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Le persone fanno la differenza

Non c’è proprio alcun dubbio: le persone fanno la differenza.

Anche la solita innominabile Multipaesana lombardo veneta che è forse la prima fonte di scazzo e noia della mia vita, non raramente perfino di disgusto, quella cosa che mi fa dire e sospirare ogni giorno “basta, oggi imbocco l’autostrada e non smetto di guidare fino a che non ho i copertoni come carta velina e chi si è visto si è visto, tanto ogni giorno potrebbe essere l’ultimo e la vita è una sola”, Multipaesana alla quale sono nello stesso tempo ovviamente necessariamente riconoscente visto che di ripresa non se ne vede l’ombra e senza di Lei sarei sotto un ponte nel giro di sei mesi, sì, insomma, anche Multipaesana può diventare un posto dove è meno pesante e angosciante recarsi tutte le mattine per le otto ore di marchetta quotidiana cinque-giorni-cinque-su-sette.

Basta liberarsi di uno scomodo, inutile, ingestibile, inetto e oltremodo dannoso Racc. De Luxe, per quanto piacione e giullare, indimenticabile figuro che ha fortunatamente tagliato la corda sponte sua (auto-selezione darwiniana, decisione molto saggia e opportuna) dopo essere durato poco più di uno yogurth in frigorifero.

È poi sufficiente l’arrivo di due persone normali, selezionate con criteri normali, magari anche in base alle loro esperienze precedenti, al tipo di studi fatti e alla banale quanto fondamentale prima impressione “sì, sembra una persona sveglia, e poi sa anche leggere, scrivere e fare di conto”, che persino la suddetta Multipaesana si trasforma in un luogo meno sinistro e sciagurato.

Pur continuando a fare le solite cazzutissime cose per me senza senso, cose lontanissime da ogni mia aspirazione, desiderio, interesse e curiosità, che questo meretricio quotidiano da solo è sufficiente per farmi chiedere ogni sera e ogni mattina quale sia il senso e lo scopo della vita e se valga la pena stare al mondo, insomma bastano due persone normali, perciò eccezionali in una Multipaesana lombardo veneta in quanto non rientranti nelle categorie Racc. de Luxe e Edera https://forsemegliodiniente.wordpress.com/2013/07/05/flora-e-fauna-di-una-mp/ , per fare quanto meno sperare che forse i prossimi mesi/paio di annetti saranno meno pesanti del solito.

Come sempre, il giudizio definitivo sarà possibile emetterlo solo a posteriori, sono in giro da troppo tempo per non sapere che tutto può cambiare, involversi, deteriorarsi, incistirsi, ma almeno, per una volta, un buon incipit.
Sono pure simpatici e divertenti, senza essere invadenti, ma anche volenterosi e collaborativi: insomma, si respira finalmente un’aria decente.

Detto questo, e per fortuna, domani è già giovedì.
Temo che questo non cambierà mai se non quando, tra millemila anni, potrò finalmente godermi la pensione fare la fame in qualche posto al sole.
Toccando ferro.

Insomma le persone che ti capitano, oltre a quelle che si scelgono, cambiano le prospettive come dalla notte al giorno, e viceversa.
Quelle che capitano bene, però, è solo questione di fortuna.

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Il rap del ragioniere

Questo è il rap del Ragioniere
quando un cliente ci paga,
per lui ci fa un piacere
certo ragionieri si nasce e non si diventa
ed è questo che ci spaventa,
Lui ci nacque, ne siam certi,
per questo teniamo gli occhi bene aperti

Questo è il rap di *****,
uno degli ultimi proprietari terrieri,
che in ***** coltiva un orticello
con produzione di rosso novello
che poi rivende a caro prezzo al vicino
spacciandolo per un DOC di Montalcino

Questo è il rap di un professionista
che del suo settere legge ogni rivista,
ed in più circolari e pubblicazioni,
ma che rottura di marroni,
però zitto, assorto, seduto al suo scranno,
è il solo momento in cui non fa danno

Questo è il rap di un padre perfetto, marito esemplare, ma un poco interdetto
che quando il caffè deve comperare
in ventiquattro rate lo vorrebbe pagare
e non ha mai voluto farsene una scorta,
anche perché è di memoria corta

Poi si dovrebbe anche raccontare
di quando un fornitore bisogna pagare
allora è un circo, un teatro, una farsa
come dovesse scucirli dalla sua tasca

Questo è il rap del Resp. Amministrazione
che conta i giorni alla pensione
ma giudicate voi con coscienza …
come potremo noi mai farne senza

*Ragioniere

Malinconica ed antiquata figura, in via di rapida estinzione ed obsolescenza, che ha caratterizzato ed animato la vita della piccola media impresa lombardo veneta fino ai primi anni del nuovo secolo. Nel passaggio / trasformazione da semplice, nostrana e schietta MPI a Multipaesana (MP) il ragioniere lombardo veneto, tipicamente con riporto e borsello e stuzzicadenti in bocca – arnese che in ore post-prandiali veniva fatto agilmente roteare tra i denti e la lingua per non ostacolare la fonazione nel delicato e garbato dialetto locale – viene sempre più spesso scalzato da un giovine laureato di belle speranze ed amante degli Happy Hours, possibilmente laureato nel più prestigioso ateneo lombardo veneto, perciò italico (e che comunque non viene nemmeno menzionato nella classifica delle duecento migliori università del mondo).
Quando l’ultimo Raccomandato de Luxe fa persino rimpiangere i bei tempi del Rag., ecco.

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Il ritorno della puntazza

Senza alcuna esitazione posso affermare che sarà un autunno inverno molto duro da sfangare, e non solo a Vorkuta, dove il clima è ancora accettabile e la vita continua come al solito, tranne la non trascurabile novità, per la scrivente, di un trasloco a breve termine all’orizzonte. Trasloco da una parte forzato e forzoso ma dall’altra agognato in quanto inaugurerebbe la terza fase della mia vita, migliore spero, e forse in un compagnia di un cane a quattro zampe.
Sì, perché di bipedi cani non ne voglio più sentir parlare.
E tranne lo spuntare a brevissi-issimo termine del Gran Racc. De Luxe, che non è una novità ma cosa risaputa da luglio. Ciò rientra alla perfezione nel Grande Ordine della Cose della Cupola Mafiosa Multipaesana Lombardo Veneta al quale Grande Ordine, causa pagnotta quotidiana, sono purtroppo assuefatta. Traggo infatti il mio sostentamento da una tipica Multipaesana, l’Archetipo della Multipaesana da Grande Pianura, da poco più di vent’anni.

A farmi temere la prossima stagione e a ghiacciarmi il sangue nelle vene è il grande ritorno della scarpa a punta, oggi tristemente confermatomi da parecchie vetrine della mia città (non tutte, per mia fortuna).
Io ODIO le SCARPAZZE A PUNTA, tranne rarissime eccezioni e con una sola ampia concessione alla puntina moderata dei kitten heels Anni Sessanta che però richiedono una caviglia ed un polpaccio che il 95% delle donne si può scordare, dati statistici alla mano.

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Ma della puntazza non ce ne eravamo liberati, per sempre speravo, solo meno di una decina di anni fa?
Dopo la nail art, il sopracciglio tatuato e la finta abbronzatura color cuoio invecchiato per signori e signore di una certa età esiste nell’intero universo qualcosa di più truzzo della scarpa a puntazza? NO, NON esiste.

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Archiviato in Craps, Ho un'opinione su quasi tutto (ed accetto possa non essere condivisa, con garbo)

Multipaesan update, sindrome da rientro ed un primo bilancio

Si conclude oggi la seconda settimana lavorativa e, come sapevo e temevo avendo accertato che le sensazioni sono sempre le stesse, anno dopo anno, gli effetti benefici di quell’agognata, meritata e mai sufficientemente lunga pausa estiva sono già svaniti.
In realtà erano già svaniti il primo giorno. Il lunedì ed il martedì della prima settimana, complice anche l’odioso quanto consueto ed insano cielo grigio metallizzato del Lombardo Veneto ed un po’ di pioggia a secchiate come a Mumbay, sono stati a dir poco tragici. Seriamente traumatici.

Per assurdo la situazione è andata migliorando poco a poco insieme al tempo, e non perché sia successo nulla di che, e quando mai, tantomeno perché si vadano profilando all’orizzonte congiunzioni astrali particolarmente favorevoli, lavorative o extra-lavorative: no, il solito stagnante piattume.
Credo invece che questo progressivo miglioramento sia da imputare ad una strana specie di sindrome di Stoccolma, una perversa assuefazione al proprio aguzzino/carnefice che col tempo diventa dipendenza.
Sono così abituata al gabbio che, grazie anche alla totale assenza di prospettive ed alternative che offre il Belpaese, ho perso quasi del tutto la capacità di sognare e di desiderare concretamente qualcosa di diverso.
Alla fine la mia Multipaesana, che nei giorni migliori mi è assolutamente indifferente e in tutti gli altri rappresenta solo una necessaria, noiosa e costante costrizione, è diventato il posto dove, dopo casa mia, mi sento più al sicuro, e più sicura di me stessa, cosa che trovo ridicola, triste e patetica allo stesso tempo e con la quale mi ritrovo a fare i conti ogni giorno.

