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Cose per le quali tutto sommato oggi vale la pena esserci

Perché per ben tre giorni di fila, dico tre, non andrò e non vedrò Quel Posto che non oso nominare, non ci penserò, non ne sentirò l’odore, non incrocerò loschi figuri nei corridoi.

Perché il primo di questi giorni di Pacchia Universale mi ha svegliata dopo un buon sonno ristoratore e dato il benvenuto con un tiepido raggio di sole.

Perché sono schizzata fuori dal letto senza indugiare e ho fatto le cose che mi ero ripromessa di fare, tra le quali una procrastinata da anni ma assolutamente necessaria: il trattamento anti tarlo ad alcuni mobili antichi, che la notte non sopporto di sentirli rosicchiare e sapere che c’è qualcuno che fa festa in casa senza essere stata invitata.
Eh, sì, uno sballo di giornata, tale e quale essere a Capri a fare i bagni di sole per poi buttarsi in una spa a sei stelle, però questa cosa mi ha dato soddisfazione, più che altro sapere che finalmente me la son tolta di mezzo per un altro paio di anni.
Poi mi toccherà la sudata vera, il trattamento con la Cera Ambra, per tirarli belli a lucido come fossero dei giovincelli.

Perché, anche se ci ho impiegato una mezza mattinata con due mezzi moccoli lanciati a finestre aperte, sono stata due volte sul punto di desistere, ovvero re-impacchettare e caricare il tutto in macchina insieme alle altre cose da portare in discarica domani, sono riuscita a montare l’innocuo, carino, economico, e soprattutto comodissimo stand appendiabiti Ikea Rigga, e sono molto molto soddisfatta del risultato e della sua praticità.

Parentesi, Signori dell’ikea, su quei maledetti fogli delle istruzioni qualche volta metterci anche due parole di spiegazione insieme ai laconici disegnini no, eh?
Il mondo là fuori é pieno di femmine che se la devono smazzare tutta da sole, non sempre noi femmine italiane a differenza delle vostre svedesi siamo in grado di riconoscere una vite da un bullone, e non possiamo trovarci un fidanzato o un marito solo per farci montare i vostri mobili ed aggeggi, né mendicare sempre favori a destra e manca.
Se con Rigga alla fine ce l’ho fatta, e giuro che a vederla in foto sembra più facile di quello che è, ho ancora qui sul groppone due cassetti per il guardaroba Pax che non so più da che parte girarmi, temo dovrò chiedere aiuto a qualcuno meno inetto di me.
Io quei due cassetti dovrei e vorrei tanto riempirli. Vi serve qualcuno che vi scriva i testi?

Perché aspetto con ansia le ore sedici, l’orario perfetto in cui il sole bacerà il mio terrazzo. Alle ore sedici, in teoria rischiando meno di scottarmi e comunque unta e bisunta di crema protezione solare fattore 50 come dovessi finire in padella, potrò catafiondarmi sul lettino in canotta e pratici shorts di felpina (LIDL, offertona della settimana, 4,99€) a finire di leggere un libro.
Facilmente degenererà in pennica, vista la pesante mattinata. Ottimo.

Perché, e questa è un’altra cosa gigantesca, anche sul terrazzo c’è una buona ricezione del segnale wifi, e il modem sta tutto da un’altra parte, e anche bello lontano. Ti amo, Infostrada!

Perché, ha dell’incredibile, nelle prossime settimane due grossi personaggi di fama realmente internazionale del mondo della cultura oseranno metter piede a Vorkuta per una serie di incontri gratuiti ma su prenotazione, e io ho già i biglietti in mano.
Fa strano sentire l’accoppiata “odiata Vorkuta / cultura”, di norma due parole che non potrebbero coesistere nella stessa frase, ma un paio di volte all’anno ebbene sí, succede.
Troppa grazia.

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Confermo, é molto facile regolare l’altezza dell’appendiabiti Rigga, ma non servirà a molto se non riuscite a montarlo.

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Belle parole e riflessioni che ne conseguono

[…] Non hai forza per tentare
di cambiare il tuo avvenire
per paura di scoprire
libertà che non vuoi avere […]

Il silenzio del rumore (Franco Battiato, 1972)

Primavera, incredibilmente anche a Vorkuta: alberi copiosamente in fiore, persino in anticipo sulla normale tempistica di almeno un mese.

Nelle vetrine e per le strade scompaiono tutte le tonalità del marrone e dei cacchetta e si fanno strada il blu navy, i pastello, i colori accesi che ricordano le prime aiuole fiorite (ed ancora non ricoperte di bottiglie e lattine di birra, qui del Nord Europa ovviamente importiamo solo le cose peggiori).
Nei fine settimana si ode il ronzare delle macchine tosaerba e io faccio lunghe soste nei reparti giardinaggio dei vari supermercati. Sogno ad occhi aperti cespugli di rose e coltivazioni a cassetta di lattughino bio, pomodori, cetrioli, ravanelli, davanzali che vomitano fiori in un’orgia di colori.

