stessi da qualche parte al sicuro visto che da quel dì ballano in vari punti della cucina dentro e fuori da una piccola poche in attesa di un raggio di sole che puntualmente non arriva mai.
Se si salveranno ancora per poche settimane spero non si perderanno comunque nei cartoni del trasloco: l’obbiettivo sarebbe riuscire ad indossarli almeno una volta nella breve, afosa e torrida estate lombardo veneta (che attendo con impazienza).
Sì, perchè nel mese dell’anno notoriamente più idoneo, soleggiato e mite, mi ritrovo a fare il tanto vaneggiato, temuto, atteso trasloco che è iniziato in modo sommesso e quasi furtivo da più di due settimane sotto la pioggia battente.
Che fortuna, eh ? Il fattore C**o gioca sempre un ruolo determinante nella mia vita.
C’è da dire, per una volta a suo favore, che Vorkuta è, eccezionalmente, uno dei pochi posti dove non siano successi disastri per via dei monsoni invernali, e che la brutta stagione, si spera oramai agli sgoccioli, è stata e tuttora è assai mite, per quanto assai avara di sole e di luce.
Ecco qui, con malcelato orgoglio, come ho speso i miei 30 euri.
In verità a distanza di diverse settimane la collanina mi sa un po’ di cheap, infatti credo che a prezzo pieno non l’avrei comprata, e manco gli orecchini col pendente. Gli orecchini a lobo turchese patacca, invece, e quelli beige vagamente anni ’20, fanno la loro sporca figura.

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girocollo turchese patacca, € 7,95 (già scontato del 50%)

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orecchini pendenti turchese patacca, € 6,95 (già scontati del 50%)

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orecchini “stud” turchese patacca, € 3,95 (già scontati del 50%)

20140226-190708.jpg
anello turchese patacca, € 6,95 (già scontato del 50%)

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orecchini “stud” beige, € 3,95 (già scontati del 50%)
Qualità di tutte le foto, anche a prescindere dalla luce: PESSIMA.

Nel frattempo ho usato quasi ogni giorno il pennello MAC (stipling brush) comprato a metà dicembre e devo dire che dopo i primi tempi ha smesso di perdere copiosamente peli, di peli interi solo uno ogni tanto.
Però le setole adesso si spezzano come niente, lasciando sulla pelle dei piccoli tronconi ancora più difficili da intercettare e da rimuovere. Bah…..come si fa a fare pagare quasi 50 euri una pennello di qualità cosi scadente ?
Peli a parte apprezzo comunque assai il risultato finale, anche quando lo uso con altri fondotinta che non siano di MAC, fluidi, persino compatti, creme colorate.

Terminato il fondotinta del dr. Hauschka, che ricomprerò perchè mi ci sono trovata benissimo e mi è durato un anno abbondante, ho acquistato su Ecco Verde quello di Paul Penders. Su questo prodotto ancora non mi esprimo in maniera definitiva avendolo usato pochissime volte. Il motivo dello scarso utilizzo è che ho sbagliato grossolanamente colore e me ne sono resa conto quando l’ordine era già stato finalizzato.
Ero convinta di avere cliccato sulla tonalità Hell Sand, il secondo più chiaro, invece mi sono ritrovata con un color bianco mandorla che persino per me è eccessivo e mi conferisce un inquietante ed irreale aspetto cadaverico/spettrale.
Non credevo potesse esistere al mondo un umano (ancora in vita) con meno melanina di me, ma mi sbagliavo.
Per intenderci è proprio il colore delle geishe, per coloro che non hanno manco una venatura di rosa o di giallo nella pelle, anche se poi un poco tende a scurirsi e fondersi col proprio colorito.

Il prezzo (€17 e qualcosa) non è proprio economicissimo visto che si tratta di un tubetto da 30 ml. La taglia mini è un’altra cosa che non avevo ben considerato/notato all’atto dell’acquisto.
Come primo impatto dopo qualche utilizzo e a parte il niveo candore non è male: leggero, confortevole sulla pelle, dona un effetto naturale e luminoso. Prima di esprimere un parere definitivo mi riservo di utilizzarlo più a lungo e con maggiore frequenza.

Sempre nello stesso ordine Ecco Verde ho finalmente acquistato l’olio di cocco biologico della Khadi: oltre al bel barattolo che potrò riutilizzare anche in cucina devo dire che come struccante è ottimo, specie sugli occhi, delicatissimo, non irritante, profumato. Non ho invece ancora provato ad usarlo per impacchi sui capelli.

