Archivi categoria: Outlet valve

De gentibus

You never get a second chance to make a first impression, dicono gli anglosassoni, ovvero la prima impressione è quella che conta. “A”, chiamiamola.

Io, sulle persone, spesso mi ricredo, e l’opinione iniziale “A” non di rado si trasforma in una diversa, condizionata e messa alla prova dall’esperienza, dalle contingenze, dall’evoluzione del tipo di rapporto, di qualsiasi tipo esso sia. “B”, “C”, “D” etc etc, chiamiamole.

Poi, per alcuni oggetti di questo personalissimo studio empirico, inevitabilmente arriva un punto, quasi mai suscettibile di ulteriori variazioni, ovvero il mio punto di non ritorno, in cui devo far marcia indietro, e ritornare all’idea originaria, “A”. Quella più semplice ed immediata, quella di pancia più che di testa. 

Lascia un commento

Archiviato in Ho un'opinione su quasi tutto (ed accetto possa non essere condivisa, con garbo), Outlet valve

Tiny, a story about living small

È il titolo di un documentario realizzato benissimo e che mi ha stregata, e che sta facendo deflagrare una bomba nella mia testa.

Credo che il titolo sia abbastanza eloquente: si parla di downsizing nella sua espressione massima, quella di vivere in case piccolissime riducendo al massimo tutti i consumi, non solo quelli energetici e l’impatto ambientale. 

Come molti altri fenomeni globali che cambiano o stravolgono le nostre vite credo sia nato negli USA, ma si sta diffondendo nei paesi anglosassoni, Canada, Australia, Nuova Zelanda. Non mi sembra esista ancora una letteratura ufficiale al riguardo, una voce ufficiale, una biografia… qui il link al documentario YouTube per farsi un’idea, se no disponibile anche su Netflix.

Per chi non ha voglia di vedersi il documentario o cercarsi video di persone che hanno scelto di vivere così: di solito queste casette lillipuziane sono anche costruite in proprio, spesso con materiali di scarto o di recupero, magari con la consulenza di qualche professionista o l’aiuto di amici esperti. 

In una scuola professionale neozelandese era il progetto di fine anno di una studentessa diciottenne che poi ha realizzato il suo nido, ovviamente, con l’aiuto del padre. Uguale uguale alle nostre scuole.

Comunque ci sono alcuni video YouTube che spiegano per filo e per segno come fare isolamento, impianti elettrici eccetera, perché si tratta di una comunità aperta e solidale.

Nel frattempo, si parla sempre dei paesi già detti, sono anche sorte aziende che forniscono Tiny Houses chiavi in mano sia standard che personalizzabili, o su disegno o commissione del cliente (parecchio più costose).

Una decisione di tale portata, andare a vivere in una Tiny House, è sempre causa o conseguenza di una revisione sostanziale del proprio stile di vita, sia per scelta che per necessità.  

Nel primo caso godendosela un sacco di più, magari viaggiando, magari lavorando di meno o per meno anni, magari vivendo in un bel posto immersi nella natura, magari per avere più tempo libero per gli hobbies, la famiglia, gli amici, lo sport, il cane. Cioè per tutto quello per cui ritengo valga la pena di vivere. 

Nel secondo scoprendo che ci si può comunque vivere benissimo. In entrambi i casi realizzando che si risparmiano quelle sostanziose somme che andrebbero in rate di mutuo o affitto, considerando che il costo medio di una di Tiny House equivale più o meno a quello di un’utilitaria. 

È un fenomeno relativamente recente, in lenta ma costante crescita in quelli che sono, per molti versi, i paesi più evoluti e aperti al nuovo del pianeta, e del quale non avevo proprio mai sentito parlare o trovato traccia nella stampa, nell’informazione italiana, sempre così attenta e proiettata verso il futuro, e nemmeno nelle conversazioni con conosciuti o sconosciuti, nelle chiacchiere da bar. 

Lo seguo con crescente interesse da qualche mese, anzi mi ci sono proprio appassionata. Sogno che arrivi un giorno anche in Italia e in Europa, anche se ho intercettato qualche timido segnale di interesse proveniente dal Nord Europa, Olanda essenzialmente, e dalla Spagna.