Le giornate sono ogni giorno sensibilmente più lunghe: rivolgo quotidiane incessanti preghiere all’Anticiclone delle Azzorre perché si insedi dove deve, presto e stabilmente, che dopo la primavera estate 2013 e l’autunno inverno molto piovosi vorrei solo mettermi al sole con uno schermo totale e lasciarmi asciugare per giorni e giorni come un pomodorino secco, di quelli che poi finiscono sott’olio. Il mio corpo invoca vitamina D.

Come ogni primavera è quasi il mio compleanno, tempo di bilanci, tempo di riflessioni, tempo di cambiare e muovere/smuovere cose rimaste troppo a lungo stagnanti, di potare rami secchi (ardita metafora riferita alla già scarna sfera sociale), di potermi permettermi di scegliere, e di essere un po’ più esigente e rispettosa di me stessa. Perché io valgo.
Se non ora quando visto che si avvicina il mezzo secolo?
Tempo di cambio degli armadi, tempo di cambiare posto e casa agli armadi.

Oggi visita di un altro immobiliarista: nulla da segnalare essendo uno che prende misure, scatta foto e mi saluta dicendo che si sarebbe fatto sentire non appena avesse potenziali compratori, privati, imprese, quel che sia, e che forse aveva già in mente qualcosa, qualcuno. Geniale, no? E riposante.

Più avanza il numero degli anni più apprezzo le cose facili, semplici, scarne, essenziali (tuttavia senza avvertire il bisogno di fare decluttering, cara amica, che mi piace essere circondata da tutte le mie cosucce e dalle mie diciotto paia di stivali).
Sento anzi il bisogno, e davvero l’ho desiderato a lungo, non è che me lo sia sognata stanotte, di possedere una bicicletta, una macchinetta da cucire e poi, e che lo dico a fare, di avere un cane.
Di avere un cane prima di tutto, sono ossessionata dai cani, mi piacciono troppo.
Oramai viste le mie frequentazioni di rifugi vari ho più amici tra i cani che tra gli umani; ci capiamo benissimo, ci completiamo a vicenda.
Sono come i maschi umani: basici, mono strato, vivono solo nel presente ma, a differenza degli uomini, non sono proprio capaci di mentire e la loro fedeltà è assoluta.
E, vuoi mettere, non ti dicono mai che devi ingrassare, o dimagrire, che ti vesti male, che non cucini come la prozia buonanima.
Sono riposanti, essenziali, ti tengono con i piedi per terra, e le feste che ti fanno…
Qualsiasi bastardino del rifugio dopo tre volte che mi vede mi fa più moine delle moine che mi farebbe un marito già la settimana dopo la luna di miele.

Vedremo se nella nuova dimora sarà possibile organizzarsi in tale senso visto che ho già appurato che le recinzioni sono troppo basse e rifarle o alzarle sarebbe una spesa non indifferente. E te pareva.

Vorkuta, addì 13 marzo, Anno del Signore 2014
Il contatore dice: – 8

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I have (used to have) a dream

Se avessi la bacchetta magica e/o fosse ancora consentito sognare, pur non avendo più vent’anni, o se solo avessi avuto gli attributi per prendere delle decisioni e assumermi delle responsabilità importanti circa la mia vita, invece di farmi scivolare addosso i giorni e gli anni come un condannato nel braccio della morte di un carcere texano, io non sarei già da tempo a ***, la simpatica ed amena Vorkuta lombardoveneta dal cielo livido e infestata da cemento, capannoni, rotonde e centri commerciali.
Se avessi combattuto e portato avanti con coerenza e determinazione il mio piano, o il mio sogno, sogno tornato da due anni prepotentemente alla ribalta dopo essere stato soffocato dalla razionalità, dalla real Politik e dal tentativo di integrazione nella comunità, nella vita e nei costumi locali, sarei probabilmente non millemila chilometri lontano da qui, ma NON qui, e quasi certamente in un altro paese europeo.

