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Amici alla fine

L’inverno qui é ancora lungo da sfangare e già mi sono giocata buona parte della sesta stagione di Friends.
Ieri sono andata nel panico quando Netflix sembrava essersi impiantato, poi magicamente la cosa si é risolta.
Nel frattempo ho pulito, e non è stata una cattiva idea, un’iniziativa sbagliata.
Invece di continuare ad abbuffarmi come nei giorni scorsi ho cominciato a centellinare le puntate per ritardare il momento degli addii, ma cresce l’ansia da separazione.
Poi sarà il vuoto pneumatico, l’inverno fuori e dentro di me.
Ma com’è che prima, cioè quando avevo più o meno la stessa età dei protagonisti, questa serie me la filavo poco e di striscio?

Tutti i libri mi sembrano troppo lunghi o noiosi tranne quelli che ho già letto e che, già testati, so che potrò rileggere all’infinito.
Avrei anche voglia di imbarcarmi qualcosa di nuovo e sconosciuto ma, tra la miriade di titoli in circolazione tutti strombazzati come rivelazione o autore dell’anno e vincitori di streghe e bancarelle o altro non so per che cosa decidermi.
Non vorrei dire, ma tra profumi e libri ne hanno creati e scritti talmente tanti che forse si sta esagerando, e così come mi sono disaffezionata quasi del tutto all’uso di profumi, che oramai si é più unici con il proprio solo odore addosso, forse mi sto disaffezionando anche alla lettura dei libri.
Mi dispiace però per i libri perché mi hanno tenuta viva per tanto tempo.

Mi sento come la tipa vestita di giallo di una pubblicità di tanto tempo fa che si rivolgeva annoiata al suo autista Ambrogio: “Voglio qualcosa di buono ma leggero”.
Vorrei qualcosa di buono e leggero anch’io: divertente ma non stupido, se fosse possibile.
Mi piacciono le letture scorrevoli ma che lasciano dei ricordi, come dei piccoli semi che continuano a germogliare all’infinito, mi piacciono quelle righe di inchiostro che aiutano a trovare un significato ed un senso alle cose, e se con me non ci riescono perché non capirò mai che cosa ci faccio qui, che almeno sia piacevole trascorrere del tempo in loro compagnia.
I libri infatti tengono compagnia come e più delle persone, se le persone sono quelle sbagliate, e rendono più lieve e meno faticoso questo breve passaggio terreno.
Certo, non é che tutti sono Natalia Ginzburg di Lessico famigliare o Cesare Pavese di tutti i suoi romanzi.

Oppure, invece della narrativa, mi accontenterei di un saggio che mi insegnasse cose che non so, e sono miriadi, dalla storia alla geopolitica, dalle religioni alla filosofia, dall’antropologia alla matematica, ma senza farmi sentire un’idiota non affiliata ad una setta.
Anche uno di quei manuali cosiddetti di auto aiuto fatto un po’ bene, quelli che a volte possono davvero aiutare ad innestare dei comportamenti e meccanismi virtuosi.
Una mia amica accanita tabagista dai primi anni delle superiori era riuscita a smettere di fumare da un giorno all’altro dopo la lettura di uno di questi libri.
Io avrei bisogno di una mossa per scuotermi dal torpore.

Meno che mai ho voglia di trascinare queste stanche membra in biblioteca, trecento metri, cioè quattrocento dei miei passi.
Biblioteca dove, tra parentesi, devo riportare un libro dalla copertina rosa cipria da almeno tre mesi.
Strano che non me l’abbiano ancora sollecitato: forse perché mi conoscono, forse perché il libro non se lo caga nessuno anche se, a ottobre, l’ho dovuto prenotare.
Mi vergogno anche solo a menzionare il titolo, anche perché di libri avrei da aprirne ben altri, che la magistra mi attende martedì pomeriggio e non ho fatto ancora un tubo, e continuo a rimandare.

L’accidia, quando il fannullismo supera certi limiti e frequenze, sarebbe un male da debellare a suon di bastonate.
Io mi debellerei a suon di bastonate.
Soprattutto confina pericolosamente con la depressione invernale da mancanza di luce che ha un nome suo particolare che non ricordo.
Anche se oggi oltre le tapparelle in effetti vedo un sole da settimana bianca, e non ci sarebbero scusanti e controindicazioni allo stare in giardino a preparare l’orto di guerra per la primavera, o al fare una vasca in centro con qualcuno.

In quanto soggetta che alle undici non si è ancora alzata dal letto, dal calduccio del piumone stimo immensamente ed invidio profondamente, e lo dico davvero in sincerità, tutti quelli che a quest’ora, caricati a molla, stanno facendo qualcosa di personalmente socialmente significativo e/o finalizzato: jogging, volontariato, pulizie di casa, rosolamento di arrosto, scodinzolamenti su piste da sci, accudimento di persone o animali.

Urge trovare un degno sostituto di Friends, accetto consigli, valuto tutto tranne fantasy e fantascienza e robe troppo da bimbominkia.
Ho accesso a tantissime serie più vecchie e recenti.
Voglio ridere e sorridere e continuare a fare dei bei sogni.
Ho sentito parlare bene di How I met your mother, e so che c’è una quantità di gente che da fuori di matto per Breaking bad, ma non credo che questo sia da ridere.
Se no dei bei libri, da Sturm und Drang, cioè che lascino un segno, non sciacquatura di piatti.

Ancora meglio se capaci di essere artefici di quel cambiamento o miracolo per cui tra un anno esatto invece di star qui a far la Schopenhauer in gonnella dei poveri sarò in grado di tirare io le redini, almeno di provarci, ad esempio
– mandando davvero in giro dei cv, anche se i tempi sono ovunque quelli che sono almeno provarci a respirare una ventata d’aria fresca
– fare un bel giro di qualche settimana a zonzo per il mio continente preferito con i passaggi di Bla Bla Car che è un’esperienza più volte fatta e sempre divertente, incontrando personaggi incredibili e diversissimi tra loro. Fare ripetuti giri, anzi, anche non lontani, fiere, mostre, sagre, eventi vari, semplice voglia di vedermi una città.
– riuscendo a pianificare meglio le cose e a rispettare gli impegni presi senza procrastinare che per me é la cosa più difficile in assoluto .
Esiste un libro così?

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