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Parte seconda, il dramma

Lavorare non solo stanca, ed annoia, ma toglie vita alla vita.
Non è sufficiente, anche se aiuta, farsi una risata ogni tanto, come non è sufficiente un clima, almeno nel mio ufficio, tutto sommato aperto, collaborativo, informale e poco o per niente gerarchizzato.

E va bene, OK, potrebbe essere mooolto peggio, immaginiamoci per esempio di stare ancora con quegli stronzi falsi infami bifolchi leccaculo raccontapalle che mi sono sciroppata per qualche anno in passato.
Ops, erano stronze, infami, bifolche, donne.
Donne delle quali mi sono anche dovuta sciroppare, inerme, impotente e poi rassegnata, descrizioni dettagliate di scodellamenti di marmocchi in diretta, di rotture della placenta e coliche gassose di figli e suoceri.
Sono pochissime le esponenti del Gentil Sesso che in ambienti lavorativi si sottraggano al torbido, al disgustoso, al purulento, o che siano anche solo sfiorate dal pensiero che sarebbe più delicato ed opportuno risparmiare agli altri i dettagli più raccapriccianti della loro o altrui vita intima.
Meno di una settimana fa mi è toccato l’intervento all’intestino di un tale zio con annessa la problematica della ripartenza dei movimenti peristaltici.
Capisco il problema e di malati gravi in famiglia ne so qualcosa, sono assolutamente solidale e partecipe, ma è proprio il caso in un ufficio, tutto sommato tra sconosciuti?.
Perché poi se attacco con i miei, e quell’altra con i suoi cosa diventiamo, la redazione di Studio Aperto? Pomeriggio Cinque?

Sfuggire proprio del tutto al trash/splatter non sembra possibile visto lo standing medio dei Cervelli multipaesani ma, almeno, rispetto a prima, il tenore dei discorsi pare quello di un salotto cultural letterario filosofico con Zygmunt Bauman come moderatore, a parte le sporadiche cadute sullo zio e i suoi (seri) problemi a ritornare alle sue normali funzioni fisiologiche.

Con le vajasse di prima ritornerebbe l’inferno, la discesa negli inferi, quella di adesso al confronto è una passeggiata nel bosco.

Lavorare toglie vita alla vita.
Prendiamo per esempio questo venerdi di merda, e non è nemmeno venerdi 17, che già si sapeva sarebbe iniziato sotto i peggiori auspici.
Infatti mi avrebbe dapprima atteso una inutilissima inconcludente riunione interna per discutere di problemi verificatisi nel corso della settimana: “convocata”, come sempre, un sacco di gente che non ci dovrebbe nemmeno mettere il becco, sarebbe mancata giusto la centralinista, quando basterebbero le tre o quattro persone direttamente coinvolte e che sanno di cosa si sta parlando e che possono spiegare o dire qualcosa di sensato, visto che gli altri si occupano di tutt’altro.
Questa larga compartecipazione di molti ad un problema dei pochi chiamiamolo eccesso di democrazia, o semplicemente una scelta poco intelligente.

Quando questo infausto evento della riunione settimanale si verifica, preferibilmente di venerdi mattina con il preavviso sul proprio account di posta al giovedi sera verso le 20:45/21:00, sembra di assistere ad una di quelle tante sedute un po’ calde di Montecitorio dove tutti sbraitano e non si capisce un tubo e finisce che saltano sui tavoli.
Brutto da vedere, brutto esserci ma, soprattutto, non si risolve mai una mazza.
Il problema multipaesano è sistemico e sistematico, dovrebbero averla capita i Cervelli che siamo diventati i cinesi dei cinesi, e trarne le dovute conseguenze, con tutto il rispetto per una civiltà millenaria di cui però mi importa un belino, tantomeno diventare come loro (mmmh…. non è molto politically correct, vero?).

Alla prossima riunione si parlerà ancora e sempre delle stesse cose, pioverà o ci sarà il sole, sarà poco prima di Natale o una tiepida giornata primaverile, cambia solo quello.
La costante è che non se ne viene mai ad una: queste riunioni non sono luogo o occasione per formulare proposte di miglioramento, che comunque ritengo inattuabili in MP con il Presidio degli attuali Cervelli, ma un modo per tanta gente di sfogare le proprie intemperanze, squilibri ormonali e uterini vari (sempre sempre principalmente, donne).
In alternativa si gigioneggia un po’, si scherza sull’abbronzatura abissina del tapino di turno appena rientrato dalle vacanze, si fa qualche battutaccia triste e un pò zozza, in puro stile italico, piace sempre molto.

Per fortuna oggi, grazie ad intervento che pur da miscredente quale sono non esito a definire divino, poco prima dell’orario di convocazione la riunione è stata cancellata.
Qualcuno deve avere capito che a patatrac già avvenuto e con le attuali numericamente scarse risorse non serviva a un cazzo, e tutti avevano qualcos’altro da fare di più importante che ritornare a discutere sempre delle stesse cose.
Manco la riforma della Giustizia.
Decine di fronti e spalle si sono risollevate, i volti si sono distesi, l’umore generale e personale pure, il weekend in famiglia forse non sarebbe stato avvelenato.

Più tardi mi avrebbe attesa una telecon con dei Clienti, no, con IL Cliente: sapevo che non potevano essere altro che rogne, del resto mica indicono una teleconferenza per dirti bravo, solo per menare il torrone.
Da ciò sono stata esonerata, un po’ ancora per fortuna, visto che il mio nome rientrava tra gli invitati, e un po’ perché sarei stata io la centralinista di turno, sapendo poco niente di quei fatti e delle problematiche relative, o solo marginalmente.
Però tutta tensione che si accumula, aspettare da due giorni le H 11:00 del venerdì, come un detenuto nel braccio della morte, per stare a sentire le loro minchiate.

Il mio dramma personale ha avuto luogo a partire da poco prima dell’ora di pranzo ed è consistito in una battaglia impari ed inutile con uno stupidissimo file Excel che avrei dovuto compilare con dei dati, roba da cinque minuti, non fosse che la stronza demente che me l’ha mandato aveva cancellato tutti i dati pregressi, lo storico, come peraltro la volta precedente.
Risultava quindi impossibile impostare la mia parte di lavoro, e mi è toccato stare lì con il righello a cavarmi gli occhi per delle ore a copiare i dati persi, recuperandoli qua è lá, una roba talmente noiosa, certosina, pedissequa e dallo scarso valore aggiunto che a un certo punto dopo averle augurato tutto il peggio mi è venuto da piangere e mi sono dovuta togliere dall’aia per cinque minuti dal nervoso.
Segno evidente che queste ultime settimane che sembrano fatte di quindici giorni lavorativi stanno cominciando a logorarmi.
Non sono manco riuscita a completare la ricostruzione, quindi so già lunedì cosa mi aspetta.
Muoio dalla voglia.

