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Qualcosa non ha funzionato, mia domenica tipo (parte seconda)

Non avevo la forza, ieri, e quando mai, di scrivere della seconda parte della mia domenica di bagordi e perdizione e dedita alla pulizia, con metodi naturali, di un pavimento in marmo dell’atrio di ingresso.
Operazione prevista da giorni e sempre rimandata nel puro stile della casa, poi resasi improvvisamente impellente dalla necessità di fare stretching per la schiena prendendo così, come si suole dire, due piccioni con una fava.
La schiena si è parzialmente sbloccata, stare a ginocchioni e allungata aiuta, facevo un sacco di esercizi così in palestra ed ero quasi elastica come un giunco, il pavimento è cosi sgrassato e deterso che potrei impastarci la pasta per la pizza anche stasera, a distanza di due giorni, il colore si è schiarito di almeno due o tre toni, ed è tutto molto uniforme.
Qualcosa però non ha funzionato, mi domando che cosa.

Il pavimento ha perso la lucentezza e la brillantezza che aveva prima, se pure a chiazze ed in modo molto disomogeneo, fenomeno tuttora inspiegabile per me.
Confesso di avere cercato, in un primo tempo, di sbrigarmela in fretta e furia e di cavarmela a buon mercato con dell’onesto Lavaincera Emulsio, altro che metodi ecologici e naturali della nonna.
Questo il venerdi pomeriggio.
Risultato: le aree già lucide erano solo un po’ migliorate, quelle completamente opache, quasi “disidratate” erano rimaste tali e quali, lo sporco complessivamente intatto, o quasi.
Essendo un atrio con due grandi vetrate inondate di luce per molte ore della giornata volevo che fosse pulito, sì, ma anche tirato a lucido, a specchio, che a me il marmo nemmeno piace, ma questo è così chiaro, luminoso, che quasi quasi mi sto quasi ricredendo.

Quindi, dopo il rovinoso tentativo del venerdi con il Lavaincera (e nemmeno a buon mercato poi, visto quanto costa una boccia), che qualcuno in passato deve comunque avere usato visto che ne ho trovato dei resti in un armadietto, domenica ho proceduto con tanta, tanta pazienza, e tanto, tanto olio di gomito, alla rimozione di quell’impasto, accumulo, stratificazione letale di sporco, grasso, residui di vecchie cere e Lavaincera.
Ho usato: acqua calda, bicarbonato di sodio, sapone di Marsiglia grattugiato, il tutto ben disciolto e mescolato, una panno in micro fibra ben strizzato , e affrontato impavida senza fretta ogni singola lastra. Ricetta trovata online quasi ovunque in tutti i siti, forum etc etc che si occupano di pulizia della casa con metodi naturali.

Ieri, lunedi, ho ripassato aggiungendo allo stesso intruglio 10 cucchiai di alcool rosa che, in teoria, avrebbe dovuto lucidare il tutto, ma nisba, lucentezza migliorata dell’ 1% scarso.
Ora, cosa ho sbagliato ?
Mi viene il dubbio possa essere stato il falso sapone di Marsiglia da supermercato che i preziosi ingredienti vegetali manco li ha visti, la ricetta di sicuro prevede del sapone naturale di ottima qualità.
Ci riproverò a breve con del VERO sapone di Marsiglia all’olio di oliva che uso per la mia igiene personale, ma se non migliorasse?
Non vorrei dovere ritentare con il Lavaincera o, peggio, con la cera tradizionale, da ripassare con la lucidatrice, e le diverse spazzole, e poi la pezza di lana, che poi si ricrea quell’impasto di grasso, segnacci e sporco, e ritornare in quel loop o girone infernale, uguale schiavitù, nel quale mi ero cacciata per anni nella casa precedente.
Mai più.

Mi terrorizza il pensiero di dovere passare tutti miei fine settimana a pulirlo, quel dannato pavimento, visto anche che copre una buona parte della casa, e non riesco a immaginare una punizione peggiore, ODIANDO attendere alla parte dura, faticosa, di pura manovalanza e NON creativa delle faccende di casa.
Mentre le cose inutili, frivole, stupidine, non necessarie, mi piacciono un sacco.

A proposito di cose inutili, frivole, stupidine, non necessarie, posto foto della poltrona dal mal sottile, con e senza cuscini (raccattati in casa, collezione Ikea del secolo precedente, meglio con imbottitura più cicciotta però).

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Mia domenica tipo

Domenica, cioè ieri, giorno dedito al riposo per i più, persino in quel di Vorkuta è stata una mite e soleggiata giornata primaverile, a me é venuto il trip di dipingere una vecchia poltrona di vimini che era stata lasciata esposta alle intemperie sul retro di casa.
Da non so quanto tempo visto che io qui ci sto da poche settimane, ma da come era conciata direi stesse lí all’aperto almeno una decina di anni.