Assolvo ai miei doveri di risorsa Multipaesana con un senso di responsabilità ed il rigore vagamente calvinista di un’educazione tipicamente Lombardo Veneta di stampo cattolico semi-ortodosso, imprinting che, come sappiamo, non concede scampo e tregua e del quale non ci si libera mai del tutto nonostante le migliori intenzioni.
Detto questo, e fatta salva la dovuta riconoscenza a questa fantomatica entità che mi consente di sostentarmi dignitosamente e niente più, per me il gabbio rappresenta uno dei più grossi ostacoli al raggiungimento di una vana quanto effimera felicità o serenità. Infatti drenandomi tempo ed energie per circa 10 ore al giorno mi impedisce di dedicarmi come e quanto mi piacerebbe ai miei hobbies, un’infilata di interessi ed attività ahimè per nulla produttive né spendibili sul mercato (specie quando sprovvisti del benché minimo talento come nel mio caso, e cito solo due tra i miei tanti hobbies, disegnare e scrivere). Ciò mi aliena ancor più dalla realtà circostante, da quella Multipaesana in primo luogo.
Fossi nata, come tanti, con un’inesauribile passione ed inestinguibile sete di conoscenza per la termodinamica, per la meccanica o l’idraulica, per le guarnizioni in gomma, per le tinte capelli tono su tono, per la contabilità industriale o che ne so, per le nanotecnologie, allora probabilmente la mia vita sarebbe stata diversa.
Beati coloro che trovano gioia, gratificazione ed un senso in quello che fanno ogni giorno per campare, senz’altro una delle più grandi fortune che possa capitare ad un essere umano insieme al fatto di godere di una buona salute e di essere nati e cresciuti in una famiglia funzionale, sana e realmente unita.
È evidente che nemmeno in questo sono stata baciata dalla fortuna, ed è altrettanto vero ed evidente che, in fondo, poteva anche andarmi peggio di così lavorativamente parlando.
Quindi, come disse qualcuno, non ricordo chi, tirem innanz.

Restiamo positivi e concentriamoci sul business plan, che l’inverno si avvicina e questo sì, mi fa davvero paura. Un altro inverno a Vorkuta mi terrorizza, chissà se ne uscirò viva.
Però, se c’è qualcosa che i lustri mi hanno insegnato, con tutti i calci in bocca, le cocenti delusioni, le amarezze e l’insidiosa lombalgia che questi portano seco, è quella di saper riconoscere, godere ed assaporare i momenti buoni. Carpe diem è il motto di ogni momento libero, anche in pausa pranza al gabbio.
Così ho fatto in queste vacanze e con sincera nostalgia rimpiango la sconcertante semplicità e felicità di quei giorni dorati anche meteorologicamente parlando (che se non si fosse capito sono abbastanza metereopatica), quando un buon libro, una lunga passeggiata ed un cono al pistacchio bastavano a giustificare a me stessa la mia presenza su questo pianeta.
Avrei potuto fare di meglio, tipo cambiare aria, ma non era quello che sentivo e che volevo dentro anche se, oggettivamente, forse mi avrebbe giovato e ricaricata di maggiori energie.

L’ambizioso business plan stilato solo qualche settimana fa, in quei beati incoscienti giorni baciati da un sole caldo, è già naufragato clamorosamente per quanto riguarda il punto organizzazione casa, ordine e pulizia , mentre impavidi resistono tutti gli altri buoni propositi. Quello di riprendere in mano dopo diversi anni lo studio di un’impegnativa lingua slava abbandonata precipitosamente per dedicarmi ad altro si sta realizzando da qualche giorno. Incredibilmente ho recuperato tutti gli appunti, i libri, i quaderni, le grammatiche, i dizionari e gli eserciziari, non solo, li ho persino aperti, letti, sfogliati, e con piacere.
Con altrettanto piacere ho constatato che non tutto è andato perduto, ma anche che dovrò continuare imperterrita con il ripasso per tutto il mese di settembre per poter pensare di accedere ad un corso di livello intermedio, che era il punto al quale ero arrivata quando ho lasciato.
Spero di non perdermi, poi voglio godermi ancora queste settimane di luce e temperature miti che restano, insieme agli ultimi scampoli / rimasugli di frutta estiva. Come farò senza?
Al dopo non voglio nemmeno pensarci. Diciamo che ad adesso sono due settimane in meno alle vacanze di Natale, ecco.

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Living Multipaesan free

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Ancora pochi giorni di libertà prima del rientro nell’odiato gabbio, assaporo e centellino ogni minuto, ogni istante.
Mi sento la Paris Hilton de noiartri, ovvero sto sperimentando quell’indescrivibile sensazione che un/a Povero/a Diavolo/a può solo immaginare o fantasticare per quasi tutta la vita: quella, impagabile, di non avere bisogno di lavorare per vivere. Sono, e con orgoglio, la Regina del Cazzeggio. Ho zittito la sveglia, vivo assecondando i ritmi ed i bisogni del mio corpo, come un animale, senza regole, soprattutto rifuggendo dall’obbligo di fare cose dal contenuto utilitaristico-produttivo se non ne sento la voglia, che di quello ci campo tutto l’anno.
E’ la cosa che più assomiglia alla libertà assoluta dopo, suppongo, essere riusciti a fuggire da un campo di lavoro nordcoreano. Purtroppo non dura che poche settimane all’anno.
Uff, si lo so, c’è un sacco di gente che se lo sogna un lavoro, o è sfruttato, sottopagato, ed in tutta onestà questo io non lo posso recriminare alla mia aguzzina Multipaesana, però nemmeno vorrei mettermi a gareggiare nelle Olimpiadi della Sfiga anche anche perché con questi chiari di luna nessuna Multipaesana è per sempre. Tantomeno è per sempre la carriera (carriera?) di una Povera Diavola di Multipaesana senza santi in paradiso e con un Raccomandato De Luxe in arrivo.

Bene: come per tutti gli anni già dai tempi della scuola per me il 2013 si chiude qui, precisamente con la marchetta che farò tra le 8:30 e le 9:00 di lunedi 26 agosto. Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato.
E come sempre, sin dai tempi della scuola, si sprecano i buoni propositi per l’anno nuovo stante le vacanze estive ancora in corso e che conduco all’insegna di un basso profilo.
Stando alle statistiche dei quotidiani sarei una dei sei italiani su dieci che non si è mosso da casa, brava formichina previdente in attesa di capire e vedere che aria tirerà in quest’autunno che si preannuncia piuttosto caldo, e non intendo meteorologicamente parlando. Quei buoni propositi che la stragrande maggioranza delle persone fa in calzettoni di lana e con un plaid sulle ginocchia davanti a una fetta di panettone, perché a loro il calendario dice che il 2014 comincerà dal primo di gennaio.
Per me la fine dell’estate ed il rientro al gabbio Multipaesano si portano via tutto di un anno, il bello e il brutto, anche se, tecnicamente, l’estate durerà ancora almeno, e me lo auguro, un altro mesetto.
Anzi, non fosse che queste giornate ancora lunghe e calde ma dalle temperature finalmente gradevoli rappresentano l’inizio di quel lungo, interminabile, desolato, deprimente tunnel buio che è per me l’inverno lombardo veneto, potrei anche affermare che questo è il periodo dell’anno che preferisco in assoluto. Perlomeno a questa latitudine e longitudine ed anche se il collare Multipaesano comincerà a starmi stretto e a soffocarmi già alle 10:00 di lunedì 26 agosto.

Come sempre il business plan redatto per darsi una chance di sopravvivenza sino al disgelo, e cioè orientativamente fino a maggio inoltrato, per quanto alla fine risulti sempre e comunque spropositatamente ambizioso, deve tenere necessariamente conto del fatto che:
1) circa 9,30 H al giorno se ne vanno tra andata in Multipaesana, marchettone di otto ore con pausa di 30 min. e ritorno da Multipaesana,
2) come al ritorno da una missione nello spazio il rientro quotidiano da Multipaesana richiede un certo tempo di decompressione, per non dire quarantena emotiva e socio-psicologica, stimabile in 30/40 minuti di orologio.
2) il budget è limitato,
3) realisticamente, le energie sono altrettanto limitate,
3) almeno una volta a settimana, ma meglio due, al tennis non si può rinunciare, non fosse che questa è una di quelle (poche) attività alle quali mi dedico con una costanza della quale ancora mi sfuggono le ragioni,
4) la ridente cittadina italica che mi ha dato i natali e nella quale tuttora risiedo, italica e perciò molti erroneamente sarebbero portati a credere mediterranea, non è esattamente una metropoli tentacolare dalla vita frenetica, tantomeno mediterranea, anzi dai primi di novembre sino alla tarda primavera ricorda piuttosto Vorkuta. http://en.wikipedia.org/wiki/Vorkuta

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Vorkuta col coprifuoco però. Qui alle 19:00 mediamente la gente ha già cenato (davanti alla televisione), e le uniche forme di vita e socializzazione, se si esclude la forzata transumanza motorizzata della mattina e del rientro serale dal lavoro, sono riscontrabili ed hanno luogo nei centri commerciali nei fine settimana.
Alle 19:30 quando chiude l’ultimo negozio il cosiddetto centro si spopola.
Il centro è la solita via pedonale dello struscio della mia giovinezza, ora assediata da mutandifici e altre perle del franchising italico e spagnolo, tutta gente punibile per crimini contro l’umanità per la preferenza accordata a polietilene fuso e filato e all’amianto ritorto. Le fibre naturali, queste sconosciute. Letteralmente, dicevo, non c’è più anima viva in giro.
Ne consegue, si può ben comprendere, che in questa Sodoma e Gomorra a nord del Po l’offerta di attività cultural-sportive-ricreative-socializzanti sia piuttosto limitata per i dopo-lavoristi se non si considerano le funzioni vespertine.