Lavorare stanca, toglie vita alla vita, toglie energia e serenità ai giorni e alle notti, e se tutto questo sbattimento a malapena serve per darti quei due soldi che ti servono per farti campare, così che il giorno dopo pasciuto e rifocillato tu possa ritornare a contribuire al PIL nazionale, magari è anche lecito chiedersi ogni tanto ma chi me lo fa ffa’, no?

Per fortuna domani vado a visitare quello che so, che sento, potrebbe essere la casa dei miei sogni, il mio nido, il mio buon retiro.
Tutte le volte che vado a vedere una casa mi chiedo però se davvero ho così voglia di legarmi ancora di più e con un altro cappio al collo a Vorkuta e a questa vita, e penso con deferenza ed ammirazione alle gesta eroiche e coraggiose di tante/i bloggers in giro per il mondo dei quali seguo le vicende e le alterne fortune.
I love expats blogs.
Visto da qua la loro sembra tutta un’altra vita, la vita che avrei voluto per me, e Multipaesana piccina picciò.

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Multipaesana a parte

Multipaesana a parte, che come detto, scritto e riscritto grazie al cielo che c’è, questo per scongiurare che anche la sfiga di una eventuale disoccupazione sotto-occupazione e/o precarietà si abbatta su di me, che ci mancherebbe solo questa, mi domando se esista al mondo qualcuno che sia veramente felice del lavoro che fa.
Cioè che apra gli occhi tutte le mattine con la voglia di fare, di produrre, qualcuno al quale non pesi imbarcarsi con una certezza quasi matematica in infinite rogne sempre diverse ma alla fine sempre uguali, in questioni di lana caprina, in scocciature, ritardi, contrattempi, malumori: qualcuno che abbia gioia e voglia di incontrare i colleghi, che trovi sempre sempre lo stimolo e le motivazioni per fare le cose che lo terrano impegnato per le successive otto dieci ore o anche più, trasporti esclusi.
Perchè diciamolo, qualsiasi tipo di lavoro esso sia, sempre quello è, dalla catena di montaggio al pilota di voli intercontinentali, dal dentista al lattoniere, dal travet all’infermiere.
Certo, ci sono lavori oggettivamente più logoranti di altri, o anche fisicamente molto pesanti, ma questo non sembra essere un fattore discriminante.

Mi chiedo se è solo per me che è così pesante e noioso, ma di un no-io-sooooo che mi verrebbe quasi voglia di dare ragione a quel tipetto in loden il quale l’unica giusta che ha sparato è stata quando ha affermato “Mhhh, che noia trent’anni anni lo stesso lavoro, fare sempre le stesse cose”.
A parte che, Mario, adesso gli anni sono diventati quaranta abbondanti, il che fa una bella differenza, la differenza tra il riuscire ad arrivare alla pensione vivo e con un minimo di salute in corpo ed in testa o di andartene prima di vederla, o di schiattare subito dopo, ancora più irritante, o di doverla rigirare paro paro alla badante o a Villa Serena.
E a parte il fatto non trascurabile di dove siano, in questo paese e nell’attuale congiuntura, le alternative per uno che abbia voglia di cambiare, o tentare di migliorarsi, per non cadere dalla padella alla brace.
Senza poi nemmeno volere affrontare la problematica del se ci sarà una pensione dopo aver lavorato praticamente una vita, e di quanto, il che non aiuta certo ad andare avanti avendo almeno quello come obbiettivo, la carota davanti all’asino.
Vero che la generazione dopo la mia questo problema non se lo porrà mai e davvero non potrà mai annoiarsi anzi, saltabeccando da uno stage di due mesi a contratti part-time di quattro-sei mesi quando dice bene fino alla soglia della meno- ed andropausa la massima aspirazione per i trentenni o giù di lì sarà quella di potersi annoiare un po’ in un futuro.

Voglio dire, sono sicura che qualcuno che ama il lavoro che fa ci sarà anche, qualcuno lo conosco e l’ho conosciuto pure io, sempre si trattava di roba dove io sarei schizzata dopo tre giorni.
E comunque la descrizione andava ampiamente nettificata di tutti i rancori, gli astii, i risentimenti e le antipatie con colleghi e superiori, per cui alla fine no, non mi sembrava che fosse proprio una pacchia nemmeno lì.
Certo, forse non sperimentavano la noia e lo scazzo che mi assilla e di cui sto parlando io, ma non ne sono nemmeno certa, che la gente si racconta e racconta pure un sacco di palle.

C’è poi anche un bel po’ di gente che mi da l’impressione di preferire il lavoro alla propria vita, o di non avercela del tutto una vita al di fuori.
Si tratta quasi sempre di uomini, che una donna a prescindere dal ruolo e dall’età avrà sempre un figlio, un cane o lo zio paraplegico dei quali doversi occupare, o la messa in piega da fare, o il corso di Zumba, o un’infornata di cupcakes che aspettano, o un bel libro da leggere.
Ecco, io questa gente che vive per il lavoro non la capisco proprio, si può dire?
E non so nemmeno se siano più sani di me, e se stiano e vivano meglio, che per me è il massimo della disperazione e della tristezza e della vuotezza esistenziale.
E poi, ma la raccontano davvero giusta ?
È davvero sempre necessario tirare le otto nove di sera sabato mattina compreso, o sei tu bimbo mio che hai l’ horror vacui ?

Quindi, spurgata la massa dei lavoratori dalla setta satanica dei work-alcholics, dei quali dovrebbe interessarsi la psichiatria se già non lo fa, cosa che ignoro, e da quelli come me, che con rassegnazione e stoicismo tirano a campare dal lunedì al venerdì, peraltro garantendo a Multipaesana la massima collaborazione, impegno e serietà, esclusi i non pochi disoccupati e sotto-occupati che sinceramente hanno moltissimi e più validi motivi di me per lamentarsi ed essere insoddisfatti, quanti sono quelli che la mattina saltano giù da letto sorridenti ed entusiasti pensando ad un altro molare da estrarre, a dei reports da controllare, al bus da guidare nel traffico cittadino, alle trattative in corso con un potenziale cliente?

Mah….non riesco a credere che siano in tanti, e se sì mi domando dove ho sbagliato, e se con un altro lavoro, il lavoro dei miei sogni, non sarei giunta dopo un certo numero di anni alle stesse conclusioni, che lavorare stanca.

