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Il giorno in cui

Credo che la giornata odierna, 17 maggio a.D. 2015, segnerà il mio definitivo e oramai convintissimo passaggio al vegetarianesimo*, che poi era uno dei buoni propositi da realizzare per l’anno in corso, e forse l’unico sinora portato a compimento. Ma per questo non dispero, che a fine giugno potrei portare a casa il secondo trofeo, di tutt’altra natura.

In effetti per me non era un passaggio poi così difficile da compiere, c’era solo un piccolo lembo, fatto di pigrizia, abitudini consolidate e anche insofferenza per certe “mode”, che doveva ancora scollarsi del tutto da me, come un cerotto.  Non ero ancora pronta, da oggi lo sono.

Comunque non sono mai andata pazza per la carne, non l’ho mai cucinata e la mangio, oramai mangiavo, raramente, e solo fuori casa, quando non c’erano alternative valide, come in mensa, o per non fare la rompiscatole in compagnia. Se potevo preferivo, e ho spesso preferito, evitare, anche se ricordo un certo brasato con amici in montagna, solo pochi anni fa, che quando ci vediamo ancora ne parliamo, con gli occhi lucidi e l’acquolina in bocca.

Sin da piccola ho sempre nutrito ben poca attrazione per pezzi di carne che grondano sangue animale, e la sensazione di sentire sotto i miei denti il grasso, i muscoli, la fibra, e tutto quanto fa parte di un organismo vivo, e di masticarlo da morto, per me francamente é sempre stata poco piacevole, anche se il sapore, non riesco a negarlo, era di mio gradimento. 

Poi si è aggiunta negli ultimi anni la convinzione che la carne, più di molti altri cibi, contenga davvero le peggiori schifezze, dai mangimi chimici alle bombe ormonali. Ma anche a prescindere, che se fosse solo quello il motivo allora dovrei diventare una talebana del cibo sano, e in ufficio non toccherei più nemmeno una merendina del distributore, o un gelato confezionato, e sinceramente una vita così non fa per me. 

O forse, anche per questo, per una vita salutista ortodossa, non sono ancora pronta.

Peró oggi, reduce da un pic-nic all’aria aperta a base di carne alla brace, e per mia fortuna non solo di questo, quando me ne hanno messo sul piatto un pezzo caldo, ancora sfrigolante e sbrodolante sughi e succhi poiché appena tolto dal fuoco, ho avvertito una fortissima, enorme repulsione, e nessuna, nessunissima voglia di portarmelo alla bocca.

Purtroppo invece l’ho fatto, per convivialitá, e perché se no qualcuno avrebbe attaccato col come mai non mangio carne, e poi avrebbe malignato su cosa ci sono andata fare a un barbecue. Beh, non sono andata per mangiare carne, questo è certo, ma nonostante.

Non so cosa fosse, forse maiale. Credo anche fosse carne scelta e di qualità… anzi, forse veramente di qualità, perché emanava e aveva un odore talmente forte che non ricordavo, che forse non avevo mai avvertito in vita mia, probabilmente perché abituata a carne più dozzinale del supermercato, animali allevati in tangenziale est e nutriti col polistirolo. Erano un odore e un sapore primordiali, di regno animale, di bestia, di umido, di selvatico, di cadavere, non so.

E dopo diverse ore ancora non riesco a togliermi di dosso un senso di nausea, e a liberarmi da quell’odore, e a ridare freschezza alla bocca dopo quel sapore, e avverto come un malessere diffuso. 

E oggi ho fatto del tutto mia, anche se da tempo ci pensavo, l’idea di aver compiuto un sacrilegio, di avere commesso un peccato, un’ingiustizia.  Sí, anche nei confronti di un animale, e credo che la prossima tappa sarà non comprare più borse di pelle. Non che ne compri una al mese, ma quando capiterà, qualora capitasse. Purtroppo per le  scarpe, che almeno un paio all’anno ci stanno sempre, ancora non riesco a pensare a valide accessibili alternative alla pelle.

Oggi però, per me, carne giú per il gargarozzo ultima volta, e non è una promessa delle mie, ma la certezza assoluta.

*Sarebbe più corretto dire pescatarianesimo (??): nessunissima intenzione, nessun bisogno, per ora, di smettere di mangiare pesce, crostacei, molluschi etc etc

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8 commenti

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