Inoltre avevo ordinato la crema alla calendula di Martina Gebhardt in quanto necessito sempre, ora più che mai, di qualcosa di calmante, lenitivo, protettivo. Da qualche mese ho notato sulla guancia destra come una piccola macchia rossa, vista da vicino sono dei minuscoli capillari (ritengo) rotti, e la cosa mi ha talmente spaventata che, superata la buriana del trasloco, vorrei vedere un dermatologo per fare magari delle applicazioni laser.
Le creme di questa marca, com’è risaputo viste le centinaia di recensioni serie che si trovano online e sul Tubo, sono assai ricche, dense, corpose, nutrienti.
A me piacciono molto specialmente d’inverno e preferibilmente da usare di notte, però non le vedo molto indicate per i mesi più caldi, e non è detto che siano l’ideale per pelli più tendenti al grasso della mia.
Per il contorno occhi all’avocado, ottimo pure questo, una bomba di idratazione e nutrimento, non vedo invece controindicazioni ad un uso estivo o mattutino.
Nel complesso Martina Gebhardt è un brand che mi piace molto, non particolarmente attento a “catturare” il cliente con promesse mirabolanti, packaging accattivanti e prodotti modaioli, molto tedesco, molto spartano, molto serio. Paragonabile a dr. Hauschka.
Sarei davvero invogliata a provare altre cose di questa marca ma al momento non necessito di nulla e col trasloco e la nuova casa non ho soldi per cose superflue.

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Un’altra bella scoperta, sempre di Avril, l’Acqua Micellare

Sarà quest’anno infame che galoppa verso la fine, sarà che ancora ci sono un sacco di giorni prima di rientrare nel gabbio multipaesano ed alla solita vita schizofrenica che se mi avessero fatto vedere una preview su Youtube a cinque anni avrei detto “beh, anche no, grazie, come se avessi accettato” e avrei fatto fagotto, sarà che voglio o forse ho bisogno di credere alle incoraggiati previsioni dell’oroscopo per il 2014 per il mio segno, sará che l’unico e ultimo anno fortunato per me è stato il 1989, sarà che sono alla frutta, nel senso che mai ne ho ingurgitata o bevuta tanta come nelle ultime settimane, sarà che sono alla frutta vera, ovvero cerco di non pensare alle cose serie, con le quali, mi piaccia o no, mi troverò ad avere a che fare dopo questi giorni di riposo in cui tutto è sospeso, ma mi sento particolarmente in vena di leggerezza, quindi di recensioni.

Si tratta anche in questo caso di un prodotto per la detergenza del viso, acquisto fatto a maggio sul sito de Il giardino di Arianna insieme al latte detergente già recensito alcuni posts fa e a qualcos’altro che ora non ricordo, e se va avanti così tutta roba che sarà già scaduta prima che io riesca a cominciare ad usarla. Anche se in teoria la durata di un cosmetico, certo non devono passare decenni, dipende dalla data di apertura del prodotto, cioè da quando entra in contatto con l’aria e comincia a contaminarsi, o mi sbaglio?
Esaurito il latte detergente, il flacone già si trova nel sacco della plastica di riciclo, ho quindi inaugurato questo altro prodotto che, prima che mi dimentichi, ho pagato sei euro, una cifra modica considerata la quantità di prodotto.

Infatti anche l’Acqua Micellare Avril ha un formato notevole, quasi famigliare, 500 ml, quindi ritengo che mi durerà parecchi mesi accompagnandomi almeno sino a primavera inoltrata. L’etichetta dice che contiene fiordaliso e aloe vera.
La cosa che ho notato sin dal primo utilizzo è che strucca facilmente e rapidamente anche gli occhi con i quali tuttavia è particolarmente delicato, sarà per via del fiordaliso. Non potevo ovviamente dire la stessa cosa del latte detergente vista la sua consistenza cremosa, anche se diverse volte l’ho usato anche per gli occhi: non era il massimo, ma non perché non asportasse quello che c’era da asportare, quanto perché era più difficile da rimuovere e fastidioso quando penetravano i residui.
La seconda cosa che mi ha colpita è che ha una consistenza quasi schiumosa, senza quasi, proprio schiumosa, che non riesco a spiegarmi. Non che sia in alcun modo irritante, solo che non è esattamente quello che ci si aspetterebbe di trovare in un prodotto naturale dall’INCI verde. Però se non è schiuma da porcate tipo tensioattivi chimici per ne va bene uguale.