Pur non spiaccicando mezza parola di francese io mio sogno era e sarebbe il sud della Francia fino alle sue propaggini più meridionali, includendo con ciò anche la costa settentrionale mediterranea della Spagna.
Tralasciando parte della Costa Azzurra, troppo costosa, mondana, turistica e piena di italiani, e il litorale Nizza Cannes che mi sembra sia più cementificato persino della periferia di Milano, il resto tutto fa brodo, anche l’entroterra, anzi soprattutto l’entroterra rurale dei piccoli paesini nel raggio di un’ora massimo da una media o grande cittadina, Nimes, Montpellier, Tolone, Marsiglia, Aix en Provence.
Ad Aix en Provence ci vivrei proprio, è una cittadina deliziosa e vivibilissima circondata da paesaggi da sogno, e non le manca proprio niente: diverse università, delle belle piazze sempre brulicanti di vita, mercati con cibarie e spezie invitanti, bei negozi, situata non sul mare ma non troppo lontano dalla costa, dunque già in odore di Mediterraneo.
Forse un poco provinciale ma nemmeno paragonabile ad una realtà italiana di pari dimensione perché il multiculturalismo è di vecchia data, e a differenza di qui, anche una nutrita comunità di nord europei ha scelto, probabilmente per gli stessi motivi che spingerebbero me, di trasferirsi da quelle parti, e c’è sempre un po’ di turismo, in tutti i periodi dell’anno.
Un paesino sulle colline, una casetta in pietra tra la macchia mediterranea, magari un orticello, una quarantina di minuti dal mare, il blu che si intravede in lontananza, una connessione Internet: tutto quello di cui avrei bisogno.
E che dalla Multipaesana continuassero ad accreditarmi lo stipendio, magari non realizzando per i prossimi X anni che la mattina non timbro il cartellino.
Mica chiedo di fare la vita dell’ereditiera, tra fashion shows e jet privati e ville con quarantotto camere da letto.

Il Mediterraneo, che sogno, che spettacolo, che meraviglia.
La cosa che colpisce di più uno slavato pallido nord italico padano tutte le volte che fuoriesce dall’ultima delle tante gallerie che perforano gli Appennini come una forma di emmental prima di arrivare in Liguria, e personalmente mi spalanca sempre il cuore ed i polmoni e mi carica di energia vitale a mille, è l’incredibile colore del cielo, quanto possa essere terso e splendente. Noi proprio non ce ne capacitiamo. E la quantità e la qualità della luce, da restare abbacinati, e come questo miracolo si compia nello spazio geografico di poche centinaia di chilometri.
Mediterraneo: anche se a Genova come ad Aix en Provence d’inverno può anche farci un freddo cane, ma mai come a Vorkuta, e mai così a lungo, e se fa freddo l’aria è cristallina e frizzante, non lugubre ed appesantita dalle polveri sottili che ci stanno decimando.

La mia ossessione si chiama Mediterraneo, i suoi profumi, i suoi colori, i suoi sapori, la luce che scalda la pelle ed il cuore, i raggi del sole che riescono ad essere tiepidi e benevolenti anche a gennaio.
Per fortuna non è ancora vietato sognare, e allora io sogno, sogno di vivere in odore di Mediterraneo.

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I migliori se ne vanno

I migliori se ne vanno, da questo paese intendo. L’ho già visto succedere e, in un caso, mi ha dilaniato il cuore.
Anche colui che chiamo “il volontario” ma che ovviamente ha un nome, che conosco, ed un cognome, che ignoro, ha in progetto, ma molto più che progetto, infatti è una cosa molto concreta che deve solo finalizzarsi nei prossimi mesi, di lasciare Vorkuta e la sua periferia ancor più angosciante, e in generale l’Italia, per trasferirsi lontano da qui, esausto e demoralizzato da questo paese per il quale, come me, non intravede alcun futuro. Meglio detto, lui qui non intravede alcun futuro per se, il paese, lo penso anche io, potrà continuare a campare, in qualche modo, perlomeno le sue istituzioni.

Pronto ed ansioso di cominciare una nuova vita nel Natal, Nord Est del Brasile. Così mi descrive la sua prossima vita che si colloca nel più ampio fenomeno della triste ma inevitabile diaspora italiana dei nostri tempi: meravigliosa natura selvaggia ed incontaminata, ampi spazi deserti, gente semplice e tranquilla, oceano ed infradito trecentosessanta cinque giorni all’anno, forte di un contratto lavorativo con un’azienda (italiana, c’è da dire, ma non quella per la quale già lavora) migliorativo rispetto alla sua situazione attuale e cioè, immagino già da come me l’ha descritta, la solita Multipaesana del cazzo infestata da nipoti, zii e cugini ed incapaci inetti amici di famiglia, nel più tipico stile da Cupola Mafiosa Multipaesana lombardoveneta.
Non saranno rose e fiori nemmeno lá, ma che dovevo dirgli? Resta qui alla periferia di Vorkuta a farti succhiare il sangue da queste ignobili malefiche sanguisughe che ci governano per finire al sesto piano in un condominio degli anni settanta per il quale paghi un mutuo per venti o trent’anni, mentre il giorno te la spassi in una Multipaesana gestita da una famiglia della Sacra Corona Unita lombardoveneta e la sera fai la spesa in un centro commerciale? Tutto questo per avere, forse, tra vent’anni o trenta, ottocento euro di pensione da goderti a Vorkuta? E forse manco quelli?
Per carità, fila via. Un rifugio dei cani lo trovi anche lá, e se non lo trovi crealo tu.
Quel giorno se ti serve ti accompagno io all’aeroporto, e portati via anche un pezzo del mio cuore di cui un piccolo infinitesimale pezzo è rimasto in Brasile un secolo fa. In quei giorni ero così felice da non poterci credere, mi ero comprata pure dei bikini brasileiri, non avevo nemmeno timore a girare da sola per la città, beata incoscienza, che adesso a Vorkuta mi si gela il sangue a parcheggiare la macchina dopo le sei di sera.

