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La difficile vita del Racc. De Luxe

E che diamine, un poco di comprensione, in questi tempi incerti ed inquieti non deve essere facile nemmeno la vita di un Racc. de Luxe di Multipaesana lombardo veneta.
La gente, se non ce l’ha già in dotazione dalla nascita come la sottoscritta, ha acquisito per una mera questione di sopravvivenza una discreta animosità generale, e forse, ed era pure ora, comincia anche a sviluppare una certa incazzatura nei confronti delle ingiustizie e delle cose che fanno veramente-davvero schifo.
E ce ne sono tante, basta guardarsi attorno, per la strada, nei luoghi di lavoro (appunto), nel condominio (non ci facciamo mancare niente nemmeno qui), al supermercato. Nulla che faccia ben sperare per il futuro.
Purtroppo mentre tutto il livore e lo sdegno si levano contro la Casta, davvero oggettivamente indecente, alle schifezze ed angherie quotidiane ed in scala minore ci è cosi abituata (e purtroppo rassegnata) che ci fa molto meno caso.
Il che spiega perchè si è arrivati allo sfacelo dove siamo, senza dover tirare in ballo tutte le volte e fare lo scaricabarile con un povero vecchio decaduto ed il suo regno ventennale e tutti gli altri simil ceffi dei diversi orientamenti politici che dell’attuale sfacelo, originatosi già a partire dai primi anni ’80, sono casomai conseguenza, e non certo la causa.

Mettiamoci quindi nei panni di un povero Raccomandato de Luxe con la mente sgombra da pregiudizi ed una mano sul cuore: non più giovanissimo, anzi decisamente fuori tempo massimo per un primo ingresso in un’ ipotetica azienda, Multipaesana o meno, e senza alcuna esperienza specifica pregressa. Core de mama sua.
Dalla sua un oscuro, forse reale ma probabilmente più millantato e gonfiato passato professionale di un certo prestigio, del quale passato in un primo tempo egli fa trapelare con un certo orgoglio e boria cenni e aneddoti.

Altrettanto oscuro e nebuloso, in verità, il passato scolastico, il suo curriculum studiorum, per cui dopo poco tempo, constatato che nessuno porta l’anello al naso, qualcuno ha persino una laurea, si leggono quotidiani, si frequentano cinema, teatri e musei, si è pure stati a Londra, Parigi, Berlino, Tokyo o New York, oltre che a Sciarm el Sceik, e probabilmente per il timore di venire sgamato, costui di questo glorioso passato non ne parla più, e les memoires si dissolvono e stemperano nelle nebbie padane.

Senza il Sigillo Imperiale del Fido Condottiero suo consanguineo costui sarebbe in mezzo ad una strada, questa è la verità, nessuna agenzia recruiting se lo filerebbe di striscio, nessuna azienda, no laurea, un inutile diploma, uno stentato insufficiente inglese, il tutto condito da un carattere simpaticamente di merda.

Simpaticamente non perchè l’individuo in questione non sia piacevole, cordiale, divertente, perchè lo è, il classico adorabile cazzone, il compagno di treno ideale per farci due chiacchiere.
Solo che non vorresti MAI e poi MAI trovarti a lavorarci insieme, visto che lavorare (dove si intende lavorare per vivere e per portare a casa la pagnotta e non contare sul conto corrente acceso da un munifico padre) produrre, essere concentrati, efficienti non è decisamente il suo forte.
Il ns Racc. de Luxe infatti ancora annaspa, anche a distanza di molti mesi, nelle situazioni ed incombenze lavorative più semplici, ripetitive, quotidiane, quelle per intenderci dove basta il “sufficiente” con il quale in passato ti buttavano fuori a calci in culo dalle medie se non volevano più rivederti per almeno due altri anni.
La sua incostanza, disorganizzazione, mancanza di metodo, in altre parole la sua rara e mai vista inettitudine è palese e manifesta agli occhi di tutti, forse anche ai suoi.

É altrettanto evidente che costui non sia nemmeno più spendibile, riciclabile, e/o interessante per il misterioso settore professionale dal quale sostiene provenire, se no perchè casso sarebbe finito qui, che vuol dire venti e più anni di esperienza buttati nel cesso per ripartire da zero, nel bel mezzo del cammino di nostra vita, ed in un settore non certo cool come il suo (millantato) precedente, ed in un paesucolo dimenticato da tutti dove ignorano cosa sia un Happy Hour che è l’unica cosa di cui pare esperto, oltre all’organizzazione dei suoi weekends.
Se si dovesse trovare ad organizzare i fine settimana degli altri, invece, non durerebbe una settimana.
In tre parole, un caso disperato, un caso umano.

Costui viene imposto alla servitù da un Fido Condottiero di Multipaesana lombardo veneta per occupare una posizione ed un ruolo che dopo qualche mese di presenza in azienda non è ancora ben stato identificato. Tutto ciò in virtù di quei vincoli di sangue (tengo famigghia) sui quali un certo Edward C. Banfield ha scritto delle pagine memorabili.
Ne “il familismo amorale” Banfield da una spiegazione abbastanza convincente del perchè le varie mafie siano nate, abbiano attecchito benissimo e si siano poi radicate nella società italiana*, dalla Sicilia alle valli bergamasche e bresciane (dalla virgola* in poi farina del mio sacco).
Pagine ancora attuali per spiegare e comprendere anche i meccanismi mafiosi sconci e perversi di un’ipotetica (sempre rigorosamente ipotetica) Multipaesana di Bernascate con Casnate o Tepossino sul Minchio.

