Archivi tag: oasi ecologica

Ho imboccato una brutta strada

Mi è stata venduta come una delle cose belle/notevoli/consigliabili da vedere qua vicino, per farci una passeggiata o una sgambata, una corsetta in bici, per respirare finalmente dell’aria pulita, che io mi lamento sempre della bruttezza senza speranza di questi luoghi, e del fatto che non ci sia molto da fare, e che la depressione a me viene molto più spesso ad uscire che non a stare chiusa in casa dove almeno ho sempre un sacco di cose interessanti di cui occuparmi.
Allora, per non avere questo rimpianto e perché adoro stare in mezzo al verde, la natura e gli spazi aperti, mi decido che è ora di superare le resistenze e i miei pregiudizi e di fare la conoscenza con questa meraviglia di parco.
C’è pure un sito web che illustra i diversi intinerari, evvai: un modo diverso e piacevole di trascorrere una giornata nel fine settimana magari approfittando di una di quelle rare giornate serene e col cielo azzurro che di tanto in tanto capitano anche da queste parti. Tutto aggratis.
Una domenica mattina convinco percio’ una povera ignara amica ad avventurarsi per qualche oretta di fitness dolce in questo Eden a portata di mano e di piede ancora colpevolmente sconosciuto ad entrambe.

Peccato però che nessuno, nemmeno il sito, dica, suggerisca, supplichi, anzi intimi agli incauti sprovveduti passeggiatori della domenica, a caratteri cubitali ed in diverse lingue, di non avventurarsi lungo la sponda est del fiume (ma potrebbe anche essere quella ovest, visto il mio senso dell’orientamento), perchè da quella parte la visione di cio’ che si presenterebbe ai loro occhi, specie se di domenica mattina prima di un lauto pasto, potrebbe seriamente pregiudicarne la digestione, ma soprattutto l’incolumità fisica e l’equilibrio pissicologico.
A posteriori, nella migliore delle ipotesi e con assoluta granitica certezza, la visione di quella parte/sponda del parco fa rimpiangere di non essere rimasti a letto per due ore supplementari di sonno, un buon libro, il giornale, ma persino una giornata di lavoro.
Oltre ad avere confermato l’esattezza dei pregiudizi che nutrivo, quella che doveva essere un’innocua passeggiata ha aperto una triste riflessione e presa di coscienza dello scempio che è stato fatto e della devastazione che si è abbattuta su questo territorio negli ultimi decenni, il tutto ben oltre ogni mio timore, intuizione o consapevolezza.
Insomma stavo meglio prima, prima di sapere, prima di vedere.

Su questa sponda del fiume (ripeto, credo che dall’altra parte la situazione sia decisamente diversa, un po’ come le due Germanie prima della caduta del muro di Berlino) dopo i primi trecento quattrocento metri di percorso, piacevoli da percorrere ed esteticamente gradevoli, il sentiero diventa impervio, stretto, molto scivoloso, in alcuni punti si spinge anche troppo vicino all’acqua che, dopo le piogge di questi giorni, scorre in abbondanza e pericolosamente irruente. Anche parecchio inquinata, ci sono divieti di balneazione ovunque, non che qualcuno potrebbe mai pensare “chiare fresche, dolci acque”.
Il fiume dissemina generosamente qua e là sacchetti di plastica e schifezze varie che esseri incivili hanno gettato a monte.
Il timore che una pantegana più lunga del mio avambraccio potesse saltare fuori non mi ha mai abbandonata.
Non ci sono o sono insufficienti le indicazioni per cui, non fosse stato per un gentile signore sbucato dal nulla e che ha camminato per un tratto con noi, non avremmo mai saputo come e dove proseguire.
Il percorso, non molto frequentato, si snoda sotto vari cavalcavia e ponti autostradali dove c’è poca visibilità anche in orari diurni, il che pone problemi di sicurezza personale anche perché, ci diceva il gentile peripatetico signore, talora in queste aree più nascoste e al riparo da sguardi indiscreti ci girano loschi figuri e balordi.
Noi in verità di gente strana non ne abbiamo incontrata, ma è verosimile che col buio la situazione cambi. Io, comunque, da sola mai e poi mai, nemmeno alle ore 10:00 del giorno di ferragosto e, dopo che il signore ci ha salutate, entrambe abbiamo preferito fare retro front.
Comunque, tranne poche radure e sparuti boschetti dove gli occhi e la mente possono tirare un sospiro di sollievo, il paesaggio, fortemente antropizzato, e la “natura” sono a dir poco spettrali e desolati, da Day After, insomma proprio nulla che valga la pena, anzi.
Potrei fare il copia ed incolla di un precedente post: paesini e paesucoli insignificanti che si mischiano, alternano o avvicendano a centri commerciali, addensamenti di villette a schiera, rotonde, strade e superstrade, capannoni ed aziende. Il tutto alla cazzo e senza un senso, senza un progetto, un’idea di fondo su come valorizzare o quantomeno non abbruttire un territorio che già di suo, bisogna riconoscerlo, ha poco da offrire.
Uno scenario che un amico straniero ha definito in modo coinciso ma eloquente industrial decadence.
Tra gli orrori architettonici di questi paesucoli che il parco lambisce mi è rimasta impressa una casupola di non più di due piani che vantava ben quattro diverse tipologie di serramenti, in alluminio, in legno naturale, bianchi e pure in ottone. Mi sono fermata a guardarla per qualche minuto, incredula.
Detto questo, dopo questa summa teologica dell’orrore non credo ci sia null’altro da aggiungere, se non che magari in primavera riproverò a fare lo stesso percorso, non dalla parte della DDR, bensì dall’altra parte del fiume.

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Ci salvi chi puo', Craps, Ho un'opinione su quasi tutto (ed accetto possa non essere condivisa, con garbo), Outlet valve