Archivi tag: Costa Concordia

Pensierino della sera

Ho letto in tarda mattinata, e trovo conferma ora qua e là su vari quotidiani online, il commento alla prima fase delle operazioni di recupero della Costa Concordia da parte di un politico di un certo rilievo, operazioni non ancora concluse in quanto il tutto si completerà con il trascinamento del relitto in porto per la demolizione: orgoglio italiano.
Sono tre i porti in corsa per i lavori, che una commessa così in tempi di vacche magre ce la sognavamo, e forse questo contribuirà ad aumentare il PIL dello 0,25%, o a farlo ulteriormente diminuire del 2,75% (dico io, ma probabilmente qualcuno l’avrà anche scritto e pensato seriamente).
Adesso sarà un bel contendere tra tutti i porti e i campanili dei circa ottomila chilometri di costa italici.
Le idee in proposito pare non siano ancora chiare: stamattina, lo giuro, sembrava il fortunato prescelto dovesse essere il porto di Piombino.
Adesso invece pare che forse no, del resto sono passati solo venti mesi da quel gennaio 2012 ed è vero che le decisioni avventate spesso non sono le migliori.
Non mi stupirei se, in tutto ciò, la demolizione finissero col farla a Bolzano, sulle rive del Talvera/Isarco.

Orgoglio italiano? Ma non si sta parlando di un relitto, tragica conseguenza di un incidente che ha causato trentadue vittime, un centinaio di feriti ed un gran cagotto per tutti gli altri? Non di una sfilata di moda, o della Sagra della Salamella, e tantomeno di un reality show, anche se di quest’ultimo purtroppo ne ha presto assunto tutte le sembianze e c’è anche di mezzo un’isola (la Ventura non strilla in diretta dal molo su tacco dodici solo perché è passata a SKY).
Certo, poteva anche andarci meglio, poteva anche finire come il Titanic, sai allora lo spiegamento di forze e quanto più orgoglio italiano? Purtroppo è andata così, faremo di meglio alla prossima.
Magari ci riusciamo prima della fine del mese. Nel canale della Giudecca le grandi navi passano ancora a trenta metri dalla costa poi, da ottobre, vieteranno il loro ingresso in laguna e sarà troppo tardi, e sarebbe un vero peccato.
Non c’è location al mondo più suggestiva per un’altra tragedia del mare.
Vuoi mettere il clamore mediatico se il disastro si ripetesse a Venezia?
Vedo già i titoli dei giornali, “Morte a Venezia”, nulla a che vedere con quegli sfigati sui barconi nel canale di Sicilia che ci lasciano la pelle un giorno si e l’altro pure.

Proprio per quelle trentadue vittime, per il centinaio di feriti ed il cagotto di tutti gli altri non voglio nemmeno pensare a quali saranno i costi del salvataggio del relitto, e a carico di chi, anche perché non l’ho nemmeno capito.
Sui rischi ambientali, per ora forse in grande parte felicemente e ancor più fortunatamente sventati, voglio sorvolare, ed anche sul perché quel che resta del gigante un tempo galleggiante stesse appiccicato alle rocce del Giglio come una cozza da venti mesi, non da due.
Sul fronte dell’impatto devastante sul turismo locale noto con piacere e orgoglio che forse adesso gli isolani hanno finalmente l’opportunità di rifarsi di due stagioni così così.
Un grazie di cuore a tutti i giornalisti stranieri e alle troupes televisive piombate in loco da ogni angolo del pianeta, dalla fine della seconda guerra mondiale mai visti così tanti tutti insieme. Non succede mai nulla di così importante e serio in questa decadente periferia del modo occidentale che giustifichi una tale presenza di uomini e mezzi.
Ma, trovandosi già qui, un’altra fortuna ed ancor più abbondante materiale potrebbero attendere i professionisti stranieri della carta stampata e dell’etere se solo lo volessero, se per esempio si stancassero di fare i guardoni con il reality della Costa Concordia: potrebbero infatti occuparsi di quell’altro triste indecoroso teatrino, altro orgoglio nazionale, quello di un Paese e di un Parlamento tenuti in ostaggio e sotto ricatto, perciò praticamente immobili ed impotenti in una delle peggiori congiunture economiche che si ricordino.

Dicevasi: naufragio. Causato forse da un extracomunitario? No. La Kyenge, povera donna, per stavolta tira un sospiro di sollievo.
Da cittadino UE? No, ma ci sarebbe tanto piaciuto fosse stato un crucco tetesco, tutta colpa loro se abbiamo le pezze non si può dire dove e se le porteremo ancora per almeno altri trent’anni.
Il comandante della nave era ed è italiano, italianissimo direi. Non avendo né le competenze né le conoscenze certo non mi permetto di giudicare come costui abbia gestito l’emergenza, ci penseranno nelle sedi opportune ad appurare la verità. Forse.
Capitano italiano al quale va comunque riconosciuto che la pratica dell’inchino della nave fosse, prima di questa tragedia, alquanto diffusa, notoriamente tollerata, quasi all’ordine del giorno, come molti crocieristi sanno.
Di certo il personaggio in questione, a torto o a ragione, è diventato da subito e per un bel po’ di mesi un’ingombrante folcloristica macchietta a livello planetario, e non solo per certe registrazioni audio che, si veda sopra, non mi permetto e non sono in grado di giudicare, ma anche perché l’uomo ci ha messo del suo per incarnare tutti i più triti, direi quasi consunti, stereotipi sull’italiano medio, piacione, superficiale, guappo, inaffidabile.
Il responsabile del salvataggio o Salvage Master è, per contro, un gioviale sudafricano fatto schiodare per l’occorrenza dal green dei campi di golf a diecimila chilometri da qui, e di questo tutti glie ne siamo grati. La dimostrazione di come ci si possa godere la vita, essere simpatici e seri allo stesso tempo, e gli italiani qui hanno solo da imparare.
Forse dunque più orgoglio sudafricano che nostrano? Moltissimi del team di salvataggio, tra l’altro, non sono nemmeno italiani. Orgoglio italiano?

Ecco, io in questa vicenda non vedo proprio, non vedo affatto, dove sarebbe l’orgoglio italiano.
Non solo, vorrei dissociarmi da quelle due parole e da quel commento che mi sono sembrati quanto mai inopportuni e indelicati, il classico giramento della frittata dall’esito comico e patetico.
Il mio personale orgoglio italiano, da sempre vacillante, ultimamente si trova molto più a fondo di quanto non fosse la Concordia fino a poche ore fa.
Per dire, quel poco di italian pride che mi resta dipende molto più dal fatto che in tutti i bagni italiani ci sia un bidet, e che molto spesso venga anche usato.
Che oramai la pizza buona ed il gelato buono si trovano quasi dappertutto grazie agli italiani fuggiti dal loro paese e, non frequentando Rodeo Drive o Montenapoleone su base quotidiana, per la strada io vedo molto più Zara e H&M che Prada o Missoni, purtroppo.
E ho citato non a caso due dei pochi brands rimasti ancora saldamente in mano alla proprietà italiana.

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Ci salvi chi puo', Craps, Ho un'opinione su quasi tutto (ed accetto possa non essere condivisa, con garbo), Outlet valve