Consideriamo l’imbarazzo che accompagna questo povero Racc. de Luxe sin dal primo giorno, e ogni giorno a seguire, mentre si affanna di qui e di là per dare un senso e uno scopo alla sua presenza e, presumo, una giustificazione al suo stipendio, sicuramente già superiore a quello che si portano a casa tutti gli altri, per trovare qualcosa che lo appassioni e/o lo incuriosisca, per due giorni di fila se non è chiedere troppo, in modo da poter finalmente sistemare le chiappe in qualche ufficio e magari cominciare pure a dare una mano, ad essere produttivo, nei limiti concessi dalle sue limitate capacità (opinione questa ampiamente diffusa e condivisa da tutta Multipaesana, Direzione compresa).

Se questo non crea troppo disturbo al nostro Racc. de Luxe, va da se.
Immaginiamo i rumours, le risatine, i troppo facili interrogativi che la sua presenza suscita in azienda.
Su tutti: ma che m****a ci fa qui se prima era tanto figo e faceva questo e quello e dava consigli di marketing a Madonna?
Pensiamo a quei cattivoni acidi dei suoi colleghi, questa volta senza la mano sul cuore e con la mente ingombra di pregiudizi, gente banale che quel posto di mmerda in una Multipaesana se lo son dovuto guadagnare e poi conservare, giorno per giorno, anno dopo anno, schifio dopo schifio cui hanno assistito: di certo non trasudano bile, che due soli anni di Multipaesana sono come venti spesi nei peggiori bar di Caracas, e ti insegnano cose nemmeno contemplate dall’enciclopedia Britannica, però…

Però: fossi spinta dalla fame derivante da un evidente e conclamato insuccesso o misfortune professionale che, per carità può capitare a chiunque, ed avessi il culo che un parente mi preleva di peso e mi piazza in un’azienda di sua proprietà dove c’entro come i cavoli a merenda, questo perchè alle soglie dei (miei) cinquanta, sì, cinquanta, papà si è stancato di pagarmi le bollette o il mutuo, se il consanguineo mi desse l’opportunità di imparare qualcosa che evidentemente prima non mi era nemmeno mai minimamente interessato, non dico che non accetterei, come ultima ratio, ma dalla vergogna e dalla riconoscenza cercherei di tenere il più basso profilo possibile.
Ovvero cercherei di imparare con umiltà, di assorbire come una spugna, eviterei di sbattere in faccia a tutti il mio cognome, ed anche di parlare di tutto il parentado come se gli umili schiavi di Multipaesana dovessero sapere di tutti i cugini, fratelli, prozie e compagnia cantante della Dinastia.

Ci salvi chi può: la mia amica ha controllato l’estratto conto pensionistico e deve sgambare ancora per diversi anni prima di poter dare un calcio in culo a quel posto, se non finisce in malora insieme a tutto il resto.
Sembrerebbe ce la stiano mettendo tutta.

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Total Quoliti, italian stayl

Può capitare che in una ipotetica Multipaesana lombardo veneta arrivino due ispettori dell’ente certificatore del sistema qualità per la verifica periodica.

Può capitare, sempre ipoteticamente parlando, che uno dei due sia un simpatico quanto borioso saccente signore dai modi un po’ guaglioni, se pur lombardo veneto DOC, il classico sborone che anche nella Lapponia orientale o nella foresta del Borneo persino le renne e le scimmie saltatrici riconoscerebbero facilmente come italiano a cinque miglia di distanza: brillante, battute a go-go anche nel suo dialetto (sia per evidenziare la sua vicinanza ideale alla plebe aziendale sia per facilitare la conversazione con gli indigeni lapponi o del Borneo). In Lapponia sicuramente avrebbe l’ultimo modello di parka e sarebbe dotato di borraccia fighissima auto pulente e auto riscaldante e di satellitare iper tecnologico. Nel candore della tundra spiccherebbero il perfetto accostamento dei colori indossati, in pendant con i licheni artici, e l’inconfondibile quanto prevedibile italica eleganza del tutto firmato. Un film già visto.

Se poi volessimo parlare della sua funzione diremmo che si tratta di una persona competente, preparata e prodiga di suggerimenti, taluni anche utili, non solo scartoffie insomma.

Potrebbe anche darsi il caso che costui, dispensando consigli vari, pure di vita, questi non richiesti, gongolante e fiero della sua profonda ed estesa conoscenza dei sistemi qualità mondiali faccia una breve ma significativa digressione sulle politiche e procedure anti corruzione in uso nelle aziende dei paesi anglosassoni. Anti-bribing policies poi, fa più figo, si vede che hai studiato e viaggiato.
Procedure rigorosissime ehhh, mica come qui da noi PIGS, ventre molle e decadente dell’Europa.

Poi, magari, arriverebbe anche l’ora di pranzo. Tutti in mensa?
Nahhhh, too cheap. Tutti insieme appassionatamente al ristorante, certificatori festosi in prima linea. Seguirebbero primo, secondo, contorno, dolce, caffè.

Sarebbe interessante sapere chi pagherebbe il conto per costoro, ovvero: metterebbero Essi mano al loro portafogli? Nahhhhh, da quella parte non arriverebbe manco un battito di ciglia, un accenno, i paesi anglosassoni buoni per le prossime vacanze di Natale.

Si potrebbe perciò dire, se ciò fosse realmente accaduto, che questo paese non lo salva più nessuno, e che si vede dalle piccole, piccolissime cose.