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Multipaesan update, sindrome da rientro ed un primo bilancio

Si conclude oggi la seconda settimana lavorativa e, come sapevo e temevo avendo accertato che le sensazioni sono sempre le stesse, anno dopo anno, gli effetti benefici di quell’agognata, meritata e mai sufficientemente lunga pausa estiva sono già svaniti.
In realtà erano già svaniti il primo giorno. Il lunedì ed il martedì della prima settimana, complice anche l’odioso quanto consueto ed insano cielo grigio metallizzato del Lombardo Veneto ed un po’ di pioggia a secchiate come a Mumbay, sono stati a dir poco tragici. Seriamente traumatici.

Per assurdo la situazione è andata migliorando poco a poco insieme al tempo, e non perché sia successo nulla di che, e quando mai, tantomeno perché si vadano profilando all’orizzonte congiunzioni astrali particolarmente favorevoli, lavorative o extra-lavorative: no, il solito stagnante piattume.
Credo invece che questo progressivo miglioramento sia da imputare ad una strana specie di sindrome di Stoccolma, una perversa assuefazione al proprio aguzzino/carnefice che col tempo diventa dipendenza.
Sono così abituata al gabbio che, grazie anche alla totale assenza di prospettive ed alternative che offre il Belpaese, ho perso quasi del tutto la capacità di sognare e di desiderare concretamente qualcosa di diverso.
Alla fine la mia Multipaesana, che nei giorni migliori mi è assolutamente indifferente e in tutti gli altri rappresenta solo una necessaria, noiosa e costante costrizione, è diventato il posto dove, dopo casa mia, mi sento più al sicuro, e più sicura di me stessa, cosa che trovo ridicola, triste e patetica allo stesso tempo e con la quale mi ritrovo a fare i conti ogni giorno.

Assolvo ai miei doveri di risorsa Multipaesana con un senso di responsabilità ed il rigore vagamente calvinista di un’educazione tipicamente Lombardo Veneta di stampo cattolico semi-ortodosso, imprinting che, come sappiamo, non concede scampo e tregua e del quale non ci si libera mai del tutto nonostante le migliori intenzioni.
Detto questo, e fatta salva la dovuta riconoscenza a questa fantomatica entità che mi consente di sostentarmi dignitosamente e niente più, per me il gabbio rappresenta uno dei più grossi ostacoli al raggiungimento di una vana quanto effimera felicità o serenità. Infatti drenandomi tempo ed energie per circa 10 ore al giorno mi impedisce di dedicarmi come e quanto mi piacerebbe ai miei hobbies, un’infilata di interessi ed attività ahimè per nulla produttive né spendibili sul mercato (specie quando sprovvisti del benché minimo talento come nel mio caso, e cito solo due tra i miei tanti hobbies, disegnare e scrivere). Ciò mi aliena ancor più dalla realtà circostante, da quella Multipaesana in primo luogo.
Fossi nata, come tanti, con un’inesauribile passione ed inestinguibile sete di conoscenza per la termodinamica, per la meccanica o l’idraulica, per le guarnizioni in gomma, per le tinte capelli tono su tono, per la contabilità industriale o che ne so, per le nanotecnologie, allora probabilmente la mia vita sarebbe stata diversa.
Beati coloro che trovano gioia, gratificazione ed un senso in quello che fanno ogni giorno per campare, senz’altro una delle più grandi fortune che possa capitare ad un essere umano insieme al fatto di godere di una buona salute e di essere nati e cresciuti in una famiglia funzionale, sana e realmente unita.
È evidente che nemmeno in questo sono stata baciata dalla fortuna, ed è altrettanto vero ed evidente che, in fondo, poteva anche andarmi peggio di così lavorativamente parlando.
Quindi, come disse qualcuno, non ricordo chi, tirem innanz.

Restiamo positivi e concentriamoci sul business plan, che l’inverno si avvicina e questo sì, mi fa davvero paura. Un altro inverno a Vorkuta mi terrorizza, chissà se ne uscirò viva.
Però, se c’è qualcosa che i lustri mi hanno insegnato, con tutti i calci in bocca, le cocenti delusioni, le amarezze e l’insidiosa lombalgia che questi portano seco, è quella di saper riconoscere, godere ed assaporare i momenti buoni. Carpe diem è il motto di ogni momento libero, anche in pausa pranza al gabbio.
Così ho fatto in queste vacanze e con sincera nostalgia rimpiango la sconcertante semplicità e felicità di quei giorni dorati anche meteorologicamente parlando (che se non si fosse capito sono abbastanza metereopatica), quando un buon libro, una lunga passeggiata ed un cono al pistacchio bastavano a giustificare a me stessa la mia presenza su questo pianeta.
Avrei potuto fare di meglio, tipo cambiare aria, ma non era quello che sentivo e che volevo dentro anche se, oggettivamente, forse mi avrebbe giovato e ricaricata di maggiori energie.

L’ambizioso business plan stilato solo qualche settimana fa, in quei beati incoscienti giorni baciati da un sole caldo, è già naufragato clamorosamente per quanto riguarda il punto organizzazione casa, ordine e pulizia , mentre impavidi resistono tutti gli altri buoni propositi. Quello di riprendere in mano dopo diversi anni lo studio di un’impegnativa lingua slava abbandonata precipitosamente per dedicarmi ad altro si sta realizzando da qualche giorno. Incredibilmente ho recuperato tutti gli appunti, i libri, i quaderni, le grammatiche, i dizionari e gli eserciziari, non solo, li ho persino aperti, letti, sfogliati, e con piacere.
Con altrettanto piacere ho constatato che non tutto è andato perduto, ma anche che dovrò continuare imperterrita con il ripasso per tutto il mese di settembre per poter pensare di accedere ad un corso di livello intermedio, che era il punto al quale ero arrivata quando ho lasciato.
Spero di non perdermi, poi voglio godermi ancora queste settimane di luce e temperature miti che restano, insieme agli ultimi scampoli / rimasugli di frutta estiva. Come farò senza?
Al dopo non voglio nemmeno pensarci. Diciamo che ad adesso sono due settimane in meno alle vacanze di Natale, ecco.

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Cronache d’estate da una Multipaesana

La collaudata e sonnacchiosa vita estiva Multipaesana prima della Grande Pausa Estiva detta Ferie può essere scossa tutta d’un tratto, come un fulmine a ciel sereno, dalla notizia di una nuova risorsa Raccomandata che presto entrerà a far parte della Grande Famiglia Organigramma.
Raccomandata di primo grado, Deluxe, per di più.
Con che funzioni/ruoli/mansioni non è dato di saperlo, come non è dato di sapere perché proprio adesso quando probabilmente sono di più i giorni di cassa integrazione a carico dei contribuenti (di tutti), che non quelli lavorativi.
Cioè, a dirla tutta questo può succedere anche nel lungo inclemente inverno: si, perché nelle zone ad alta concentrazione Multipaesana esistono notoriamente solo due stagioni, una breve estate tropicale dai tratti monsonici, a seconda delle annate, ed un interminabile inverno siberiano senza traccia alcuna di un dottor Zivago.
In ogni Multipaesana ogni momento è buono per accogliere a braccia aperte un Raccomandato, che non si dica che siamo schizzinosi o choosy al riguardo.