Pertanto il mio business plan prevede:
Area benessere fisico-psichico

Continuare la pratica del tennis almeno una volta a settimana, alquanto auspicabile l’introduzione di un corso di stretching o pilates o ginnastica posturale/vertebrale: da valutare, ma solo per una bieca questione economica se no non avrei alcun dubbio, se opportuna l’iscrizione alla solita palestra dotata di centro benessere nel quale marcire nei sabati e domeniche in cui fuori infuria la bufera di neve o cala il nebbione padano.
In alternativa o a completamento di quanto sopra continuare con le camminate del sabato e della domenica mattina, ottime per la circolazione, l’ossigenazione dei tessuti, l’umore e, soprattutto, ottime in quanto a costo zero.
Per quanto riguarda il benessere psichico molto più difficile fare previsioni e/o valutazioni: oltre alle questioni strettamente personali, di non poco conto, saranno ovviamente determinanti l’andazzo e le lune Multipaesane, il rapporto con Raccomandato De Luxe e quanto brava sarò a tenere a bada la linguaccia biforcuta, cioè a non lasciarmi sfuggire opinioni, osservazioni, commenti, battute. Diventare un’algida impassibile statua di ghiaccio, è questo l’obbiettivo. Farmi scivolare tutto addosso, con distacco.
Possibilità successo area benessere fisico: 8/9
Possibilità successo area benessere psichico: media 5. Pessime a gennaio e febbraio, discrete/buone da maggio a fine ottobre: 7/8

Area miglioramento continuo

Io “area miglioramento continuo” non l’avrei mai potuto formulare/concepire, mi rendo perciò conto di come abbia pesantemente risentito il martellamento assiendale degli ultimi anni con tutte le sue stronzate sulla Qualità, gli indicatori di performance etc. etc., robaccia spacciata per testi sacri da farneticanti predicatori che trovano terreno assai fertile nelle Multipaesane dalla genesi recente.
Comunque sia, area alquanto vasta e con implicazioni in diversi campi, ma anche area nella quale le possibilità di successo sono piuttosto scarse, mi conosco troppo bene.
Sforzarsi ogni giorno di fare qualcosa per tenere pulita ed ordinata casa (qualunque ed ovunque essa sia e sarà, nel breve e medio periodo) in modo da non arrivare nei fine settimana ad essere sepolta da tonnellata di carta da riciclo, roba da lavare e Acari giganti mutati geneticamente dalla mia riluttanza all’uso dell’aspirapolvere.
Lo stesso sforzo sarebbe richiesto per la cura e manutenzione del guardaroba, per non ritrovarmi ad acquistare l’undicesima camicia bianca solo perché le altre dieci sono nel cesto in attesa di essere stirate dalla vigilia di Natale.
Per non incappare il giorno di ferragosto nel cardigan di cachemire nero cercato invano per tutto l’autunno-inverno, per non deludere uno dei pochi miti viventi, Nina Garcia, della quale ambirei essere una buona discepola, non fossi troppo pigra e disorganizzata per mettere in pratica i suoi preziosi insegnamenti.
Perché quanto spendo in abbigliamento-accessori-calzature, anche se l’importo preso singolarmente non è mai né cospicuo né rilevante, consentirebbe comunque in un anno di fare altre cose, ad es. diversi rigeneranti viaggetti o gite fuori porta, o di risparmiare un discreto gruzzolo. Perché non ho più l’età né il fisico per fare la barbona, perché dall’epoca del passaggio a Multipaesana i vertici aziendali non disdegnano, anzi sembrano apprezzare, un look più curato e professionale, ed anche la mia attività Multipaesana, ruolo ed immagine professionale (…) se ne gioverebbero.
Sarebbe perciò fondamentale, come fanno Quelle Vere, scegliere e studiare mise ed abbinamenti la sera precedente ciascun giorno lavorativo, con senno e con calma, e non la mattina alle sette e mezza con luce scarsa, ancora mezza tramortita di sonno e con l’angoscia Multipaesana addosso. Altrettanto importante sarebbe riporre ordinatamente dopo l’uso ogni capo indossato che non debba essere subito lavato, e non lasciarlo in giro per casa per tre settimane a prendere polvere e a sgualcirsi. Effettuare regolari sessioni di stiro almeno ogni due settimane.
Acquistare solo cose che mi stanno bene e che userò davvero, more is less. Pertanto astenersi dallo shopping compulsivo specie se in catene low cost, raramente porta qualcosa di buono.
Pianificare con cura ed effettuare più spesso, e quindi comprando meno roba, lo shopping alimentare, altrettanto insidioso e pericoloso quanto quello di generi voluttuari.
Primo per ragioni salutistiche e di linea. Non cedere a dolciumi e a poco salubri leccornie di vario tipo: non sarò mai la persona che si sa regolare e che sbocconcella un quadratino di cioccolato per sera. Secondo per una questione squisitamente etica: è profondamente immorale e da stupidi dovere buttare via un sacco di cibarie, specie verdura e frutta fresca comprata in eccesso.
È anche oneroso in termini energetici per via del necessario smaltimento dell’organico. Non ultimo, anzi questo sarebbe il motivo principale, è denaro sprecato e buttato, nemmeno poco.
Possibilità di successo di tutto ciò: 5 (escluso il punto limitante gli acquisti alimentari per il quale il punteggio schizza ad un incredibile 8/9. Wow).

Area socio-culturale

Impegnarsi a coltivare le scarse relazione sociali esistenti, o quantomeno a non rifuggerle come portatrici d’ebola. Ciò presuppone e richiede doti di pazienza, capacità di ascolto, disponibilità a scendere a sani compromessi, abbandono dell’intolleranza e di taluni pregiudizi. Il ritorno è sempre garantito ma per fare ciò bisogna superare il quasi patologico cocooning nel quale mi rifugio nei nove mesi invernali e che ha anch’esso origine in una grave forma di pigrizia fisica e mentale e nella repulsione che provo per questa città grigia e cinerea per troppi mesi all’anno.
Recuperare ove possibile anche alcune di quelle relazioni che gli anni ed i casi o scelte della vita hanno allontanato ma delle quali rimane il ricordo o la nostalgia: senza aspettative, consapevoli che il passato, quello bello, non ritorna.
Tendenzialmente opportuno ed auspicabile sarebbe allargare il giro delle conoscenze/amicizie, cosa che fino a pochi anni mi fa veniva naturale qualsiasi cosa facessi e ovunque fossi: succedeva senza forzature e senza difficoltà, persino in questa città colonia di sociopatici della quale sono una degna rappresentante, ma mi sa che i tempi sono cambiati.
A tal fine, e non solo per questo obbiettivo, programmare di tanto in tanto dei fine settimana o ponti in località non necessariamente lontane o al fuori dall’Italia, però alcune puntate sí, specie sulla direttrice sud ovest; è quasi certo che il cambio d’aria, di visuale, di idioma, colori e di sapori non potrà che contribuire al benessere psichico fisico e a sostenermi, a darmi spunti, idee, slancio, vitalità. A rientrare meno depressa in Multipaesana.
Andare al cinema con una certa frequenza, che almeno due sale con una programmazione degna di questo nome ce le abbiamo anche a Vorkuta, ed io adoro il cinema.
Non disdegnare il teatro qualora comparisse qualcosa d’interessante, valutare nel caso incursioni e brevi trasferte in altre città.
Punto più alto di quest’area sarebbe riprendere lo studio di quell’idioma indoeuropeo poi abbandonato ma per il quale ho comunque versato lacrime sudore e sangue, nonché un certo numero di assegni, prima di arrendermi. L’obbiettivo sarebbe conseguire una certificazione B1, ma molto meglio B2, giusto da schiaffare nel cv. Non credo possa cambiarmi la vita, ma è anche vero che si tratta della lingua di uno dei paesi BRICS, della serie impara l’arte e mettila da parte.
Questi si stanno comprando l’Italia a pezzi, l’Italia più bella e da cartolina, quindi ragionevolmente non credo arriveranno mai ad acquistare case e terreni a Vorkuta, detenendo già loro l’originale. A meno che non vengano ad investire in Multipaesane è più verosimile che siano Multipaesane locali, compresa la bene amata, a valutare investimenti nei loro sconfinati territori.
Che Dio ed i concittadini mi perdonino per le conseguenze logiche dell’affermazione … si stanno comprando l’Italia, l’Italia più bella e da cartolina, quindi ragionevolmente non verranno mai a far man bassa di immobili qui. Ovvero, questo posto è per lo più un cesso.
Probabilità di successo area sociale: 6
Probabilità di successo area culturale: da 6 a 7 (eventualmente ripiegando su idioma neolatino).
Probabilità di venire malmenata per la strada da concittadini qualora riconosciuta/identificata: 10.

Questi i miei propositi per il 2014: tutto quanto fermo restando ciò che di solito ma erroneamente do per scontato, ovvero di continuare a godere di un’invidiabile salute, cosa per la quale non dimentico mai di ringraziare tutti gli dei dell’universo.

Buon Anno!

