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Sette anni, non sentirli. E poi

Sí, grazie, sentivo proprio il bisogno di questo kit di timbri con mini tamponcini d’nchiostro della Lidl, per marcare il territorio, come i cani. Specie i libri, quelli che ho già, che di nuovi cartacei oramai difficilmente ne compro, e per quei pochi bigliettini di auguri e per quei pochi regali che faccio. Ma che almeno siano personalizzati, con un’anima.

  
La cosa grave è che non sono capitata lí per caso ma ho scientemente atteso il giorno, il dieci di agosto, giorno in cui la gente normale e adulta con una settimana di ferie a disposizione é al mare, per monti, o per città d’arte, per non perdermeli. Anche se mi aspettavo e avrei sperato di trovare i timbri con le lettere dell’alfabeto che avevo visto su YouTube. Con quelli sí, mi sarei timbrata anche delle t-shirt per dire (ideona), ma per 4,99 euri anche questi andavano bene.

Queste sono le cagate che mi piacciono, le cose che mi danno intimamente soddisfazione.

E mi sono trattenuta dal comprare il set di pennelli e di colori acrilici, che considero fortunatamente chiusa la fase artistica notti-insonni-artista-maledetta d’imbratta tele, e se mi ritorna, perché tutto nella mia vita ritorna, vado di digitale.

E poi spero che mi si richiuda almeno un po’ quel cazzo di chakra che mi sento l’Incredibile Hulk e se avanti così con l’ordino e riordino arriverò a smontare e rimontare anche le tegole del tetto come in una casetta Lego, ma solo dopo averle aspirate e ripassate con un panno umido e l’apposito detergente.

É infatti da venerdì pomeriggio che mi sono lanciata senza tregua e senza sosta nella più massiccia operazione di sgombero casa del trentennio, che chiamarlo decluttering é veramente riduttivo e inappropriato, e senza quest’energia incredibile che mi sento e ritrovo addosso avrei altrimenti impiegato sei mesi buoni.

Praticamente mi sono messa a smontare mobili vecchi e/o orrendi o ridotti male, o inutili, tipo orride cassettiere marrone scuro lucido in cui non si aprivano più bene o del tutto i cassetti, e a farli a pezzi, nei più piccoli pezzi possibili, come un serial killer ossessivo compulsivo, e poi a scammellarmeli in discarica. Dove oramai mi conoscono e sono una di casa.

Ora sono a quota tre, tre mobili “incubo anni 70/80” smontati e ridotti nel più piccolo pezzo che il costruttore aveva previsto, con anche recupero a fini riciclo dei materiali ferrosi-metallici come chiodi, viti, ganci, sbarre etc etc. 

C’è gente a cui piace il vintage nell’interior design, a me no. Io vorrei tutto chiaro-razionale-luminoso-scandinavo con piccole contaminazioni country provenzale, specie nei tessili. Un po’ di colore oltre a bianco ed ecru che prediligo, gialli, azzurri, verdi.

Di vintage qui dentro ci sono già io, non ho avuto nemmeno voglia di provare a venderli, so che esiste un mercato.

Conto così di guadagnare un sacco di spazio, avere meno roba da pulire e in cui andare a sbattere quando mi muovo e aggiro per casa, e addirittura un ampio locale che si sta svuotando quasi del tutto per adibirlo ad area fitness. E un guardaroba funzionale e ripulito di tutta la fuffa immettibile, per non perdere tempo la mattina, per sfruttare meglio quello che ho, per provare-trovare-giocare con nuovi abbinamenti, per evitare acquisti inutili.

Contemporaneamente, infatti, lanciata analoga operazione del guardaroba, con decine e decine  di capi che finiscono direttamente nei sacchi neri dell’indifferenziato o in altri più piccoli per le campane raccogli indumenti, o in un altro borsone per la sartoria, cose da far riprendere, stringere, accorciare perché è roba nuova e decente ma mi sta unammerda. 

Poi ancora borsoni di libri che sicuramente non aprirò mai più e che porto in biblioteca.

É tutto molto stancante, infatti stanotte nonostante il caldo umido soffocante ho dormito benissimo, ma ho gambe e mani piene di lividi e graffi, taglietti. Non è propriamente un lavoro di tipo intellettuale.

Non so da dove derivi tutta questa forza fisica ed energia ma sento che dovevo farlo, che se fossi andata via qualche giorno senza liberarmi di tutta questa roba inutile, fastidiosa, ingombrante, ricettacolo di polvere e che crea confusione aggiungendo altra confusione alla mia testa non me la sarei goduta, mi sarei sentita in colpa.

Avrei continuato a pensare a tutto quel nugolo di roba, a quel finto ordine posticcio, al fatto che mi trascino dietro ancora troppe cose che devo lasciare andare.

A settembre il giusto riposo del guerriero.

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