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Parte seconda, il dramma

Lavorare non solo stanca, ed annoia, ma toglie vita alla vita.
Non è sufficiente, anche se aiuta, farsi una risata ogni tanto, come non è sufficiente un clima, almeno nel mio ufficio, tutto sommato aperto, collaborativo, informale e poco o per niente gerarchizzato.

E va bene, OK, potrebbe essere mooolto peggio, immaginiamoci per esempio di stare ancora con quegli stronzi falsi infami bifolchi leccaculo raccontapalle che mi sono sciroppata per qualche anno in passato.
Ops, erano stronze, infami, bifolche, donne.
Donne delle quali mi sono anche dovuta sciroppare, inerme, impotente e poi rassegnata, descrizioni dettagliate di scodellamenti di marmocchi in diretta, di rotture della placenta e coliche gassose di figli e suoceri.
Sono pochissime le esponenti del Gentil Sesso che in ambienti lavorativi si sottraggano al torbido, al disgustoso, al purulento, o che siano anche solo sfiorate dal pensiero che sarebbe più delicato ed opportuno risparmiare agli altri i dettagli più raccapriccianti della loro o altrui vita intima.
Meno di una settimana fa mi è toccato l’intervento all’intestino di un tale zio con annessa la problematica della ripartenza dei movimenti peristaltici.
Capisco il problema e di malati gravi in famiglia ne so qualcosa, sono assolutamente solidale e partecipe, ma è proprio il caso in un ufficio, tutto sommato tra sconosciuti?.
Perché poi se attacco con i miei, e quell’altra con i suoi cosa diventiamo, la redazione di Studio Aperto? Pomeriggio Cinque?

Sfuggire proprio del tutto al trash/splatter non sembra possibile visto lo standing medio dei Cervelli multipaesani ma, almeno, rispetto a prima, il tenore dei discorsi pare quello di un salotto cultural letterario filosofico con Zygmunt Bauman come moderatore, a parte le sporadiche cadute sullo zio e i suoi (seri) problemi a ritornare alle sue normali funzioni fisiologiche.

Con le vajasse di prima ritornerebbe l’inferno, la discesa negli inferi, quella di adesso al confronto è una passeggiata nel bosco.

Lavorare toglie vita alla vita.
Prendiamo per esempio questo venerdi di merda, e non è nemmeno venerdi 17, che già si sapeva sarebbe iniziato sotto i peggiori auspici.
Infatti mi avrebbe dapprima atteso una inutilissima inconcludente riunione interna per discutere di problemi verificatisi nel corso della settimana: “convocata”, come sempre, un sacco di gente che non ci dovrebbe nemmeno mettere il becco, sarebbe mancata giusto la centralinista, quando basterebbero le tre o quattro persone direttamente coinvolte e che sanno di cosa si sta parlando e che possono spiegare o dire qualcosa di sensato, visto che gli altri si occupano di tutt’altro.
Questa larga compartecipazione di molti ad un problema dei pochi chiamiamolo eccesso di democrazia, o semplicemente una scelta poco intelligente.

Quando questo infausto evento della riunione settimanale si verifica, preferibilmente di venerdi mattina con il preavviso sul proprio account di posta al giovedi sera verso le 20:45/21:00, sembra di assistere ad una di quelle tante sedute un po’ calde di Montecitorio dove tutti sbraitano e non si capisce un tubo e finisce che saltano sui tavoli.
Brutto da vedere, brutto esserci ma, soprattutto, non si risolve mai una mazza.
Il problema multipaesano è sistemico e sistematico, dovrebbero averla capita i Cervelli che siamo diventati i cinesi dei cinesi, e trarne le dovute conseguenze, con tutto il rispetto per una civiltà millenaria di cui però mi importa un belino, tantomeno diventare come loro (mmmh…. non è molto politically correct, vero?).