Beato lui!! Mi sento già più sola, anche se lo conosco da poco e non l’ho mai visto al di fuori del rifugio.
Anzi, mi dispiace proprio, perché è uno delle poche persone che ho incontrato negli ultimi tempi con il quale il dialogo ed il confronto fluiscono naturali e senza forzature, forse perché anche lui come me, più giovane di me e comunque non certo un teenager, qui si sente assolutamente un disadattato. Anche per via di questo cielo de mmerda, per troppi mesi all’anno.
Per metà romagnolo da parte di uno dei genitori, egli stesso mi ha confessato di essersi sempre sentito fuori luogo in terra padana, e di patire il lungo inverno siberiano lombardoveneto in maniera indicibile. Mi ricorda qualcuno/qualcosa.
Cielo di mmerda che, vorrei far presente, dal giorno del mio post specifico al riguardo è stato azzurro e sereno invece che plumbeo e minaccioso sì e no per ventiquattro ore, e già da quel dì il grigio monocolore imperversava da due settimane. Roba da mandare chiunque al manicomio o dal medico di base a supplicare una fornitura di Seroxtat, anche gli orgogliosamente padani. Almeno per arrivare alla fine di aprile, toh.

Questo, e l’amore per i cani, in particolare per quello che vorrei potesse diventare il mio cane è ciò che me lo fa incontrare ogni volta con piacere e senza la minima ombra, traccia, o sfumatura di quella tensione anche solo remotamente, allusivamente sessuale che sempre di instaura tra un uomo ed una donna dall’età della prima pubertà, anche con il fruttivendolo se gli si sorride una volta di più. Fortunatamente e reciprocamente niente, assolutamente nulla di tutto questo, pronta a metterci le mani sul fuoco.
È anche per questo che non rimpiango affatto i miei venti o trenta anni e i loro ormoni impazziti, è stato incredibilmente estenuante gestirli, addomesticarli, conviverci. Oltremodo inutile è anche stato cercare di tenerli a bada per oltre trent’anni.
Ed è piacevole pascolare i quattro zampe del rifugio parlando con lui di cani, pochi li amano come il mio volontario. Così sto imparando a conoscerli tutti, uno ad uno, nome, età, gusti, caratteri, abitudini, ma è bello parlare anche del più e del meno, e delle nostre vite. Ed è curioso queste vite si siano incrociate casualmente davanti al recinto di un cane, che pure è l’ottava meraviglia del mondo.

Avessi un qualche interesse/talento/comprensione per come funzionano gli impianti di condizionamento, me ne andrei anche io, come farà il mio volontario.
E comunque non in Brasile, perché non è nelle mie corde: essendo solo stata a Rio de Janeiro tanti anni fa, e pur essendo rimasta letteralmente folgorata dalla bellezza indescrivibile della baia nella quale sorge e si è sviluppata, e serbando dei ricordi bellissimi e dolcissimi di quei giorni, non è un paese / un luogo dove penso che potrei integrarmi con facilità. E poi troppo lontano dalle mie radici, anche culturali.
Ah, tempi felici quelli, potessi tornare indietro quanti errori stupidi e madornali non rifarei, in primis quello di scegliere di tornare a vivere a Vorkuta che avevo saggiamente scelto di abbandonare non appena ne avevo avuto la possibilità.
I migliori se ne vanno: infatti io resto qui. Il desiderio di aria e sole però non muore, diventa anzi ogni giorno più forte, si insinua come un forasacco nelle narici di un cane, sempre più in profondità.

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Multipaesan update, sindrome da rientro ed un primo bilancio

Si conclude oggi la seconda settimana lavorativa e, come sapevo e temevo avendo accertato che le sensazioni sono sempre le stesse, anno dopo anno, gli effetti benefici di quell’agognata, meritata e mai sufficientemente lunga pausa estiva sono già svaniti.
In realtà erano già svaniti il primo giorno. Il lunedì ed il martedì della prima settimana, complice anche l’odioso quanto consueto ed insano cielo grigio metallizzato del Lombardo Veneto ed un po’ di pioggia a secchiate come a Mumbay, sono stati a dir poco tragici. Seriamente traumatici.

Per assurdo la situazione è andata migliorando poco a poco insieme al tempo, e non perché sia successo nulla di che, e quando mai, tantomeno perché si vadano profilando all’orizzonte congiunzioni astrali particolarmente favorevoli, lavorative o extra-lavorative: no, il solito stagnante piattume.
Credo invece che questo progressivo miglioramento sia da imputare ad una strana specie di sindrome di Stoccolma, una perversa assuefazione al proprio aguzzino/carnefice che col tempo diventa dipendenza.
Sono così abituata al gabbio che, grazie anche alla totale assenza di prospettive ed alternative che offre il Belpaese, ho perso quasi del tutto la capacità di sognare e di desiderare concretamente qualcosa di diverso.
Alla fine la mia Multipaesana, che nei giorni migliori mi è assolutamente indifferente e in tutti gli altri rappresenta solo una necessaria, noiosa e costante costrizione, è diventato il posto dove, dopo casa mia, mi sento più al sicuro, e più sicura di me stessa, cosa che trovo ridicola, triste e patetica allo stesso tempo e con la quale mi ritrovo a fare i conti ogni giorno.