Incubi da rientro al gabbio:

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Feria d’agosto e Multipaesana, osservazioni e riflessioni sconnesse

Il paesaggio di Bernascate con Casnate o Tepossino sul Minchio, sede della nostra ipotetica famigerata Multipaesana, come qualsiasi altro posto ad alta concentrazione Multipaesana, e cioè per definizione la vasta, monotona ed un tempo laboriosa pianura del Lombardo Veneto, è caratterizzato e costellato da (zoom dall’alto):

Centri commerciali di ogni forma, colore e dimensione nonché di varia ispirazione e stile architettonico: si va come niente dal corinzio al Bauhaus, dal Caesar Palace di Las Vegas al finto bucolico del casale tosco-marchigiano.
Unico comun denominatore il quasi scontato devastante impatto ambientale e l’effetto di ottundimento dei sensi e delle coscienze sulle tribù autoctone che con gli anni ed il regredire della civilizzazione sono diventate assidue frequentatrici di questi posti.
Strani esseri motorizzati, adoratori di feticci quali luci al neon, scalinate in marmo con ottoni, fontane con putti, sushi bar a 8 euri, tristissimi aperitivi dalla prolificante carica batterica, tessuti sintetici infiammabili e Spendi di Più e Paghi di meno Cards.
In questi mausolei o templi senza arte e senza storia il rito si compie preferibilmente in coppia o con famiglia al seguito di sabato o domenica pomeriggio o in prossimità delle feste comandate. Il capo clan o l’officiante cerimoniere si riconoscono perché spingono un carrello pieno.

Rotonde. Decine, centinaia di rotonde che spuntano dal niente in un battibaleno e che pure portano dal nulla al niente, tutt’al più ad un’altra rotonda. Rotonde fatte solo per girarci intorno e per farti incazzare (e per mandare in tilt il navigatore nel novantacinque per cento dei casi).
Nella nebbia ideali per perdere del tutto l’orientamento e spedirti dritto in un fosso a testa in giù, tra le pantegane e una lavatrice arrugginita scaricata col favore delle tenebre dal solito brav’uomo padre di famiglia.

Addensamenti, nugoli di villette a schiera in pietra viva e compensato, o in cartone 18 mm e travi a vista, agglomerati magari non censiti al catasto ma comunque rilevabili dal satellite grazie alla sobria e ragionata scelta del colore degli esterni da parte del geometra incaricato. Giallo canarino e rosa corallo in perfetta sintonia con l’esplosione di colori tropicali e la natura lussureggiante che notoriamente caratterizza questi luoghi, ma anche azzurro mare di Santorini o verde brillante e violetti come le casette in legno di certe isolette del Nord.
Per non parlare delle architetture, vedasi il punto sui centri commerciali.
Pollai dai nomi altisonanti ed altezzosi come ‘residence Maria Adelaide’ o ‘le Cascine del Parco’ affibbiati per farti dimenticare il posto di merda dove sei finito, il pirla che sei stato a finirci, e che ti piove in casa dopo meno di due anni dal rogito. Ben quarantanove metri quadrati su due piani, ma con i sanitari sospesi eh, che oggigiorno se non la fai sospeso non sei nessuno.

Superstrade ed interstrade tracciate a matita e righello, nastri d’asfalto – rovente e liquefatto d’estate, d’inverno perfidamente ghiacciato – che si incrociano, affiancano, rincorrono.
Cartelli, indicazioni, segnalazioni, cartelloni pubblicitari a non finire.
Tra la sagoma imponente di un centro commerciale e qualche capannone malconcio si intravedono lunghi pezzi di autostrada dove sfrecciano TIR a 150 km all’ora. Per poco ancora, fra poche ore scatta il blocco del traffico per i mezzi pesanti.

Capannoni, stabilimenti, impianti, cantieri, ancora capannoni, aziende, aziendine, poli industriali, discariche.

Concludendo: Paesini e paesucoli insignificanti che si mischiano, alternano o avvicendano a detti centri commerciali, addensamenti di villette a schiera, rotonde, strade e superstrade, capannoni ed aziende. Il tutto alla cazzo e senza un senso, senza un progetto, un’idea di fondo su come valorizzare o quantomeno non abbruttire un territorio che già di suo, bisogna riconoscerlo, ha poco da offrire.

Descrizione lunghetta, ma necessaria per comprendere il contesto Multipaesano e l’umore di chi ogni giorno, cinque giorni alla settimana, dieci mesi e mezzo all’anno, e per quarant’anni circa percorre o percorrerà queste strade ed autostrade per ingabbiarsi come un sorcio nella Multipaesana di riferimento almeno otto ore al giorno. Anche in questo venerdì di agosto prima della chiusura estiva.
Infatti anche se ogni Multipaesana degna di questo nome deve la propria sopravvivenza esclusivamente ai mercati e clienti esteri che se ne fregano del ferragosto, a tutt’oggi non se ne trova una che possa rinunciare ad almeno due settimane di chiusura nell’ottavo mese dell’anno.

Adesso stringiamo lo zoom e la inquadriamo finalmente, eccola li, ecco la nostra Multipaesana che si annida e mimetizza nel superbo scenario sopra descritto. Possiamo vedere le macchinine dei dipendenti diligentemente parcheggiate, il giardinetto con l’erba riarsa dal solleone, le palazzine degli uffici, lo stabilimento.
Si distingue persino qualche omino indaffarato che va e che viene, sembrano omini dei Lego, un camion che esce dal cancello, un altro che aspetta il suo turno fuori.
Adesso da guardoni quali siamo scoperchiamo idealmente il tetto della nostra amata quanto ipotetica palazzina uffici di Multipaesana, tanto il prossimo uragano estivo probabilmente farà lo stesso e lo farà sul serio vista la pregevole fattura che vanta il complesso, e cosa vediamo?

Vediamo uffici stranamente vuoti, silenziosi, scrivanie insolitamente sgombre ed ordinate, telefoni muti. Gli ultimi superstiti si affannano a lasciare le consegne o memorie testamentarie ai colleghi che rientreranno prima, annaffiano le piante, svuotano e ripuliscono un po’ di cassetti.
Il clima è insolitamente sereno, pacato, quasi amichevole, l’aria leggera: si scherza, si ride, si cazzeggia, tutti con gli occhi rivolti al grande orologio a muro. Alle cinque in punto scatta il coprifuoco.
In verità ogni piccolo nostro eroico lavoratore in cuor suo è dal sette di gennaio che non vede l’ora di pigiare sull’acceleratore e di sgommare ancora via, di fare perdere le proprie tracce, ed è solo grazie a questa prospettiva o illusione di libertà a tempo determinato che oggi si sprecano sorrisi e battute dove di solito volano coltelli. Così, senza neanche bisogno di fingere, impensabile anche solo fino all’altro ieri.
Ai primi di settembre capiremo o ci ricorderemo che a renderci quasi accettabili i soliti soggetti non poteva che essere il pensiero di non vedersi più per due settimane, solo questo e nulla più di questo. A metà dello stesso mese il carico di tensioni e gli scazzi avranno già raggiunto il livello record, dimenticati i buoni propositi di diventare una persona migliore, di soprassedere, di farsi scivolare le cose addosso con la saggezza ed il distacco di un monaco buddista.
La verità è che per mantenere un minimo di sanità mentale in una Multipaesana, sanità individuale e collettiva, bisognerebbe chiudere la baracca per due settimane ogni due settimane, però guarda un po’, nessuno Fido Condottiero la vuole capire.
Questo desiderio per non dire urgenza di fare perdere le tracce, di ritrovare finalmente se stessi anche se per così poco tempo, facendo già mentalmente il count down al Natale per darsi coraggio, è un sentimento comune e riemerge ogni anno in agosto senza distinzioni di casta, per una volta Poveri Diavoli e Raccomandati e Imboscati di primo, secondo e terzo grado allo stesso livello, sentendo e pensando per lo più le stesse cose.
E cioè che fondamentalmente il detto che il lavoro nobiliti l’uomo è una stronzata colossale, salvo rare e fortunate eccezioni: che avere tempo per curare i propri interessi ed hobbies, gli amici e la famiglia è una fortuna impagabile, che il poter scegliere il posto e le persone con le quali spendere le proprie giornate è l’unica vera e grande ricchezza, che il prostituire l’anima ogni giorno è degradante e faticoso tanto quanto prostituire il proprio corpo, e lo facciamo tutti.
L’unico dramma di una vita senza lavoro, perlomeno il lavoro in una Multipaesana, sono la luce ed il gas che vengono staccati, dire addio alla casa, all’Ipad e al gelato al pistacchio, poi i morsi della fame, prima quella che fa dimagrire, poi quella vera sinonimo di miseria nera.
Ma se facendo solo quello che pare e piace e che interessa queste privazioni si potessero evitare la vita sarebbe davvero una figata. Esempi: leggere libri ad oltranza e sfiancarsi di film per cinque giorni di fila in un ottobre piovoso, un lungo weekend al mare ma fuori stagione, poltrire a letto la mattina d’inverno invece di bestemmiare per far partire la macchina per poi infilarsi nel traffico isterico che si trova solo da queste parti.
E comunque io sono convinta che la stratificazione di certe visioni paesaggistiche, l’esposizione continua a talune brutture o all’insipienza assoluta dei luoghi in cui si vive o si lavora contribuiscano a modificare o influenzare la forma mentis, il carattere o l’umore, la qualità della vita di una persona. A me basta spostarmi di duecento chilometri, a volte ne bastano anche solo quindici, per vedere il mondo con altri occhi, in un’altra prospettiva.
Andare in vacanza, nel senso di non lavorare, indipendentemente che vada da qualche parte o che rimanga a casa, per me significa in primo luogo ripulire gli occhi ed il cervello dallo squallore e dalla bruttezza Multipaesana, squallore fisico in prima battuta. Invece lo squallore e la miseria umana alle quali contribuisco mio malgrado è un argomento di tale vastità e spessore che non so se sono in grado di affrontare.
Ma se lo dicessi, se in Multipaesana parlassi del mio bisogno e fame di grazia e di bellezza mi staccherebbero la testa a morsi o mi guarderebbero come venissi da Marte. Non che non abbia mai avuto la consapevolezza di venire davvero da un altro pianeta.
Perché in questa quasi non spiacevole atmosfera pre-vacanziera non possono mancare i convenevoli di rito e le domande su dove si trascorreranno le ferie agostane, ed il più ganzo e colui che riscuote più ammirazione è sempre quello che andrà più lontano o nel posto più esotico e più in culo al mondo. Che importa se gli altri 330 giorni dell’anno te li fai tutti, tu e i tuoi figli, in quel cesso di Bernascate?
L’importante è fingere entusiasmo e condivisione per la scelta delle destinazioni in modo che nessun curios-pettegolo sia indotto a farsi i fatti altrui e ad indagare sul perché e sul percome delle proprie scelte sempre diverse dalle loro.
Intanto il tempo passa e qualcuno comincia a salutare: si ricambia con un entusiasmo ed un calore che non sta del tutto nelle proprie corde, ma oggi è una specie di vigilia di Natale e quindi volemose bbene. Poi il tizio spegne il PC e se ne va, il ronzio dell’aria condizionata si fa più evidente.
Quando arriva il proprio turno di lasciare il gabbio quasi non ci si riesce a credere dalla gioia, dal senso di libertà che ci sopraffà, come fosse per sempre e non per due ridicole settimane.
Anche se non si è stati concepiti né cresciuti come polli da batteria solo per essere produttivi e per arricchire centri commerciali ed una Multipaesana, un lustro di vita Multipaesana è più che sufficiente per trasformare un idealista, un ribelle ma innocuo libero spirito e libero pensatore in un automa decerebrato: in verità esisterebbero, se uno volesse anche solo prenderle in considerazione con un po’ di ottimismo ed audacia, altre ipotesi di vita.
Ma è proprio il tipo di vita che si conduce per tutto l’anno che impedisce il guardarsi dal di fuori, il porsi delle domande su quello che si è e quello che si fa, su quello che si vuole.
Allentando i ritmi e con una mente più libera dagli orari, dai riti, dagli obblighi multipaesani la mente vaga per territori sconosciuti ed inesplorati: questa è la parte di gran lunga migliore del distacco da Multipaesana.