La terza cosa, che per me è la più importante, è che strucca efficacemente la pelle. La mia intenzione però è quella di ricomprare presto il latte detergente già provato ed usare l’Acqua Micellare solo per gli occhi o per completare la pulizia. Infatti la sera la sensazione che mi manca è quella di quando mi massaggiavo per qualche minuto il viso con il latte, così morbido, cremoso, quasi setoso. Un gesto molto rilassante e della serie vogliamoci, almeno noi, un pochino di bene.
La mia mia impressione è che il latte fosse anche più delicato e adatto per le pelli sensibili o iper reattive.
Non che ritenga quest’Acqua un prodotto aggressivo per la pelle, per carità. Memore di certi gel della L’Oreal o di brands simili che su di me avevano l’effetto di un peeling chimico alla stregua del viso dalla pelle scorticata della mitica Samantha Jones in un episodio della stagione 5 dell’indimenticabile ed inarrivabile Sex and the City, viso che fece esclamare ad una delle amiche You look like beef carpaccio, non lo posso certo definire un prodotto aggressivo, ma l’impressione/sensazione è che contenga qualcosa di leggermente, se pur naturalmente, alcolico.
Altro da dire: non ha un odore particolare, o meglio è così delicato che è praticamente inavvertibile, la confezione è un solido, stabile e molto maneggevole flacone di plastica bianco dalla grafica semplice ma curata e dall’apertura comoda ed intelligente, nulla di pretenzioso e/o di tendenza, un packaging onesto per un prodotto onesto e non pretenzioso.
Per sei euro, ovvero considerando il rapporto qualità prezzo, che non trascuro mai, un ottimo prodotto.

Ricordo in passato, incuriosita da questa moda delle acque micellari che prima di un paio di anni fa non si sapeva manco cosa fossero, di aver provato un’acqua micellare di una marca ben più conosciuta, e se vogliamo prestigiosa, anche se aborro questo aggettivo. Era di La Roche Posay e non mi aveva affatto conquistata, e il prezzo sarà stato almeno il doppio triplo per un flacone grande la metà. Struccava molto meno di questa, pareva proprio acqua fresca.

Così, è cosa certa, l’unica nota positiva del rientro alla vita di tutti i giorni, pare lontano ma intanto a non fare un tubo e a prendersela super comoda sono già passati cinque giorni, sarà la soddisfazione di piazzare un ordine online, riassortimento prodotti esauriti. Per quella data, almeno, avrà smesso di piovere?

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I soldi meglio spesi del 2013, per me

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I soldi meglio spesi del 2013, ma anche del 2012 in considerazione del fatto che l’Ipad mi è stato regalato nella primavera dello scorso anno, e sarebbe l’Ipad l’oggetto che utilizzo ed apprezzo di più in assoluto, per la cronaca è la prima cosa che porterei via dalla casa in fiamme, sono stati i circa 66 euro e qualcosa spesi per comprarmi in un supermercato cittadino la centrifuga della foto, Ariete Centrika.

Non c’è trucco barba-trucco che tenga, o capo di abbigliamento, Clarisonic, o accessorio scarpa borsa che sia che possa reggere il paragone, anche perché si tratta di un oggetto che bramavo da tempo ma il cui acquisto continuavo a posticipare.
Nei mesi primaverili mi ero infatti comprata un robot da cucina della Kenwood abbastanza completo, in teoria aveva ed avrebbe anche avuto la funzione centrifuga ma, all’atto pratico, come centrifuga non ha mai funzionato un granché, forse perché gli accessori sono in plastica invece che in metallo/acciaio e probabilmente anche il motore ha una potenza inferiore a quella necessaria.
Insomma, non sono mai riuscita a cavare un ragno dal buco: nonostante la diversa frutta ed i diversi ortaggi utilizzati non usciva una sola goccia di liquido, inoltre essendo anche il contenitore per gli scarti assai piccolo dovevo smontare il tutto ogni tre minuti per riempirlo nuovamente. No, no, no.

È stato poi solo per una questione di spazio e di stupida testardaggine che nei mesi successivi mi sono rifiutata di comprare una centrifuga vera e propria, l’ennesimo elettrodomestico che mi avrebbe ulteriormente ingolfato la cucina. Alla fine, stremata ed annoiata da un’alimentazione un po’ monotona e desiderosa di sapori nuovi ma genuini, ho ceduto.
Rimpiango di non averla presa prima perché in estate con tutto quel ben di Dio di pesche, meloni, albicocche, cocomeri etc etc l’avrei usata tantissimo, come difatti sto facendo anche adesso a dicembre quando la natura è assai meno generosa.
Non amando alla follia la frutta invernale mi ritrovavo sempre più spesso a comprare mele e pere e poi a vederle e lasciarle marcire dappertutto, in cucina, in ufficio, in borsa, un po’ per pigrizia, un po’ perché non la trovo invitante, gustosa, allettante. Sono anche certa che la mia dieta fosse un po’ carente dal punto di vista dell’assunzione di vitamine, e l’inverno era ed è ancora troppo lungo da sfangare.

