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Genesi e storia del mio programma di fitness casalingo

Da accanita e appassionata navigatrice della rete, di blogs e di Youtube quale sono avevo già scoperto quest’estate l’esistenza di questo “fenomeno”.
Sì, perché, dai, anche questa è una moda, ma una cosa positiva, uno dei risvolti positivi della depressione, stagnazione, crisi economica che dir si voglia.
É stata una scoperta casuale, mentre cercavo, curiosavo, ascoltavo, leggevo di altro, infatti avevo proseguito oltre 🙂 .
Perché con le mie due orette di tennis a settimana, irrinunciabili da un decennio, e le lunghe camminate che ero solita farmi nei fine settimana per i luoghi più verdi e meno desolanti di Vorkuta, non potevo nemmeno dire di essere fisicamente del tutto inattiva.

Purtroppo però nemmeno potevo dire di sentirmi totalmente in forma, perché lo vedevo: poca tonicitá, pochi muscoli, poca fibra.
Muscoli per costituzione lunghi e sottili e per niente inclini a sviluppare “massa”, quasi invisibili.
Eleganti se un po’ definiti e sodi, ma a novant’anni per diventare o rimanere tali necessitano di costante faticosa manutenzione.
Lo sentivo anche: picchi di insopportabile mal di schiena, e il mio solito problema di rigidità muscolare a livello lombare che risale a molti anni addietro e il cui nemico numero uno è la sedentarietà, e la postura scorretta che ne deriva.

Grazie a uno scoliosi combattuta alla cazzo secondo le direttive del più brillante primario ortopedico vorkutese e delle consuetudini del tempo: nuoto e ginnastica specifica fino allo stordimento.
Risultato farmi odiare ogni sport per una trentata d’anni.
Poi, come si usava in quegli anni bui, bustino in resina color cipria/nude con impalcatura di metallo agganciabile sul davanti con viti e cacciavite.
Alla metà fine degli anni 70 era un must: in una via di sei famiglie e con una dozzina di bambini tra i sei e i dodici anni eravamo in quattro a portarlo.
Improvvisamente, ad un certo punto, tutti i corsetti correttivi sono spariti dalla faccia della terra e i bambini affetti da scoliosi abbandonati al loro triste destino.
Era comunque davvero comune vedere deambulare dei poveri martiri di marmocchi come impalati dentro una gabbia di ferro e resina, un vero e proprio strumento di tortura.
Vai a capire il perché di quella fissa e sicumera, di tanta ostinazione, che facevano anche in fretta ad ingabbiarti se non eri a squadra quando ti misuravano a scuola.
Io, per sfiga, avevo l’età adatta nel pieno del trend, e nella vita mi sono beccata anche il corsetto, e secondo me mi ha rovinato del tutto la schiena.
Anche la Moderna Ortopedia credo lo confermerebbe (e mi sconsiglia il tennis), ma tant’è, a me é andata così.

Comunque, la felice combinata tennis camminate andava avanti già da un po’ di anni tra alti e bassi e nella consapevolezza dei miei limiti estetici e fisici, di sottofondo sempre arrovellata dal tarlo dell’iscrizione in palestra che rimando per l’esattezza solo dal 2010, primavera credo.
Poi arriva il 2013 con la chiusura di importanti capitoli di vita durati troppo a lungo e notevoli livelli di stress e di ansia.
Verso l’inverno 2013 e la primavera di quest’anno mi accorgo che devo perdere dei chili, mi trovo da troppo tempo nella “zona alta” della fase fisarmonica, cioè quei quattro cinque chili che perdo e riprendo senza pensarci, senza volerlo a seconda dei momenti, delle stagioni.
Quei quattro ma anche facciamo sei chili sono lì tutti assieme da almeno un anno, e non si muovono.
Siamo a primavera inoltrata e per motivi vari, non ultimo che a me le cose che piacciono sono tante e sempre le stesse ma mi piace cambiare, variare, alternare perché se no perdo motivazione e mi annoio, con le camminate comincio a rallentare.
Smetto definitivamente proprio quest’estate che, é arcinoto, è stata assai più gradevole e mite in Scandinavia.
A quel punto mi si ripropone il quesito palestra sì palestra no.
Cosa diavolo faccio, mollo il tennis?
E poi, visto che mi sono rimessa sotto con il russo, che per poco che paghi sono sempre soldini che se ne vanno, e le bollette in questa casa sono un salasso, ma davvero mi va e mi posso permettere di tirare fuori un’altra millata di euri ?

