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Del viaggiare leggeri

Viaggiare leggera sí, ma solo con le cose che mi stanno nella testa, che comunque per me è già un grande successo, una conquista degli ultimi anni.

Per le cose che stanno in casa, ancora tante, troppe, mi sono accorta di avere comprato a distanza di pochi mesi – inizio autunno 2014, e poi ancora sabato scorso – esattamente la stessa camicia.

Non lo stesso concetto di camicia, che ne so, bianca, a maniche lunghe, di cotone e magari con vistose o impercettibili variazioni e declinazioni sullo stesso tema, e perciò di fatto diversa, pur essendo camicia bianca in cotone e a manica lunga. No, proprio la stessa identica camicia, nello stesso negozio. 

Nel frattempo però avevo fatto la tessera fedeltà e la seconda l’ho avuta scontata di due euro scarsi. Si, perché io registro da anni tutte le mie spese, anche il cono gelato da due euro mentre passeggio. Prima in cartaceo, dal Gennaio 2013 su file Excel da me appositamente creato. So per esempio di avere speso in vestiti, scarpe, accessori, da inizio anno e sino al 31 maggio, 516 euri. 

Ignoro se siano pochi o se siano tanti su media nazionale, ma sono in media con i miei anni precedenti. Non ho mai chiesto ad amiche se avessero mai fatto un calcolo simile e sarebbe curioso ed interessante sapere. Ma credo sia anche tutto relativo, la disponibilità di soldi, quali sono le priorità nella vita, gli impegni etc etc. La mia ex cognata con quella cifra si sarebbe forse fatta un paio di scarpe, disposta a mangiare solo lenticchie per tre mesi pur di averle. Io lo farei forse-forse solo una volta nella vita, certamente non adesso, probabilmente anche mai.

Comunque … dopo la sorpresa e l’amarezza nello scoprire di essere così disorganizzata, sprecona e svampita, per prima cosa ho voluto controllare se fossero anche della stessa taglia, ma della prima avevo già sforbiciato tutte le etichette.  Ma direi di sí, confrontandole mentre stavano per finire in lavatrice, direi anche stessa taglia: non posso nemmeno riportarla indietro, perché l’avevo già indossata e lavata quando mi sono accorta del doppione. 

Non che non sapessi di avere già delle camicie di jeans: la prima in denim scuro e piuttosto pesante la ricordo assai bene perché ce l’ho da una dozzina di anni buoni, che in genere non amo e non compro cose usa e getta. Poi sapevo di averne una seconda, credevo di peso medio e assai delavé, cosí ne desideravo una molto leggera per l’estate, in chambray, che è un tessuto molto fresco e portabile con il caldo. Perché, se non si è capito, mi piacciono un sacco le camicie in jeans, forse anche più dei pantaloni.

Credevo sbagliato: la cesta del bucato, quella carogna, ha rivelato che la seconda non era più quella di peso medio e assai delave’. Quella era stata molto usata in passato e poi era finita in discarica, ma me ne sono ricordata troppo tardi. La seconda era già, da mesi, quella in chambray, e devo averla indossata per l’ultima volta solo poche settimane fa.

Così ora possiedo due identiche camicie jeans in chambray di cotone, stessa marca, stesso taglio, stessi dettagli, identico il grado di scoloritura e di finta usura. Mi consolo con il fatto che le mie scelte siano sempre coerenti e il mio stile, inimitabile :-), non cambi mai e non segua troppo le mode del momento.

La morale: dopo il primo luglio questa casa verrá rivoltata da cima a fondo come un calzino: non penso potrà mai diventerà un laboratorio del minimalismo chic o un virtuoso esempio di decluttering da additare al mondo. Resterà sempre un po’ tamarra e di tante cose non riuscirò  mai a liberarmi anche perché per ora l’ultimo mio problema è la mancanza di spazio fisico ma, onestamente, qui dentro gira troppa fuffa.

Una nota di particolare disonore alla gestione pressapochista del mio guardaroba che, evidentemente, necessita di migliore organizzazione, e magari (lo sogno da anni) di una schedatura mappatura del presente / disponibile, con foto. Tutto in una bella app. Perché se è vero che una cavolata così non l’avevo mai fatta manco io, di inutili facsimile o repliche di capi di abbigliamento ne ho accumulati diversi, e sempre perché non so mai cosa esattamente ho nell’armadio, e nella scarpiera. E in frigorifero, o negli armadietti della cucina.

Anche la dispensa infatti necessita di più accurata ed oculata organizzazione, ma almeno in cucina va a periodi. 

Menzione di merito, invece, per la gestione impeccabile della libreria/biblioteca, un lavoro che l’anno scorso mi ha portato via tre giorni interi, tre giorni da mattina a sera a cavallo del ponte del primo maggio, e facilitata dal fatto che non compro più libri cartacei che non siano manuali o grammatiche di lingua.Lo dico per stimolarmi e automotivarmi e perché so quanto è bello cercare una cosa e sapere dove è, e magari trovarla, ma quando serve, non picchiarci il naso per caso.

Poi: non credo affatto che l’attività di semplificazione dei pensieri e delle cose che voglio portare nella testa e nel cuore nel mio viaggio terreno d’ora in avanti sia del tutto scollegata dalla necessità, o desiderio, di liberarsi delle cose materiali inutili, superflue, specialmente se non hanno alcun valore sentimentale o di ricordo. Perché per queste ultime, sigh, io ho ancora il cuore di panna. No, non lo credo proprio: magari non in parallelismo perfetto, ma viaggiano di pari passo.

Anche se sarà una fatica immane, immagino poi con questo caldo, e ci saranno un sacco di viaggi da fare in direzione della discarica, o verso le campane che raccolgono indumenti, é una cosa che non vedo l’ora di cominciare a fare, per sentirmi in tutto più leggera, veloce, pronta a cambiamenti anche più strutturali.

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