È stato amore a prima vista quando mi sono decisa a farmi un regalo per Natale e la commessa me l’ha mostrata sullo scaffale, un po’ per il costo, niente di impossibile, un po’ perché il pezzo in esposizione oltre ad essere esteticamente piacevole da vedere mi sembrava solido, funzionale, e le sue poche parti facili da assemblare e disassemblare.
In realtà, ma io sono di coccio con tutti gli aggeggi che richiedono un minimo di manualità, specie se hanno un filo ed una presa attaccati, i primi momenti a casa sono stati un po’ da panico. Il libretto delle istruzioni, a mio avviso, è prodigo di informazioni scontate, tipo non immergere il corpo della macchina nell’acqua etc etc, ma dice poco o niente sulle poche mosse essenziali per farla partire.
Forse perché è talmente semplice ed intuitivo che ci arriverebbe anche un bambino di cinque anni in tre minuti.
Io, appunto, un paio di giorni. Un paio di giorni per montare e smontare il tutto nei tempi giusti, cioè quasi alla velocità della luce.

Oramai, specie adesso che sono a casa e non lavoro, rientro dalla spesa con borsoni stracolmi e cassette di frutta e verdura ed in un giorno sono capace di farmi tre o quattro centrifugati, almeno 400 ml ciascuno. Il mio preferito ed il più facile è mele, carote, limoni: davvero nulla a che vedere con i succhi ACE che si trovano in commercio. Ma mi sono sbizzarrita anche con zucchine, spinaci, finocchi, sedano. Quest’ultimo è la verdura che mi piace di più, il sapore che preferisco, ma voglio provare con moltissimi altri tipi di ortaggi e di frutta.
Sono diventata una bomba vitaminica, credo di non avere mai avuto tante vitamine in circolo in tutta la mia vita e difatti, nonostante il tempo uggioso e la profonda avversione per il Natale e tutte le feste comandate che provo ogni anno dall’età di undici anni, mi sento un grillo.
Consiglierei a tutti l’acquisto e l’utilizzo di una centrifuga, soprattutto a coloro che tendono a trascurare la propria dieta per mancanza di stimoli, di fantasia, più spesso per pigrizia, ma che fondamentalmente credono in o aspirano ad un’alimentazione sana.
La centrifuga lascia moltissimo spazio alla fantasia: le combinazioni che si possono creare, basta sperimentare, sono pressoché infinite, e molte sfiziosissime. Ideale per chi è stanca/o dei soliti sapori e, soprattutto, per chi per i più diversi motivi non assume a sufficienza frutta e verdura fresca, e cruda. Cioè, approssimativamente, il 99% delle persone.
Ripensandoci, i soldi meglio spesi dal 2008 o 2009.

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Mac (cosmetici), acquisti compensativi non premeditati, fortunatamente mai compulsivi

47euri e 39cent per uno strombazzatissimo quanto evidentemente assai sopravvalutato pennello da fondotinta di Mac. E’ il cosiddetto stipling brush in versione pocket, sullo scontrino 187 SH Duo Fibre Face. Peccato che stamattina, praticamente intonso, mi abbia lasciato sulla faccia più peli di un cane bagnato che ti si strofina addosso quando, mi dicono, l’omologo di KIKO non si disintegra e (questo lo so io) costa un terzo. Bocciato.
30,75 euri per un fondotinta formato mignon, il famoso Face and Body Foundation sempre di Mac, sul quale ho ripiegato un po’ per curiosità ma ancor più per la disperazione di non riuscire a trovare in un centro commerciale di due piani un solo fondotinta veramente naturale/bio. Non dico quello della mia marca preferita, no, uno qualsiasi ma non in polvere.

Nonostante la mia convinzione, comprovata dall’esperienza, che per quanto mi riguarda sia assai opportuno stare alla larga da ogni tipo di cosmetico a base di silicone ed ingredienti di sintesi ho ceduto alle insegne nere di Mac in quanto il mio fondotinta dr. Hauschka è oramai agli sgoccioli e non faccio a tempo ad ordinarne un altro per prima delle vacanze di Natale, cioè per domani.