Poniamo il caso però che questo succeda in un’afosa giornata di luglio, il solito cielo lattiginoso padano demmerda e l’aria così umida che si può strizzare come un cencio.
Anche le ultime notizie di cronaca politica del luglio 2013 confermano, casomai ce ne fosse ancora bisogno, che l’Italia detto anche Belpaese è inesorabilmente avviata verso un triste e duraturo declino.
Così un PD (tranquilli, PD = Povero Diavolo di Multipaesana, categoria che merita un post a parte) non può far altro che sperare di trovare, in quello che dovrebbe essere il sano tessuto produttivo del paese, o quel che ne è rimasto, e di cui la MP ne è l’emblema principale e ultimo baluardo, quel rigore anche etico al quale i lontani palazzi romani del potere hanno abiurato da tempo.
Invece il nostro povero ed illuso Povero Diavolo non può far altro che constatare che, tutto in scala e con le dovute proporzioni, la storia e lo schifio si ripete in ogni luogo, in ogni situazione, in ogni contesto, in ogni occasione.
Solo gli ingenui o gli stupidi possono ancora pensare che il paese reale sia meglio di coloro che ci governano.
Il Povero Diavolo allora non può che augurarsi un’invasione pacifica di danesi e norvegesi capeggiati da uno dei due regnanti a scelta, che i crucchi piglino a calci in culo i responsabili di questo schifio, siano essi annidati in qualche casermone del Lungotevere o nel 90% delle anonime e sconosciute MP lombardo venete, e che instaurino una monarchia illuminata della durata di qualche secolo. E forse nemmeno questo ci può salvare.

Intanto però, dietro i vetri fume’ del nostro bel capannone prefabbricato, stabilimento o sweat shop che dir si voglia, chi è avvezzo o ha una qualche esperienza di Multipaesana non si scompone per più di cinque minuti per l’arrivo di un nuovo, l’ennesimo Raccomandato. Solo Juniores e stagisti permangono in stato di agitazione essendo notoriamente i primi a saltare.
Quando nell’aria oltre al solito fetore di concime chimico tipico della pianura si percepiscono dei movimenti sotterranei che nulla hanno a che vedere con la geologia, quando dietro alle porte chiuse si avvertono borbottii volutamente incomprensibili da parte dei Cervelli, quando il fruscio delle sottane della petulante Responsabile Human Resources che zampetta su e giù per le scale si fa più insistente allora anche il meno scafato dei PD (Poveri Diavoli da Multipaesana) intuisce che si sta inaugurando una nuova temibile Campagna Acquisti per accaparrarsi er mejo der mejo de’ Raccomandati disponibili su piazza.

Dopo pochi giorni o settimane il nominativo del fortunato prescelto viene reso noto agli interessati insieme a spiegazioni dettagliate circa l’albero genealogico del Fido Condottiero e parenti più stretti.
Vengono cioè illustrati nel dettaglio gli intrecci famigliari e come il prezioso Seme della Dinastia sia stato sparpagliato per il mondo, ma più spesso per la provincia, qualche volta addirittura nello stesso capannone. Al di fuori del gli orari di lavoro, chiaro.
Nessuna remora al riguardo, nessuna copertura od occultamento di dati sensibili, tutti devono sapere di chi il Raccomandato prescelto sia figlio o cugino, sorella o madre.
Tanto in una MP prima o poi lo saprebbe anche il mulettista del Bangladesh e allora, al fine di evitare l’inimicarsi di fazioni pro-Nipote o pro-Cugino e l’innestarsi di pericolose quanto improduttive tifoserie da campionato, allora tanto vale essere chiari da subito.
Così uno sa regolarsi e può studiare in anticipo il livello di piaggeria e paraculismo che vorrà o dovrà adottare. Meglio non perdere tempo.
Non si sottovaluti d’altra parte l’estenuante lavoro di cernita e scrematura che viene effettuato dagli alti vertici aziendali insieme alla responsabile delle Human Resources.
Costoro spesso dispongono di tanto di quel materiale umano da trovarsi essi stessi in imbarazzo, e non vorrebbero scontentare nessuno, soprattutto notabili e clero, ma nella vita bisogna anche assumersi le proprie responsabilità.
Generalmente ad ogni papabile viene affibbiato un punteggio, mentre il voto può essere sia a scrutinio segreto o, nei casi di Multipaesane più progressiste ed evolute, può essere palesato senza timore di ritorsioni che potrebbero scompaginare gli assetti societari o spaventare gli azionisti, cioè il resto della famiglia fino ai cugini di seconda.

Così, siamo a Bernascate con Casnate o a Tepossino sul Minchio in una rovente giornata di afa e cielo da the Day After, e dietro i vetri fume’ della nostra ipotetica Multipaesana è tutto un pettegolezzo, un fiorire di illazioni e di leggende metropolitane sul nuovo venuto.
Comincia l’attesa del Raccomandato di turno il quale, comunque, generalmente non comparirà prima della stagione della vendemmia.
Infatti, anche se disoccupato di lungo corso costui/costei non potrà a nessun costo rinunciare alla meritata pausa e vacanza estiva.
Su c.v. ed esperienze pregresse del Prescelto inutile soffermarsi perché oltre ad essere assolutamente ininfluenti queste sono così variabili ed incredibili da non poter essere nemmeno classificabili, quello che conta sono le credenziali. Questi stanchi occhi hanno visto cuochi mariti di figlia di Gran Condottiero diventare Direttori Commerciali, e mi fermo qui.
Anche la durata in Azienda di un Raccomandato, del resto, dipende moltissimo dal grado e coefficiente di Raccomandazione ed è perciò abbastanza variabile.
Tendezialmente un Raccomandato di primo e secondo grado è inamovibile e pertanto per certi versi assimilabile ad una risorsa Edera, mentre un Raccomandato di terzo grado se gli dice male potrebbe anche non avere lo scranno assicurato sino alla pensione, esattamente come un Povero Diavolo.
L’unico minimo comun denominatore dei Raccomandati Multipaesani è che al di fuori di amici e parenti nessuno se li pija, ed anche amici e parenti se li rimbalzano spesso e volentieri facendoli girare di qui e di la’ come palline di un flipper.
Diversamente inamovibili ma pur sempre inamovibili.
Il PD medio di media Multipaesana comunque ne ha viste di ogni ed ha persino assistito a defenestrazioni da Sacro Romano Impero di Raccomandati di terzo grado in caso di:
– astenia patologica, incapacità ed incompetenza manifesta ma solo se accompagnata ad una certa facilità e diciamo leggerezza nell’emettere assegni su conti societari per sostituire la mobilia di casa o per ristrutturare il bilocale al mare
– divergenze incolmabili con il Fido Condottiero. Divergenze che possono essere di varia natura: politiche, calcistiche, su chi è la più gnocca in TV e/o persino legate alle politiche e gestione aziendale.