Quando si spegne il PC per l’ultima volta ad agosto tutte le volte la sensazione è che un giorno potrebbe anche esserci un addio: purtroppo al terzo lunedì si è nuovamente in trincea col proprio nome di battaglia.

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Cronache d’estate da una Multipaesana

La collaudata e sonnacchiosa vita estiva Multipaesana prima della Grande Pausa Estiva detta Ferie può essere scossa tutta d’un tratto, come un fulmine a ciel sereno, dalla notizia di una nuova risorsa Raccomandata che presto entrerà a far parte della Grande Famiglia Organigramma.
Raccomandata di primo grado, Deluxe, per di più.
Con che funzioni/ruoli/mansioni non è dato di saperlo, come non è dato di sapere perché proprio adesso quando probabilmente sono di più i giorni di cassa integrazione a carico dei contribuenti (di tutti), che non quelli lavorativi.
Cioè, a dirla tutta questo può succedere anche nel lungo inclemente inverno: si, perché nelle zone ad alta concentrazione Multipaesana esistono notoriamente solo due stagioni, una breve estate tropicale dai tratti monsonici, a seconda delle annate, ed un interminabile inverno siberiano senza traccia alcuna di un dottor Zivago.
In ogni Multipaesana ogni momento è buono per accogliere a braccia aperte un Raccomandato, che non si dica che siamo schizzinosi o choosy al riguardo.

Poniamo il caso però che questo succeda in un’afosa giornata di luglio, il solito cielo lattiginoso padano demmerda e l’aria così umida che si può strizzare come un cencio.
Anche le ultime notizie di cronaca politica del luglio 2013 confermano, casomai ce ne fosse ancora bisogno, che l’Italia detto anche Belpaese è inesorabilmente avviata verso un triste e duraturo declino.
Così un PD (tranquilli, PD = Povero Diavolo di Multipaesana, categoria che merita un post a parte) non può far altro che sperare di trovare, in quello che dovrebbe essere il sano tessuto produttivo del paese, o quel che ne è rimasto, e di cui la MP ne è l’emblema principale e ultimo baluardo, quel rigore anche etico al quale i lontani palazzi romani del potere hanno abiurato da tempo.
Invece il nostro povero ed illuso Povero Diavolo non può far altro che constatare che, tutto in scala e con le dovute proporzioni, la storia e lo schifio si ripete in ogni luogo, in ogni situazione, in ogni contesto, in ogni occasione.
Solo gli ingenui o gli stupidi possono ancora pensare che il paese reale sia meglio di coloro che ci governano.
Il Povero Diavolo allora non può che augurarsi un’invasione pacifica di danesi e norvegesi capeggiati da uno dei due regnanti a scelta, che i crucchi piglino a calci in culo i responsabili di questo schifio, siano essi annidati in qualche casermone del Lungotevere o nel 90% delle anonime e sconosciute MP lombardo venete, e che instaurino una monarchia illuminata della durata di qualche secolo. E forse nemmeno questo ci può salvare.

Intanto però, dietro i vetri fume’ del nostro bel capannone prefabbricato, stabilimento o sweat shop che dir si voglia, chi è avvezzo o ha una qualche esperienza di Multipaesana non si scompone per più di cinque minuti per l’arrivo di un nuovo, l’ennesimo Raccomandato. Solo Juniores e stagisti permangono in stato di agitazione essendo notoriamente i primi a saltare.
Quando nell’aria oltre al solito fetore di concime chimico tipico della pianura si percepiscono dei movimenti sotterranei che nulla hanno a che vedere con la geologia, quando dietro alle porte chiuse si avvertono borbottii volutamente incomprensibili da parte dei Cervelli, quando il fruscio delle sottane della petulante Responsabile Human Resources che zampetta su e giù per le scale si fa più insistente allora anche il meno scafato dei PD (Poveri Diavoli da Multipaesana) intuisce che si sta inaugurando una nuova temibile Campagna Acquisti per accaparrarsi er mejo der mejo de’ Raccomandati disponibili su piazza.

Dopo pochi giorni o settimane il nominativo del fortunato prescelto viene reso noto agli interessati insieme a spiegazioni dettagliate circa l’albero genealogico del Fido Condottiero e parenti più stretti.
Vengono cioè illustrati nel dettaglio gli intrecci famigliari e come il prezioso Seme della Dinastia sia stato sparpagliato per il mondo, ma più spesso per la provincia, qualche volta addirittura nello stesso capannone. Al di fuori del gli orari di lavoro, chiaro.
Nessuna remora al riguardo, nessuna copertura od occultamento di dati sensibili, tutti devono sapere di chi il Raccomandato prescelto sia figlio o cugino, sorella o madre.
Tanto in una MP prima o poi lo saprebbe anche il mulettista del Bangladesh e allora, al fine di evitare l’inimicarsi di fazioni pro-Nipote o pro-Cugino e l’innestarsi di pericolose quanto improduttive tifoserie da campionato, allora tanto vale essere chiari da subito.
Così uno sa regolarsi e può studiare in anticipo il livello di piaggeria e paraculismo che vorrà o dovrà adottare. Meglio non perdere tempo.
Non si sottovaluti d’altra parte l’estenuante lavoro di cernita e scrematura che viene effettuato dagli alti vertici aziendali insieme alla responsabile delle Human Resources.
Costoro spesso dispongono di tanto di quel materiale umano da trovarsi essi stessi in imbarazzo, e non vorrebbero scontentare nessuno, soprattutto notabili e clero, ma nella vita bisogna anche assumersi le proprie responsabilità.
Generalmente ad ogni papabile viene affibbiato un punteggio, mentre il voto può essere sia a scrutinio segreto o, nei casi di Multipaesane più progressiste ed evolute, può essere palesato senza timore di ritorsioni che potrebbero scompaginare gli assetti societari o spaventare gli azionisti, cioè il resto della famiglia fino ai cugini di seconda.