Alla prossima riunione si parlerà ancora e sempre delle stesse cose, pioverà o ci sarà il sole, sarà poco prima di Natale o una tiepida giornata primaverile, cambia solo quello.
La costante è che non se ne viene mai ad una: queste riunioni non sono luogo o occasione per formulare proposte di miglioramento, che comunque ritengo inattuabili in MP con il Presidio degli attuali Cervelli, ma un modo per tanta gente di sfogare le proprie intemperanze, squilibri ormonali e uterini vari (sempre sempre principalmente, donne).
In alternativa si gigioneggia un po’, si scherza sull’abbronzatura abissina del tapino di turno appena rientrato dalle vacanze, si fa qualche battutaccia triste e un pò zozza, in puro stile italico, piace sempre molto.

Per fortuna oggi, grazie ad intervento che pur da miscredente quale sono non esito a definire divino, poco prima dell’orario di convocazione la riunione è stata cancellata.
Qualcuno deve avere capito che a patatrac già avvenuto e con le attuali numericamente scarse risorse non serviva a un cazzo, e tutti avevano qualcos’altro da fare di più importante che ritornare a discutere sempre delle stesse cose.
Manco la riforma della Giustizia.
Decine di fronti e spalle si sono risollevate, i volti si sono distesi, l’umore generale e personale pure, il weekend in famiglia forse non sarebbe stato avvelenato.

Più tardi mi avrebbe attesa una telecon con dei Clienti, no, con IL Cliente: sapevo che non potevano essere altro che rogne, del resto mica indicono una teleconferenza per dirti bravo, solo per menare il torrone.
Da ciò sono stata esonerata, un po’ ancora per fortuna, visto che il mio nome rientrava tra gli invitati, e un po’ perché sarei stata io la centralinista di turno, sapendo poco niente di quei fatti e delle problematiche relative, o solo marginalmente.
Però tutta tensione che si accumula, aspettare da due giorni le H 11:00 del venerdì, come un detenuto nel braccio della morte, per stare a sentire le loro minchiate.

Il mio dramma personale ha avuto luogo a partire da poco prima dell’ora di pranzo ed è consistito in una battaglia impari ed inutile con uno stupidissimo file Excel che avrei dovuto compilare con dei dati, roba da cinque minuti, non fosse che la stronza demente che me l’ha mandato aveva cancellato tutti i dati pregressi, lo storico, come peraltro la volta precedente.
Risultava quindi impossibile impostare la mia parte di lavoro, e mi è toccato stare lì con il righello a cavarmi gli occhi per delle ore a copiare i dati persi, recuperandoli qua è lá, una roba talmente noiosa, certosina, pedissequa e dallo scarso valore aggiunto che a un certo punto dopo averle augurato tutto il peggio mi è venuto da piangere e mi sono dovuta togliere dall’aia per cinque minuti dal nervoso.
Segno evidente che queste ultime settimane che sembrano fatte di quindici giorni lavorativi stanno cominciando a logorarmi.
Non sono manco riuscita a completare la ricostruzione, quindi so già lunedì cosa mi aspetta.
Muoio dalla voglia.

Lavorare stanca, toglie vita alla vita, toglie energia e serenità ai giorni e alle notti, e se tutto questo sbattimento a malapena serve per darti quei due soldi che ti servono per farti campare, così che il giorno dopo pasciuto e rifocillato tu possa ritornare a contribuire al PIL nazionale, magari è anche lecito chiedersi ogni tanto ma chi me lo fa ffa’, no?

Per fortuna domani vado a visitare quello che so, che sento, potrebbe essere la casa dei miei sogni, il mio nido, il mio buon retiro.
Tutte le volte che vado a vedere una casa mi chiedo però se davvero ho così voglia di legarmi ancora di più e con un altro cappio al collo a Vorkuta e a questa vita, e penso con deferenza ed ammirazione alle gesta eroiche e coraggiose di tante/i bloggers in giro per il mondo dei quali seguo le vicende e le alterne fortune.
I love expats blogs.
Visto da qua la loro sembra tutta un’altra vita, la vita che avrei voluto per me, e Multipaesana piccina picciò.

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