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Delle occasioni perdute

Ho trovato in giardino la prima incoraggiante primula della primavera, e se oggi facessi un giro per supermercati ed ipermercati vari, cosa che non farò, sono certa che troverei allestiti i primi reparti stagionali, della serie: Giardinaggio, Arredo Giardini & Zone Esterne.
Semi e sementi, attrezzi ed articoli vari da giardinaggio, vasellame di ogni forma e colore, sdraio, tavolini, panche, amache, barbecue, gazebo, ombrelloni, luminarie da San Rocco, cose così.
Me lo sento, o lo vorrei.
Articoli che mi fanno impazzire di gioia e felicità più che a mandarmi in giro per Montenapoleone con una American Express Platinum senza massimali di spesa, perché io vorrei tanto, tanto, tanto avere un giardino come quello qui sotto.
Ed anche la casa colonica credo ristrutturata che si intravede, che per la cronaca si trova in Provenza a Bormes las Mimosas, un posto che mi fa venire i brilloni agli occhi solo a pensarci.

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E se invece questi articoli non ci fossero ancora sul mercato in virtù di retrogradi ragionamenti circa la data di calendario e avessero pensato di farli spuntare come funghi solo fra tre o quattro settimane vi dico che vi state sbagliando di grosso: datevi una mossa perché se finanche a Vorkuta splende un sole che spacca le pietre vuol dire che adesso é già il momento giusto.

Datevi una mossa anche perché sono già tutta in fregola per l’idea dell’orto, e potrei fare pazzie.
Oggi non fareste alcuna fatica a farmi tornare a casa con un trattorino spacca zolle ben accessoriato, o con tutti i sette nani da disporre elegantemente qua e là.
Quest’anno lo voglio davvero un piccolo orticello: dovrà essere modesto, poco impegnativo, verdure facili da coltivare come lattuga, carote, zucchine, ma aromi a profusione.
Se una mia amica nel centro città, su un balcone male esposto ed al primo piano é riuscita ad avere pomodori per tutta l’estate la scorsa estate allora penso che qualcosa di buono posso ottenerlo anch’io, perlomeno provarci.
L’anno scorso sono stata per mesi in ballo con il trasloco e poi non ha mai smesso di piovere, ma l’intenzione c’era già.

Si comincia credo, zappando, cioè estirpando zolle d’erba ed eventuali sassi ed erbacce dopo avere identificato una zona riparata, bene esposta e che dreni facilmente.
Ma anche che io possa facilmente innaffiare, all’antica, perciò sul retro della casa: zona identificata.
La terra dovrà risultare soffice, morbida, e quella con la zappa sarà la parte più difficile e faticosa: da lì in poi penso basti concimare, dare alla terra i giusti nutrienti e poi mettere le sementi o le piantine nei periodi più indicati per la loro semina, magari dopo essersi consultata con qualcuno in un consorzio agrario, ammesso ne esistano ancora, o in una serra*.

Ora, io non godo nell’ammazzarmi di fatica a tutti i costi che ho già la schiena a pezzi, ma mi piace tantissimo l’idea di non spendere soldi al supermercato per cose che crescono quasi da sole su terra abbondantemente soggetta a gabelle di ogni tipo, e anche di evitarmi la scocciatura di andarci solo per della lattuga, un cetriolo, un pomodoro.
Vedo già la scena: io che apro il cancello, poi mi faccio due passi e invece di raccogliere merli morti mi porto direttamente in cucina la cena in un bel cestino di vimini, altro che chilometro zero.
E magari anche qualche fiore, che mi piacciono così tanto.
Alla perfezione di questa scena bucolica manca solo un cane, il mio cane, non c’è un solo giorno in cui non ci pensi.

Sono perciò estremamente amareggiata e per la prima volta in vita mia alquanto delusa dell’Ikea perché sul suo catalogo che ho sfogliato in largo ed in lungo urlano (ancora?) per la loro assenza lettini e sdraio per la bella stagione.
Io sto pianificando tutto ed ho bisogno di redigere un piccolo piano degli investimenti “orto giardino e balcone”: che si spiccino, in Sicilia forse oggi vanno al mare.

L’anno scorso tra le tante spese sostenute, attese ed inattese, avevo rimandato l’acquisto di un meraviglio lettino con parasole Ikea in non so quale esotico legno scuro riciclato o di non so quale foresta protetta, ed adesso non c’è più.
Non c’è più nemmeno nulla di simile, niente! Che indecenza!

Quindi per avere rimandato quell’acquisto, un bene per me indispensabile, e per soli centocinquanta miseri euri, ho perso un’occasione di essere felice per molti, molti anni.
Poi piano piano sarebbero venuti i fratellini e sorelline, il tavolo da pranzo ed almeno due sedie: tutti così solidi, essenziali ma eleganti, proprio una bella famiglia.
Oppure mi sarei fatta una famiglia allargata, multiculti e colorata, ridipingendo in colori vivaci qualche vecchia sedia da recuperare ai mercatini dell’usato, che tutto nuovo e perfetto non mi piace, ci deve essere sempre qualcosa di decadente e più vulnerabile.

A costo di mangiare pane secco e cipolle per due settimane o più mi rifiuto di mettere le chiappe per tutta l’estate su un orrendo, freddo ed impersonale lettino di plastica da trenta euri, e nemmeno lo voglio in metallo, lo voglio di legno.
Con un bel materassino dal rivestimento in misto lino in colore chiaro e naturale, panna, ecrù, kaki, al massimo tortora, materassino sul quale ovviamente appoggiare un telo da mare, ma sempre in toni neutri.
E mi rifiuto anche di credere che l’Ikea non abbia a cuore il benessere dei suoi clienti italiani amanti del sole, della mamma e della bella vita: vedo decine e decine di tavoli e sedie, divanetti, poltroncine, ma nulla che si avvicini anche solo lontanamente al concetto ed idea di sdraiabilitá.

La felicità è stare sdraiata al sole con un centrifugato di frutta fresca di stagione e la protezione solare sul tavolino a portata di mano, un bel libro da leggere in grembo, ed un cappellone di paglia, che mi manca.
Gli Svedesi lo sanno benissimo, tranne quelli dell’Ikea.
Spero che ci riflettano bene e si mettano a lavorare sodo, posso aspettare fino a fine febbraio, non oltre.
E no, ho già guardato Leroy Merlin online: i lettini che ci sono non mi piacciono.

* o in biblioteca

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