Primi di settembre: con un ritardo di tre mesi arriva quella breve ma intensa estate che ci siamo goduti e, nel caldo infernale che durerà fino a metà ottobre circa, comincio timidamente ad approcciare il workout di cui forse ho sentito parlare per primo sul Tubo, il 30 Days Shred di Jillian Michaels.
Me mi stende in pochi minuti, che io ho sempre avuto dei problemi con l’attività aerobica anche non particolarmente intensa, e ce li ho tuttora, e cominciare con il caldo non aiuta.
Proseguo svogliatamente e disordinatamente con Jillian, qualcosa comunque faccio.
Nel frattempo mi doto di due pesi da 1,5 kg cadauno, di una corda per saltare (accertato: troppo troppo faticoso per me), di gym ball, recupero dal fondo dell’armadio due cavigliere stinte con pesi incorporati ricordo californiano.
Non c’è un piano, un progetto, e poca convinzione, poca gioia.
È un dovere e non un piacere e quando è così io non ho mai combinato nulla di buono.

Dopo un silenzio di un paio d’anni verso la fine di settembre si riapre il capitolo Merda Umana, non posso dire inaspettatamente, però il suo pop up mi coglie di sorpresa, e io sorprendo me stessa perché la differenza questa volta è che decido, o meglio acconsento di vederlo, di rincontrarlo.
È passato qualche annetto dall’ultima volta che ci siamo visti.
Ricostruzioni storiche abbastanza accurate fatte da parte mia a posteriori mi permettono di stabilire che sono passati 22,5 anni da quel dì, mica robetta.
Perché io sono una che non se la lega al dito e sa perdonare, é il mio lato migliore :-).
Sacramento con me stessa perché se avessi perseguito con costanza il programma di Jillian Michaels avrei almeno alle spalle una ventina di giorni di fitness e benessere, e qualche minimo risultato e beneficio estetico sarebbe già visibile.
Un capitolo penoso quello della Merda Umana, breve ma assai denso ed intenso, probabilmente anche patetico: mi mette sottosopra per un mesetto abbondante.
Adesso mi sembra di esserne fuori, sono riuscita a inquadrare la faccenda, ma mai dirlo, che sta’ cosa é né più né meno come la malaria, e quell’uomo è il Demonio.

Masochisticamente decido quindi di rivedere la Merda Umana in un periodo così così, a parte il fatto che sono passati quasi ventitré anni, e ventitré anni azzo, non sono bruscolini nemmeno per Angelina Jolie.
Dopo il primo incontro con la Merda Umana, boh, sono tranquillissima, serena, quasi indifferente, e la forma fisica non mi pare nemmeno più un problema.
Ma é il secondo e sinora ultimo incontro con la Merda Umana che mi fa perdere l’equilibrio, il senso della misura, delle cose, il senso della Realtà :-(.
Forse perché a momenti rivedo e rivivo quel fuoco che mi mangiava viva, e torno a ridere a crepapelle dopo tanto tempo, e a parlare di musica, di politica, di posti e cose che ci piacciono, e a infervorarmi, e abbiamo sempre qualcosa da dire, qualcosa di cui sorridere insieme.
Si, c’era qualcosa, c’era, c’era. Mi sento sciolta, leggera, felice.
Ritorno alla mia vita agitata e turbata ma decisa a fare qualcosa per me stessa: é il 14 di ottobre e prende il via il programma di fitness ufficiale.

Ciò significa che solo un mese e mezzo fa, pensavo, sapevo, credevo, (desideravo) che avrei rivisto la Merda Umana dopo poco tempo, e che quella volta lì sarebbe stata diversa.
Mi avrebbe cioè trovata al meglio di me stessa, e per quell’obbiettivo ero pronta a sudare copiosamente e a stringere i denti.
È quindi evidente che la miccia che mi ha fatto tornare a muovere le chiappe con più convinzione é stata lui, la Merda Umana, ma la M.U. era già circondata da materiale infiammabile, stavo già andando in quella direzione, mettiamola così.

Conoscendomi riprendo il fitness con una routine meno ambiziosa e più leggera, anche i workout di Jillian Michaels che sembravano fatti a mia misura erano e sono ancora troppo pesanti, ne faccio solo dei pezzi.
Non rinuncio all’idea di allenamenti più intensi e di livello avanzato, ma ci devo arrivare con i miei tempi e con i miei ritmi.
Lavoro muscolare, lavoro isometrico, posso morire senza un lamento, fatemi fare cento jumping jacks di fila e mi accascio al suolo.
Con un approccio più light anche la mia disposizione mentale si modifica, sono serena e senza ansia, mi spingo dove posso arrivare e l’asticella si sposta ogni giorno, ovviamente, sempre più avanti.
L’attenzione si sposta da un bisogno di benessere fisico a quello di benessere mentale, in perfetto equilibrio.

