Archivi tag: il lavoro avvelena la vita bisognerebbe smettere

Non ci sono più le stagioni di una volta, signora mia

Non voglio mancare di rispetto a nessuno, ed il rischio è alto quando si tratta di un argomento così sensibile ed attuale in questo disastrato paese, il lavoro. Persone che conosco sono toccate dal problema della disoccupazione e della sottoccupazione, e non se la passano bene. 

Capitasse a me domani sarei nel guano fino al collo, per dire. In pochi anni finirei a fare la fila alla Caritas.

Però, a quelli che ti chiedono come stai e poi ti dicono “eh, l’importante è la salute e il lavoro” io metterei volentieri due dita in occhio. Lasciamo stare la salute che è davvero roba seria e vitale e fa parte di più alti imperscrutabili progetti che sfuggono alla mia comprensione, e parliamo di lavoro.

Ok, io un lavoro ce l’ho, e certamente ho un problema in meno, un grosso-grosso problema in meno, di chi è senza.

Tuttavia ho un lavoro del c/цц0 in un posto del c/цц0 che sta sempre diventando più del c/цц0 grazie anche a persone del c/цц0 ed a un’organizzione del c/цц0, con una mentalità mafiosa del c/цц0 in salsa lombardoveneta del c/цц0, quindi non è che me la passi benissimo nemmeno io, Signora.  Eccoci, l’ho detto.

Adesso me lo sogno anche la notte, per dire, è domenica pomeriggio e mi viene la morte addosso al pensiero della settimana che mi aspetta, e delle settimane e degli anni che verranno.

Dedicato alla mia vicina di casa con la scopa in mano. Ci incontriamo solo quando io taglio l’erba o strappo le erbacce in giardino, e lei è sempre lì con una ramazza in mano.

Comunque, io sta cosa qui dell’accontentarsi, che credo sia uno dei fondamentali della cultura cristiana cattolica, la capisco sí e no, e mi va giù sí e no. Accontentarsi sí, bene, ma possibilmente non sui fondamentali. E un posto alias paese dove uno si deve accontentare di questo, magari anche per una vita intera, anzi deve pure ringraziare per avercelo perché alternative non ce ne sono, deve essere proprio messo male.

Però poi mi accorgo di dirlo anch’io, cioè, sicuramente devo averlo detto, per tagliare corto, ma solo quando proprio-proprio non ho niente da dire.

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