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Il rap del ragioniere

Questo è il rap del Ragioniere
quando un cliente ci paga,
per lui ci fa un piacere
certo ragionieri si nasce e non si diventa
ed è questo che ci spaventa,
Lui ci nacque, ne siam certi,
per questo teniamo gli occhi bene aperti

Questo è il rap di *****,
uno degli ultimi proprietari terrieri,
che in ***** coltiva un orticello
con produzione di rosso novello
che poi rivende a caro prezzo al vicino
spacciandolo per un DOC di Montalcino

Questo è il rap di un professionista
che del suo settere legge ogni rivista,
ed in più circolari e pubblicazioni,
ma che rottura di marroni,
però zitto, assorto, seduto al suo scranno,
è il solo momento in cui non fa danno

Questo è il rap di un padre perfetto, marito esemplare, ma un poco interdetto
che quando il caffè deve comperare
in ventiquattro rate lo vorrebbe pagare
e non ha mai voluto farsene una scorta,
anche perché è di memoria corta

Poi si dovrebbe anche raccontare
di quando un fornitore bisogna pagare
allora è un circo, un teatro, una farsa
come dovesse scucirli dalla sua tasca

Questo è il rap del Resp. Amministrazione
che conta i giorni alla pensione
ma giudicate voi con coscienza …
come potremo noi mai farne senza

*Ragioniere

Malinconica ed antiquata figura, in via di rapida estinzione ed obsolescenza, che ha caratterizzato ed animato la vita della piccola media impresa lombardo veneta fino ai primi anni del nuovo secolo. Nel passaggio / trasformazione da semplice, nostrana e schietta MPI a Multipaesana (MP) il ragioniere lombardo veneto, tipicamente con riporto e borsello e stuzzicadenti in bocca – arnese che in ore post-prandiali veniva fatto agilmente roteare tra i denti e la lingua per non ostacolare la fonazione nel delicato e garbato dialetto locale – viene sempre più spesso scalzato da un giovine laureato di belle speranze ed amante degli Happy Hours, possibilmente laureato nel più prestigioso ateneo lombardo veneto, perciò italico (e che comunque non viene nemmeno menzionato nella classifica delle duecento migliori università del mondo).
Quando l’ultimo Raccomandato de Luxe fa persino rimpiangere i bei tempi del Rag., ecco.

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Multipaesan update, sindrome da rientro ed un primo bilancio

Si conclude oggi la seconda settimana lavorativa e, come sapevo e temevo avendo accertato che le sensazioni sono sempre le stesse, anno dopo anno, gli effetti benefici di quell’agognata, meritata e mai sufficientemente lunga pausa estiva sono già svaniti.
In realtà erano già svaniti il primo giorno. Il lunedì ed il martedì della prima settimana, complice anche l’odioso quanto consueto ed insano cielo grigio metallizzato del Lombardo Veneto ed un po’ di pioggia a secchiate come a Mumbay, sono stati a dir poco tragici. Seriamente traumatici.

Per assurdo la situazione è andata migliorando poco a poco insieme al tempo, e non perché sia successo nulla di che, e quando mai, tantomeno perché si vadano profilando all’orizzonte congiunzioni astrali particolarmente favorevoli, lavorative o extra-lavorative: no, il solito stagnante piattume.
Credo invece che questo progressivo miglioramento sia da imputare ad una strana specie di sindrome di Stoccolma, una perversa assuefazione al proprio aguzzino/carnefice che col tempo diventa dipendenza.
Sono così abituata al gabbio che, grazie anche alla totale assenza di prospettive ed alternative che offre il Belpaese, ho perso quasi del tutto la capacità di sognare e di desiderare concretamente qualcosa di diverso.
Alla fine la mia Multipaesana, che nei giorni migliori mi è assolutamente indifferente e in tutti gli altri rappresenta solo una necessaria, noiosa e costante costrizione, è diventato il posto dove, dopo casa mia, mi sento più al sicuro, e più sicura di me stessa, cosa che trovo ridicola, triste e patetica allo stesso tempo e con la quale mi ritrovo a fare i conti ogni giorno.

Assolvo ai miei doveri di risorsa Multipaesana con un senso di responsabilità ed il rigore vagamente calvinista di un’educazione tipicamente Lombardo Veneta di stampo cattolico semi-ortodosso, imprinting che, come sappiamo, non concede scampo e tregua e del quale non ci si libera mai del tutto nonostante le migliori intenzioni.
Detto questo, e fatta salva la dovuta riconoscenza a questa fantomatica entità che mi consente di sostentarmi dignitosamente e niente più, per me il gabbio rappresenta uno dei più grossi ostacoli al raggiungimento di una vana quanto effimera felicità o serenità. Infatti drenandomi tempo ed energie per circa 10 ore al giorno mi impedisce di dedicarmi come e quanto mi piacerebbe ai miei hobbies, un’infilata di interessi ed attività ahimè per nulla produttive né spendibili sul mercato (specie quando sprovvisti del benché minimo talento come nel mio caso, e cito solo due tra i miei tanti hobbies, disegnare e scrivere). Ciò mi aliena ancor più dalla realtà circostante, da quella Multipaesana in primo luogo.
Fossi nata, come tanti, con un’inesauribile passione ed inestinguibile sete di conoscenza per la termodinamica, per la meccanica o l’idraulica, per le guarnizioni in gomma, per le tinte capelli tono su tono, per la contabilità industriale o che ne so, per le nanotecnologie, allora probabilmente la mia vita sarebbe stata diversa.
Beati coloro che trovano gioia, gratificazione ed un senso in quello che fanno ogni giorno per campare, senz’altro una delle più grandi fortune che possa capitare ad un essere umano insieme al fatto di godere di una buona salute e di essere nati e cresciuti in una famiglia funzionale, sana e realmente unita.
È evidente che nemmeno in questo sono stata baciata dalla fortuna, ed è altrettanto vero ed evidente che, in fondo, poteva anche andarmi peggio di così lavorativamente parlando.
Quindi, come disse qualcuno, non ricordo chi, tirem innanz.