Assolvo ai miei doveri di risorsa Multipaesana con un senso di responsabilità ed il rigore vagamente calvinista di un’educazione tipicamente Lombardo Veneta di stampo cattolico semi-ortodosso, imprinting che, come sappiamo, non concede scampo e tregua e del quale non ci si libera mai del tutto nonostante le migliori intenzioni.
Detto questo, e fatta salva la dovuta riconoscenza a questa fantomatica entità che mi consente di sostentarmi dignitosamente e niente più, per me il gabbio rappresenta uno dei più grossi ostacoli al raggiungimento di una vana quanto effimera felicità o serenità. Infatti drenandomi tempo ed energie per circa 10 ore al giorno mi impedisce di dedicarmi come e quanto mi piacerebbe ai miei hobbies, un’infilata di interessi ed attività ahimè per nulla produttive né spendibili sul mercato (specie quando sprovvisti del benché minimo talento come nel mio caso, e cito solo due tra i miei tanti hobbies, disegnare e scrivere). Ciò mi aliena ancor più dalla realtà circostante, da quella Multipaesana in primo luogo.
Fossi nata, come tanti, con un’inesauribile passione ed inestinguibile sete di conoscenza per la termodinamica, per la meccanica o l’idraulica, per le guarnizioni in gomma, per le tinte capelli tono su tono, per la contabilità industriale o che ne so, per le nanotecnologie, allora probabilmente la mia vita sarebbe stata diversa.
Beati coloro che trovano gioia, gratificazione ed un senso in quello che fanno ogni giorno per campare, senz’altro una delle più grandi fortune che possa capitare ad un essere umano insieme al fatto di godere di una buona salute e di essere nati e cresciuti in una famiglia funzionale, sana e realmente unita.
È evidente che nemmeno in questo sono stata baciata dalla fortuna, ed è altrettanto vero ed evidente che, in fondo, poteva anche andarmi peggio di così lavorativamente parlando.
Quindi, come disse qualcuno, non ricordo chi, tirem innanz.

Restiamo positivi e concentriamoci sul business plan, che l’inverno si avvicina e questo sì, mi fa davvero paura. Un altro inverno a Vorkuta mi terrorizza, chissà se ne uscirò viva.
Però, se c’è qualcosa che i lustri mi hanno insegnato, con tutti i calci in bocca, le cocenti delusioni, le amarezze e l’insidiosa lombalgia che questi portano seco, è quella di saper riconoscere, godere ed assaporare i momenti buoni. Carpe diem è il motto di ogni momento libero, anche in pausa pranza al gabbio.
Così ho fatto in queste vacanze e con sincera nostalgia rimpiango la sconcertante semplicità e felicità di quei giorni dorati anche meteorologicamente parlando (che se non si fosse capito sono abbastanza metereopatica), quando un buon libro, una lunga passeggiata ed un cono al pistacchio bastavano a giustificare a me stessa la mia presenza su questo pianeta.
Avrei potuto fare di meglio, tipo cambiare aria, ma non era quello che sentivo e che volevo dentro anche se, oggettivamente, forse mi avrebbe giovato e ricaricata di maggiori energie.

L’ambizioso business plan stilato solo qualche settimana fa, in quei beati incoscienti giorni baciati da un sole caldo, è già naufragato clamorosamente per quanto riguarda il punto organizzazione casa, ordine e pulizia , mentre impavidi resistono tutti gli altri buoni propositi. Quello di riprendere in mano dopo diversi anni lo studio di un’impegnativa lingua slava abbandonata precipitosamente per dedicarmi ad altro si sta realizzando da qualche giorno. Incredibilmente ho recuperato tutti gli appunti, i libri, i quaderni, le grammatiche, i dizionari e gli eserciziari, non solo, li ho persino aperti, letti, sfogliati, e con piacere.
Con altrettanto piacere ho constatato che non tutto è andato perduto, ma anche che dovrò continuare imperterrita con il ripasso per tutto il mese di settembre per poter pensare di accedere ad un corso di livello intermedio, che era il punto al quale ero arrivata quando ho lasciato.
Spero di non perdermi, poi voglio godermi ancora queste settimane di luce e temperature miti che restano, insieme agli ultimi scampoli / rimasugli di frutta estiva. Come farò senza?
Al dopo non voglio nemmeno pensarci. Diciamo che ad adesso sono due settimane in meno alle vacanze di Natale, ecco.