Devo riconoscere che il Face and Body Foundation mi ha piacevolmente sorpresa e che sono stati soldi ben spesi. Aggiungo che con quello che costa la confezione da 50 ml mai e poi mai lo userò per il corpo, se mai mi venisse in mente di truccare altro che il viso.
Mi piacciono molto sia l’effetto leggero e molto molto luminoso, ma non grasso oleoso, sia la sensazione di comfort sul viso, ed anche aprezzabile l’ampissima gamma di tonalità/colori a disposizione. Avendo la pelle molto chiara e poco da “italiana” spesso mi è capitato di trovare prodotti anche validi ma che non si adattassero perfettamente alla mia carnagione, mentre questo si fonde letteralmente con la mia pelle senza lasciare antiestetici stacchi di colore. La mia tonalità è C1, il più chiaro in assoluto mi risulterebbe.
Come tutti i fondotinta a base acquosa si stende in modo ottimale, mi è stato giustamente spiegato, con uno stipling brush ed è per questo che mi sono fatta convincere ad acquistare il pennello di cui sopra.

La commessa molto gentile e competente mi ha poi consigliata molto bene anche nell’acquisto di un correttore illuminante a base aranciata, il Prep + Prime highlighter nella colorazione bright forecast. Obbiettivo contrastare il nero violaceo delle occhiaie: è molto fluido e quasi idratante, si stende benissimo, non riempie e non appesantisce le rughette ed i solchi sotto agli occhi e realmente minimizza l’effetto panda.
Di cancellarle le occhiaie ovviamente no, non se ne parla. Non sarebbe stato malvagio, come ero convinta e non so da dove derivasse questa certezza, se il correttore avesse contenuto un fattore di protezione solare 15, che male non fa. Invece no. Anche a Vorkuta di tanto in tanto splende il sole e dal primo di gennaio parte il mio personale countdown al solstizio primaverile che mi deve trovare pronta e preparata.

Complessivamente 103,35 euri, 47 quasi buttati, gli altri un buon investimento. Non è una cifra che sono abituata a spendere in profumeria, non tutto d’un botto perlomeno. Frequentando blogs e blogs di bellezza mi stupisco regolarmente di come moltissime persone normali con lavori normali si possano permettere di accumulare dozzine e dozzine di fondotinta e trucchi di questa fascia di prezzo, un vero e proprio capitale. Una qualche decina di prodotti di Mac vuol dire spendere facilmente mille euro.

Non credo che userò questo fondotinta tutti i giorni, senz’altro prossimamente tornerò ad ordinare online quello del dr. Hauschka, anche se mi incuriosiscono molto quello di Paul Penders (che però ha pochi colori ) o di Liquidflora (costosetto, come quello di Mac, e anche qui non tantissime tonalità).
Confesso, ahimè, che se non fosse stato per i prezzi folli di Mac mi sarei volentieri allargata a provare, cioè a comprare, molte, moltissime altre cose che ho visto anche se, conoscendomi, poi non le userei quasi mai.
Adesso che ci penso anche l’anno scorso a Barcellona avevo comprato un fard ed un correttore di Mac, e anche allora la mia impressione sulla qualità dei prodotti, nonostante l’INCI che so essere quello che è, era stata ottima. Il fard, colore gingerly, lo uso regolarmente e non finisce mai, a me durerà un decennio almeno.

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Latte detergente Avril, evviva

Finalmente anche qui qualcosa di buono e di bello di cui poter parlare, una cosina che ho potuto testare per un congruo periodo di tempo, e cioè all’incirca da metà maggio.
Si tratta del Latte detergente Avril all’olio di melograno e aloe vera nel formato 500ml che ho acquistato (e pagato di tasca mia) insieme ad altri prodotti per la pulizia del viso ed ad una crema per pelli con couperose sul sito “il Giardino di Arianna”.
Avril è una marca bio francese che non conoscevo, pertanto non so se avrei potuto reperire questo prodotto in qualche erboristeria della zona, e comunque non sempre ho voglia di girare per negozi. Lo shopping, specialmente quando ci si riduce a farlo di sabato con un sacco di gente in giro, invece che una piacevole avventura quale dovrebbe essere si puo’ trasformare in qualcosa di molto stressante.
A volte capita poi che, per sfinimento, se non trovo in breve tempo quello che mi interessa commessi e/o proprietari vari riescano a convincermi ad acquistare qualcosa d’altro che, dicono loro, è uguale o mooooolto meglio di quello che io cercavo.
Per evitare tutto questo, sia quando devo comprare prodotti che già conosco (caso A), o che voglio testare (caso B), come nel caso specifico, mi rivolgo ad internet. Specialmente per libri, accessori, prodotti cosmetici e/o informatici, mentre dopo qualche esperienza non entusiasmante (le taglie, le taglie) ho deciso che vestiti e calzature è meglio vederli e provarli di persona.