Così, siamo a Bernascate con Casnate o a Tepossino sul Minchio in una rovente giornata di afa e cielo da the Day After, e dietro i vetri fume’ della nostra ipotetica Multipaesana è tutto un pettegolezzo, un fiorire di illazioni e di leggende metropolitane sul nuovo venuto.
Comincia l’attesa del Raccomandato di turno il quale, comunque, generalmente non comparirà prima della stagione della vendemmia.
Infatti, anche se disoccupato di lungo corso costui/costei non potrà a nessun costo rinunciare alla meritata pausa e vacanza estiva.
Su c.v. ed esperienze pregresse del Prescelto inutile soffermarsi perché oltre ad essere assolutamente ininfluenti queste sono così variabili ed incredibili da non poter essere nemmeno classificabili, quello che conta sono le credenziali. Questi stanchi occhi hanno visto cuochi mariti di figlia di Gran Condottiero diventare Direttori Commerciali, e mi fermo qui.
Anche la durata in Azienda di un Raccomandato, del resto, dipende moltissimo dal grado e coefficiente di Raccomandazione ed è perciò abbastanza variabile.
Tendezialmente un Raccomandato di primo e secondo grado è inamovibile e pertanto per certi versi assimilabile ad una risorsa Edera, mentre un Raccomandato di terzo grado se gli dice male potrebbe anche non avere lo scranno assicurato sino alla pensione, esattamente come un Povero Diavolo.
L’unico minimo comun denominatore dei Raccomandati Multipaesani è che al di fuori di amici e parenti nessuno se li pija, ed anche amici e parenti se li rimbalzano spesso e volentieri facendoli girare di qui e di la’ come palline di un flipper.
Diversamente inamovibili ma pur sempre inamovibili.
Il PD medio di media Multipaesana comunque ne ha viste di ogni ed ha persino assistito a defenestrazioni da Sacro Romano Impero di Raccomandati di terzo grado in caso di:
– astenia patologica, incapacità ed incompetenza manifesta ma solo se accompagnata ad una certa facilità e diciamo leggerezza nell’emettere assegni su conti societari per sostituire la mobilia di casa o per ristrutturare il bilocale al mare
– divergenze incolmabili con il Fido Condottiero. Divergenze che possono essere di varia natura: politiche, calcistiche, su chi è la più gnocca in TV e/o persino legate alle politiche e gestione aziendale.

Nell’attesa del prossimo Gran Raccomandato, in preda ai più inquietanti interrogativi su quello che il suo arrivo comporterà per la propria sopravvivenza e benessere o comfort aziendale, ma anche per la sopravvivenza aziendale stessa, e perciò come sempre, ci salvi chi può.

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Flora e fauna di una MP: l’Edera

Flora, EDERA, Racc. 3* —>

L’Edera (o Hedera Helix) aderisce facilmente al substrato grazie alle radici avventizie aggrappanti http://it.wikipedia.org/wiki/Hedera il che ci fa capire che abbiamo a che fare con un osso duro, un essere ostinato e caparbio dalle capacità e dalla volontà di sopravvivenza tutt’altro che comuni.
Altrimenti detto, un disperato sufficientemente incapace e oggettivamente impossibilitato, e non dall’altro ieri, a trovare alternative alla sua MP.
Incapace, si’, ma anche totalmente privo di ogni interesse di qualsiasi natura per il mondo oltre la porta di casa sua e oltre i cancelli della MP dalla quale munge latte da almeno due decenni.
Come l’Edera in natura questa risorsa e’ assai comune in una MP, per non dire infestante ed endemica nel Lombardo Veneto.
La risorsa Edera non ha peraltro consapevolezza dei suoi limiti. Trattandosi nel 95% abbondante dei casi di un Raccomandato di terzo grado, costui neanche in tempi di magra come questi ha mai avuto la necessità di passare le notti in bianco ad inviare c.v. maldestri a destra e manca, figuriamoci in passato.
Tantomeno sa cosa vuol dire doversi studiare una lettera di accompagnamento diversa per ogni stramaledetta posizione di ogni stramaledetta azienda riciclandosi di volta in volta in un’identità diversa come Diabolik o Eva Kant, tutto su suggerimento della assai più smaliziata nipote ventitreenne già sfiancata da un precariato di lungo corso.
Inoltre, anche se adesso fosse costretta dalle avversità, se ad esempio la famosa maledizione del capitalismo italiano si abbattesse sulla sua MP causandone la prematura estinzione, l’individuo Edera non sarebbe manco capace di redigere un c.v. tutto da solo.
Perché a casa televisori dappertutto, dalla cucina ad isola al soggiorno alla camera da letto-con-annessa-cabina-armadio e fin dentro al cesso, ma di connessione internet manco a parlarne, e Word ed Excel solo sentiti nominare dalla nipote ventitreenne che usa Feisbuk per fare networking ed elemosinare il prossimo contratto a progetto.
Non si tratta evidentemente di soli limiti tecnologici. Ah, Edera mia…cosa sarebbe una MP senza di te?

La risorsa Edera costituisce lo zoccolo duro di una MP, le fondamenta, ed anche i più sprovveduti avranno intuito che oltre alla scarsa agilità mentale il suo attaccamento alla MP non è solamente emotivo e sentimentale. Trattasi di vera e proprio calcificazione/incrostamento in senso chimico-fisico.
Costui infatti nella sua MP ci si è installato dalla notte dei tempi, da molto prima della trasformazione dell’anonima XYX in MP, talora addirittura dalla data di posa del primo lastrone prefabbricato del capannone, o del primo metro quadrato di moquette.
Spesso è stato reclutato, reclutato si fa per dire, da niente popo’ di meno che dal Padre Fondatore o Fido Condottiero egli medesimo.
Un onore ed un onere che equivale ad un sigillo Imperiale e che non tutti possono vantare, nemmeno altri Raccomandati di categorie superiori o De Luxe.
Perciò l’individuo Edera e’ pressoché inamovibile.

La risorsa Edera è approdata in azienda il giorno dopo essere stata congedata dalla scuola dell’obbligo, in un’età compresa tra i quattordici o i sedici anni.
Costituiscono dunque il nucleo centrale del carattere e personalità Edera e ne sono chiave di lettura:
– bassa scolarizzazione
– propensione al lavoro minorile disgiunto da motivi economici famigliari, più che altro per farsi la macchina a diciotto anni o la pelliccia a venti. Nei casi più tristi per contribuire a coronare il sogno di una vita, ma dei genitori: la villetta con taverna e ed il triplo box.
– spiccata avversione e rigorosamente vita natural durante per libri di testo e tutta la carta stampata che non sia quella rosa della Gazzetta dello Sport.
– altissima fidelizzazione Multipaesana
Attorno a questo nucleo poco altro da poter rilevare.
La risorsa Edera costituisce perciò la memoria storica della MP, è il suo hard disk vivente, il fossile che agli occhi di un geologo racchiude indizi di ere lontane e sconosciute ai più, è l’inconsapevole e sgrammaticato Tacito o Giulio Cesare della storia Multipaesana.

Si rende qui necessaria una piccola digressione sulle diverse tipologie di Raccomandati da MP al fine di poter meglio inquadrare l’individuo Edera.
In breve:
Raccomandati di primo grado: consanguinei, comprendente figli di secondo e terzo letto finanche figli biologici ma non riconosciuti, sia che vivano nell’anonimato sia che si palesino come tali.
Raccomandati di secondo grado: parenti acquisiti ed amici personali e/o di famiglia. Amicizie di ogni sesso con diverso grado e coefficiente di conoscenza biblica.
Raccomandati di terzo grado: tutti gli altri che si siano distinti per interesse, meriti speciali, fedeltà ed asservimento dimostrati e comprovabili.
Nella raccomandazione Multipaesana vige, e va detto per onesta’ intellettuale, un principio assolutamente democratico: un Raccomandato di parte vescovile può valere e pesare quanto un Raccomandato dalla portinaia di casa o da un notabile del capoluogo.
In ogni caso la risorsa Edera appartiene a questo terzo tipo, sempre e senza eccezione alcuna.
Approdata in azienda come abbiamo visto in giovanissima età, ancora un virgulto, grazie alle più svariate ed incredibili entrature e connessioni con il potere locale, la risorsa Edera comincia da subito a scavarsi la sua buchetta per mettere radici.
Talvolta è anche un soggetto che lavora e produce, per quello che può: si ritiene più per un doveroso senso di gratitudine che per vera dedizione o abnegazione.
Al momento del fatidico passaggio in MP di questa gratitudine non rimarrà però alcuna traccia.
Questa è una fase destabilizzante che la psiche modello protozoo di un individuo Edera non sempre è in grado di gestire adeguatamente.
Quando dall’oggi al domani tutti cominciano a sproloquiare di turn over, budget, business plan, capability, feasibility, quando precipitosamente vengono introdotte nuove tecnologie, procedure, modalità operative, quando ancor più frettolosamente si implementano dispositivi e procedure di sicurezza per rimediare a cinquant’anni di inerzia e di non osservanza delle leggi vigenti, quando in un mese ogni risorsa viene sottoposta ad una serie di corsi di aggiornamento e formazione che nemmeno alla NASA, quando sui muri finalmente imbiancati dopo anni di muffa compaiono tabelle con gli indicatori personali mensili e gli obbiettivi di crescita e nell’atrio fa capolino debitamente incorniciata la slide con la sconcertante mission aziendale, quando compaiono nuovi figuri incredibilmente non raccomandati ma selezionati, se pur selezionati da un raccomandato di primo grado, che è la cosa che trovo più esilarante ed adorabile di tutte, per ricoprire ruoli prima inesistenti, ecco in questo momento è assai facile che un’Edera viva una profonda crisi d’identità. Profonda crisi che si risolverà nottetempo.
Prevarrà purtroppo la certezza assoluta di essersi meritato e guadagnato tutto, anche se in quei vent’anni o più di onorato servizio manco lo sforzo di impararsi da casa tre parole di inglese con le audio cassette. Il professorino del corso aziendale pomeridiano sostenuto con i fondi europei per l’internalizzazione delle imprese ci ha rinunciato dopo una settimana. Never again.
Alla nuova centralinista invece, se non raccomandata, richiederanno laurea magistrale in lingue e master in relazioni internazionali.