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Living Multipaesan free

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Ancora pochi giorni di libertà prima del rientro nell’odiato gabbio, assaporo e centellino ogni minuto, ogni istante.
Mi sento la Paris Hilton de noiartri, ovvero sto sperimentando quell’indescrivibile sensazione che un/a Povero/a Diavolo/a può solo immaginare o fantasticare per quasi tutta la vita: quella, impagabile, di non avere bisogno di lavorare per vivere. Sono, e con orgoglio, la Regina del Cazzeggio. Ho zittito la sveglia, vivo assecondando i ritmi ed i bisogni del mio corpo, come un animale, senza regole, soprattutto rifuggendo dall’obbligo di fare cose dal contenuto utilitaristico-produttivo se non ne sento la voglia, che di quello ci campo tutto l’anno.
E’ la cosa che più assomiglia alla libertà assoluta dopo, suppongo, essere riusciti a fuggire da un campo di lavoro nordcoreano. Purtroppo non dura che poche settimane all’anno.
Uff, si lo so, c’è un sacco di gente che se lo sogna un lavoro, o è sfruttato, sottopagato, ed in tutta onestà questo io non lo posso recriminare alla mia aguzzina Multipaesana, però nemmeno vorrei mettermi a gareggiare nelle Olimpiadi della Sfiga anche anche perché con questi chiari di luna nessuna Multipaesana è per sempre. Tantomeno è per sempre la carriera (carriera?) di una Povera Diavola di Multipaesana senza santi in paradiso e con un Raccomandato De Luxe in arrivo.

Bene: come per tutti gli anni già dai tempi della scuola per me il 2013 si chiude qui, precisamente con la marchetta che farò tra le 8:30 e le 9:00 di lunedi 26 agosto. Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato.
E come sempre, sin dai tempi della scuola, si sprecano i buoni propositi per l’anno nuovo stante le vacanze estive ancora in corso e che conduco all’insegna di un basso profilo.
Stando alle statistiche dei quotidiani sarei una dei sei italiani su dieci che non si è mosso da casa, brava formichina previdente in attesa di capire e vedere che aria tirerà in quest’autunno che si preannuncia piuttosto caldo, e non intendo meteorologicamente parlando. Quei buoni propositi che la stragrande maggioranza delle persone fa in calzettoni di lana e con un plaid sulle ginocchia davanti a una fetta di panettone, perché a loro il calendario dice che il 2014 comincerà dal primo di gennaio.
Per me la fine dell’estate ed il rientro al gabbio Multipaesano si portano via tutto di un anno, il bello e il brutto, anche se, tecnicamente, l’estate durerà ancora almeno, e me lo auguro, un altro mesetto.
Anzi, non fosse che queste giornate ancora lunghe e calde ma dalle temperature finalmente gradevoli rappresentano l’inizio di quel lungo, interminabile, desolato, deprimente tunnel buio che è per me l’inverno lombardo veneto, potrei anche affermare che questo è il periodo dell’anno che preferisco in assoluto. Perlomeno a questa latitudine e longitudine ed anche se il collare Multipaesano comincerà a starmi stretto e a soffocarmi già alle 10:00 di lunedì 26 agosto.

Come sempre il business plan redatto per darsi una chance di sopravvivenza sino al disgelo, e cioè orientativamente fino a maggio inoltrato, per quanto alla fine risulti sempre e comunque spropositatamente ambizioso, deve tenere necessariamente conto del fatto che:
1) circa 9,30 H al giorno se ne vanno tra andata in Multipaesana, marchettone di otto ore con pausa di 30 min. e ritorno da Multipaesana,
2) come al ritorno da una missione nello spazio il rientro quotidiano da Multipaesana richiede un certo tempo di decompressione, per non dire quarantena emotiva e socio-psicologica, stimabile in 30/40 minuti di orologio.
2) il budget è limitato,
3) realisticamente, le energie sono altrettanto limitate,
3) almeno una volta a settimana, ma meglio due, al tennis non si può rinunciare, non fosse che questa è una di quelle (poche) attività alle quali mi dedico con una costanza della quale ancora mi sfuggono le ragioni,
4) la ridente cittadina italica che mi ha dato i natali e nella quale tuttora risiedo, italica e perciò molti erroneamente sarebbero portati a credere mediterranea, non è esattamente una metropoli tentacolare dalla vita frenetica, tantomeno mediterranea, anzi dai primi di novembre sino alla tarda primavera ricorda piuttosto Vorkuta. http://en.wikipedia.org/wiki/Vorkuta

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Vorkuta col coprifuoco però. Qui alle 19:00 mediamente la gente ha già cenato (davanti alla televisione), e le uniche forme di vita e socializzazione, se si esclude la forzata transumanza motorizzata della mattina e del rientro serale dal lavoro, sono riscontrabili ed hanno luogo nei centri commerciali nei fine settimana.
Alle 19:30 quando chiude l’ultimo negozio il cosiddetto centro si spopola.
Il centro è la solita via pedonale dello struscio della mia giovinezza, ora assediata da mutandifici e altre perle del franchising italico e spagnolo, tutta gente punibile per crimini contro l’umanità per la preferenza accordata a polietilene fuso e filato e all’amianto ritorto. Le fibre naturali, queste sconosciute. Letteralmente, dicevo, non c’è più anima viva in giro.
Ne consegue, si può ben comprendere, che in questa Sodoma e Gomorra a nord del Po l’offerta di attività cultural-sportive-ricreative-socializzanti sia piuttosto limitata per i dopo-lavoristi se non si considerano le funzioni vespertine.

