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Fare passare le ansie, i dubbi, le paure, con acquisti consolatori (ed usufruendo dello sconto del 50% che dimezza il senso di colpa)

Ma prima degli acquisti chiacchiere.

Quando si è di fronte un cambiamento di vita significativo, ed un trasferimento lo è, specie se finalizzato ad un ulteriore successivo trasloco in luogo e casa ancora sconosciuti, previa vendita, si spera in tempi brevi, del primo immobile oggetto del prossimo trasloco, troppo grande, impegnativo ed oneroso da gestire da sola, e troppo pieno di ricordi, la sensazione è quella che si apra anche una nuova fase importante della propria vita, si spera migliore della precedente. Euforia, frammista ad incoscienza, ma più la seconda, che se solo penso alla burocrazia italiana, ai notai, agli agenti immobiliari, ai costruttori, ai geometri, agli architetti, e a tutti gli squali o filibustieri che notoriamente popolano ed abbondano in questo settore mi vien male.
Non tutti, per carità, però …’nzomma. E poi, tra l’euforia e l’incoscienza, paure, ansia, mille dubbi.

Quando si è speso un intero sabato in un’attività invero piacevole, ma che potrebbe anche essere molto più divertente e spensierata se solo si disponesse di un budget illimitato, o semplicemente più consistente, e quest’attività consiste nella ricerca di una casa che sia finalmente il più possibile vicina ai propri gusti ed esigenze, ci si rende conto che crisi o non crisi le case hanno ancora dei prezzi folli, e non mi pare proprio che da queste parti si possa parlare di calo o crollo delle quotazioni del mercato immobiliare.
Infatti già da una prima ricerca via internet parrebbe che anche in provincia (hinterland dell’ameno capoluogo) per un trilocale carino, sì, e funzionale, sì, ma di 80 mq scarsi, e nulla che si possa anche solo lontanamente definire lussuoso, ci vogliano una paccata tale di soldi equivalenti all’impegno di due reni ed un pezzo di polmone, il che sta già ridimensionando il mio sogno, od aspirazione, a una metratura superiore.

Stamattina la visita di un appartamento che sulla carta poteva essere interessante, in una bella palazzina realizzata con un insolito buon gusto, mi ha fatto arrivare alla conclusione che a me una delle due camere da letto, entrambe in formato Barbie come si usa di questi tempi, non basterebbe manco per stivare tutte le scarpe che ho. Dovrei perciò trovare il modo di scaffalare anche il soffitto.
La casa, come tutto l’edificio, mi piace parecchio, peccato che l’appartamento di un taglio leggermente superiore, 88 mq, sia stato venduto da poco. Quella decina di mq potrebbero fare la differenza nella mia vita.
Perciò, visto che non è che risparmiando trenta euro al mese mi potrò un giorno permettere l’attico con giardino e 40 mq solo di cabina armadio, come ogni donna meriterebbe, mi sono consapevolmente buttata in un raid di acquisti consolatori.

Sono andata a colpo sicuro, nel senso che sentivo l’esigenza, o l’urgenza, insopprimibile e quasi vitale, di possedere degli orecchini in turchese. Principalmente, ma non solo, per la stagione estiva, cioè per quelle due settimane dopo il disgelo, tra luglio ed agosto.
Turchese patacca, ovviamente, che adesso che per me ogni cosa ha una sua equivalenza o corrispondenza in metri quadri aggiuntivi, listoni in rovere, complementi d’arredo o qualsiasi cosa che abbia a che fare con il futuro nido, se fosse stato turchese vero avrei potuto farci saltare fuori un microonde di buona marca e qualità o un divanetto Klippan.
Parca ed attenta, ma senza esagerare, che senza queste piccole gioie biecamente materiali rimarrebbe poco altro di cui rallegrarsi. Tutte le mie amiche, superato il giro di boa dei quaranta, sono arrivate alle stesse conclusioni, adieu ai grandi ideali di amore eterno, pace, giustizia e fratellanza universale e via di danza tibetana, di corsi di fotografia, di weekend al mare, sedute di cavitazione. Tutte più in forma che a vent’anni.

Il negozio dove ho colpito è Accessorize, catena inglese che, a mio avviso, spesso vende roba di gusto e qualità assai discutibile.
Però sulla quantità qualche pezzo di buona bigiotteria portabile anche da non dodicenni amanti di Hello Kitty alle prese con le bizze del menarca lo si riesce a rimediare, e la gioia più grande è stata rilevare che tutto quello che mi interessava e piaceva, leit motiv il turchese patacca, era scontato del 50%.
In soldoni, con poco più di trenta euri mi sono portata a casa diverse cosette.
Descriverò successivamente nel dettaglio i miei acquisti, dei quali sono molto soddisfatta, in quanto li ritengo di buona qualità, specie in rapporto al prezzo dimezzato, di discreto impatto scenico, e degli evergreen.
Seguiranno cioè, fotografie: adesso a Vorkuta è già troppo cupo e bigio e non c’è luce sufficiente. Spero nei prossimi giorni, ma se va avanti a piovere così, e sotto un cielo livido e gonfio da eterno autunno, potremmo andare a finire a maggio/giugno.

Ma il pezzo migliore (pezzo, ah ha ah, come stessi parlando di un vaso Ming di incalcolabile valore all’asta da Christie’s o da Sothesby’s) e del quale sono più soddisfatta, perché di vero affare si tratta, è un piumino di marca sconosciuta anche agli stessi produttori e venditori e dall’incerta provenienza manifatturiera, nonostante l’etichetta riporti Made in Italy. Acquistato all’incredibile cifra di 18 euro, cioè come dire un capo spalla allo stesso prezzo di tre paia di orecchini di bigiotteria scontati, cioè come dire poco più di un paio di collant in caldo cotone. Probabilmente proveniente dallo stesso distretto cinese di sweatshops nel quale viene prodotta la stragrande maggioranza del tessile in circolazione a livello planetario, il piumino oltre ad avere una vestibilità perfetta, che per me significa zero effetto omino Michelin, cioè senza anelli di Saturno dove si tende ad essere inanellate di ciccioli già di proprio, presenta un dettaglio particolare nelle maniche a tre quarti che proseguono al polso con una fascia in maglia dello stesso colore, e una sorta di coulisse alla vita, rimanendo per il resto di una semplicità quasi francescana. Inoltre è di un colore in assoluto tra i miei preferiti, un verde molto scuro e molto freddo, cioè contenente molto blu, perfetto per le persone dai capelli biondi e dalla carnagione chiara dal sottotono freddo.
Ora, non dirò il nome del negozio dove l’ho trovato, frugando tra cumuli di macerie tessili come fosse esplosa una bomba, ma mi valga l’appunto che questo posto, che ritira spesso stock e campionari oltre ad un sacco di fuffa inguardabile ed importabile, è da tenere assolutamente d’occhio e da battere con maggiore frequenza perché ci si nascondono dei veri tesori, come sanno da decenni i locali che lo tengono sotto costante assedio, anche in tempi non sospetti, da molto prima della Grande Depressione.

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