Archivi tag: nella vita voglio viaggiare con il solo bagaglio a mano – leggera

Estate, a che punto siamo 

All’improvviso è scoppiato un caldone che fa friggere le cervella, e per carità non son certo io a lamentarmi, ma per i primi di giugno mi pare francamente eccessivo. Nella Grande Pianura si boccheggia, sono comparsi in quantità industriale braghini, canottiere, ciabatte, antizanzare e ventilatori, cioè il kit per la sopravvivenza.

L’estate a Vorkuta comincia, appunto, quando il primo pensionato nella sopracitata e invariabile uniforme ciabatta-braghini-canottiera quasi ti finisce sotto le ruote anteriori mentre percorre serenamente in contromano una stradina di paese, fischiettando, perché va a raccogliere la cicoria nei campi, beato lui. E del codice della strada se ne fa un baffo, lui.

Fondamentalmente non succede nulla di che, tranne al lavoro dove non smettono mai di inventarsene di ogni e dove ogni tot. mesi si registra un avvicendarsi di figuri pescati non si sa come, non si sa dove. Ma si lavora, eh, per lo più sempre i soliti soldati semplici, gli altri, in numero quasi triplo, organizzano mitings o lanciano report su report, che poi discutono, analizzano, commentano, non trovandosi mai d’accordo tra di loro sulla loro lettura/interpretazione, fosse anche una volta sola. Eppure sono numeri.

Dopodiché si scannano per un quarto d’ora, poi tutti a farsi un cafferino in allegria, non sia mai farsi venire il sangue cattivo. Se uno di loro manca per ferie o malattia ce se ne accorge non prima dell’inizio della seconda settimana, quando nel distributore degli snacks rimangono più Fiesta Ferrero o Kinder Delice del solito. O perché sul piano c’è più silenzio del solito, o più parcheggi liberi, cose così.

Comunque, se dovessi guardare alla mole di lavoro che ci ritroviamo e che nemmeno riusciamo a smaltire direi che l’Italia dovrebbe essere in pieno boom economico, svettare in testa alle classifiche del PIL mondiale:  Moody e Standard & Poor dovrebbero genuflettersi ai nostri piedi, chiederci scusa per tutte le tirate d’orecchie e i downgrade del passato, citarci ad esempio e modello di impetuosa crescita, contagioso sviluppo, altro che gli anni ’60.

Poi, come quei fulmini a cielo tipicamente estivi, come colpita da una folgore, ho d’un tratto capito che nella mia vita , fondamentalmente, ho commesso solo due sbagli, purtroppo di livello AAA+++, e che hanno prodotto conseguenze gigantesche e disastrose per me. Due cose molto terra-terra, nessun volo pindarico, nessun sentimentalismo, nessun capriccio, nessun cuoricino infranto che batte, quello l’abbiamo già sistemato. Si parla di scelte lavorative, ovvero di dove ho deciso di fermarmi e investire le mie energie, ed altre di natura economico finanziaria, essendomi ingenuamente purtroppo fidata di persone a me vicine.

In entrambi i casi non posso dire non mi avessero messo in guardia:  una sola persona in realtà, una persona lucidissima e spietata nel valutare ogni situazione, una persona non malata di quell’ottimismo drogato fintamente liberatorio e che tutto assolve, purtroppo facendo tanti più danni del disfattismo a tutti i costi, portando all’inazione. Anche se quella persona lí io da mo’ la chiamo la Merda Umana.

Quell’ottimismo che è un’arma letale in mano a persone non sincere e che non vogliono realmente il tuo bene ma solamente chiuderti la bocca, che non hanno tempo e voglia di ascoltare i tuoi dubbi e le tue paure, però sono bravissime a raccontare favole e a portarsi via e a godersi solo il lato leggero e gioioso che anche il più meschino derelitto nasconde dentro di se, perciò anche io. Ma allora non ho voluto né vedere né sentire, e/o pensavo ad altro, ed eccomi qui. 

Da quando ho avuto questa rivelazione vivo di tre centimetri cubici  più serena, e si riduce drasticamente il numero delle mie pendenze e porte aperte col passato. Sempre più le porte chiuse, finalmente, e il desiderio di guardare avanti. Perché questo mi  sembra chiaro, oramai, la direzione dove voglio andare, viaggiare con il solo bagaglio a mano, liberarmi del superfluo.

La seconda folgorazione, a distanza di una ventina di giorni  da un esame che dovrò fare e la cui preparazione si è ciucciata una bella fetta del mio tempo e delle mie energie da settembre in avanti, é che l’unica cosa che so è quella di non sapere niente. Ma sul serio.

Quando dopo 4/5 anni di studio di una lingua ti ritrovi  ancora con dei dubbi e commetti degli errori anche per dire che ore sono, o per tradurre una data, capisci che se avessi investito il tuo tempo dedicandoti, ad esempio,  alle lingue neolatine allora potresti essere già a buon punto con spagnolo, francese, e portoghese messi assieme che, tra l’altro, sono tutte lingue di paesi che ti piacciono e dove non ti vedresti male. Tranne che forse a Bangui, ma anche su questo potrei ricredermi. 

Anche se, come raccontavo qualche sera fa ad una mia amica, quest’ultimo anno lavorativo mi ha a tal punto letteralmente devastata e fatta invecchiare di botto di quindici anni, che il massimo che riesco a immaginare é una casetta in legno a tremila km da Novosibirsk, di quelle con la stufa enorme al centro e uno spazio per i letti per stare al caldo anche a -50 celsius, e in dotazione un fucile a pallettoni per tener lontani i lupi e gli orsi quando vado al bugliolo o a spaccare la legna. Con una jeep scassata per andare in città, al cinema o dal parrucchiere qualche volta, però con un’ottima connessione internet, nella mia casetta di legno. E sarei a posto.

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10 commenti

Archiviato in Ci salvi chi puo', Ho un'opinione su quasi tutto (ed accetto possa non essere condivisa, con garbo), Outlet valve