Restiamo positivi e concentriamoci sul business plan, che l’inverno si avvicina e questo sì, mi fa davvero paura. Un altro inverno a Vorkuta mi terrorizza, chissà se ne uscirò viva.
Però, se c’è qualcosa che i lustri mi hanno insegnato, con tutti i calci in bocca, le cocenti delusioni, le amarezze e l’insidiosa lombalgia che questi portano seco, è quella di saper riconoscere, godere ed assaporare i momenti buoni. Carpe diem è il motto di ogni momento libero, anche in pausa pranza al gabbio.
Così ho fatto in queste vacanze e con sincera nostalgia rimpiango la sconcertante semplicità e felicità di quei giorni dorati anche meteorologicamente parlando (che se non si fosse capito sono abbastanza metereopatica), quando un buon libro, una lunga passeggiata ed un cono al pistacchio bastavano a giustificare a me stessa la mia presenza su questo pianeta.
Avrei potuto fare di meglio, tipo cambiare aria, ma non era quello che sentivo e che volevo dentro anche se, oggettivamente, forse mi avrebbe giovato e ricaricata di maggiori energie.

L’ambizioso business plan stilato solo qualche settimana fa, in quei beati incoscienti giorni baciati da un sole caldo, è già naufragato clamorosamente per quanto riguarda il punto organizzazione casa, ordine e pulizia , mentre impavidi resistono tutti gli altri buoni propositi. Quello di riprendere in mano dopo diversi anni lo studio di un’impegnativa lingua slava abbandonata precipitosamente per dedicarmi ad altro si sta realizzando da qualche giorno. Incredibilmente ho recuperato tutti gli appunti, i libri, i quaderni, le grammatiche, i dizionari e gli eserciziari, non solo, li ho persino aperti, letti, sfogliati, e con piacere.
Con altrettanto piacere ho constatato che non tutto è andato perduto, ma anche che dovrò continuare imperterrita con il ripasso per tutto il mese di settembre per poter pensare di accedere ad un corso di livello intermedio, che era il punto al quale ero arrivata quando ho lasciato.
Spero di non perdermi, poi voglio godermi ancora queste settimane di luce e temperature miti che restano, insieme agli ultimi scampoli / rimasugli di frutta estiva. Come farò senza?
Al dopo non voglio nemmeno pensarci. Diciamo che ad adesso sono due settimane in meno alle vacanze di Natale, ecco.

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Living Multipaesan free

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Ancora pochi giorni di libertà prima del rientro nell’odiato gabbio, assaporo e centellino ogni minuto, ogni istante.
Mi sento la Paris Hilton de noiartri, ovvero sto sperimentando quell’indescrivibile sensazione che un/a Povero/a Diavolo/a può solo immaginare o fantasticare per quasi tutta la vita: quella, impagabile, di non avere bisogno di lavorare per vivere. Sono, e con orgoglio, la Regina del Cazzeggio. Ho zittito la sveglia, vivo assecondando i ritmi ed i bisogni del mio corpo, come un animale, senza regole, soprattutto rifuggendo dall’obbligo di fare cose dal contenuto utilitaristico-produttivo se non ne sento la voglia, che di quello ci campo tutto l’anno.
E’ la cosa che più assomiglia alla libertà assoluta dopo, suppongo, essere riusciti a fuggire da un campo di lavoro nordcoreano. Purtroppo non dura che poche settimane all’anno.
Uff, si lo so, c’è un sacco di gente che se lo sogna un lavoro, o è sfruttato, sottopagato, ed in tutta onestà questo io non lo posso recriminare alla mia aguzzina Multipaesana, però nemmeno vorrei mettermi a gareggiare nelle Olimpiadi della Sfiga anche anche perché con questi chiari di luna nessuna Multipaesana è per sempre. Tantomeno è per sempre la carriera (carriera?) di una Povera Diavola di Multipaesana senza santi in paradiso e con un Raccomandato De Luxe in arrivo.

Bene: come per tutti gli anni già dai tempi della scuola per me il 2013 si chiude qui, precisamente con la marchetta che farò tra le 8:30 e le 9:00 di lunedi 26 agosto. Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato.
E come sempre, sin dai tempi della scuola, si sprecano i buoni propositi per l’anno nuovo stante le vacanze estive ancora in corso e che conduco all’insegna di un basso profilo.
Stando alle statistiche dei quotidiani sarei una dei sei italiani su dieci che non si è mosso da casa, brava formichina previdente in attesa di capire e vedere che aria tirerà in quest’autunno che si preannuncia piuttosto caldo, e non intendo meteorologicamente parlando. Quei buoni propositi che la stragrande maggioranza delle persone fa in calzettoni di lana e con un plaid sulle ginocchia davanti a una fetta di panettone, perché a loro il calendario dice che il 2014 comincerà dal primo di gennaio.
Per me la fine dell’estate ed il rientro al gabbio Multipaesano si portano via tutto di un anno, il bello e il brutto, anche se, tecnicamente, l’estate durerà ancora almeno, e me lo auguro, un altro mesetto.
Anzi, non fosse che queste giornate ancora lunghe e calde ma dalle temperature finalmente gradevoli rappresentano l’inizio di quel lungo, interminabile, desolato, deprimente tunnel buio che è per me l’inverno lombardo veneto, potrei anche affermare che questo è il periodo dell’anno che preferisco in assoluto. Perlomeno a questa latitudine e longitudine ed anche se il collare Multipaesano comincerà a starmi stretto e a soffocarmi già alle 10:00 di lunedì 26 agosto.