Premetto che la mia pelle è, ahimè, anagraficamente matura, se pure non particolarmente segnata o solcata da rughe, ma veramente ipersensibile e iperreattiva nei confronti di certi prodotti o trattamenti “sbagliati”.
Estetiste direbbero, se ne consultassi, che è una pelle tendente alla couperose, ma sarebbe errato. Se non la maltratto con prodotti infimi, se non mi ubriaco, se non ci sono fenomeni atmosferici estremi, la mia pelle se ne sta tranquilla e uniformemente slavata come un cencio per i fatti suoi. Le epidermidi molto chiare e sottili delle bionde dal sottotono più rosato che dorato si comportano spesso così.
Dunque non che avessi o abbia problemi di particolare tipo tranne questa estrema sensibilità e reattività ma, dopo aver provato un po’ di tutto nel corso degli anni e avendo comunque definitivamente e con convinzione abbandonato i prodotti e le marche della grande distribuzione, non avevo ancora trovato qualcosa di veramente idoneo ed economico (eh già, a 50euri al bottiglino certo che c’era) per struccarmi e detergermi il viso.
Credo avessi letto da qualche parte un paio di recensioni positive su questo latte, cosi ho cercato di capire se potesse fare anche al caso mio. Dalla descrizione e lista degli ingredienti sembrava di sí, per quel poco che io potessi capire. Dovendo poi scegliere se ripiegare sui prodotti di due marche bio tedesche che già conoscevo ed apprezzo ho preferito “rischiare” ed accordare la mia preferenza a questo brand che forse avevo sentito nominare da qualche blogger o vlogger ma del quale non avevo esperienza diretta. Penso che un fattore non secondario nella mia scelta sia stato il prezzo conveniente di 9 euro.

Ho cominciato ad usare questo latte detergente da subito, ma nei primi tempi non con grande costanza in quanto dovevo e volevo esaurire un pessimo gel lavaviso di un inquietante color turchese, davvero troppo aggressivo per me, specie per l’uso quotidiano.
Il prodotto, colore bianco tra il bianco e l’avena, ha una consistenza perfetta, liquido ma non troppo, ed un gradevole, delicatissimo, non invadente profumo naturale, quasi mandorlato: ha un’ottima resa e quindi il flacone da 500 ml dura un sacco di tempo.
Io non amo usare i dischetti di cotone se non per “rifinire” la pulizia, preferisco invece mettere un po’ di prodotto sulle mani e massaggiare ripetutamente il viso con movimenti circolari, fare penetrare bene il prodotto, ancora massaggiare e poi sciacquare il tutto con acqua tiepida. A quel punto sì, ricorro ad un dischetto o due con qualche goccia di latte detergente. In genere, tranne che in piena estate, mi trucco sempre ma in modo molto leggero e con prodotti naturali, quindi a sera non è che sul mio viso siano rimaste molte tracce di make up. Questo per dire che il latte detergente nel mio caso non deve rimuovere strati ed incrostazioni di ceroni, ciprie, fard, illuminanti, bronzer e correttori e quindi per me svolge più che egregiamente il suo dovere (sono certa che rimuoverebbe anche un trucco pesante, solo con più tempo e pazienza). La cosa che ho apprezzato maggiormente sin dai primi giorni e amo ancora adesso è l’efficace azione detergente. Usando altri struccanti spesso mi è capitato di trovare residui di trucco ancora la mattina successiva, o che sentissi il bisogno di lavarmi ulteriormente il viso con un altro prodotto o sapone perché la sensazione era quella di unto e di “pastrocchio”. Allo stesso tempo si tratta di un latte che non lascia in alcun modo il viso irritato, disidratato, arrossato, cosa che detesto e mi succede spessissimo, ma solo una sensazione di pulito, di cute protetta, rispettata. Per una pelle come la mia che dopo una tranquilla pulizia serale può incarognirsi con macchie rosso violacee per diverse ore se uso qualcosa di sbagliato, è davvero un grande successo, specie se considero il rapporto qualità prezzo.
Non so cosa sia che faccia il miracolo, se l’olio di melograno, l’aloe vera, l’olio di semi di girasole o il burro di karité o tutti quanti insieme, so solo che è una formula che funziona.