Nell’attesa del prossimo Gran Raccomandato, in preda ai più inquietanti interrogativi su quello che il suo arrivo comporterà per la propria sopravvivenza e benessere o comfort aziendale, ma anche per la sopravvivenza aziendale stessa, e perciò come sempre, ci salvi chi può.

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Flora e fauna di una MP: l’Edera

Flora, EDERA, Racc. 3* —>

L’Edera (o Hedera Helix) aderisce facilmente al substrato grazie alle radici avventizie aggrappanti http://it.wikipedia.org/wiki/Hedera il che ci fa capire che abbiamo a che fare con un osso duro, un essere ostinato e caparbio dalle capacità e dalla volontà di sopravvivenza tutt’altro che comuni.
Altrimenti detto, un disperato sufficientemente incapace e oggettivamente impossibilitato, e non dall’altro ieri, a trovare alternative alla sua MP.
Incapace, si’, ma anche totalmente privo di ogni interesse di qualsiasi natura per il mondo oltre la porta di casa sua e oltre i cancelli della MP dalla quale munge latte da almeno due decenni.
Come l’Edera in natura questa risorsa e’ assai comune in una MP, per non dire infestante ed endemica nel Lombardo Veneto.
La risorsa Edera non ha peraltro consapevolezza dei suoi limiti. Trattandosi nel 95% abbondante dei casi di un Raccomandato di terzo grado, costui neanche in tempi di magra come questi ha mai avuto la necessità di passare le notti in bianco ad inviare c.v. maldestri a destra e manca, figuriamoci in passato.
Tantomeno sa cosa vuol dire doversi studiare una lettera di accompagnamento diversa per ogni stramaledetta posizione di ogni stramaledetta azienda riciclandosi di volta in volta in un’identità diversa come Diabolik o Eva Kant, tutto su suggerimento della assai più smaliziata nipote ventitreenne già sfiancata da un precariato di lungo corso.
Inoltre, anche se adesso fosse costretta dalle avversità, se ad esempio la famosa maledizione del capitalismo italiano si abbattesse sulla sua MP causandone la prematura estinzione, l’individuo Edera non sarebbe manco capace di redigere un c.v. tutto da solo.
Perché a casa televisori dappertutto, dalla cucina ad isola al soggiorno alla camera da letto-con-annessa-cabina-armadio e fin dentro al cesso, ma di connessione internet manco a parlarne, e Word ed Excel solo sentiti nominare dalla nipote ventitreenne che usa Feisbuk per fare networking ed elemosinare il prossimo contratto a progetto.
Non si tratta evidentemente di soli limiti tecnologici. Ah, Edera mia…cosa sarebbe una MP senza di te?

La risorsa Edera costituisce lo zoccolo duro di una MP, le fondamenta, ed anche i più sprovveduti avranno intuito che oltre alla scarsa agilità mentale il suo attaccamento alla MP non è solamente emotivo e sentimentale. Trattasi di vera e proprio calcificazione/incrostamento in senso chimico-fisico.
Costui infatti nella sua MP ci si è installato dalla notte dei tempi, da molto prima della trasformazione dell’anonima XYX in MP, talora addirittura dalla data di posa del primo lastrone prefabbricato del capannone, o del primo metro quadrato di moquette.
Spesso è stato reclutato, reclutato si fa per dire, da niente popo’ di meno che dal Padre Fondatore o Fido Condottiero egli medesimo.
Un onore ed un onere che equivale ad un sigillo Imperiale e che non tutti possono vantare, nemmeno altri Raccomandati di categorie superiori o De Luxe.
Perciò l’individuo Edera e’ pressoché inamovibile.

La risorsa Edera è approdata in azienda il giorno dopo essere stata congedata dalla scuola dell’obbligo, in un’età compresa tra i quattordici o i sedici anni.
Costituiscono dunque il nucleo centrale del carattere e personalità Edera e ne sono chiave di lettura:
– bassa scolarizzazione
– propensione al lavoro minorile disgiunto da motivi economici famigliari, più che altro per farsi la macchina a diciotto anni o la pelliccia a venti. Nei casi più tristi per contribuire a coronare il sogno di una vita, ma dei genitori: la villetta con taverna e ed il triplo box.
– spiccata avversione e rigorosamente vita natural durante per libri di testo e tutta la carta stampata che non sia quella rosa della Gazzetta dello Sport.
– altissima fidelizzazione Multipaesana
Attorno a questo nucleo poco altro da poter rilevare.
La risorsa Edera costituisce perciò la memoria storica della MP, è il suo hard disk vivente, il fossile che agli occhi di un geologo racchiude indizi di ere lontane e sconosciute ai più, è l’inconsapevole e sgrammaticato Tacito o Giulio Cesare della storia Multipaesana.

Si rende qui necessaria una piccola digressione sulle diverse tipologie di Raccomandati da MP al fine di poter meglio inquadrare l’individuo Edera.
In breve:
Raccomandati di primo grado: consanguinei, comprendente figli di secondo e terzo letto finanche figli biologici ma non riconosciuti, sia che vivano nell’anonimato sia che si palesino come tali.
Raccomandati di secondo grado: parenti acquisiti ed amici personali e/o di famiglia. Amicizie di ogni sesso con diverso grado e coefficiente di conoscenza biblica.
Raccomandati di terzo grado: tutti gli altri che si siano distinti per interesse, meriti speciali, fedeltà ed asservimento dimostrati e comprovabili.
Nella raccomandazione Multipaesana vige, e va detto per onesta’ intellettuale, un principio assolutamente democratico: un Raccomandato di parte vescovile può valere e pesare quanto un Raccomandato dalla portinaia di casa o da un notabile del capoluogo.
In ogni caso la risorsa Edera appartiene a questo terzo tipo, sempre e senza eccezione alcuna.
Approdata in azienda come abbiamo visto in giovanissima età, ancora un virgulto, grazie alle più svariate ed incredibili entrature e connessioni con il potere locale, la risorsa Edera comincia da subito a scavarsi la sua buchetta per mettere radici.
Talvolta è anche un soggetto che lavora e produce, per quello che può: si ritiene più per un doveroso senso di gratitudine che per vera dedizione o abnegazione.
Al momento del fatidico passaggio in MP di questa gratitudine non rimarrà però alcuna traccia.
Questa è una fase destabilizzante che la psiche modello protozoo di un individuo Edera non sempre è in grado di gestire adeguatamente.
Quando dall’oggi al domani tutti cominciano a sproloquiare di turn over, budget, business plan, capability, feasibility, quando precipitosamente vengono introdotte nuove tecnologie, procedure, modalità operative, quando ancor più frettolosamente si implementano dispositivi e procedure di sicurezza per rimediare a cinquant’anni di inerzia e di non osservanza delle leggi vigenti, quando in un mese ogni risorsa viene sottoposta ad una serie di corsi di aggiornamento e formazione che nemmeno alla NASA, quando sui muri finalmente imbiancati dopo anni di muffa compaiono tabelle con gli indicatori personali mensili e gli obbiettivi di crescita e nell’atrio fa capolino debitamente incorniciata la slide con la sconcertante mission aziendale, quando compaiono nuovi figuri incredibilmente non raccomandati ma selezionati, se pur selezionati da un raccomandato di primo grado, che è la cosa che trovo più esilarante ed adorabile di tutte, per ricoprire ruoli prima inesistenti, ecco in questo momento è assai facile che un’Edera viva una profonda crisi d’identità. Profonda crisi che si risolverà nottetempo.
Prevarrà purtroppo la certezza assoluta di essersi meritato e guadagnato tutto, anche se in quei vent’anni o più di onorato servizio manco lo sforzo di impararsi da casa tre parole di inglese con le audio cassette. Il professorino del corso aziendale pomeridiano sostenuto con i fondi europei per l’internalizzazione delle imprese ci ha rinunciato dopo una settimana. Never again.
Alla nuova centralinista invece, se non raccomandata, richiederanno laurea magistrale in lingue e master in relazioni internazionali.