Come sempre il business plan redatto per darsi una chance di sopravvivenza sino al disgelo, e cioè orientativamente fino a maggio inoltrato, per quanto alla fine risulti sempre e comunque spropositatamente ambizioso, deve tenere necessariamente conto del fatto che:
1) circa 9,30 H al giorno se ne vanno tra andata in Multipaesana, marchettone di otto ore con pausa di 30 min. e ritorno da Multipaesana,
2) come al ritorno da una missione nello spazio il rientro quotidiano da Multipaesana richiede un certo tempo di decompressione, per non dire quarantena emotiva e socio-psicologica, stimabile in 30/40 minuti di orologio.
2) il budget è limitato,
3) realisticamente, le energie sono altrettanto limitate,
3) almeno una volta a settimana, ma meglio due, al tennis non si può rinunciare, non fosse che questa è una di quelle (poche) attività alle quali mi dedico con una costanza della quale ancora mi sfuggono le ragioni,
4) la ridente cittadina italica che mi ha dato i natali e nella quale tuttora risiedo, italica e perciò molti erroneamente sarebbero portati a credere mediterranea, non è esattamente una metropoli tentacolare dalla vita frenetica, tantomeno mediterranea, anzi dai primi di novembre sino alla tarda primavera ricorda piuttosto Vorkuta. http://en.wikipedia.org/wiki/Vorkuta

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Vorkuta col coprifuoco però. Qui alle 19:00 mediamente la gente ha già cenato (davanti alla televisione), e le uniche forme di vita e socializzazione, se si esclude la forzata transumanza motorizzata della mattina e del rientro serale dal lavoro, sono riscontrabili ed hanno luogo nei centri commerciali nei fine settimana.
Alle 19:30 quando chiude l’ultimo negozio il cosiddetto centro si spopola.
Il centro è la solita via pedonale dello struscio della mia giovinezza, ora assediata da mutandifici e altre perle del franchising italico e spagnolo, tutta gente punibile per crimini contro l’umanità per la preferenza accordata a polietilene fuso e filato e all’amianto ritorto. Le fibre naturali, queste sconosciute. Letteralmente, dicevo, non c’è più anima viva in giro.
Ne consegue, si può ben comprendere, che in questa Sodoma e Gomorra a nord del Po l’offerta di attività cultural-sportive-ricreative-socializzanti sia piuttosto limitata per i dopo-lavoristi se non si considerano le funzioni vespertine.

Pertanto il mio business plan prevede:
Area benessere fisico-psichico

Continuare la pratica del tennis almeno una volta a settimana, alquanto auspicabile l’introduzione di un corso di stretching o pilates o ginnastica posturale/vertebrale: da valutare, ma solo per una bieca questione economica se no non avrei alcun dubbio, se opportuna l’iscrizione alla solita palestra dotata di centro benessere nel quale marcire nei sabati e domeniche in cui fuori infuria la bufera di neve o cala il nebbione padano.
In alternativa o a completamento di quanto sopra continuare con le camminate del sabato e della domenica mattina, ottime per la circolazione, l’ossigenazione dei tessuti, l’umore e, soprattutto, ottime in quanto a costo zero.
Per quanto riguarda il benessere psichico molto più difficile fare previsioni e/o valutazioni: oltre alle questioni strettamente personali, di non poco conto, saranno ovviamente determinanti l’andazzo e le lune Multipaesane, il rapporto con Raccomandato De Luxe e quanto brava sarò a tenere a bada la linguaccia biforcuta, cioè a non lasciarmi sfuggire opinioni, osservazioni, commenti, battute. Diventare un’algida impassibile statua di ghiaccio, è questo l’obbiettivo. Farmi scivolare tutto addosso, con distacco.
Possibilità successo area benessere fisico: 8/9
Possibilità successo area benessere psichico: media 5. Pessime a gennaio e febbraio, discrete/buone da maggio a fine ottobre: 7/8