Ma cosa volete che sia, “dove sta la differenza”, potrebbe domandarsi la risorsa Edera che ovviamente ce l’ha a morte con tutti i raccomandati e gli imboscati, specie quelli che stanno a Roma, purché non siano lui stesso.
La sua incrostazione Multipaesana databile con il metodo del carbonio 14 gli fa dimenticare come è arrivato li. E cioè tale e quale alla moglie dell’onorevole, al figlio del barone universitario, all’amichetta del sottosegretario.
Unica differenza: costoro sono solamente meno sfigati di un ramoscello d’Edera e non finiscono MAI a fare un lavoro del menga in un capannone semi abusivo e poi sanato in una sonnolenta provincia del Nord.
Tutto qui.
Eravamo rimasti a Ma cosa volete che sia, “dove sta la differenza”, potrebbe domandarsi la risorsa Edera .
Potrebbe infatti, ma non lo fa, non se lo domanda, non ci pensa. Non ci arriva.
Eccolo qui il problema caro amico.

Il problema è che sei proprio una gran testa di cazzo.
Già venti o trenta anni fa era pieno di gente più qualificata e preparata, ne avrebbero trovati centomila come te, ed un trilione meglio di te, anche solo più curiosi, più desiderosi di imparare, più flessibili, più versatili, in altre parole più intelligenti e meritevoli.
Si, meritevoli, da merito, parola tanto abusata quanto sconosciuta in questo paese.
Adesso, per come è cambiato il mondo ed il mondo del lavoro, una rivoluzione copernicana nel giro di dieci anni, ovviamente tutto senza che tu te ne accorgessi, adesso nonostante quello che tu possa credere il tuo valore di mercato è quello di tre etti di carne da macello in decomposizione.
Dovresti ricordartelo sempre.
Pensaci, quando guardi negli occhi quella tua nipote ventitreenne che elemosina il prossimo stage o contratto di tre mesi.

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Il lavoro nobilita l’uomo

Legenda:
MP* Multipaesana
MN** Multinazionale

Le uniche sostanziali differenze che emergono dall’analisi di una MP* e di una MN** coincidono curiosamente con quelli che (secondo me) sono i vantaggi del lavorare in una MP anziché in una MN, e cioè:

– 1) la MP nella stragrande maggioranza dei casi si trova non lontano da casa, tempi rapidi per raggiungerla, tempi rapidi per andarsene. Ottimo.
Per la MN non è sempre vero, numericamente ne esistono molte di meno e sono assai mutevoli e capricciose: si trasferiscono, cedono un ramo d’attività, delocalizzano, chiudono, ottimizzano, confluiscono. E qualche volta ti spediscono a 9.000 km dal tuo orticello, che ti piaccia o meno. Le MN prediligono inoltre l’anonimato della grande città, notoriamente in Italia ne esistono due, o le di esse periferie e poli industriali, mentre non paiono insediarsi volentieri in capoluoghi di provincia e centri minori.
La vicinanza della MP alla propria area di residenza deriva dal fatto che, prima di montarsi la testa e di diventare MP, questa altri non era era una delle tante aziende, ditte, imprese, scantinati o sweatshop che in tempi più felici degli attuali prosperavano costellando e marcando il territorio, preferibilmente il Lombardo Veneto, come tante mosche spiaccicate sulla carta moschicida.

Senza tanti grilli per la testa portavano avanti il loro lavoro/attività guidate principalmente da un unico fido condottiero, un titolare o imprenditore più o meno illuminato e con una variabile padronanza della lingua italiana, o da un padrone padre-padrone spesso ed impropriamente facente più funzioni (multitasking), quasi sempre con un’ottima padronanza del dialetto locale a discapito della conoscenza della lingua italiana.
Mogli, figli, amanti, amici di famiglia e cugini fino al secondo grado, compresi Mano e Zio Itt, rientravano nell’organigramma con assidua frequenza, anche se allora non lo chiamavano ancora Organigramma ma Grande Famiglia.
E difatti, quella del titolare barra padre-padrone.
Tuttora ne fanno parte, anche nelle attuali MP, solo che adesso li hanno dotati di biglietto da visita e fatti diventare Responsabili o Capi Funzione.
La business card sdogana l’oscuro passato, conferisce una certa autorevolezza e, con terzi estranei ai fatti, fuga il timore che il portatore sano di biglietto da visita possa essere il solito imboscato o raccomandato di primo, secondo o terzo grado.
Il che spiega in buona parte la maledizione del capitalismo italiano che è quella che un’azienda non riesca ad arrivare o sopravvivere alla terza generazione. Fatevene una ragione in Confindustria.
Vorrei citare la fonte ma purtroppo non ho ancora trovato il modo di aggiungere un link.

Saldamente ancorata al territorio su cui sorgeva e non ancora inserita in un mondo globalizzato come quello degli ultimi dieci o quindici anni, in caso di necessità di nuovo personale (adesso “risorse”), impiegati o operai, per ruoli di responsabilità/prestigio si veda sopra, la MP era solita reclutare nuovi talenti attingendo ad un bacino assai limitato, per non dire ristretto. Un raggio di venti chilometri massimo, moglie e buoi dei paesi tuoi.
Avere tra le proprie fila un dipendente di una provincia contigua, specie di quella più nobile e famosa Oltre Il Quasi Invalicabile Grande Fiume A., era considerato qualcosa di esotico e contribuiva ad accrescere il prestigio interno ed esterno dell’azienda, impresa, ditta, scantinato o sweatshop che dir si voglia.
Cioè, se uno si faceva ottanta o cento chilometri ogni giorno per lavorare alla XYZ voleva dire che alla XYZ erano un sacco avanti, che i cervelli o le braccia disponibili in loco forse non ne erano all’altezza, ma soprattutto che vi erano delle potenzialità.
Quelle potenzialità che già a partire dalla caduta del Muro, poi in seguito all’introduzione dell’euro ed infine alla competizione sfrenata – mors tua vita mea – lanciata da oltre confine, nord-sud-ovest-est, e peggiorata di bbestia dal 2008 circa, avrebbe innestato il processo alchemico, la metamorfosi da XYZ a MP.
È insomma la globalizzazione forzata o forzosa l’artefice della nascita delle nostre amate MP.
Basta l’apertura di un ufficio di rappresentanza nel Guandong, l’insediamento di un piccolo sito produttivo nei Carpazi orientali e ZAC…. ecco a Voi una bella e ruspante MP.
Tralascio volutamente le modalità di reclutamento delle risorse di una XYZ prima della trasformazione in MP perché richiederebbe un post a parte. Come scriveva il Manzoni sarebbe ‘un romanzo nel romanzo’.

– 2) La MP manteniene più o meno inalterati credo politico o religioso, ideologie di ogni tipo, gusti in fatto di vestiario, cibo, luoghi di villeggiatura, personalità e tratti del carattere delle sue “risorse”. A volte può essere un bene, talora un male, come nel mio caso, ma quantomeno ognuno resta quello che è o con poche variazioni, e sappiamo che il mondo e’ bello perché vario.
Questo perché alla MP di Te interessa solo che:
– faccia il tuo lavoro senza rompere gli zebedei
– che non ti dedichi allo spionaggio industriale o a ripulire la cassaforte
– che non ti spari venti giorni di malattia per un’unghia incarnita
– che non osteggi o intralci né subdolamente né apertamente l’inarrestabile ascesa ai vertici aziendali dei raccomandati di primo, secondo o terzo grado
– che non incasini il server cazzeggiando in Facebook, con la chat di Skype o su Youporn.
— faccia il tuo lavoro senza rompere gli zebedei. Già detto?

Mentre a Te della MP interessa solo che:
– ci sia un clima, umano e non, respirabile
– che ti accreditino ogni mese lo stipendio.
(E non strettamente in questo ordine)
La capacità che fa sopravvivere all’interno di una MP è, sostanzialmente, la resilienza.

La MN invece no. La MN ti risucchia come un’ idrovora, un meccanismo infernale e dal sapore vagamente kafkiano che ha lo scopo di risputarti in breve tempo del tutto destrutturato e privo di ogni particolarità o tratto distintivo per poi farti assumere le sembianze, il carattere, la personalità, il pensiero, le modalità di interazione sociale, l’eloquio di una risorsa da MN.
Questo perché la MN vede in ogni individuo un potenziale sovversivo dell’ordine mondiale costituito, e una semplice cravatta a pois fucsia e arancione invece che navy a righine bordeaux la può mandare in fibrillazione e paranoia.
Infatti, mentre con anche tutta la buona volontà è impossibile individuare i tratti comuni dei dipendenti di una MP, tranne la diffusa quanto poco nobile necessità di sbarcare il lunario a prescindere da ogni gratificazione e coinvolgimento emotivo e da quanto elevata possa essere la mission aziendale, la MN produce quasi sempre un modello standard, un archetipo.
Se non ci sia adegua a questo modello universale i rischi di venire rigettati dalla MN come un boccone andato di traverso sono molto elevati, l’onta inimmaginabile, il c.v. irrimediabilmente compromesso.

