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I Fondamentali di una generazione

La Mucca Carolina, SusannaTuttaPanna, entrambi pupazzi gonfiabili in plastica, la bambola Patatina, il Cicciobello, il Dolceforno, le palline di Mao (ricordo quintalate di palline di Mao che andavano ad arrotolarsi sui fili elettrici quando scappavano di mano), giocare ad elastico, correre e saltare ad elastico con i sandali in camoscio chiaro a occhi di gatto, giocare a Mondo, ai Quattro Cantoni, a Palla Prigionieria, la bicicletta Graziella, i pattini a rotelle con la chiavetta per stringere i ganci di metallo e bloccare la scarpa, le vacanze al mare sulla Riviera Romagnola, la scoperta delle piadine, le cartoline con soggetto i cavalli, i libri (Vallecchi editore) di Astrid Lindgred e i telefilm tratti dai suoi libri, Pippi Calzelunghe ma, soprattutto, Vacanze all’Isola dei Gabbiani ambientato su un isolotto di un qualche arcipelago svedese, i volumi delle Favole Italiane raccolte da Italo Calvino, il libro “interattivo” degli Aristogatti, ovvero linguette di carta da tirare per far muovere i personaggi, i cartoni di Gatto Silvestro, il taglio di capelli con la scodella o, dalla parrucchiera, alla paggetto, il Piccolo Chirurgo, la mia prima hit “Montagne Verdi” di Marcella Bella fatta andare a manetta sul mangiadischi (solo per 45 giri) arancione portatile della Grundig, la raccolta di adesivi (tenuti in scatole vuote delle scarpe, contati e ricontati come banconote, scambiati, barattati, ceduti), i primi lucidalabbra appiccicosissimi nel loro “case” in similpelle che si portava attaccato al collo come una collana, il Ciao, rigorosamente solo bianco (famiglia di centrosinistra) o blu (famiglia di centrodestra), le Lacoste bianche o blu o al massimo azzurrine, le Tepasport – sparite dalla circolazione in pochi anni -, i primi maglioncini e magliette della Benetton in colori improbabili ed introvabili all’epoca, il fenomeno Nadia Comaneci, le Adidas con le tre righe laterali blu sulla tomaia, i polizieschi (pauraaaa) del commissario Maigret interpretati da Gino Cervi, Rischiatutto il giovedi sera e Sabina Ciuffini in minigonna, Tante Scuse, di Nuovo Tante Scuse con Sandra Mondaini e Raimondo Vianello e ridere a crepapelle, e comunque qualsiasi varietà del sabato sera, Mina e Alberto Lupo che cantano/duettano in televisione, Raffaella Carrà che balla il tuca-tuca, Mita Medici che finisce sotto il treno in Anna Karenina, Kabir Bedi con la bandana ed il kajal negli occhi in Sandokan e il pallore dell’eterea inarrivabile Perla di Labuan, le Barbie, l’orrendo costosissimo camper della Barbie, l’orrenda casa in orrenda plastica rosa della Barbie (per chi se la poteva permettere), la casa della Barbie fatta da me con materiali di recupero, i vestitini della Barbie, Ken con il suo rivale buzzurro Big Jim, Skipper sorellina teenager di Barbie, una vagonata di Lego sempre sparpagliati per terra, giorni interi a costruire, disfare e poi ricostruire città di Lego, le Bubble Gum, le Crystall Balls, il telaio fatto in casa dal papà per tessere/intrecciare la rafia, merenda con pane burro e zucchero, la raccolta di foglie e fiori secchi appiccicati in un quadernone a quadretti, i diari tutti cuoricini con il lucchetto e la chiavetta, la Polaroid Instamatic, le Clarks in camoscio blu o beige, la corrispondenza quasi ventennale con una certa Ivana di Reggio Calabria, mia coetanea mai conosciuta di persona che aveva messo un annuncio su un giornaletto per bambini per trovare amiche di penna, la corrispondenza con pen pals stranieri incentivata dalla scuola per praticare l’inglese, tra andare e tornare dall’Olanda o dalI’Inghilterra una sgrammaticata epistola grondante sudore e ditate sporche poteva stare in giro un mese o due, la raccolta di francobolli, di fossili, le sorelle più grandi delle mie amiche, tutte bellissime, tutte fatali, tutte irraggiungibili, tutte da imitare sognando di diventare come loro.
Poi un giorno diventare grande davvero, e rimpiangere tutto, e volere ritornare piccola e restarci per sempre.

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