Area miglioramento continuo

Io “area miglioramento continuo” non l’avrei mai potuto formulare/concepire, mi rendo perciò conto di come abbia pesantemente risentito il martellamento assiendale degli ultimi anni con tutte le sue stronzate sulla Qualità, gli indicatori di performance etc. etc., robaccia spacciata per testi sacri da farneticanti predicatori che trovano terreno assai fertile nelle Multipaesane dalla genesi recente.
Comunque sia, area alquanto vasta e con implicazioni in diversi campi, ma anche area nella quale le possibilità di successo sono piuttosto scarse, mi conosco troppo bene.
Sforzarsi ogni giorno di fare qualcosa per tenere pulita ed ordinata casa (qualunque ed ovunque essa sia e sarà, nel breve e medio periodo) in modo da non arrivare nei fine settimana ad essere sepolta da tonnellata di carta da riciclo, roba da lavare e Acari giganti mutati geneticamente dalla mia riluttanza all’uso dell’aspirapolvere.
Lo stesso sforzo sarebbe richiesto per la cura e manutenzione del guardaroba, per non ritrovarmi ad acquistare l’undicesima camicia bianca solo perché le altre dieci sono nel cesto in attesa di essere stirate dalla vigilia di Natale.
Per non incappare il giorno di ferragosto nel cardigan di cachemire nero cercato invano per tutto l’autunno-inverno, per non deludere uno dei pochi miti viventi, Nina Garcia, della quale ambirei essere una buona discepola, non fossi troppo pigra e disorganizzata per mettere in pratica i suoi preziosi insegnamenti.
Perché quanto spendo in abbigliamento-accessori-calzature, anche se l’importo preso singolarmente non è mai né cospicuo né rilevante, consentirebbe comunque in un anno di fare altre cose, ad es. diversi rigeneranti viaggetti o gite fuori porta, o di risparmiare un discreto gruzzolo. Perché non ho più l’età né il fisico per fare la barbona, perché dall’epoca del passaggio a Multipaesana i vertici aziendali non disdegnano, anzi sembrano apprezzare, un look più curato e professionale, ed anche la mia attività Multipaesana, ruolo ed immagine professionale (…) se ne gioverebbero.
Sarebbe perciò fondamentale, come fanno Quelle Vere, scegliere e studiare mise ed abbinamenti la sera precedente ciascun giorno lavorativo, con senno e con calma, e non la mattina alle sette e mezza con luce scarsa, ancora mezza tramortita di sonno e con l’angoscia Multipaesana addosso. Altrettanto importante sarebbe riporre ordinatamente dopo l’uso ogni capo indossato che non debba essere subito lavato, e non lasciarlo in giro per casa per tre settimane a prendere polvere e a sgualcirsi. Effettuare regolari sessioni di stiro almeno ogni due settimane.
Acquistare solo cose che mi stanno bene e che userò davvero, more is less. Pertanto astenersi dallo shopping compulsivo specie se in catene low cost, raramente porta qualcosa di buono.
Pianificare con cura ed effettuare più spesso, e quindi comprando meno roba, lo shopping alimentare, altrettanto insidioso e pericoloso quanto quello di generi voluttuari.
Primo per ragioni salutistiche e di linea. Non cedere a dolciumi e a poco salubri leccornie di vario tipo: non sarò mai la persona che si sa regolare e che sbocconcella un quadratino di cioccolato per sera. Secondo per una questione squisitamente etica: è profondamente immorale e da stupidi dovere buttare via un sacco di cibarie, specie verdura e frutta fresca comprata in eccesso.
È anche oneroso in termini energetici per via del necessario smaltimento dell’organico. Non ultimo, anzi questo sarebbe il motivo principale, è denaro sprecato e buttato, nemmeno poco.
Possibilità di successo di tutto ciò: 5 (escluso il punto limitante gli acquisti alimentari per il quale il punteggio schizza ad un incredibile 8/9. Wow).

Area socio-culturale

Impegnarsi a coltivare le scarse relazione sociali esistenti, o quantomeno a non rifuggerle come portatrici d’ebola. Ciò presuppone e richiede doti di pazienza, capacità di ascolto, disponibilità a scendere a sani compromessi, abbandono dell’intolleranza e di taluni pregiudizi. Il ritorno è sempre garantito ma per fare ciò bisogna superare il quasi patologico cocooning nel quale mi rifugio nei nove mesi invernali e che ha anch’esso origine in una grave forma di pigrizia fisica e mentale e nella repulsione che provo per questa città grigia e cinerea per troppi mesi all’anno.
Recuperare ove possibile anche alcune di quelle relazioni che gli anni ed i casi o scelte della vita hanno allontanato ma delle quali rimane il ricordo o la nostalgia: senza aspettative, consapevoli che il passato, quello bello, non ritorna.
Tendenzialmente opportuno ed auspicabile sarebbe allargare il giro delle conoscenze/amicizie, cosa che fino a pochi anni mi fa veniva naturale qualsiasi cosa facessi e ovunque fossi: succedeva senza forzature e senza difficoltà, persino in questa città colonia di sociopatici della quale sono una degna rappresentante, ma mi sa che i tempi sono cambiati.
A tal fine, e non solo per questo obbiettivo, programmare di tanto in tanto dei fine settimana o ponti in località non necessariamente lontane o al fuori dall’Italia, però alcune puntate sí, specie sulla direttrice sud ovest; è quasi certo che il cambio d’aria, di visuale, di idioma, colori e di sapori non potrà che contribuire al benessere psichico fisico e a sostenermi, a darmi spunti, idee, slancio, vitalità. A rientrare meno depressa in Multipaesana.
Andare al cinema con una certa frequenza, che almeno due sale con una programmazione degna di questo nome ce le abbiamo anche a Vorkuta, ed io adoro il cinema.
Non disdegnare il teatro qualora comparisse qualcosa d’interessante, valutare nel caso incursioni e brevi trasferte in altre città.
Punto più alto di quest’area sarebbe riprendere lo studio di quell’idioma indoeuropeo poi abbandonato ma per il quale ho comunque versato lacrime sudore e sangue, nonché un certo numero di assegni, prima di arrendermi. L’obbiettivo sarebbe conseguire una certificazione B1, ma molto meglio B2, giusto da schiaffare nel cv. Non credo possa cambiarmi la vita, ma è anche vero che si tratta della lingua di uno dei paesi BRICS, della serie impara l’arte e mettila da parte.
Questi si stanno comprando l’Italia a pezzi, l’Italia più bella e da cartolina, quindi ragionevolmente non credo arriveranno mai ad acquistare case e terreni a Vorkuta, detenendo già loro l’originale. A meno che non vengano ad investire in Multipaesane è più verosimile che siano Multipaesane locali, compresa la bene amata, a valutare investimenti nei loro sconfinati territori.
Che Dio ed i concittadini mi perdonino per le conseguenze logiche dell’affermazione … si stanno comprando l’Italia, l’Italia più bella e da cartolina, quindi ragionevolmente non verranno mai a far man bassa di immobili qui. Ovvero, questo posto è per lo più un cesso.
Probabilità di successo area sociale: 6
Probabilità di successo area culturale: da 6 a 7 (eventualmente ripiegando su idioma neolatino).
Probabilità di venire malmenata per la strada da concittadini qualora riconosciuta/identificata: 10.