Non sono una persona con il mito assoluto o il sogno degli Stati Uniti, lo sono stata forse in passato. Ci sono troppe cose che non condivido di quel sistema e di quella politica ma, in quanto a laboratorio e fucina di idee, apporto di nuovi contributi, creatività nel senso più ampio del termine, libertà di fare e intraprendere, freschezza, energia e capacità continua di rigenerarsi, apertura al nuovo non li batte nessuno. 

Di questo immenso e contraddittorio paese, imperfetto come tutti, amo la sempiterna giovinezza e molte delle novità che produce, come questo interessantissimo Tiny House Movement  che ha suscitato in me il bisogno di approfondire un calderone di riflessioni, riflessioni alle quali stavo arrivando da sola, per conto mio, per mia esigenza personale.

Di certo non è un fenomeno nato, incoraggiato o supportato dall’alto, tutt’altro: come tutti i movimenti nati dal basso è sostanzialmente anche se assai pacificamente anti-sistema, quel sistema al quale è difficile sottrarsi e che ci vorrebbe tutti devoti instancabili lavoratori fini a che il cervello va in pappa, omologati in un solo ed unico stile di vita, voraci consumatori e frequentatori di centri commerciali, impantanati in mutui secolari per case quasi sempre vuote visto che non ci stiamo quasi mai e che probabilmente non sarà mai la stessa per cinquanta anni, come era invece per i nostri genitori.

Anti-sistema e in un certo qual modo anche ai margini della legalità, perché anche nel meno burocratico dei paesi al mondo pare che una casa per essere considerata abitazione debba avere un numero minimo di metri quadri, il che significa navigare in una sorta di limbo  che le considera come case mobili, alla stregua di un camper, per cui non possono nemmeno avere appoggio diretto al suolo, tantomeno fondamenta.

Immagino l’approccio del creativo legislatore burocrate italico di cenventanni quando gli si porrà il “problema”, penso all’ufficio anagrafe del mio comune per esempio, pur efficientissimo, e mi vien da sogghignare.

L’approccio americano è invece, come sempre, alquanto ortodosso:  si parla di case, quando va bene, grandi una ventina di metri quadri massimo, dove magari vive una coppia con un bambino e due cani. Quasi sempre off grid, ovvero senza allacciamenti vari il che significa, tra le altre cose molte delle quali facilmente risolvibili, la compost toilette, che non è difficile immaginare come funzioni. Diciamo che i gerani e le margherite dopo un anno circa fioriranno rigogliose nell’appezzamento di terreno prescelto.

Devo dire che il pensiero di dovermi arrampicare su un soppalco per andare a dormire e di dover strisciare per raggiungere l’umile pagliericcio non mi  trova per nulla entusiasta, come il  tenere le mie “trainers” in parte al cuscino, ma sono certa che qualora questo fenomeno arrivasse qui in questo Vecchio Continente mollaccione si ridimensionerebbe un bel po’, parlando in termini di metrature intendo. E di compost toilette 🙂

Io penso che in una casa molto ben progettata ed organizzata potrei vivere tranquillamente in una trentina di metri quadrati, forse anche meno, certo rinunciando al possesso di molti oggetti, libri, abiti. Non vorrei strisciare, e vorrei un bagno normale, schiacciare un pulsante, tirare una catena.

Ma lo farei molto volentieri se quei venticinque o trenta mq fossero in assoluta indipendenza da amministratori condominiali e vicini, comodi, in un bel contesto e non al sesto piano a Caronno Pertusella con vista sul deposito degli autobus, e con altri obbiettivi di Vita ovvero di realizzazione personale da portare avanti in parallelo.

3 commenti

Archiviato in Ho un'opinione su quasi tutto (ed accetto possa non essere condivisa, con garbo), Outlet valve

8h 5 gg sett.

La cosa peggiore è fingere rispetto per persone per cui non si prova alcuna stima.

2 commenti

Archiviato in Outlet valve, Vita Multipaesana

Nostalgia canaglia

La sfiga é quando i Duran Duran suonano gratis sabato sera in piazza Duomo a Milano e io vengo a saperlo solo il lunedì mattina. Ma sfiga ancor peggiore è che se anche l’avessi saputo prima non avrei potuto esserci perché molto influenzata e imbottita di paracetemolo, molecola che mi rende recettiva e interattiva come un sacco di patate.