– 3) per i motivi di cui sopra, e anche se ogni MP che si rispetti emulando i cugini ricchi di città delle MN tenderà ogni giorno di più ad incapsularti ed ingabbiarti in attività ricreazionali e socializzanti al fine di studiarti meglio e tenerti sotto controllo, fondamentalmente potrai esentarti da cene di Natale, ventennale della Fondazione, convenscion aziendali, gite della domenica a Gardaland con famiglie al seguito, eccetera, eccetera senza dovere presentare il certificato di morte.
Basterà un’ educata, rispettosa quanto dispiaciuta scusa qualsiasi; funziona sempre molto bene quella di parenti all’ultimo momento. Inutile se non controproducente o dannoso arrampicarsi sugli specchi.
Una MN comunque non te lo perdonerebbe, MAI.
Sarebbe saggio infatti non bidonare, specie la Sacra Cena per il Santo Natale: massimo consentito due anni si, andarci, ed un anno bidone.
Il giorno dopo la cena o la convenscion uno dei tuoi capi nonché migliore amico (nella finzione cinematografica) ti verrebbe a chiedere il perché ed il percome della tua assenza facendoti capire tra le righe che la tua vita aziendale e’ in pericolo, che stai camminando sulle mine.
Paradossalmente infatti la MN, come una qualsiasi banale XYZ prima della trasformazione in MP, ama pensare se’ stessa come una grande avvolgente generosa famiglia, una famiglia che ti ha raccolto per la strada mendico e lacero e ti ha dato l’Opportunità della tua vita.
Poiché ti da la possibilità di fare ben tre pasti al giorno, ti da il lavoro dei tuoi sogni che mai avresti osato potere avere, ed infinite possibilità di realizzazione personale in un contesto giovane, internazionale ed in crescita (cito testualmente) tu, piccolo ingrato morto di fame, dovresti ringraziare per i due giorni tutto compreso che ti vengono offerti, 1800 km in pullman con Autostrade Italiane, e a destinazione scordarsi la singola.
La MN non si capacita che tu preferisca passare il weekend al paesello a fare lavatrici e a passare l’aspirapolvere piuttosto che tra le sue calde braccia dalle quali ti ostini a svincolarti.

– 4) in una MP ti sarà risparmiato lo strazio di doverti fingere simpatico tra i simpatici, brillante tra i brillanti, di avere il migliore carattere di questo mondo, sempre indistintamente cordiale, stabile, sereno e disponibile con tutti come facessi un uso smodato di inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina.
Sarai anche esentato dal dover dare a tutti il Tu, obbligatorio, che non dai nemmeno al benzinaio dietro l’angolo dopo 30 anni di pieni, ed analogamente non ti sentirai dare del Tu da gente che a malapena riconosci e dalla quale ti va benissimo di tenere le distanze.
Potrai esternare liberamente quasi tutto quello che pensi alla macchinetta del caffè o in mensa, anche se personalmente consiglierei di tenere un basso profilo o profilo neutro anche in un’innocua MP. Non si sa mai che un giorno magari una MN voglia mangiarsi in un boccone la tua vecchia e scalcinata MP.
Ogni informazione troppo personale potrebbe essere fatta oggetto di fraintendimenti, pettegolezzi a non finire, ricatti e pressioni psicologiche.
È un dato scientifico e perciò inconfutabile che in ogni MP ci siano lobbies, fazioni guelfi-ghibellini, intrighi e cosche di vario tipo ma qui, almeno, sono alla luce del sole, si sa benissimo chi non sopporta chi, le alleanze, le strategie, chi fa il doppio gioco, chi si fa solamente i fatti suoi.
In una MN è uguale identico in fatto di lobbies, fazioni, faide, guerre intestine, sono solo molto più sofisticati, il che significa che la proposta di ritorsione mediante sfregio alla carrozzeria o foratura dei copertoni della macchina del nemico non viene mediamente presa in considerazione.
Sul piano dialettico poi, in una MN non sono assolutamente consentiti e tollerati improperi, tipicamente maschili, o urla isteriche di rappresentanti del sesso femminile, esternazioni ed incontinenze che sono facilmente riscontrabili in MP di basso rango o che si sono da poco guadagnate l’agognato status di MP.
In una MN porconi e urla sgraziate sono veramente esecrabili, possono costarvi la carriera, per niente cool sono pure mostrare segnali d’impazienza, di nervosismo, di stanchezza, sbadigli.
La risorsa MN è sempre li, sempre sul pezzo, ama quello che fa e lo fa con classe, vive per quello, e non ammette errori.
Loro non commettono sbagli, non dimenticano, non si confondono, tutt’al più gli Infallibili riconoscono un typing error, un’overview, al massimo un misunderstanding se vogliono darti un po’ addosso.
L’astio, i rancori, le intolleranze, le frustrazioni vengono represse, insabbiate, per meglio dire sublimate nell’aurea di composta, imperturbabile e spocchiosa superiorità che è la caratteristica precipua della risorsa MN insieme all’orgoglio MN, tratti che in realtà io un poco ammiro.

– 5) in una MP non esiste alcun dressing code, e se esiste è circoscritto a particolari eventi o contingenze. Matrimonio o funerale del Grande Capo o di uno dei raccomandati o imboscati di primo e secondo grado, visite di clienti, visite dai clienti, fiere.
In una MP puoi tranquillamente andarci vestito come per una prima alla Scala se ti garba, il che non sarebbe apprezzato di venerdì in molte di quelle MN che di venerdì proclamano il casual friday, oppure tutti i giorni come un punkabbestia, entro certi limiti, ma i limiti variano di MP in MP e sostanzialmente dipendono più dagli individui che dalla politica aziendale.
Soprattutto le donne potranno sentirsi libere di esprimere al meglio la propria personalità ed i propri gusti in fatto di abiti, trucco e parrucco.
Tutto è consentito, ammesso o tollerato: i Moonboots in ufficio a dicembre se c’è la neve, in agosto infradito e canotta con micro gonna come in un weekend ad Ibiza, facce slavate ed assonnate che recano ancora i segni del cuscino e volti stuccati e pittati come quelli di una famosa non più giovane circense, capelli arruffati che nascondono insospettabili nidi di rondine o piega dal parrucchiere un giorno si e uno no.
Il look da MN è viceversa piuttosto uniforme, prevedibile ed understated, meglio non esagerare mai in un senso o nell’altro, si a colori neutri indefinibili, grigio tortora fango topo di fogna, il nero va sempre bene, ma no assoluto al total look in black a meno che non lavoriate nella moda, o nelle pompe funebri, ma non mi risulta ci siano ancora delle vere MN in questo settore. Si a ballerine e mezzi tacchi, non si esageri mai con trampoli, stiletti, zeppe, plateau, stivali a mezza coscia, anzi meglio evitare.
Col trucco e parrucco melius deficere quam abundare, e con la gioielleria pure, finta o vera che sia.
Se lavorate in una MN siete delle Signore, non delle donnacce di strada, ricordarlo sempre.
Per gli uomini, come sempre, e’ molto più facile e meno penalizzante.

– 6) last but not least l’orgoglio di cui accennavo alla fine del punto 4).
In una MP non esiste orgoglio e senso di appartenenza, a meno che non si tratti dei famosi Imboscati o Raccomandati di primo secondo e terzo grado. In questo caso si’, la MP viene venerata, e a ragione, come un Santo benefattore che elargisce stipendi quattro volte superiori alla media e spesso slegati dalle effettive competenze e capacità.
Tantomeno esiste quel sentimento di mistica adorazione dell’Entità Suprema tipico di una MN, quel gonfiarsi il petto e le piume nell’affermare “lavoro in una MN”, come fosse uno dei requisiti per far parte del Mensa (ci vorrebbe link) o un titolo di merito, e non una casualità o contingenza della vita.
La MN, a meno che non sia una start up di Seattle o della Silicon Valley, non cerca e non vuole cervelli speciali dalle intuizioni geniali, vuole cervelli medi e manipolabili.
Cervelli che alle convenscion aziendali danzino o facciano il trenino sulle note di ‘uh uh uh meu amigu Charlie’ e ‘un pais tropical’, in più fingendo l’estasi.
Einstein e Leonardo non sarebbero durati un giorno in una MN.
La capacità che permette di sopravvivere e prosperare in una MN e’ l’adattabilità.
MP = resilienza versus MN = adattabilità.
La risorsa MN si bea del fatto di far parte di questa dorata casta sovranazionale che si fiuta a naso, si ritiene privilegiata e valorizzata professionalmente e umanamente dalla propria MN, crede davvero alla mission ‘combatteremo la fame nel mondo e costruiremo un mondo migliore aumentando il fatturato del 30%’, un po’ come le miss Italia nelle interviste.
Teneri, ingenui, ottimisti e beati che hanno identificato e coronato il sogno di una vita e che si sentono parte di Qualcosa. Mentono ignorando totalmente di mentire.
Il dipendente di una MP riconosce una sola entità superiore, la mano santa che con un click del mouse accredita la marchetta mensile, e morta li’.

Concludo con un ringraziamento poiché per il geniale conio linguistico di MP, parola che racchiude tutto un mondo e sul quale ci sarebbe molto altro da dire, sono eterna debitrice a S., persa di vista da oramai tanti anni ed incontrata nella più perfida, folle ed invivibile MP che mi sia mai stato dato modo di conoscere.
Se un giorno per puro caso, ma dubito, S. si trovasse a passare da queste parti.

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