Adesso, fine ottobre, questa confezione sta finendo e anche scadendo, ha una durata di sei mesi dall’apertura, e a breve comincerò ad utilizzare gli altri detergenti dei miei acquisti di maggio: sono certa che, a meno che questi nuovi prodotti riescano davvero a sorprendermi, ricomprerò questo latte detergente, probabilmente ancora online se dopo due o tre puntate in erboristeria non dovessi trovarlo.

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Poches de gel

Confesso che quando penso a questa signora, France Guillain, non mi sento del tutto imparziale, quindi sono consapevole di partire già con il piede sbagliato.
Avendo letto qua e la’ cenni della sua biografia, francese di madre polinesiana, nata nel 1942 a Montpellier, città che adoro come gran parte del sud della Francia, quattro volte il giro del mondo in barca a vela con le sue cinque, dico cinque figlie, non posso che provare un moto di simpatia ed ammirazione per lei.

Non solo perché la signora si porta alla grande i suoi anni e le sue rughe senza necessariamente voler sembrare di trent’anni più giovane ma anche e soprattutto perché grazie alle sue capacità, ai suoi studi, intraprendenza e coraggio non marcisce e non marcirà in una Multipaesana, per quanto esilarante possa essere, e per quanto per certi versi quest’esperienza costituisca anch’essa una sorta di viaggio intorno al mondo.
Ai miei occhi, ça va sans dire, questa donna un mito.

Detto questo, per un approccio serio e completo del suo Metodo, e l’utilizzo delle poches de gel (o dei bagni derivativi) costituisce solo una parte delle pratiche di igiene di vita previste, consiglio di leggere i suoi due libri, quello sui bagni derivativi e “il metodo France Guillain – per una vita sana e armoniosa”.
Se invece può bastare un’opinione e resoconto di esperienza personale, limitata per ora solo all’uso delle poches de gel e quindi necessariamente riduttiva
allora OK, si può continuare.
Nella prefazione a uno dei suoi libri l’autrice precisa l’importanza di sperimentare il Metodo nella sua interezza senza stravolgerlo, personalizzarlo o mutilarlo, come sto facendo io.
Ci tenevo a dirlo. Diciamo che io sono San Tommaso, non ci credo se non ci metto il naso, e per un sacco di motivi mi piaceva sperimentare per prima questa faccenda della necessità di raffreddare l’area del perineo per abbassare la temperatura interna.
Una necessità ed esigenza che io avvertivo già da tempo, ancor prima che di sapere che già diversi medici e studiosi del passato consigliavano questa pratica.

Le poches de gel che avevo ordinato online il 20 di giugno e di cui mi era stata notificata la spedizione il 25, mi sono arrivate venerdì 28, quattro, con due protezioni in cotone biologico.
Quindi l’attesa non è stata affatto di cinque o sei settimane come avevo previsto avendolo letto da qualche parte.
Inutile dirlo, le uso tutti i giorni il più a lungo possibile, cosa che da fare a casa è facilissimo, basta avere la costanza di sostituirla non appena si riscalda.
In ufficio la faccenda è gestibile in quanto nel passaggio a Multipaesana insieme al distributore di snack e bevande ci abbiamo guadagnato un frigorifero nuovo di pacca, anche se temo che il mio andirivieni dal frigorifero presto susciterà quantomeno degli interrogativi. E chissene.
Diventa a mio avviso decisamente molto difficile, e lo sconsiglierei, pensare di potere sostituire la poche ogni quaranta/cinquanta minuti (questa è la ‘durata’ di una poche a contatto con il corpo umano) se si è in giro tutto il giorno.
A me capita molto raramente quindi non ho questo problema.