Proprio ieri, ancora all’oscuro dell’evento tenutosi il giorno prima, annoiata e in un mood parecchio musicale mi sono messa ad aggiornare playlist e i miei album preferiti su Spotify. Ho composto e ricostruito la colonna sonora della mia vita.

C’erano naturalmente anche i Duran Duran che hanno segnato in modo indelebile gli anni 80′, la mia generazione e la sottoscritta, riportando alla memoria ricordi rimossi di una giovinezza inconsapevole, anche crudele, e sempre più lontana.

É stato un tuffo un po’ masochistico nel passato, un luogo dove non bazzicavo da diverso tempo e dal quale ho preso e dovuto prendere le necessarie distanze. 

E con queste qui ci è scappata la lacrimuccia, che non capitava dal secolo scorso.

In qualche occasione sarebbe stato bello poter fermare il tempo, non perdere mai quella freschezza ed entusiasmo, e continuare a credere nei sogni.

2 commenti

Archiviato in Outlet valve

Bella tra le belle

6 commenti

Archiviato in Outlet valve

Intolleranza acquisita, no lattosio no glutine

Da oggi ho fatto mia ed assorbito fino in fondo  l’idea null’affatto peregrina  che molta della mia misantropia di questi ultimissimi anni sia dovuta e da ricondurre anche all’ambiente lavorativo, cioè a quegli n. metri quadri dove trascorro molta della mia vita, e a come questi mq siano organizzati e disposti. 

Da quando l’ufficio ha subito l’ultima geniale trasformazione spazio-logistica-organizzativa la mia vita sociale é praticamente collassata, ridotta al lumicino. E ti credo.

Non saprei davvero stimare la metratura di quel luogo di perdizione, non ho davvero occhio per queste cose, ma direi non più di una trentina di metri quadrati.

30 metri quadrati organizzati e disposti alla cacchio ed arredati come gli uffici della stazione Termini negli anni 80, mancano solo il ritratto di Pertini, quello di un Papa a scelta, e il ramoscello d’olivo.

In questa superficie che un qualsiasi immobiliarista definirebbe “luminosa”, cosa che non posso assolutamente negare, e “bene esposta”, cosa che invece nego con risolutezza – oggigiorno ci si farebbe saltare fuori  comodamente un bilocale, solo che a contenderci l’ossigeno e gli spazi vitali là dentro ogni giorno siamo in sei. Sei.

Sei fissi, esclusi ferie, infortuni, malattie. Più un tipo consulente che vi appoggia le chiappe di tanto intanto, sette.

Più quelli di passaggio per motivi di lavoro, o che amano intrattenersi per il gossip, o prima, dopo o durante la pausa caffè. E siamo a otto-dieci come niente.

Più quelli di passaggio per la sala server, interni (facce note) ed esterni (con cartellino di identificazione), ed è sempre un bel viavai e codazzo di gente perché il nostro Hal 9000, un baraccone che non ho mai visto, ne ha sempre una.

Se si considera che l’italiano medio, come tutti i popoli latini, é in generale piuttosto rumoroso – per non dire molesto – quando parla, telefona, ride, chiede, commenta, esterna, si confronta, e parecchio teatrale nelle sue manifestazioni e anche un po’ logorroico, ecco che quei trenta metri quadri scarsi di fottutissimo open space senza nemmeno i cubicoli e divisori che si vedono nei film americani diventano l’inferno in terra.

Con effetti deleteri sul rendimento e la produttività individuale e di gruppo, e non ci vuole molto a capirlo, ma anche sullo stato psico-fisico dell’individuo ben oltre l’orario lavorativo, punto che sinceramente mi interessa e preme di più. 

Così ci sono dei giorni in cui io credo di detestare l’umanità tutta, indistintamente, ma con un occhio di riguardo per quella ammassata nei famosi trenta mq scarsi. 

E se per qualcuno di loro è pure vero a prescindere da Stazione Termini, cubicoli e divisori, e in un mondo perfetto con costoro non potrei nemmeno condividere lo stesso emisfero, per altri non è così. Non dico ci uscirei a cena, ma insomma bravi cristi, nulla di personale. 

È quella vicinanza quotidiana imposta e costante, giorno dopo giorno, quella mancanza di intimità, raccoglimento, concentrazione, silenzio, quella forzata promiscuità di corpi, voci, risate, colori, odori. Riesco ad arrivare a detestare persino la loro prossemica, una maglia dai colori troppo sgargianti, un cellulare lasciato in modalità vibrazione.

