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C’è chi progetta di scrivere una recensione sul funzionamento del tosaerba manuale della LIDL, roba da infiammare gli animi, e c’è che scrive le cose che pensi anche tu, e che vorresti saper esprimere e riassumere così bene in poche frasi.

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Belle parole e riflessioni che ne conseguono

[…] Non hai forza per tentare
di cambiare il tuo avvenire
per paura di scoprire
libertà che non vuoi avere […]

Il silenzio del rumore (Franco Battiato, 1972)

Primavera, incredibilmente anche a Vorkuta: alberi copiosamente in fiore, persino in anticipo sulla normale tempistica di almeno un mese.

Nelle vetrine e per le strade scompaiono tutte le tonalità del marrone e dei cacchetta e si fanno strada il blu navy, i pastello, i colori accesi che ricordano le prime aiuole fiorite (ed ancora non ricoperte di bottiglie e lattine di birra, qui del Nord Europa ovviamente importiamo solo le cose peggiori).
Nei fine settimana si ode il ronzare delle macchine tosaerba e io faccio lunghe soste nei reparti giardinaggio dei vari supermercati. Sogno ad occhi aperti cespugli di rose e coltivazioni a cassetta di lattughino bio, pomodori, cetrioli, ravanelli, davanzali che vomitano fiori in un’orgia di colori.

Le giornate sono ogni giorno sensibilmente più lunghe: rivolgo quotidiane incessanti preghiere all’Anticiclone delle Azzorre perché si insedi dove deve, presto e stabilmente, che dopo la primavera estate 2013 e l’autunno inverno molto piovosi vorrei solo mettermi al sole con uno schermo totale e lasciarmi asciugare per giorni e giorni come un pomodorino secco, di quelli che poi finiscono sott’olio. Il mio corpo invoca vitamina D.

Come ogni primavera è quasi il mio compleanno, tempo di bilanci, tempo di riflessioni, tempo di cambiare e muovere/smuovere cose rimaste troppo a lungo stagnanti, di potare rami secchi (ardita metafora riferita alla già scarna sfera sociale), di potermi permettermi di scegliere, e di essere un po’ più esigente e rispettosa di me stessa. Perché io valgo.
Se non ora quando visto che si avvicina il mezzo secolo?
Tempo di cambio degli armadi, tempo di cambiare posto e casa agli armadi.

Oggi visita di un altro immobiliarista: nulla da segnalare essendo uno che prende misure, scatta foto e mi saluta dicendo che si sarebbe fatto sentire non appena avesse potenziali compratori, privati, imprese, quel che sia, e che forse aveva già in mente qualcosa, qualcuno. Geniale, no? E riposante.

Più avanza il numero degli anni più apprezzo le cose facili, semplici, scarne, essenziali (tuttavia senza avvertire il bisogno di fare decluttering, cara amica, che mi piace essere circondata da tutte le mie cosucce e dalle mie diciotto paia di stivali).
Sento anzi il bisogno, e davvero l’ho desiderato a lungo, non è che me lo sia sognata stanotte, di possedere una bicicletta, una macchinetta da cucire e poi, e che lo dico a fare, di avere un cane.
Di avere un cane prima di tutto, sono ossessionata dai cani, mi piacciono troppo.
Oramai viste le mie frequentazioni di rifugi vari ho più amici tra i cani che tra gli umani; ci capiamo benissimo, ci completiamo a vicenda.
Sono come i maschi umani: basici, mono strato, vivono solo nel presente ma, a differenza degli uomini, non sono proprio capaci di mentire e la loro fedeltà è assoluta.
E, vuoi mettere, non ti dicono mai che devi ingrassare, o dimagrire, che ti vesti male, che non cucini come la prozia buonanima.
Sono riposanti, essenziali, ti tengono con i piedi per terra, e le feste che ti fanno…
Qualsiasi bastardino del rifugio dopo tre volte che mi vede mi fa più moine delle moine che mi farebbe un marito già la settimana dopo la luna di miele.

Vedremo se nella nuova dimora sarà possibile organizzarsi in tale senso visto che ho già appurato che le recinzioni sono troppo basse e rifarle o alzarle sarebbe una spesa non indifferente. E te pareva.

Vorkuta, addì 13 marzo, Anno del Signore 2014
Il contatore dice: – 8

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Della serie “avrei voluto scriverlo io”

L’uomo coltiva la propria infelicità per avere il gusto di combatterla a piccole dosi. Essere sempre infelici, ma non troppo, è condizione “sine qua non” di piccole e intermittenti felicità.
Eugenio Montale

Essere molto spesso profondamente infelici, invece, non pervenuto.

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Avrei voluto scriverlo io

“Tutto quello che ci faceva paura del comunismo – che avremmo perso le nostre case e i nostri risparmi, che ci avrebbero costretti a lavorare tutto il tempo per un salario scarso e che non avremmo avuto alcuna voce contro il sistema – è diventato realtà grazie al capitalismo”.

Sante parole, sante. Ovviamente non l’ho scritto io, l’ha invece scritto Jeff Sparrow, del quale fino ad oggi non avevo mai nemmeno sentito parlare. Sento il bisogno di approfondire.
Aggiungerei, per sentire queste parole veramente totalmente mie, un capitalismo malato.
Io temo che il peggio non sia ancora arrivato, altro che timidi segnali di ripresa, o la ripresina nel 2014.
Meglio cominciare a farsi l’orto di guerra.
*O tempora, o mores, mala tempora currunt*

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