Pertanto il mio business plan prevede:
Area benessere fisico-psichico

Continuare la pratica del tennis almeno una volta a settimana, alquanto auspicabile l’introduzione di un corso di stretching o pilates o ginnastica posturale/vertebrale: da valutare, ma solo per una bieca questione economica se no non avrei alcun dubbio, se opportuna l’iscrizione alla solita palestra dotata di centro benessere nel quale marcire nei sabati e domeniche in cui fuori infuria la bufera di neve o cala il nebbione padano.
In alternativa o a completamento di quanto sopra continuare con le camminate del sabato e della domenica mattina, ottime per la circolazione, l’ossigenazione dei tessuti, l’umore e, soprattutto, ottime in quanto a costo zero.
Per quanto riguarda il benessere psichico molto più difficile fare previsioni e/o valutazioni: oltre alle questioni strettamente personali, di non poco conto, saranno ovviamente determinanti l’andazzo e le lune Multipaesane, il rapporto con Raccomandato De Luxe e quanto brava sarò a tenere a bada la linguaccia biforcuta, cioè a non lasciarmi sfuggire opinioni, osservazioni, commenti, battute. Diventare un’algida impassibile statua di ghiaccio, è questo l’obbiettivo. Farmi scivolare tutto addosso, con distacco.
Possibilità successo area benessere fisico: 8/9
Possibilità successo area benessere psichico: media 5. Pessime a gennaio e febbraio, discrete/buone da maggio a fine ottobre: 7/8

Area miglioramento continuo

Io “area miglioramento continuo” non l’avrei mai potuto formulare/concepire, mi rendo perciò conto di come abbia pesantemente risentito il martellamento assiendale degli ultimi anni con tutte le sue stronzate sulla Qualità, gli indicatori di performance etc. etc., robaccia spacciata per testi sacri da farneticanti predicatori che trovano terreno assai fertile nelle Multipaesane dalla genesi recente.
Comunque sia, area alquanto vasta e con implicazioni in diversi campi, ma anche area nella quale le possibilità di successo sono piuttosto scarse, mi conosco troppo bene.
Sforzarsi ogni giorno di fare qualcosa per tenere pulita ed ordinata casa (qualunque ed ovunque essa sia e sarà, nel breve e medio periodo) in modo da non arrivare nei fine settimana ad essere sepolta da tonnellata di carta da riciclo, roba da lavare e Acari giganti mutati geneticamente dalla mia riluttanza all’uso dell’aspirapolvere.
Lo stesso sforzo sarebbe richiesto per la cura e manutenzione del guardaroba, per non ritrovarmi ad acquistare l’undicesima camicia bianca solo perché le altre dieci sono nel cesto in attesa di essere stirate dalla vigilia di Natale.
Per non incappare il giorno di ferragosto nel cardigan di cachemire nero cercato invano per tutto l’autunno-inverno, per non deludere uno dei pochi miti viventi, Nina Garcia, della quale ambirei essere una buona discepola, non fossi troppo pigra e disorganizzata per mettere in pratica i suoi preziosi insegnamenti.
Perché quanto spendo in abbigliamento-accessori-calzature, anche se l’importo preso singolarmente non è mai né cospicuo né rilevante, consentirebbe comunque in un anno di fare altre cose, ad es. diversi rigeneranti viaggetti o gite fuori porta, o di risparmiare un discreto gruzzolo. Perché non ho più l’età né il fisico per fare la barbona, perché dall’epoca del passaggio a Multipaesana i vertici aziendali non disdegnano, anzi sembrano apprezzare, un look più curato e professionale, ed anche la mia attività Multipaesana, ruolo ed immagine professionale (…) se ne gioverebbero.
Sarebbe perciò fondamentale, come fanno Quelle Vere, scegliere e studiare mise ed abbinamenti la sera precedente ciascun giorno lavorativo, con senno e con calma, e non la mattina alle sette e mezza con luce scarsa, ancora mezza tramortita di sonno e con l’angoscia Multipaesana addosso. Altrettanto importante sarebbe riporre ordinatamente dopo l’uso ogni capo indossato che non debba essere subito lavato, e non lasciarlo in giro per casa per tre settimane a prendere polvere e a sgualcirsi. Effettuare regolari sessioni di stiro almeno ogni due settimane.
Acquistare solo cose che mi stanno bene e che userò davvero, more is less. Pertanto astenersi dallo shopping compulsivo specie se in catene low cost, raramente porta qualcosa di buono.
Pianificare con cura ed effettuare più spesso, e quindi comprando meno roba, lo shopping alimentare, altrettanto insidioso e pericoloso quanto quello di generi voluttuari.
Primo per ragioni salutistiche e di linea. Non cedere a dolciumi e a poco salubri leccornie di vario tipo: non sarò mai la persona che si sa regolare e che sbocconcella un quadratino di cioccolato per sera. Secondo per una questione squisitamente etica: è profondamente immorale e da stupidi dovere buttare via un sacco di cibarie, specie verdura e frutta fresca comprata in eccesso.
È anche oneroso in termini energetici per via del necessario smaltimento dell’organico. Non ultimo, anzi questo sarebbe il motivo principale, è denaro sprecato e buttato, nemmeno poco.
Possibilità di successo di tutto ciò: 5 (escluso il punto limitante gli acquisti alimentari per il quale il punteggio schizza ad un incredibile 8/9. Wow).