Oggi a un certo punto mi sono vista salire sul tavolo, portare le mani intorno alla bocca e gridare a tutti quanti come una pescivendola “chiudete un po’ quel cazzo di bocca”. Che le cose che dicevano in venti minuti effettivamente avrebbero potuto dirle in due, specie se non attinenti al lavoro, e magari anche a voce bassa. 

Per fortuna non l’ho fatto, lo yoga aiuta, e domani è un altro giorno.

Per fortuna quando arrivò così é sempre giovedì o venerdì.

4 commenti

Archiviato in Ci salvi chi puo', Craps, Outlet valve, Uncategorized

Pensiero pre e post insomnia

Dico in sincerità, senza stare tanto a tergiversare, come stanno le cose.

Allo stato dell’arte, ancora in pieno possesso delle mie facoltà mentali, io per ora non ho nessunissima voglia di riprendere in mano i libri, di ritornare a fare compiti la sera e la domenica pomeriggio e di mettermi nuovamente a litigare con la grammatica russa. Preferirei mettermi a zappare e a dissodare il prato, per dire.

Mi ero posta un obiettivo lasciato interrotto anni fa, e con forse più incredulità che gioia l’ho conseguito ai primi di luglio. Potrei e dovrei essere a posto così, sono a posto con la coscienza, porto sempre a termine le cose che comincio.

D’altro canto quando ho deciso di rispolverare questi libri credo ci fosse un obiettivo di ancor più lungo termine da conquistare, e cioè se non una perfetta padronanza formale della lingua, almeno la capacità di comprendere e potere esprimere e commentare di tutto, dalle ricette alla politica, da un film a un giornale, in modo quantomeno dignitoso.

Solo che da quei roventi e sudaticci primi giorni di luglio (LOVE LOVE LOVE, mi mancano già) mi sono sempre tenuta alla larga da quella pila di carta che gronda lacrime e sangue e, pur avendo ripreso i contatti con la Professorina, continuo a procrastinare l’inizio delle lezioni del venerdì pomeriggio con la scusa del bel tempo e altri motivi da pusillanime.

Per i primi tempi mi sono sparata quantità industriali di film e blog su YouTube con risultati nella comprensione da scarsi a soddisfacenti, poi sono rimasti solo i vlog di una bellissima ed enigmatica Sanpietroburghese  dagli occhi di ghiaccio affilati come lame di coltello, poi più niente. 

Proprio niente di niente, manco più sdilinquimenti pensando a quel viaggio che non farò mai nella sconfinata e gelida Siberia, solo un occhio distratto alle vicende della politica, il fastidio di dover andare a ritirare di persona la mia sudatissima certificazione perché i russi mica lo spediscono a casa, ti dicono di mandare un corriere a spese tue.

Poi qualche giorno fa ho letto un libro, ma in italiano, di colei che poco dopo avrebbe vinto il premio Nobel per la letteratura. Che poi in realtà è bielorussa e mezza Ucraina, ma insomma, sempre di quello stiamo parlando, di mondo slavo russofilo.

Poi mi sono reiscritta quasi di soppiatto al canale della Sanpietroburghese e sono rimasta sorpresa di quanto ancora riuscissi a capire del discorso generale, non certo di tutti i dettagli, sia che parlasse di acquisti modaioli che di fitness, sia delle differenze tra la vita a NYC dove ha vissuto e lavorato per qualche anno, e quella della sua città natale dove ha scelto di tornate ad abitare.

Potrebbe questo essere il riscaldamento o prove generali? E se no, se dicessi basta, sono destinata  a portarmi addosso per sempre la già strisciante sensazione di aver fallito e di aver lasciato un Incompiuto?

Qualcuno ha un’idea di quanto sia faticoso e frustrante iniziare lo studio di una lingua ostica come il russo dopo i 40 anni, e di quante a volte mi senta stupida, ma proprio poco intelligente, e quanto tutto ciò sia frustante?

Non dovrei invece io, il sabato pomeriggio, pensare a messa in piega e manicure?