Questi i miei propositi per il 2014: tutto quanto fermo restando ciò che di solito ma erroneamente do per scontato, ovvero di continuare a godere di un’invidiabile salute, cosa per la quale non dimentico mai di ringraziare tutti gli dei dell’universo.

Buon Anno!

Incubi da rientro al gabbio:

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Flora e fauna di una MP: l’Edera

Flora, EDERA, Racc. 3* —>

L’Edera (o Hedera Helix) aderisce facilmente al substrato grazie alle radici avventizie aggrappanti http://it.wikipedia.org/wiki/Hedera il che ci fa capire che abbiamo a che fare con un osso duro, un essere ostinato e caparbio dalle capacità e dalla volontà di sopravvivenza tutt’altro che comuni.
Altrimenti detto, un disperato sufficientemente incapace e oggettivamente impossibilitato, e non dall’altro ieri, a trovare alternative alla sua MP.
Incapace, si’, ma anche totalmente privo di ogni interesse di qualsiasi natura per il mondo oltre la porta di casa sua e oltre i cancelli della MP dalla quale munge latte da almeno due decenni.
Come l’Edera in natura questa risorsa e’ assai comune in una MP, per non dire infestante ed endemica nel Lombardo Veneto.
La risorsa Edera non ha peraltro consapevolezza dei suoi limiti. Trattandosi nel 95% abbondante dei casi di un Raccomandato di terzo grado, costui neanche in tempi di magra come questi ha mai avuto la necessità di passare le notti in bianco ad inviare c.v. maldestri a destra e manca, figuriamoci in passato.
Tantomeno sa cosa vuol dire doversi studiare una lettera di accompagnamento diversa per ogni stramaledetta posizione di ogni stramaledetta azienda riciclandosi di volta in volta in un’identità diversa come Diabolik o Eva Kant, tutto su suggerimento della assai più smaliziata nipote ventitreenne già sfiancata da un precariato di lungo corso.
Inoltre, anche se adesso fosse costretta dalle avversità, se ad esempio la famosa maledizione del capitalismo italiano si abbattesse sulla sua MP causandone la prematura estinzione, l’individuo Edera non sarebbe manco capace di redigere un c.v. tutto da solo.
Perché a casa televisori dappertutto, dalla cucina ad isola al soggiorno alla camera da letto-con-annessa-cabina-armadio e fin dentro al cesso, ma di connessione internet manco a parlarne, e Word ed Excel solo sentiti nominare dalla nipote ventitreenne che usa Feisbuk per fare networking ed elemosinare il prossimo contratto a progetto.
Non si tratta evidentemente di soli limiti tecnologici. Ah, Edera mia…cosa sarebbe una MP senza di te?

La risorsa Edera costituisce lo zoccolo duro di una MP, le fondamenta, ed anche i più sprovveduti avranno intuito che oltre alla scarsa agilità mentale il suo attaccamento alla MP non è solamente emotivo e sentimentale. Trattasi di vera e proprio calcificazione/incrostamento in senso chimico-fisico.
Costui infatti nella sua MP ci si è installato dalla notte dei tempi, da molto prima della trasformazione dell’anonima XYX in MP, talora addirittura dalla data di posa del primo lastrone prefabbricato del capannone, o del primo metro quadrato di moquette.
Spesso è stato reclutato, reclutato si fa per dire, da niente popo’ di meno che dal Padre Fondatore o Fido Condottiero egli medesimo.
Un onore ed un onere che equivale ad un sigillo Imperiale e che non tutti possono vantare, nemmeno altri Raccomandati di categorie superiori o De Luxe.
Perciò l’individuo Edera e’ pressoché inamovibile.

La risorsa Edera è approdata in azienda il giorno dopo essere stata congedata dalla scuola dell’obbligo, in un’età compresa tra i quattordici o i sedici anni.
Costituiscono dunque il nucleo centrale del carattere e personalità Edera e ne sono chiave di lettura:
– bassa scolarizzazione
– propensione al lavoro minorile disgiunto da motivi economici famigliari, più che altro per farsi la macchina a diciotto anni o la pelliccia a venti. Nei casi più tristi per contribuire a coronare il sogno di una vita, ma dei genitori: la villetta con taverna e ed il triplo box.
– spiccata avversione e rigorosamente vita natural durante per libri di testo e tutta la carta stampata che non sia quella rosa della Gazzetta dello Sport.
– altissima fidelizzazione Multipaesana
Attorno a questo nucleo poco altro da poter rilevare.
La risorsa Edera costituisce perciò la memoria storica della MP, è il suo hard disk vivente, il fossile che agli occhi di un geologo racchiude indizi di ere lontane e sconosciute ai più, è l’inconsapevole e sgrammaticato Tacito o Giulio Cesare della storia Multipaesana.