Ma cosa volete che sia, “dove sta la differenza”, potrebbe domandarsi la risorsa Edera che ovviamente ce l’ha a morte con tutti i raccomandati e gli imboscati, specie quelli che stanno a Roma, purché non siano lui stesso.
La sua incrostazione Multipaesana databile con il metodo del carbonio 14 gli fa dimenticare come è arrivato li. E cioè tale e quale alla moglie dell’onorevole, al figlio del barone universitario, all’amichetta del sottosegretario.
Unica differenza: costoro sono solamente meno sfigati di un ramoscello d’Edera e non finiscono MAI a fare un lavoro del menga in un capannone semi abusivo e poi sanato in una sonnolenta provincia del Nord.
Tutto qui.
Eravamo rimasti a Ma cosa volete che sia, “dove sta la differenza”, potrebbe domandarsi la risorsa Edera .
Potrebbe infatti, ma non lo fa, non se lo domanda, non ci pensa. Non ci arriva.
Eccolo qui il problema caro amico.

Il problema è che sei proprio una gran testa di cazzo.
Già venti o trenta anni fa era pieno di gente più qualificata e preparata, ne avrebbero trovati centomila come te, ed un trilione meglio di te, anche solo più curiosi, più desiderosi di imparare, più flessibili, più versatili, in altre parole più intelligenti e meritevoli.
Si, meritevoli, da merito, parola tanto abusata quanto sconosciuta in questo paese.
Adesso, per come è cambiato il mondo ed il mondo del lavoro, una rivoluzione copernicana nel giro di dieci anni, ovviamente tutto senza che tu te ne accorgessi, adesso nonostante quello che tu possa credere il tuo valore di mercato è quello di tre etti di carne da macello in decomposizione.
Dovresti ricordartelo sempre.
Pensaci, quando guardi negli occhi quella tua nipote ventitreenne che elemosina il prossimo stage o contratto di tre mesi.

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Il lavoro nobilita l’uomo

Legenda:
MP* Multipaesana
MN** Multinazionale

Le uniche sostanziali differenze che emergono dall’analisi di una MP* e di una MN** coincidono curiosamente con quelli che (secondo me) sono i vantaggi del lavorare in una MP anziché in una MN, e cioè:

– 1) la MP nella stragrande maggioranza dei casi si trova non lontano da casa, tempi rapidi per raggiungerla, tempi rapidi per andarsene. Ottimo.
Per la MN non è sempre vero, numericamente ne esistono molte di meno e sono assai mutevoli e capricciose: si trasferiscono, cedono un ramo d’attività, delocalizzano, chiudono, ottimizzano, confluiscono. E qualche volta ti spediscono a 9.000 km dal tuo orticello, che ti piaccia o meno. Le MN prediligono inoltre l’anonimato della grande città, notoriamente in Italia ne esistono due, o le di esse periferie e poli industriali, mentre non paiono insediarsi volentieri in capoluoghi di provincia e centri minori.
La vicinanza della MP alla propria area di residenza deriva dal fatto che, prima di montarsi la testa e di diventare MP, questa altri non era era una delle tante aziende, ditte, imprese, scantinati o sweatshop che in tempi più felici degli attuali prosperavano costellando e marcando il territorio, preferibilmente il Lombardo Veneto, come tante mosche spiaccicate sulla carta moschicida.

Senza tanti grilli per la testa portavano avanti il loro lavoro/attività guidate principalmente da un unico fido condottiero, un titolare o imprenditore più o meno illuminato e con una variabile padronanza della lingua italiana, o da un padrone padre-padrone spesso ed impropriamente facente più funzioni (multitasking), quasi sempre con un’ottima padronanza del dialetto locale a discapito della conoscenza della lingua italiana.
Mogli, figli, amanti, amici di famiglia e cugini fino al secondo grado, compresi Mano e Zio Itt, rientravano nell’organigramma con assidua frequenza, anche se allora non lo chiamavano ancora Organigramma ma Grande Famiglia.
E difatti, quella del titolare barra padre-padrone.
Tuttora ne fanno parte, anche nelle attuali MP, solo che adesso li hanno dotati di biglietto da visita e fatti diventare Responsabili o Capi Funzione.
La business card sdogana l’oscuro passato, conferisce una certa autorevolezza e, con terzi estranei ai fatti, fuga il timore che il portatore sano di biglietto da visita possa essere il solito imboscato o raccomandato di primo, secondo o terzo grado.
Il che spiega in buona parte la maledizione del capitalismo italiano che è quella che un’azienda non riesca ad arrivare o sopravvivere alla terza generazione. Fatevene una ragione in Confindustria.
Vorrei citare la fonte ma purtroppo non ho ancora trovato il modo di aggiungere un link.