3 commenti

Archiviato in Craps, Outlet valve

Un dato di fatto 

Opinione personale: la connessione internet Infostrada, che ho da quando mi sono trasferita nella nuova magione, cioè da 1,5 anni circa, lascia molto a desiderare. Anzi è un fatto incontestabile più che una mia opinione o impressione. Non riesco a vedere quasi nessun vlog/video senza rallentamenti, interruzioni, lunghi caricamenti del buffer etc etc.

E pensare che prima mi sbeffeggiatano per essere un’abbonata TeleTu (in fondo in fondo = Vodafone) che solo 1,5 anni fa sembrava essere prerogativa dei falliti e dei morti di fame, o di chi di internet non ci capiva una fava.

 Il passaggio ad Infostrada, avvenuto quasi esclusivamente nell’illusione di far perdere le mie tracce all’ inarrestabile –insaziabile-impietoso-aggressivo marketing TeleTu/Vodafone che mi scassava le gonadi anche cinque volte al giorno tra telefono fisso e cellulare con le sue offerte inutili e promozioni non richieste*, é avvenuto solo per una bieca questione di pecunia. 

Se mantenevo la ricaricabile Wind/Infostrada per il cellulare mi offrivano internet e telefonate da casa senza limiti per 19 euro e rotti al mese contro i 34 e rotti euro di TeleTu. Anche se i 19 euri e rotti silenziosamente e misteriosamente nel frattempo sono già lievitati.

Passaggio di operatore che comunque, nonostante la legge Bersani, una delle poche saggie cose fatte dai governi degli ultimi venti anni, mi è costata oltre 70 euro per dire adieu al precedente operatore, perché siamo in Italia e basta chiamare la gabella con un altro nome, poi tutto rimane come prima.

E adesso che faccio, non volendo spendere una vagonata di soldi per la mia connettività 24h/24h che già di mobile mi costa altri dieci e più euro al mese? Anzi, in realtà ogni quattro settimane, come hanno giustamente evidenziato le varie associazioni di consumatori. 

Ripasso a Vodafone che nel frattempo magari è diventato anche lui Internet a manovella? Altre grane, scocciature e cartacce e altri ottanta euro di furto legalizzato per la richiesta di interruzione del servizio e passaggio a nuovo operatore?

* e tuttora continua, vedasi numerosi esaurienti post sullo stalking commerciale in questo stesso blog, e altrove

Lascia un commento

Archiviato in Ho un'opinione su quasi tutto (ed accetto possa non essere condivisa, con garbo), Outlet valve

Insomnia

Se c’è una cosa di cui non ho mai sofferto é l’insonnia, cioé fortunatamente e fino a stanotte non avevo mai incontrato difficoltà nel prendere sonno, nell’addormentarmi. Direi anzi il contrario.

In genere la sera dopo aver tassativamente leggiucchiato qualcosa non appena appoggio la testa sul cuscino sono tecnicamente “fatta” e, anche se negli ultimi anni – ahimè – qualche volta mi capita di svegliarmi per cambiare posizione, per bere, per fare pit-stop in bagno o perché mi si incricca la schiena, in genere le mie notti sono felici, appaganti, riposanti. Migliori delle mie giornate. Come diceva una vecchia pubblicità, come camminare in una valle verde.

Faccio quasi sempre sogni bellissimi e a tematica ricorrente, sogni dei quali non riesco a spiegarmi del tutto le origini e il significato, e non so cosa darei per poterli decifrare ed interpretare correttamente. Un po’ ci arrivo, un po’ no, un po’ mi fa paura investigare e riaprire certe porte oramai chiuse a tripla mandata e delle quali ho buttato via la chiave. O perlomeno così crede la mia parte lucida, vigile e razionale.

Di alcuni sogni mi restano memorie molto vivide, di altri a malapena il soggetto e la trama. Sono sempre infusi di una luce meravigliosa, come in un bel film con un’ottima regia e dei tecnici da Oscar, e anche se a volte sono tristi e mi pongono quasi sempre di fronte a un bivio, a una scelta cruciale, a una separazione lacerante, in genere rivivo anche attimi di vera e semplice felicità, di perfezione assoluta. Di giorno invece sono spesso un’anima in pena, piu tormentata che no, la mente attraversata da disfunzionali pensieri di natura prevalentemente catastrofica e funesta.