Area socio-culturale

Impegnarsi a coltivare le scarse relazione sociali esistenti, o quantomeno a non rifuggerle come portatrici d’ebola. Ciò presuppone e richiede doti di pazienza, capacità di ascolto, disponibilità a scendere a sani compromessi, abbandono dell’intolleranza e di taluni pregiudizi. Il ritorno è sempre garantito ma per fare ciò bisogna superare il quasi patologico cocooning nel quale mi rifugio nei nove mesi invernali e che ha anch’esso origine in una grave forma di pigrizia fisica e mentale e nella repulsione che provo per questa città grigia e cinerea per troppi mesi all’anno.
Recuperare ove possibile anche alcune di quelle relazioni che gli anni ed i casi o scelte della vita hanno allontanato ma delle quali rimane il ricordo o la nostalgia: senza aspettative, consapevoli che il passato, quello bello, non ritorna.
Tendenzialmente opportuno ed auspicabile sarebbe allargare il giro delle conoscenze/amicizie, cosa che fino a pochi anni mi fa veniva naturale qualsiasi cosa facessi e ovunque fossi: succedeva senza forzature e senza difficoltà, persino in questa città colonia di sociopatici della quale sono una degna rappresentante, ma mi sa che i tempi sono cambiati.
A tal fine, e non solo per questo obbiettivo, programmare di tanto in tanto dei fine settimana o ponti in località non necessariamente lontane o al fuori dall’Italia, però alcune puntate sí, specie sulla direttrice sud ovest; è quasi certo che il cambio d’aria, di visuale, di idioma, colori e di sapori non potrà che contribuire al benessere psichico fisico e a sostenermi, a darmi spunti, idee, slancio, vitalità. A rientrare meno depressa in Multipaesana.
Andare al cinema con una certa frequenza, che almeno due sale con una programmazione degna di questo nome ce le abbiamo anche a Vorkuta, ed io adoro il cinema.
Non disdegnare il teatro qualora comparisse qualcosa d’interessante, valutare nel caso incursioni e brevi trasferte in altre città.
Punto più alto di quest’area sarebbe riprendere lo studio di quell’idioma indoeuropeo poi abbandonato ma per il quale ho comunque versato lacrime sudore e sangue, nonché un certo numero di assegni, prima di arrendermi. L’obbiettivo sarebbe conseguire una certificazione B1, ma molto meglio B2, giusto da schiaffare nel cv. Non credo possa cambiarmi la vita, ma è anche vero che si tratta della lingua di uno dei paesi BRICS, della serie impara l’arte e mettila da parte.
Questi si stanno comprando l’Italia a pezzi, l’Italia più bella e da cartolina, quindi ragionevolmente non credo arriveranno mai ad acquistare case e terreni a Vorkuta, detenendo già loro l’originale. A meno che non vengano ad investire in Multipaesane è più verosimile che siano Multipaesane locali, compresa la bene amata, a valutare investimenti nei loro sconfinati territori.
Che Dio ed i concittadini mi perdonino per le conseguenze logiche dell’affermazione … si stanno comprando l’Italia, l’Italia più bella e da cartolina, quindi ragionevolmente non verranno mai a far man bassa di immobili qui. Ovvero, questo posto è per lo più un cesso.
Probabilità di successo area sociale: 6
Probabilità di successo area culturale: da 6 a 7 (eventualmente ripiegando su idioma neolatino).
Probabilità di venire malmenata per la strada da concittadini qualora riconosciuta/identificata: 10.

Questi i miei propositi per il 2014: tutto quanto fermo restando ciò che di solito ma erroneamente do per scontato, ovvero di continuare a godere di un’invidiabile salute, cosa per la quale non dimentico mai di ringraziare tutti gli dei dell’universo.

Buon Anno!

Incubi da rientro al gabbio:

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