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Compleanno e bilancio di vita

Pochi giorni fa è stato il mio compleanno e, specialmente quando si galoppa sempre più vicino all’impegnativo non facile traguardo del mezzo secolo, credo sia naturale porsi degli interrogativi, o che sorgano spontanee alcune riflessioni alle quali sia difficile sottrarsi.

La cosa bella degli anni che passano, e ce ne sono anche diverse, ma certo non potevo crederlo o immaginarlo a venti o a trent’anni, é che, venuta meno la sensazione di essere immortali e di avere a disposizione un tempo illimitato per fare cose o rimediare ai propri errori, si cerca semplicemente di vivere meglio, di volersi più bene, di sfrondare l’esistenza da tante cose, ricordi, problemi, situazioni inutili.
Si regredisce in un certo modo a un livello più animale, primitivo, basico, essenziale, si diventa perciò, secondo me, migliori.

L’accettare se stessi, il misurarsi con i propri limiti si trasforma finalmente in un processo pacifico e molto poco ansiogeno.
Non necessariamente è più facile il rapporto con le altre persone, e non perché si diventi intolleranti (io un po’ si, lo sono diventata ), solo selettivi: le persone si scelgono.
Solo quelle che fanno stare bene, che regalano armonia, equilibrio, benessere, le persone con le quali esiste reciprocità, e non credo possano essere tantissime se non accontentandosi molto.
Si ha smesso da tempo di lottare per chi non ci vuole, per chi non ci merita, o magari ci vorrebbe, ma senza accettare quello che siamo e i fardelli che ci portiamo appresso.

I giorni e gli anni passati lasciano tracce meno indelebili, certi files vengono proprio rimossi dalla memoria centrale, o archiviati, catalogati in apposite cartelle.
Il futuro non esiste oltre all’indomani e, se non é arteriosclerosi, questa è una sensazione molto bella, di leggerezza finalmente, di viaggiare per destinazione ignota ma verso il sole con il solo bagaglio a mano.

Si ridimensionano eventuali sogni e ambizioni eventualmente ancora presenti, si accetta meglio la propria mediocrità, normalità od insipienza, però finalmente ci si rispetta e si esige lo stesso dagli altri, rispetto.
Ci si concentra sull’essenziale, sulle cose davvero davvero piccole ma quotidiane, ci si rende conto che ogni giorno deve portare (o ci si deve trovare) almeno una piccola gioia, una piccola gratificazione.

Si vive molto più facendosi trasportare dalla corrente e dagli eventi che non pianificando eccessivamente o troppo nel lungo periodo, tanto molte volte le cose succedono e basta.
Io poi, non avendo il dono della fede né una cieca fede nella Ragione, sono sempre più convinta che a governare il mondo sia molto più il caos primigenio, l’entropia, che non la logica e la consequenzialità del causa effetto o il Disegno di Qualcuno.

Ho sbagliato tantissime cose in questa vita, e di Vite non credo ne avrò altre, e forse nemmeno me lo auguro visto che, come dice il bellissimo titolo di un film (non visto), quando sei nato non puoi più nasconderti.
Quando sei nato poi ti tocca correre, e e giocare, e nessuno te l’aveva chiesto, ma oramai ci sei e puoi solo usare le carte che ti escono, anche quando sono così così o fanno proprio schifo.
Oppure qualche carta è discreta, ma te le giochi davvero male, e poi non ci sono altre mani, e questa è la sconfitta che brucia maggiormente, il boccone che non va giù, il rimpianto che spesso riaffiora.

Ho commesso tanti errori in quasi ogni settore della mia vita e, essendo impietosa con me stessa forse più che con gli altri, non me li perdonerò mai del tutto.
Di qualcuno ne pago ogni giorno le conseguenze, ad altri sono riuscita a mettere una toppa, alcuni nel lungo periodo non sembrano manco più sbagli ma solo la cosa più saggia che potessi fare, anche se degli eventi dai quali i miei sbagli sono scaturiti ne avrei fatto volentieri a meno.

Io non so che bilancio fare della mia vita, ignoro cosa abbia in serbo per me, e non mi aspetto nulla di che o, forse, mi vergogno ad ammettere in sincerità ed onestà che questo bilancio è: così così.
Senza entrare nei dettagli, senza elencarne il perché.
A scuola sarebbe stato un sei meno meno.
Le vite degli altri, dicono, sembrano sempre meno imperfette della propria, bah.

Comunque, se non per la taglia smilza, la compattezza della pelle, il color miele naturale dei capelli e le emozioni da tsunami, uniche, irripetibili e ancor oggi indecifrabili di un primo amore nel quale ogni tanto ancora mi piace perdermi e trastullarmi con fantasie e ricordi, io non tornerei mai indietro agli alti e bassi dei miei vent’anni.
Farei comunque farei parecchie scelte diverse.

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