Saldamente ancorata al territorio su cui sorgeva e non ancora inserita in un mondo globalizzato come quello degli ultimi dieci o quindici anni, in caso di necessità di nuovo personale (adesso “risorse”), impiegati o operai, per ruoli di responsabilità/prestigio si veda sopra, la MP era solita reclutare nuovi talenti attingendo ad un bacino assai limitato, per non dire ristretto. Un raggio di venti chilometri massimo, moglie e buoi dei paesi tuoi.
Avere tra le proprie fila un dipendente di una provincia contigua, specie di quella più nobile e famosa Oltre Il Quasi Invalicabile Grande Fiume A., era considerato qualcosa di esotico e contribuiva ad accrescere il prestigio interno ed esterno dell’azienda, impresa, ditta, scantinato o sweatshop che dir si voglia.
Cioè, se uno si faceva ottanta o cento chilometri ogni giorno per lavorare alla XYZ voleva dire che alla XYZ erano un sacco avanti, che i cervelli o le braccia disponibili in loco forse non ne erano all’altezza, ma soprattutto che vi erano delle potenzialità.
Quelle potenzialità che già a partire dalla caduta del Muro, poi in seguito all’introduzione dell’euro ed infine alla competizione sfrenata – mors tua vita mea – lanciata da oltre confine, nord-sud-ovest-est, e peggiorata di bbestia dal 2008 circa, avrebbe innestato il processo alchemico, la metamorfosi da XYZ a MP.
È insomma la globalizzazione forzata o forzosa l’artefice della nascita delle nostre amate MP.
Basta l’apertura di un ufficio di rappresentanza nel Guandong, l’insediamento di un piccolo sito produttivo nei Carpazi orientali e ZAC…. ecco a Voi una bella e ruspante MP.
Tralascio volutamente le modalità di reclutamento delle risorse di una XYZ prima della trasformazione in MP perché richiederebbe un post a parte. Come scriveva il Manzoni sarebbe ‘un romanzo nel romanzo’.

– 2) La MP manteniene più o meno inalterati credo politico o religioso, ideologie di ogni tipo, gusti in fatto di vestiario, cibo, luoghi di villeggiatura, personalità e tratti del carattere delle sue “risorse”. A volte può essere un bene, talora un male, come nel mio caso, ma quantomeno ognuno resta quello che è o con poche variazioni, e sappiamo che il mondo e’ bello perché vario.
Questo perché alla MP di Te interessa solo che:
– faccia il tuo lavoro senza rompere gli zebedei
– che non ti dedichi allo spionaggio industriale o a ripulire la cassaforte
– che non ti spari venti giorni di malattia per un’unghia incarnita
– che non osteggi o intralci né subdolamente né apertamente l’inarrestabile ascesa ai vertici aziendali dei raccomandati di primo, secondo o terzo grado
– che non incasini il server cazzeggiando in Facebook, con la chat di Skype o su Youporn.
— faccia il tuo lavoro senza rompere gli zebedei. Già detto?

Mentre a Te della MP interessa solo che:
– ci sia un clima, umano e non, respirabile
– che ti accreditino ogni mese lo stipendio.
(E non strettamente in questo ordine)
La capacità che fa sopravvivere all’interno di una MP è, sostanzialmente, la resilienza.

La MN invece no. La MN ti risucchia come un’ idrovora, un meccanismo infernale e dal sapore vagamente kafkiano che ha lo scopo di risputarti in breve tempo del tutto destrutturato e privo di ogni particolarità o tratto distintivo per poi farti assumere le sembianze, il carattere, la personalità, il pensiero, le modalità di interazione sociale, l’eloquio di una risorsa da MN.
Questo perché la MN vede in ogni individuo un potenziale sovversivo dell’ordine mondiale costituito, e una semplice cravatta a pois fucsia e arancione invece che navy a righine bordeaux la può mandare in fibrillazione e paranoia.
Infatti, mentre con anche tutta la buona volontà è impossibile individuare i tratti comuni dei dipendenti di una MP, tranne la diffusa quanto poco nobile necessità di sbarcare il lunario a prescindere da ogni gratificazione e coinvolgimento emotivo e da quanto elevata possa essere la mission aziendale, la MN produce quasi sempre un modello standard, un archetipo.
Se non ci sia adegua a questo modello universale i rischi di venire rigettati dalla MN come un boccone andato di traverso sono molto elevati, l’onta inimmaginabile, il c.v. irrimediabilmente compromesso.

– 3) per i motivi di cui sopra, e anche se ogni MP che si rispetti emulando i cugini ricchi di città delle MN tenderà ogni giorno di più ad incapsularti ed ingabbiarti in attività ricreazionali e socializzanti al fine di studiarti meglio e tenerti sotto controllo, fondamentalmente potrai esentarti da cene di Natale, ventennale della Fondazione, convenscion aziendali, gite della domenica a Gardaland con famiglie al seguito, eccetera, eccetera senza dovere presentare il certificato di morte.
Basterà un’ educata, rispettosa quanto dispiaciuta scusa qualsiasi; funziona sempre molto bene quella di parenti all’ultimo momento. Inutile se non controproducente o dannoso arrampicarsi sugli specchi.
Una MN comunque non te lo perdonerebbe, MAI.
Sarebbe saggio infatti non bidonare, specie la Sacra Cena per il Santo Natale: massimo consentito due anni si, andarci, ed un anno bidone.
Il giorno dopo la cena o la convenscion uno dei tuoi capi nonché migliore amico (nella finzione cinematografica) ti verrebbe a chiedere il perché ed il percome della tua assenza facendoti capire tra le righe che la tua vita aziendale e’ in pericolo, che stai camminando sulle mine.
Paradossalmente infatti la MN, come una qualsiasi banale XYZ prima della trasformazione in MP, ama pensare se’ stessa come una grande avvolgente generosa famiglia, una famiglia che ti ha raccolto per la strada mendico e lacero e ti ha dato l’Opportunità della tua vita.
Poiché ti da la possibilità di fare ben tre pasti al giorno, ti da il lavoro dei tuoi sogni che mai avresti osato potere avere, ed infinite possibilità di realizzazione personale in un contesto giovane, internazionale ed in crescita (cito testualmente) tu, piccolo ingrato morto di fame, dovresti ringraziare per i due giorni tutto compreso che ti vengono offerti, 1800 km in pullman con Autostrade Italiane, e a destinazione scordarsi la singola.
La MN non si capacita che tu preferisca passare il weekend al paesello a fare lavatrici e a passare l’aspirapolvere piuttosto che tra le sue calde braccia dalle quali ti ostini a svincolarti.