In realtà l’idea di recuperarla ce l’avevo già in testa da qualche mese, da quando l’ho adocchiata addossata ad un muro in una fredda giornata di pioggia battente e l’ho messa al riparo in garage, in attesa di condizioni atmosferiche e temperature più appropriate per l’operazione.
Sabato sono stata in uno di quei grossi centri bricolage e giardinaggio e alla modica cifra di 5,90 euri mi sono aggiudicata un barattolo di vernice all’acqua (ecologica, non puzza, mani e pennello si lavano senza bisogno di acquaragia) e a 1,80 euri un pennello di forma e misura adeguata.
La cifra totale rappresentava un investimento minimo anche nel caso in cui il recupero si fosse rivelato impossibile o fallimentare, e il caso sembrava quasi disperato.

Ora, io su quella poltrona da ragazzina ci ho passato le estati a leggere, a giocare con il cane, a godermi il fresco del portico e, dannazione, un anno a studiare il latino per gli esami di settembre, potevo mai dimenticare?
C’era quindi anche un minimo di coinvolgimento emotivo sentimentale che mi imponeva di fare un tentativo, oltre al fatto che a un certo punto nemmeno tanto lontano della mia vita ho deciso che volevo, nella mia casa e nella mia vita, una poltrona di vimini.
O bambù, o midollino, mica so esattamente di cosa diavolo siano fatte.

Avendo questo bisogno, indotto, come quasi tutti i bisogni, e probabilmente nel caso specifico dalla navigazione in qualche sito o blog ben fatto di arredamento shabby chic ho semplicemente pensato che una sedia Ikea mi sarebbe costata almeno una ventina di euri (seeee, la più scrausa é a 29,99) più quasi 4 euri di autostrada, senza contare la benzina, e i moccoli per metterla in macchina, e i moccoli per tirarla fuori dalla macchina, e senza voler pensare al sovraffollamento Ikeiano dei fine settimana, da incubo.

E che poi, nel caso avessi voluto darle quell’aria un po’ vissuta che non mi dispiace avrei dovuto grattare, scartavetrare, comunque ancora lavorare, sudare, senza nemmeno sapere esattamente cosa fare.
Allora tanto valeva provarci con la poltrona sulla quale avevo posato le allora sode terga adolescenziali, manufatto creato parecchi decenni fa da abili mani artigiane remunerate dignitosamente, e non dalle esili dita di ragazzini in età scolare in un qualche paese sperduto dell’emisfero sud.

Ho sicuramente sbagliato il colore, o non azzeccato del tutto, infatti sono stata a lungo indecisa e combattuta tra il bianco e l’avorio.
Ho optato per l’avorio e il risultato non è che non mi piaccia, ma mi sembra tisico, da convalescente.
Mi fa venire in mente, con quella sfumatura lievemente giallina, i sanatori o luoghi di cura dove gli aristocratici o giù di li trascorrevano intere settimane tra la fine dell’800 e i primi decenni del Ventesimo secolo.
Non so, fa molto La Montagna Incantata
http://it.wikipedia.org/wiki/La_montagna_incantata o Morte a Venezia
http://it.wikipedia.org/wiki/La_morte_a_Venezia,
di mondo in inesorabile decomposizione (in effetti..).

L’effetto shabby chic, che non era tassativo volere raggiungere, a me bastava una poltrona in vimini, o bambù, o midollino, é stato ottenuto senza alcuna fatica visto che la vernice era tutta scrostata, gli ultimi residui li ho rimossi io con carta vetrata a grana fine, e il legno era già annerito, fortunatamente ancora sano all’interno.
Non ho stuccato i buchi, le crepe, le asperità, la vernice nei punti in cui ci sono delle fibre annodate non sono riuscita a farla penetrare dappertutto, le mani di colore sono diseguali, insomma più shabby di così si muore.

Ci ho anche rimediato, a stare china diverse ore, un quasi colpo della strega, da 24 ore circa cammino inclinata in avanti di venti gradi, ma sono soddisfatta del lavoro fatto.
Martha Stewart, se ci sei nasconditi.

Prossima mossa trovare dei cuscinotti e fodere che stiano bene con la sedia tisica, penso di avere già in casa tutto senza dovere comprare nulla, seconda mossa fare una foto decente da postare, terza mossa scegliere dove collocarla.
Lo spazio qui non manca.
Penso che in estate starà sul terrazzo della sala che è riparato dalla pioggia e l’ideale per godersi i pomeriggi di sole (prevedo grandi penniche), in inverno la porterò dentro, magari con una coperta in lana ecrù appoggiata sullo schienale o sui braccioli.
Molto catalogo Ikea, ma io l’adoro, che posso farci?
Con la copertina e il colore malsano e decadente e nel deprimente inverno vorkutese magari aggiornerò le fodere dei cuscini, qualcosina sull’ andante allegro non ci starebbe male.

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