Si rende qui necessaria una piccola digressione sulle diverse tipologie di Raccomandati da MP al fine di poter meglio inquadrare l’individuo Edera.
In breve:
Raccomandati di primo grado: consanguinei, comprendente figli di secondo e terzo letto finanche figli biologici ma non riconosciuti, sia che vivano nell’anonimato sia che si palesino come tali.
Raccomandati di secondo grado: parenti acquisiti ed amici personali e/o di famiglia. Amicizie di ogni sesso con diverso grado e coefficiente di conoscenza biblica.
Raccomandati di terzo grado: tutti gli altri che si siano distinti per interesse, meriti speciali, fedeltà ed asservimento dimostrati e comprovabili.
Nella raccomandazione Multipaesana vige, e va detto per onesta’ intellettuale, un principio assolutamente democratico: un Raccomandato di parte vescovile può valere e pesare quanto un Raccomandato dalla portinaia di casa o da un notabile del capoluogo.
In ogni caso la risorsa Edera appartiene a questo terzo tipo, sempre e senza eccezione alcuna.
Approdata in azienda come abbiamo visto in giovanissima età, ancora un virgulto, grazie alle più svariate ed incredibili entrature e connessioni con il potere locale, la risorsa Edera comincia da subito a scavarsi la sua buchetta per mettere radici.
Talvolta è anche un soggetto che lavora e produce, per quello che può: si ritiene più per un doveroso senso di gratitudine che per vera dedizione o abnegazione.
Al momento del fatidico passaggio in MP di questa gratitudine non rimarrà però alcuna traccia.
Questa è una fase destabilizzante che la psiche modello protozoo di un individuo Edera non sempre è in grado di gestire adeguatamente.
Quando dall’oggi al domani tutti cominciano a sproloquiare di turn over, budget, business plan, capability, feasibility, quando precipitosamente vengono introdotte nuove tecnologie, procedure, modalità operative, quando ancor più frettolosamente si implementano dispositivi e procedure di sicurezza per rimediare a cinquant’anni di inerzia e di non osservanza delle leggi vigenti, quando in un mese ogni risorsa viene sottoposta ad una serie di corsi di aggiornamento e formazione che nemmeno alla NASA, quando sui muri finalmente imbiancati dopo anni di muffa compaiono tabelle con gli indicatori personali mensili e gli obbiettivi di crescita e nell’atrio fa capolino debitamente incorniciata la slide con la sconcertante mission aziendale, quando compaiono nuovi figuri incredibilmente non raccomandati ma selezionati, se pur selezionati da un raccomandato di primo grado, che è la cosa che trovo più esilarante ed adorabile di tutte, per ricoprire ruoli prima inesistenti, ecco in questo momento è assai facile che un’Edera viva una profonda crisi d’identità. Profonda crisi che si risolverà nottetempo.
Prevarrà purtroppo la certezza assoluta di essersi meritato e guadagnato tutto, anche se in quei vent’anni o più di onorato servizio manco lo sforzo di impararsi da casa tre parole di inglese con le audio cassette. Il professorino del corso aziendale pomeridiano sostenuto con i fondi europei per l’internalizzazione delle imprese ci ha rinunciato dopo una settimana. Never again.
Alla nuova centralinista invece, se non raccomandata, richiederanno laurea magistrale in lingue e master in relazioni internazionali.

Ma cosa volete che sia, “dove sta la differenza”, potrebbe domandarsi la risorsa Edera che ovviamente ce l’ha a morte con tutti i raccomandati e gli imboscati, specie quelli che stanno a Roma, purché non siano lui stesso.
La sua incrostazione Multipaesana databile con il metodo del carbonio 14 gli fa dimenticare come è arrivato li. E cioè tale e quale alla moglie dell’onorevole, al figlio del barone universitario, all’amichetta del sottosegretario.
Unica differenza: costoro sono solamente meno sfigati di un ramoscello d’Edera e non finiscono MAI a fare un lavoro del menga in un capannone semi abusivo e poi sanato in una sonnolenta provincia del Nord.
Tutto qui.
Eravamo rimasti a Ma cosa volete che sia, “dove sta la differenza”, potrebbe domandarsi la risorsa Edera .
Potrebbe infatti, ma non lo fa, non se lo domanda, non ci pensa. Non ci arriva.
Eccolo qui il problema caro amico.

Il problema è che sei proprio una gran testa di cazzo.
Già venti o trenta anni fa era pieno di gente più qualificata e preparata, ne avrebbero trovati centomila come te, ed un trilione meglio di te, anche solo più curiosi, più desiderosi di imparare, più flessibili, più versatili, in altre parole più intelligenti e meritevoli.
Si, meritevoli, da merito, parola tanto abusata quanto sconosciuta in questo paese.
Adesso, per come è cambiato il mondo ed il mondo del lavoro, una rivoluzione copernicana nel giro di dieci anni, ovviamente tutto senza che tu te ne accorgessi, adesso nonostante quello che tu possa credere il tuo valore di mercato è quello di tre etti di carne da macello in decomposizione.
Dovresti ricordartelo sempre.
Pensaci, quando guardi negli occhi quella tua nipote ventitreenne che elemosina il prossimo stage o contratto di tre mesi.

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