– 4) in una MP ti sarà risparmiato lo strazio di doverti fingere simpatico tra i simpatici, brillante tra i brillanti, di avere il migliore carattere di questo mondo, sempre indistintamente cordiale, stabile, sereno e disponibile con tutti come facessi un uso smodato di inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina.
Sarai anche esentato dal dover dare a tutti il Tu, obbligatorio, che non dai nemmeno al benzinaio dietro l’angolo dopo 30 anni di pieni, ed analogamente non ti sentirai dare del Tu da gente che a malapena riconosci e dalla quale ti va benissimo di tenere le distanze.
Potrai esternare liberamente quasi tutto quello che pensi alla macchinetta del caffè o in mensa, anche se personalmente consiglierei di tenere un basso profilo o profilo neutro anche in un’innocua MP. Non si sa mai che un giorno magari una MN voglia mangiarsi in un boccone la tua vecchia e scalcinata MP.
Ogni informazione troppo personale potrebbe essere fatta oggetto di fraintendimenti, pettegolezzi a non finire, ricatti e pressioni psicologiche.
È un dato scientifico e perciò inconfutabile che in ogni MP ci siano lobbies, fazioni guelfi-ghibellini, intrighi e cosche di vario tipo ma qui, almeno, sono alla luce del sole, si sa benissimo chi non sopporta chi, le alleanze, le strategie, chi fa il doppio gioco, chi si fa solamente i fatti suoi.
In una MN è uguale identico in fatto di lobbies, fazioni, faide, guerre intestine, sono solo molto più sofisticati, il che significa che la proposta di ritorsione mediante sfregio alla carrozzeria o foratura dei copertoni della macchina del nemico non viene mediamente presa in considerazione.
Sul piano dialettico poi, in una MN non sono assolutamente consentiti e tollerati improperi, tipicamente maschili, o urla isteriche di rappresentanti del sesso femminile, esternazioni ed incontinenze che sono facilmente riscontrabili in MP di basso rango o che si sono da poco guadagnate l’agognato status di MP.
In una MN porconi e urla sgraziate sono veramente esecrabili, possono costarvi la carriera, per niente cool sono pure mostrare segnali d’impazienza, di nervosismo, di stanchezza, sbadigli.
La risorsa MN è sempre li, sempre sul pezzo, ama quello che fa e lo fa con classe, vive per quello, e non ammette errori.
Loro non commettono sbagli, non dimenticano, non si confondono, tutt’al più gli Infallibili riconoscono un typing error, un’overview, al massimo un misunderstanding se vogliono darti un po’ addosso.
L’astio, i rancori, le intolleranze, le frustrazioni vengono represse, insabbiate, per meglio dire sublimate nell’aurea di composta, imperturbabile e spocchiosa superiorità che è la caratteristica precipua della risorsa MN insieme all’orgoglio MN, tratti che in realtà io un poco ammiro.

– 5) in una MP non esiste alcun dressing code, e se esiste è circoscritto a particolari eventi o contingenze. Matrimonio o funerale del Grande Capo o di uno dei raccomandati o imboscati di primo e secondo grado, visite di clienti, visite dai clienti, fiere.
In una MP puoi tranquillamente andarci vestito come per una prima alla Scala se ti garba, il che non sarebbe apprezzato di venerdì in molte di quelle MN che di venerdì proclamano il casual friday, oppure tutti i giorni come un punkabbestia, entro certi limiti, ma i limiti variano di MP in MP e sostanzialmente dipendono più dagli individui che dalla politica aziendale.
Soprattutto le donne potranno sentirsi libere di esprimere al meglio la propria personalità ed i propri gusti in fatto di abiti, trucco e parrucco.
Tutto è consentito, ammesso o tollerato: i Moonboots in ufficio a dicembre se c’è la neve, in agosto infradito e canotta con micro gonna come in un weekend ad Ibiza, facce slavate ed assonnate che recano ancora i segni del cuscino e volti stuccati e pittati come quelli di una famosa non più giovane circense, capelli arruffati che nascondono insospettabili nidi di rondine o piega dal parrucchiere un giorno si e uno no.
Il look da MN è viceversa piuttosto uniforme, prevedibile ed understated, meglio non esagerare mai in un senso o nell’altro, si a colori neutri indefinibili, grigio tortora fango topo di fogna, il nero va sempre bene, ma no assoluto al total look in black a meno che non lavoriate nella moda, o nelle pompe funebri, ma non mi risulta ci siano ancora delle vere MN in questo settore. Si a ballerine e mezzi tacchi, non si esageri mai con trampoli, stiletti, zeppe, plateau, stivali a mezza coscia, anzi meglio evitare.
Col trucco e parrucco melius deficere quam abundare, e con la gioielleria pure, finta o vera che sia.
Se lavorate in una MN siete delle Signore, non delle donnacce di strada, ricordarlo sempre.
Per gli uomini, come sempre, e’ molto più facile e meno penalizzante.

– 6) last but not least l’orgoglio di cui accennavo alla fine del punto 4).
In una MP non esiste orgoglio e senso di appartenenza, a meno che non si tratti dei famosi Imboscati o Raccomandati di primo secondo e terzo grado. In questo caso si’, la MP viene venerata, e a ragione, come un Santo benefattore che elargisce stipendi quattro volte superiori alla media e spesso slegati dalle effettive competenze e capacità.
Tantomeno esiste quel sentimento di mistica adorazione dell’Entità Suprema tipico di una MN, quel gonfiarsi il petto e le piume nell’affermare “lavoro in una MN”, come fosse uno dei requisiti per far parte del Mensa (ci vorrebbe link) o un titolo di merito, e non una casualità o contingenza della vita.
La MN, a meno che non sia una start up di Seattle o della Silicon Valley, non cerca e non vuole cervelli speciali dalle intuizioni geniali, vuole cervelli medi e manipolabili.
Cervelli che alle convenscion aziendali danzino o facciano il trenino sulle note di ‘uh uh uh meu amigu Charlie’ e ‘un pais tropical’, in più fingendo l’estasi.
Einstein e Leonardo non sarebbero durati un giorno in una MN.
La capacità che permette di sopravvivere e prosperare in una MN e’ l’adattabilità.
MP = resilienza versus MN = adattabilità.
La risorsa MN si bea del fatto di far parte di questa dorata casta sovranazionale che si fiuta a naso, si ritiene privilegiata e valorizzata professionalmente e umanamente dalla propria MN, crede davvero alla mission ‘combatteremo la fame nel mondo e costruiremo un mondo migliore aumentando il fatturato del 30%’, un po’ come le miss Italia nelle interviste.
Teneri, ingenui, ottimisti e beati che hanno identificato e coronato il sogno di una vita e che si sentono parte di Qualcosa. Mentono ignorando totalmente di mentire.
Il dipendente di una MP riconosce una sola entità superiore, la mano santa che con un click del mouse accredita la marchetta mensile, e morta li’.

Concludo con un ringraziamento poiché per il geniale conio linguistico di MP, parola che racchiude tutto un mondo e sul quale ci sarebbe molto altro da dire, sono eterna debitrice a S., persa di vista da oramai tanti anni ed incontrata nella più perfida, folle ed invivibile MP che mi sia mai stato dato modo di conoscere.
Se un giorno per puro caso, ma dubito, S. si trovasse a passare da queste parti.

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