Come forse avevo già scritto, sul fatto che un uso costante (= tutti i giorni) e prolungato (almeno tre o quattro ore al giorno) desse dei benefici quasi immediati in termini di benessere avevo veramente pochi dubbi.
Non so perché ma oltre alla loro comodità, una volta indossate consentono di condurre una vita quasi del tutto normale, uniche controindicazioni che mi vengono in mente la piscina e se una fa la ballerina di lap dance, io penso anche che possano essere più efficaci dei bagni derivativi.
Nel senso che il fattore tempo gioca una parte fondamentale. Tecnicamente si possono indossare le poches per tutte le ore di veglia di una giornata, mentre nessuno avrebbe la voglia o il tempo di stare su un bidet diciotto ore, giusto?
Ma torniamo ai benefici dopo una decina di giorni di utilizzo, preceduto da una settimana di Mattonella (quei parallelepipedi di simil-ghiaccio usati per picnic e gite fuori porta) sulla quale prima che arrivassero le poches ho posto le terga, sempre in ufficio.
– sonno decisamente, nettamente più profondo. Non voglio dire che non mi capìti di svegliarmi per motivi tecnici, pit stop in bagno, caldo, sete, freddo, rumori etc. Dico che quando dormo sprofondo in un limbo, vado in catalessi. Prima il mio sonno era più superficiale, come se la coscienza fosse in qualche modo ancora vigile.
– mi sento più riposata e con più energia.
– purtroppo non riesco a dire che mi sento anche più ottimista perché mai lo sono, e comunque sempre un po’ di più in estate, anche in un’estate piovosa e brutta come questa, quindi gran bella domanda se sia per le poches o per la stagione o per due la combinazione delle due cose, ma mi sento un po’ meno ansiosa. A fronte di immutate se non aggravate solite rogne di sempre.
– non misuro il peso, la mia bilancia non funziona, ma vedo girovita e cosce, nello specifico culottes de cheval, assottigliarsi leggermente. Una mia amica ieri sera, e non è che non ci vediamo da tre anni, mi ha chiesto se fossi dimagrita, e non sa niente del fresco segreto custodito nelle mie mutande.
– continuo ad avere una pelle decente, ma questo già da tempo, da quando ho smesso di usare cosmetici “industriali”, quantomeno lo smuovere i grassi bianchi e cattivi in eccesso non ha messo in circolo schifezze che potessero causare brufoli, epidemie di punti neri etc etc.
– una sensazione generale e diffusa di pulizia interna e leggerezza.
– gambe e caviglie più leggere e meno gonfie in un periodo in cui generalmente sono messa proprio male sia in senso estetico che di disagio fisico vero e proprio.

Continuo quindi e penso di continuare con le poches, non vedo perché non dovrei farlo, a parte un po’ la scocciatura di sostituire, lavare, raffreddare, estrarre, riporre etc etc.
Sono curiosa di provare la colazione che il metodo prevede, purtroppo non ho trovato l’olio di sesamo e l’olio di lino nel supermercato dozzinale dove ho fatto la spesa l’ultima volta, e che è ben fornito solo delle peggio porcherie.
Questo sarà anche paese della dieta mediterranea e del cibo più buono e sano del mondo, ne sono convinta ed è l’unica cosa che ci rimane, ma mediamente i nostri supermercati e catene distributive lasciano molto a desiderare per quanto riguarda reperibilità e costi di cibo biologico o semplicemente non troppo lavorato ed addizionato di roba inutile o dannosa.
Non mi riferisco ai negozi specifici e dedicati, ancora rari, ma i posti normali dove il 98% della gente va a fare la spesa, fatta eccezione per la mia adorata Ticorta che resta come sempre la migliore.
In Germania ed in Francia sono cinquant’anni avanti in questo, anche se mediamente si mangia peggio ed in modo meno salutare.
Conto di scrivere qualcosa sulla famosa colazione fra qualche settimana.

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Libro che ho letto: “il metodo France Guillain per una vita sana e armoniosa” (France Guillain)

Interessante, cose a mio avviso sensate, che non stravolgono la vita e che, qualora non non dovessero migliorare benessere e salute, difficilmente possono essere dannose.
E comunque a costo praticamente zero.
Non mi piacciono, anzi mi infastidiscono, i tanti troppi guru predicatori e depositari della verità assoluta, dimagrisci in due settimane, la dieta della rapa, quella del carciofo, quella dei gruppi sanguigni e quella dei segni zodiacali, sconfiggi l’artrite, dimenticati la cellulite: finalmente, mi sembra, un approccio pacato, ragionevole e sereno, sostenuto da un fondamento scientifico comprensibile anche ai profani.
Unica perplessità ed obiezione, non credo di poter rinunciare agli occhiali da sole, ma è anche vero che non ho mai indossato, e tantomeno possiedo, cappelli a larghe tese.
Da qualche settimana devota seguace dei bagni derivativi, o meglio dell’utilizzo delle poches de gel, finora i soldi meglio spesi della mia vita. Se fossi meno pigra avrei potuto anche risparmiarmeli.
Provare per credere.
Ancora impossibilitata ad iniziare la colazione agli olii ed alla frutta per il semplice fatto che olio di sesamo e di lino non sono (fino ad ora perlomeno) reperibili nei supermercati cosiddetti normali.

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