Nel volgere di brevissimo tempo comincio a trovare la cosa proprio piacevole: allenarmi, muovermi, far andare le chiappe mi fa stare proprio bene, aiuta a scaricare tensioni e stress da Multipaesana e non.
Il fattore Merda Umana non c’entra più col mio programma fitness, che è tutto mio, per me stessa.
Single indomita ed incallita apprezzo la compagnia che mi fa la voce di sottofondo, considero tutte le Jillian, Leslie, Rebecca-Louise, Susana, Denise e Mary Helen e i loro codazzi come delle amiche non giudicanti con le quali è bello ritrovarsi ogni giorno.
Ognuna ha il suo stile, carattere, personalità, convinzioni: molte si assomigliano, qualcuna meno, altre per niente.
Ambientazioni e riprese professionali o più casalinghe, età diverse, scuole di pensiero diverse, fisici tutti sani ed atletici ma anche loro molto differenti: alcuni eccessivi, troppo pompati, più culturismo che benessere.
Altri sodi e tonici ma più da donna “normale”, altri supersexy dalle curve paraboliche, qualche androgina, altre comunque troppo scolpite e muscolose per i miei gusti e per carità, di gusti a ciascuno i suoi.

Le guru americane sono bravissime a motivare, le migliori, non c’è nulla da dire, è nel DNA della nazione.
Il Yes we can non avrebbe mai potuto essere pensato in Italia, per esempio.
Qui sarebbe già diventato Mhhhhhh, maybe we can but.
Chapeau, anche se qualcuna a volte un filino esagera.
Sorrisoni sbiancati da trentasei a cinquantotto denti però ce li hanno davvero tutte tutte, qualcuna è più materna (adoro), altre si comportano in modo più marziale e godicchiano a far le carogne.
Ci sono tanti video lá nel Tubo, basta cercarli, basta andare su un qualsiasi motore di ricerca e si vede subito quanta roba salta fuori.
É anche divertente e curioso imbattersi in tutta quella varietà umana, come fare un piccolo studio antropologico (adoro).
Fino ad ora non ho mai trovato un uomo che facesse un allenamento che mi senta di voler seguire, tranne un tipetto sulla gym ball per fare mobilità e flessibilità della parte bassa della schiena, molto interessante.
Perché?

Nemmeno la musica orrenda, ripetitiva ed ossessiva, mi da fastidio.
Ho voglia di uscire dal lavoro, e io ho sempre voglia di uscire dal lavoro, per arrivare a casa, cambiarmi in fretta e cominciare a fare le mie cosette per un tempo che varia dai trenta quaranta minuti all’ora e mezza, tre o quattro volte alla settimana.
Sia chiaro che Io non sarò mai né una patita né una portata per il fitness estremo, cioè per quegli allenamenti ad alta intensità che fanno versare pozze di sudore e che spingono ad andare troppo oltre i propri limiti: non potrei nemmeno per via della schiena alla quale devo prestare massima attenzione.
Non ci arriverò mai, mi manca la testa, mi manca il fisico, ma non ne capisco nemmeno il senso.
Uno sforzo calibrato alle mie forze senza eccessive aspettative e pigiate di acceleratore, cioè ad intensità cardio medio bassa, anche se più prolungato nel tempo, è il mio allenamento ideale.
Mi viene anche meglio quando apporto delle modifiche per renderlo meno ripetitivo o più confacente ai miei bisogni = specifico per aree individuate in precedenza e che necessitano di intervento.
A questo faccio seguire una trentina di minuti con pesi e cavigliere per gambe e cosce, addominali, e qualcosa di specifico per le braccia.

È passato un mese e mezzo dall’osservazione scrupolosa del piano Benessere e Forma Fisica ed ora come ora non so se vorrei tornare in palestra.
Certo, per alcuni versi sarei più seguita, ma neanche tanto.
Ciò che apprezzo enormemente dell’home fitness é che faccio quello che scelgo e voglio io, che non è la stessa cosa che seguire un corso.
E poi che lo faccio in qualsiasi momento, per venti minuti o tre ore di fila, e smetto quando voglio.
Mi vesto come mi pare e piace, che in una palestra di Vorkuta devi pensare anche a quello se no i primi a scagarti sono la receptionist e gli istruttori, e poi non devo preparare e svuotare borsoni (odio).
Il fitness plan é anche gratuito, ovvio.
Posso dirottare queste risorse su altre cose, necessarie o superflue.

Mi manca l’aspetto socializzazione?
Of course not, primo perché siamo a Vorkuta, blerch, secondo perché lo spostamento in macchina da e per la palestra significa sempre e comunque code e tempo perso, traffico, smog, imprecazioni (odio).
Aggiungere stress allo stress per andare a rilassarsi? Assurdo, no?
E poi una volta arrivata tutta la gente che si trova nei classici orari impiegatizi, troppa (odio).
La mia palestra, una buona palestra non delle più economiche, dalle sei alle venti era pressoché impraticabile.
Poi non è che in anni di palestra abbia mai combinato chissà che, o chissà quale arricchimento umano, emotivo, culturale, proprio no.
Il massimo che mi sono portata a casa, probabilmente dalle docce comuni, è stato un bel fungo difficile da debellare, e uno stalker (accertato).