Posso vantare clamorose penniche a cui ho ceduto senza alcuna vergogna e senza nemmeno rendermene conto nei più svariati contesti: a scuola in quegli ultimi banchi, in ufficio (a mia giustificazione in un periodo molto, molto fiacco), in palestra durante gli esercizi di rilassamento, su autobus e treni anche su percorsi molto brevi, anche in compagnia: persino  a teatro dove sono riusciti ad essermi fatali sia “Il giardino dei ciliegi” sia che, molto più comprensibilmente, “Aspettando Godot”. E poi a un festival pianistico, e anche ospite a casa di amici guardando la televisione la sera dopocena.

Insomma un cv niente male: piuttosto che insonne mi definirei una nave scuola del sonno pacifico e ristoratore, una virtuosa del cuscino e della pennica facile. L’ho sempre considerata una grande fortuna.

Vero é che in alcuni periodi della mia vita più stressanti o emotivamente intensi mi è anche capitato di dormire poco e male, ma si è sempre trattato di episodi non molto frequenti e di breve durata. E poi non è che facessi fatica a cedere alle forti e solide braccia di Morfeo, si trattava piuttosto di sonno disturbato o interrotto.

Stanotte, oramai stamattina, per la prima volta in vita mia ho sperimentato quella sensazione terribile che mi è stata solo descritta e raccontata da altri che convivono da molti anni con questa orrida cosa -l’incapacità di lasciarsi andare a se stessi e di prendere sonno. Povere anime tormentate e senza pace.

Statisticamente credo mi dovesse capitare prima o poi, anche in considerazione del numero di candeline spente che  mi lascio alle spalle ogni anno. Non consola sapere che questo vano rigirarsi e scorticarsi la pelle tra le lenzuola succeda e sia la norma per un’infinità di gente, dalle isole Tonga a Helsinki, da Timbuctu a Peshawar. A me sta’ cosa terrorizza.

É come un’inquietudine diffusa, non solo fisica, uno sfarfallio dell’anima. So di avere raggiunto e trattenuto livelli di ansia piuttosti elevati in questi giorni/settimane. L’ho potuto realizzare anche da neofita durante le poche lezioni di yoga che ho fatto sinora quando, invece di rilassarmi come ci viene richiesto, a me parte in quarta un respiro affannoso quasi incontrollabile. Iper ventilazione allo stato puro, terreno fertilissimo per attacchi di panico e altre amenità. 

L’unico vantaggio di quest’irrequietezza e del non volere forzare una calma e una pace che non ci sono è stata la necessità  di dovermi trovare qualcosa da fare di fisico e distraente, un imbuto nel quale convogliare energie. 

Cosa fare in casa intorno alle tre del mattino? Ho pensato bene di avviare una lavatrice, poi passato il mitico swiffer in camera, bagno e corridoio, lo straccio in bagno. Ho rifatto il letto dopo aver rinfrescato lenzuola e trapunta dalla finestra spalancata su una nottata scura e mite dopo giorni di freddo precoce. Pensavo potesse aiutare, no.

Poi ho googlato cose, per curiosità personale. Tipo con chi è sposato Hugh Jackman e che fine ha fatto una strappona di soubrette famosa nella metà degli anni 90. This was my lowest.

Poi mi sono complimentata con me stessa per non essermi mai liberata in questi anni di oblio da parte della redattrici mondiali di moda di solide scarpe di oramai quasi introvabile buona fattura e materiali indistruttibili come “college” o penny loafers, borse boho e anni ’70, lunghi e casti gonnelloni da vergine Albionica, giubbini scamosciati e camicie in renna che adesso nemmeno comprerei più in quanto pelle, tutta roba ritornata prepotentemente alla ribalta insieme a tessuti scozzesi e altre cose che sonnecchiavano nei miei armadi. 

Sono in circolazione da troppo tempo per non sapere che dentro gli armadi quello che è stato “in” prima o poi ritorna, sempre, e che quello che stanca dopo un utilizzo intenso pochi anni dopo lo si riscopre, come fosse nuovo. Le blogger/vlogger d’oltreoceano chiamano questo fenomeno “shopping in your wardrobe”.

E adesso sono qui, con gli occhi spalancati.

4 commenti

Archiviato in Craps, Outlet valve

Non è l’Italia è un paese oramai quasi senza speranza?  

  
  
Puah.

2 commenti

Archiviato in Ho un'opinione su quasi tutto (ed accetto possa non essere condivisa, con garbo), Outlet valve