Ultimo, ed é l’unica cosa che potrà interessare il viandante.
Azzo, i risultati si vedono, ci sono.
Anche con un programma di sole sei settimane raffazzonato alla mia maniera e anarchico quanto basta ma pensato con un minimo di criterio e di obbiettivi —>
– le gambe sono già tutt’altra cosa, culotte de cheval o saddle bag vistosamente in remissione, come i ghiacciai alpini
– cosce più dure e sode, si apprezza il ritorno del muscolo femorale e di quello posteriore che non so come si chiami, ma in inglese lo chiamano harmstring
– sedere perennemente dolorante dalle contrazioni ma sollevato di qualche centimetro
– pannicello di grasso addominale pure in remissione, si comincia ad intravedere la possibilità che sotto ci siano le costole, anche se non le voglio tutte fuori, blerch
– sta ricomparendo anche il punto vita
– sporgenza addome ridotta

Sulle braccia non posso dire ancora niente perché ho cominciato da poco.
Per alcuni esercizi che faccio i pesi che ho mi sembrano leggeri, per altri troppo pesanti, perché ?

Sono proprio contenta di questi risultati forse impercettibili a terzi specie sotto i fagotti invernali, ma ci sono, perché mi guardo e conosco bene il mio corpo.
Spero di non perdermi per la strada.
No, non bastavano le mie lunghe camminate, anche venti chilometri, perché non è un lavoro specifico.
E no, non basta il tennis, specie il tennis che gioco io.
Con questo non voglio dire che le camminate facessero male: tutt’altro, se tornassi anche a camminare sarebbe un completamento ulteriore di ciò che già faccio.
Basta muoversi, cominciare a muoversi: far andare le chiappe fa sempre bene, qualsiasi attività fisica è meglio che stare seduti o sdraiati a ponzare.
Poi ognuno è diverso: per il mio corpo, per la mia struttura/costituzione io non potrò mai abbandonare il lavoro di potenziamento muscolare, e questo mese e mezzo ne é stata la dimostrazione.
Piacendomi un filino di più trovo più piacere nel vestirmi e ad usare le cose che ho già (adoro) senza fare acquisti inutili di tipo compensativo derivanti dalla frustrazione (odio).
Perché non ci sarà mai un paio di pantaloni che farà sparire le culotte de cheval (odio) se ce le ho, sono loro che devono sparire.

Calcolo che ci vorranno altri tre mesi così per essere a regime.
Merda Umana avvisata 🙂
Poi però dovrò continuare, non si può mollare per far tornare tutto come prima.
In primavera voglio assolutamente comperare una bicicletta e sfruttarla al massimo fino ad autunno inoltrato.
Dimenticavo, io non sto seguendo alcuna dieta o particolare restrizione alimentare e non mi peso e non mi interessa, vedo il corpo che cambia.
Può essere che magari stia mangiando di meno ma non perché l’abbia scelto o deciso.
È questo, che non era poco e il mondo non ne sentiva certo la mancanza :-), é tutto.

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2 commenti

Archiviato in Craps, Health and uhm ... uhm beauty, the FA

Timeless beauty

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15 luglio 2013 · 19:56

The FA, again

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6 luglio 2013 · 10:18

Happy Halloween

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Fall 2012: the FA wished Happy Halloween to all her fans and supporters scattered around the globe.

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22 giugno 2013 · 21:35

Roman times

The FA in her all megalomania is planning to invade Northern Italy and Spain where they have very, very jummy ham.

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22 giugno 2013 · 20:41

Cosmic FA

The FA is the craziest, cutest, sweetest dog on earth.
After bouncing in many different spots on earth she’s being kicked back home, to her adoring owners.

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21 giugno 2013 · 15:52

My dog making a living at the fish market (joke!)

The FA is the craziest, cutest, sweetest dog on earth.
And the laziest.

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21 giugno 2013 · 14:08

FA landing South

The FA is the craziest, cutest, sweetest dog on earth.
Here she’s completing her journey: after being rejected on the little beautiful mediterranean island where her journey started she has been bouncing in many different spots to eventually land very, very far from home.
Nobody wants her, apart from her owners, literally in love with her, as she’s so damn spoiled.

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21 giugno 2013 · 14:06

The FA is not welcome on this island

Where it all started on a hot sunny summer day.

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21 giugno 2013 · 14:04

Egyptian times

The FA is a very self centered dog and suffers from a pretty weird form of megalomania.
After claiming to have discovered some ancient Egyptian tombs she’s caught chewing on some mummies’ bones.
She pleads guilty as she cannot deny the evidence. Look at her face and guilty eyes. Isn’t she adorable?

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21 giugno 2013 · 14:02